Piergiorgio Stiffoni è stato iscritto dalla procura di Treviso nel
registro degli indagati con l'accusa di aver diffuso idee sull' odio
razziale. Le sue dichiarazioni hanno riempito le cronache di questi
giorni. Eccole. Dopo gli sgomberi di alcune decine di immigrati da
due strutture occupate abusivamente a Treviso e Casier, Stiffoni
aveva detto: «L'immigrato non è mio fratello, ha un colore della
pelle diverso». E poi: «Cosa facciamo degli immigrati che sono
rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di
Santa Bona non è ancora pronto».
Frasi che hanno suscitato l'indignazione del centrosinistra e del
settimanale diocesano di Treviso «La Vita del Popolo», che ha anche
scritto una lettera aperta al presidente del Senato Marcello Pera.
Perfino il sindaco leghista di Treviso Giampaolo Gobbo ha criticato
le frasi del senatore padano. Ieri, inoltre, un avvocato veronese,
Osvaldo Pettene, aveva presentato un esposto alla procura di Treviso
ipotizzando che nelle dichiarazioni del senatore possano essere
ravvisati i reati di apologia di reato, incitamento a commettere atti
di discriminazione razziale e istigazione al genocidio. E così oggi
il pm Giovanni Cicero ha deciso di avviare l'indagine.
La carriera politica di Piergiorgio Stiffoni è contigua a quella di
Antonio Serena, il deputato di Alleanza Nazionale cacciato dal
partito per aver regalato un video in difesa di Priebke agli altri
parlamentari. Entrambi sono cresciuti politicamente e sono stati
eletti in Veneto. Entrambi sono stati allevati nel Movimento Sociale,
poi sono approdati alla Lega.




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