Rinascita | Giovedì 31 Luglio 2003 - 18:40 | di Mr Hyde |
Tra il mare di balle spaziali messe in giro dagli Usa per giustificare prima
l'attacco e ora l'occupazione dell'Iraq, ce n'è una che da sessant'anni fa
sempre brodo: la "liberazione" dei popoli aggrediti.
Una balla buona per tutte le stagioni grazie alla capillare distribuzione
nelle colonie statunitensi di solerti collaborazionisti, custodi della
vulgata storica yankeecamente corretta.
Sono gli uomini di paglia del "partito atlantico", messi a far carriera dai
loro padroni nei giornali, nelle università, nei centri studi, nei partiti,
nei sindacati, nelle associazioni di categoria. in pratica dappertutto.
Diametralmente opposto ai suddetti traditori, sta l'esempio dei patrioti,
che combattono l'occupante con le armi che la situazione richiede. Dalla
tastiera di un computer alle mine anticarro.
Ad un patriota iracheno un computer non può bastare. Così, dopo aver suonato
ai 'liberandi' la fanfara delle buone intenzioni, i "liberatori" 'scoprono'
sulla propria pelle (è proprio il caso di dirlo!) che i "liberati"
rispondono al ritmo di granate e missili.
Ma la "liberazione" dev'essere un dogma, quindi i tg diretti dai
collaborazionisti del "partito atlantico" ricevono precise istruzioni su
come sviare i pensieri della gente dalla semplicissima idea che molti
iracheni combattano per la libertà della loro terra dall'invasore.
Se non si deve dire che gli iracheni, "liberati", sparano agli americani, e
siccome non si può negare l'evidenza dei razzi che fischiano nelle orecchie
dei "liberatori", allora conviene insinuare che la resistenza è composta da
non iracheni.
Fateci caso: come autori delle azioni di resistenza armata sentite citare
sempre più "volontari pakistani"; oggi, ad esempio, il tg1 ha affermato
perentoriamente che a colpire una camionetta americana è stato "un
iraniano". Non è dato di sapere se la Cnn l'abbia intervistato, comunque il
dogma degli iracheni "liberati" deve restare indiscutibile.
Ma c'è di più. Dopo l'etichetta di "fedelissimi di Saddam" coniata per i
patrioti iracheni - negli ultimi giorni in disuso (altrimenti dovrebbero
ammettere che di "fedelissimi" il presidente ne aveva parecchi) -, insinuare
che la guerriglia è composta - se non addirittura in mano - a non iracheni
conduce dritto dritto alla sua assimilazione al "terrorismo", cosa difatti
sta già avvenendo. E se infine ci sommiamo i soliti baccani sui piani di
al-Qaida, il quadro è abbondantemente falsato in maniera tale che la maggior
parte della gente non solo non realizzerà facilmente che gli iracheni non
vogliono i "liberatori" (e difatti ne hanno rastrellati a centinaia anche
stanotte: banditen?), ma che un terrificante cataclisma scatenato da Osama e
Saddam (più gli ayatollah e l'Aga Khan!) si stia per scatenare sulle famose
persone per bene del pacifico ed onesto Occidente.
Di questo passo, in un gioco al rialzo a chi la spara più grossa, ci diranno
che la guerriglia irachena è stata subappaltata ad Osama. Perché se
l'iracheno è "liberato", i patrioti sono solo "stranieri" (e "terroristi"),
parola di tg.




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