IL MINISTRO BOSSI STRONCA L'INIZIATIVA DEL PREFETTO DI MILANO




Il ministro delle Riforme Umberto Bossi
Sulla questione delle case popolari che prefetto, assessore regionale e vari privati vorrebbero costruire ad hoc per gli immigrati, è intervenuto ieri in maniera pesante il ministro Umberto Bossi.
I BRUTTI SOGNI DI FERRANTE - «Il prefetto di Milano sogna», ha detto fuori dai denti il segretario federale del Carroccio ai microfoni di Radio Padania, bocciando così l'iniziativa promossa dal prefetto di Milano, Bruno Ferrante. Il leader del Carroccio ha anche affermato di comprendere che il prefetto di Milano abbia voluto fare «un'operazione di pacificazione», ma non ha mostrato di gradire la via imboccata.
PRIMA I MILANESI - Attenzione, avverte: «Il rischio è quello di buttare benzina sul fuoco». Sì, perché secondo Bossi «le case per gli immigrati non ci sono», anche perchè, sottolinea «i soldi non ci sono, e se li si usano per fare le case per gli immigrati va a finire che non si utilizzano per tutti coloro che lavorano da una vita e che una casa stanno ancora aspettandola».
Insomma, per Bossi «bisogna mettere delle regole. Capisco che da un punto di vista umanitario sarebbe bello aiutare tutti, ma non si può. Se le case per gli immigrati le vogliono pagare i vari Moratti con altri imprenditori, vedremo. Ma noi, le colonie, a casa nostra, non le vogliamo. Questa non è la casa di tutti. Lo Stato-nazione è già debole e gli immigrati costano quanto una finanziaria. E l'immigrazione, ricordiamolo - sottolinea ancora Bossi - non è un diritto».
I NUOVI SCHIAVI CHE INGRASSANO GLI INDUSTRIALI - Detto questo il leader della Lega punta il dito soprattutto contro la politica centralista, le organizzazioni caritatevoli e gli imprenditori «che hanno voluto l'immigrazione per creare nuove colonie di schiavi così da essere competitivi. Ora li paghino loro. Il popolo non vuole l'immigrazione. Che poi ci si impegni a dar loro una casa significa far vivere questi extracomunitari sulle spalle della nostra gente, e non c'è Prefetto di Milano che tenga».
FERRANTE LO CONOSCIAMO - L'altolà al prefetto di Milano, il ministro lo ha detto e ribadito: la riunione convocata l'altro giorno con alcune istituzioni, certi imprenditori, banchieri e volontariato vario, al fine di pianificare interventi di accoglienza a favore degli extracomunitari, non gli è garbata.
«Ferrante è uno già noto - ha detto il leader leghista, sempre ai microfoni di Radio Padania, riferendosi al Prefetto - per avere tentato di forzare la legge Bossi-Fini». «Ci mancherebbe anche che vengano date le case a questi qui che arrivano - ha chiosato il ministro - A Milano c'è gente che ha lavorato una vita e non ha la casa. Uno lavora una vita e poi diamo la casa al primo bingo bongo che arriva? Non scherziamo».
SE VA AVANTI COSÌ, TORNA LA SECESSIONE - Dalla questione delle case agli immigrati, a un altro tema scottante, quello delle riforme. «Se non passa il federalismo, il Nord torna alla secessione, ma quella dura, senza mezze misure, senza alcuna mediazione con lo Stato italiano». È un avvertimento duro quello lanciato da Bossi ieri mattina, un avvertimento con il quale invita tutti i padani a «tenersi pronti» e a mobilitarsi soprattutto in occasione delle prossime manifestazioni.
«Scaldiamo la macchina perchè ancora non è chiaro come andranno le cose. E se il tentativo, generoso, democratico per il federalismo non va bene -dice il leader del Carroccio - allora andrà fatta una battaglia di liberazione».
FINI LEADER? NO, GRAZIE - «Non penso proprio che una maggioranza con leader Fini possa vincere le elezioni», ha detto ancora il ministro delle Riforme. Alla domanda se con la svolta di questi giorni di Fini, An possa portare via voti a Forza Italia, Bossi ha replicato: «Non capisco perchè chi vota Berlusconi che media, dovrebbe votare per un partito centralista. Adesso dicono che è cambiato, che è buono, che ha ripudiato Mussolini. Ma il fascismo storico, che è il centralismo resiste. Per vincere è necessario l'accordo con la Lega che rappresenta il Nord».
SENZA LEGA, NESSUN CAMBIAMENTO - Bossi ha insistito sulla possibile leadership di Gianfranco Fini: «Leggo queste cose un po' da ridere, un po' comiche. Lo dico dal di dentro, conoscendo la capacità dei soggetti». «Per sostituire Berlusconi, per vincere - ha ribadito Bossi - devi avere l'accordo con la Lega. Se non c'è la Lega non c'è il cambiamento e se non c'è un bel pò di libertà la Lega non ti fa l'accordo politico assieme». «La Lega - ha spiegato Bossi - rappresenta gli interessi della Padania e non solo quelli economici ma anche quelli di libertà. I magistrati, per esempio, devono essere anche padani, così come gli insegnanti».
VATICANO II, IL CONCILIO SCIAGURATO - Non è mancato un affondo a certa Chiesa, quella uscita ad esempio dal Concilio Vaticano Secondo - definito da Bossi «un disastro».
«Ha fatto spostare la Chiesa verso la modernità, ha fatto abbandonare le tradizioni e ha fatto nascere legami verso il comunismo», ha spiegato. «La Chiesa - ha detto ancora Bossi - ha legittimato la sinistra con i Paolo VI e i Giovanni XXIII. Il problema è che se tu legittimi il comunismo poi quello figlia. E cosa odia il comunismo? La famiglia e la proprietà privata».
Dunque secondo Bossi «una volta l'asse era famiglia-chiesa-popolo. Per me che sono contro il Concilio Vaticano secondo la Chiesa ha fatto la prima mossa sbagliata: ha riconosciuto l'illuminismo e a buttato via i suoi dogmi e la sua tradizione. Quando la chiesa è passata alla modernità la società si è trovata senza freno: si va fuori in curva, insomma. Non a caso oggi vediamo le chiese che sono vuote».


[Data pubblicazione: 05/12/2003]