...i "picciotti" al lavoro.
Il Foglio (il vangelo di mustang) sostiene che «premere sul Quirinale in un senso o nell’altro, nel caso della combattuta legge Gasparri è segno di poco stile» e intanto fa esattamente questo. Nell’editoriale di ieri intitolato «Il sottoscritto Carlo Azeglio Ciampi. Conseguenze politiche di una firma che potrebbe anche non esserci».
Il quotidiano di Giuliano Ferrara (quello notoriamente intelligente) premette che «il centrosinistra di stile costituzionale ne ha poco e ha messo in scena una brutale campagna di pressioni... contando sulla complicità e il sostegno aperto di editori che promuovono i loro interessi... Ma il frutto avvelenato di questa campagna è di colorire malamente, in vista di un incendio politico e civile, l’eventuale “no” del Quirinale».
Secondo Il Foglio, dunque «qui nasce un problema per Ciampi».
Questo: «A questo punto il suo diniego a firmare determinerebbe un clima di asprezza inaudita». Se poi il Parlamento rivotasse la Gasparri «avremmo la legge ma anche un virtuale passaggio all’opposizione del presidente della Repubblica. Cioè la fine del suo forte potere di persuasione e controllo nella vita italiana. Un epilogo disastroso per una storia personale che è sempre riuscita a esercitare generosamente poteri arbitrali e tecnici».
Per fortuna, nota Il Foglio, Ciampi «ha un’alternativa al cedimento alle pressioni o a una deliberazione impulsiva della sua coscienza». Cioè, promulgare la legge: se lo fa «non perde niente della sua autorevolezza e imparzialità. Se non la promulga, nelle circostanze avvelenate che i suoi sedicenti amici gli hanno approntato con il girotondo intorno al Quirinale, mette l’una e l’altra a rischio in un gioco politico che potrebbe non riuscire a governare».
In conclusione il Capo dello Stato «è libero di scegliere, e qualunque sua scelta sarà da noi rispettata. Ma deve sapere che sceglie sul piano politico e personale».
E che se non sceglie "bene" gli fanno chiudere l'attività...




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