Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Itaglia,un Paese a pezzi

    Ormai urge mettersi attorno ad un tavolo e discutere su come dividere il Paese.
    Le imprese e i cittadini del Nord non possono reggere la concorrenza globale continuando a mantenere mezzo Paese nell'assistenzialismo.
    Servono tasse + basse per poter investire i profitti dell'export in innovazione e nelle nuove tecnologie.
    Per affrontare la sfida cinese serve uno Stato snello,efficiente e senza palle al piede.
    Servono efficienza,efficacia e risorse.

  2. #2
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    Predefinito

    Nei forum fascisti mi censurano,in quelli comunisti pure...eppure noi vogliamo solo la LIBERTA'.
    LIBERTA' per i Popoli del Nord,LIBERTA' dalla mafia,dall'affarismo romano,dalla corruzione,dall'assistenzialismo,dal nepotismo e dalle porcate romane.
    Cosa c'è di male?!?

    Noi siamo altro,siamo padani.
    Libertà per i Popoli del Nord!

  3. #3
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    Predefinito Re: Itaglia,un Paese a pezzi

    In origine postato da Dragonball
    Ormai urge mettersi attorno ad un tavolo e discutere su come dividere il Paese.
    Le imprese e i cittadini del Nord non possono reggere la concorrenza globale continuando a mantenere mezzo Paese nell'assistenzialismo.
    Servono tasse + basse per poter investire i profitti dell'export in innovazione e nelle nuove tecnologie.
    Per affrontare la sfida cinese serve uno Stato snello,efficiente e senza palle al piede.
    Servono efficienza,efficacia e risorse.
    Non sono uno specialista in economia, ma mi confronto tutti i giorni con il cosidetto "mercato" e proprio l'esperienza quotidiana mi dice che il problema non è la Cina o le altre economie emergenti. I ns competitors sono le economie più sviluppate e si chiamano, USA, Germania, Inghilterrra, Giappone, Francia, Spagna, i Paesi Scandinavi. Paesi competitivi in funzione della qualità del prodotto e non perchè le loro merci costano poco. Paesi che innovano, i processi ed i prodotti, il tutto frutto di investimenti in ricerca per noi inimagginabili. Paesi dove un ricercatore è apprezzato e rispettato. Paesi dove le leggi e le regole dell'economia sono rispettate e dove non si inventerebbero mai 7000 GUARDIE FORESTALI NULLAFACENTI e contestualmente non si trovano risorse per altrettanti ricercatori che, tra l'altro, sono pagati MENO dei sunnominati guardaboschi. Con buona pace di Bossi, se si impongono dazi alle merci cines o se ne limita l'importazionei, forse i rubinettai di Lumezzane o i calzolai Veneti e Marchigiani, avranno ancora qualche anno di vita <d'impresa>, ma il ns Popolo è destinato comunque a soccombere.

  4. #4
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    Non sono nemmeno io un economista, ma so che una piccola impresa nel primo anno di attività costringe il titolare a pagare 1800 Euro/anno all' INPS (con la prospettiva che gli siano,poi rubati) e 640 Euro al commercialista, dato che se i piccoli sbagliano una virgola nel bilancio, vanno in galera, mentre i grandi trovano sempre il mammasantissima di turno che li salva.
    Inoltre, avendo anche lavorato altrove, sono sgomento al vedere l' avidita' dei titolari di imprese, che spesso si affidano a personale economico (e non qualificato, ma spesso raccomandato) per svolgere mansioni di responsabilita'. Ne discende la non competivita' delle imprese itagliane, affidate a branchi di incapaci, che lavorano per un tozzo di pane o sono parenti o amici degli amici del titolare.

    Saluti

  5. #5
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    Predefinito

    Aggiungo che , con buona pace degli assertori del "piccolo è bello", un Paese che vuole essere "Grande", non può prescindere dalla grande impresa. E' lì che si innova, che si fa ricerca, che si sviluppano prodotti, tecnologie e metodi di lavoro. Negli ultimi 20 anni in Italia e quindi in Terra Padana, le grandi imprese sono scomparse. Fiat non è minimamente paragonabile con quella di allora, così come Pirelli o Olivetti, Ansaldo o Breda. Queste aziende o sono scomparse oppure hanno cambiato mestiere, dall'industria alla finanza e non è la stessa cosa. E che dire della chimica e della farmaceutica? Scomparse. Negli anni 50, i milanesi laboratori Montecatini, "inventarono" il Moplen, una molecola talmente innovativa che consentì al capopricercatore di ottenere il Nobel, tempi antichi e da favola. Da noi un ricercatore percepisce, quando è fortunato, in un mese ciò che un idraulico guadagna in un giorno. Così continuando la vedo ben brutta.

  6. #6
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    Predefinito

    In origine postato da Gallo Senone
    Queste aziende o sono scomparse oppure hanno cambiato mestiere, dall'industria alla finanza e non è la stessa cosa. E che dire della chimica e della farmaceutica? Scomparse. Negli anni 50, i milanesi laboratori Montecatini, "inventarono" il Moplen, una molecola talmente innovativa che consentì al capopricercatore di ottenere il Nobel, tempi antichi e da favola. Da noi un ricercatore percepisce, quando è fortunato, in un mese ciò che un idraulico guadagna in un giorno. Così continuando la vedo ben brutta. [/B]
    * Condivido la tua affermazione, che la ricerca e' indispensabile per rientrare tra i Paesi rispettati. Io mi pongo pero' un problema, gia' abbozzato piu' sopra:

    Anche nella grande industria, nella ricerca, come si fa a tener lontani i raccomandati?

  7. #7
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    In origine postato da Mitteleuropeo
    * Condivido la tua affermazione, che la ricerca e' indispensabile per rientrare tra i Paesi rispettati. Io mi pongo pero' un problema, gia' abbozzato piu' sopra:

    Anche nella grande industria, nella ricerca, come si fa a tener lontani i raccomandati?
    La tua preoccupazione è anche mia. Io non ho risposta

  8. #8
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    Predefinito

    Io posso portare un esempio vissuto in prima persona di come vanno le cose in Itaglia.
    Ho conosciuto la realtà di una piccola/media impresa che pur partecipando a gare di appalto offrendo prezzi inferiori e tecnologia più innovativa perdeva regolarmente contro le concorrenti statali. Questo accadeva poichè di fronte alla perdita dell'appalto le aziende controllate dallo stato minacciavano la cassa integrazione, facevano ricorso ripresentando preventivi sottocosto o si affidavano all 'influenza del politico di turno (si sa gli operai e le loro famiglie sono dei voti). Tutto ciò comportava un doppio danno all'economia e alla società: l'azienda privata veniva penalizzata e perdeva la capacità di investire in ricerca e quindi di espandersi creando nuovi posti di lavoro, l'azienda statale lavorava in perdita accumulando così una montagna di debiti che venivano coperti col den aro pubblico sottoforma di sovvenzioni a fondo perso.
    Ad un certo punto i proprietari dell'azienda privata si sono stufati di questa situazione e hanno venduto l 'impresa ad un gruppo estero il quale ha preso la tecnologia e l'ha trasferita nel loro paese dove, guardacaso, funziona, crea posti di lavoro e frutta denaro.
    Le aziende del Nord in Itaglia non devono fare i conti solo con la concorrenza dei paesi in via di sviluppo, con quella dei paesi occidentali, con la tassazione mostruosa, con la burocrazia, con la mancanza di finanziamenti e via discorrendo , ma anche con lo stato stesso che ragiona solo in termini di favoritismo e in ottica elettorale a breve periodo.
    Di casi come quello che ho esposto in itaglia ce ne sono a centinaia. Vi lascio immaginare quale danno crea tutto ciò all'economia del paese.

 

 

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