Esattamente 55 anni fa, il 10 dicembre 1948, le Nazioni Unite proclamavano solennemente la «Dichiarazione universale dei diritti umani»: ogni persona ha diritto alla vita, alla libertà, alla conoscenza, a non essere perseguitato per motivi di etnia, religione, pensiero, e ha tanti altri diritti a cui in generale non si pensa. Per chiarire meglio i diritti delle persone e degli stati, diciotto anni dopo, il 18 dicembre 1966, fu proclamato un «patto» internazionale sui diritti economici e sociali e culturali; fra tali diritti sono compresi quelli ad una alimentazione adeguata e sufficiente, all'abitazione, al lavoro, a condizioni dignitose di vita.
Tuttavia i due importanti documenti non parlano del diritto all'acqua, la sostanza indispensabile come alimento e per l'igiene umana, indispensabile per la stessa vita, il cui diritto è riconosciuto al primo punto fra i diritti umani. L'importanza dell'acqua è stata solennemente dichiarata nelle conferenze sull'ambiente, nella conferenza sull'acqua del 1977, in tutti i documenti degli ultimi trent'anni, ma manca un riferimento ad un «diritto all'acqua».
Soltanto nel novembre 2002 uno speciale «Commento» del Comitato delle Nazioni unite sui diritti, ha sottolineato che l'accesso alla disponibilità di quantità adeguate di acqua di buona qualità per uso personale e domestico costituisce un diritto fondamentale per ogni persona umana, un documento peraltro non vincolante, per cui un paese che impedisce ad un altro di utilizzare l'acqua dei «suoi» fiumi non è soggetto a nessuna sanzione.
Alcuni giuristi ritengono che il diritto all'acqua sia implicito nelle dichiarazioni sui diritti, ma in realtà manca non solo un esplicito riferimento, ma il diritto all'acqua viene continuamente negato e violato e l'accesso all'acqua viene di fatto impedito da innumerevoli ostacoli. Tanto per cominciare ogni persona ha diritto non soltanto ai pochi litri di acqua necessari ogni giorno per la preparazione e il consumo degli alimenti, ma ha bisogno di acqua per usi igienici e per lo smaltimento degli escrementi in modo che essi non contaminino i fiumi e le falde idriche sotterranee. Alimentazione, igiene e salute sono così strettamente intrecciati dall'acqua. Sugli oltre seimila milioni di abitanti della Terra, circa millequattrocento milioni non hanno accesso ad acqua pulita e sufficiente: muoiono, letteralmente sia perché bevono acqua impura, sia perché sono esposti alle tante malattie portate dall'acqua contaminata con cui vengono a contatto.
La violazione del diritto all'acqua si manifesta in tante forme: nei paesi industriali, nei quali l'acqua è (relativamente) abbondante, i governi cedono l'acqua a imprese commerciali che la prelevano dai fiumi, dalle sorgenti e dal sottosuolo e la trasportano agli utenti, per cui l'acqua - pur essendo bene collettivo, di tutti - deve essere acquistata come una qualsiasi merce, con l'assurdo che ogni persona è costretta a pagare un diritto che dovrebbe essere assicurato dagli stati. In alcuni casi gli stati accettano che imprese commerciali si approprino del bene comune e lo vendano in bottiglie ad alto prezzo; rispetto ai seimila miliardi di litri di acqua venduti in Italia dagli acquedotti alle famiglie, poche imprese private si appropriano di altri dieci miliardi di litri di acqua e li vendono in bottiglia ad un prezzo 500 volte superiore a quello dell'acqua venduta dagli acquedotti. Acqua merce e acqua super-merce, quindi: altro che diritto all'acqua!
In molti paesi il diritto all'acqua è negato dal fatto che l'acqua è poca e quella poca disponibile rientra spesso nei territori di paesi che ne impediscono l'accesso ai vicini. Le guerre e i conflitti per ottenere l'accesso all'acqua sono già numerosi e diventeranno sempre più frequenti in futuro, se non si trova una soluzione giuridica e politica. La situazione dell'acqua è diversa da quella di altre risorse naturali utilizzabili come materie prime. Il diritto internazionale garantisce ad un paese di utilizzare e vendere, per il proprio sviluppo, il petrolio, i minerali, le risorse forestali che si trovano nel suo territorio, ma l'acqua è un bene in continuo movimento da un paese all'altro e non può essere «privatizzato» neanche dagli stati che «possiedono» un pezzo di fiume o di lago.
La vita di centinaia di milioni di persone può essere difesa soltanto con una coraggiosa campagna di informazione ed educazione che riconosca a chiare lettere il diritto all'acqua. E' perciò importante la decisione di convocare oggi a Roma una grande assemblea internazionale per dichiarare solennemente che il diritto all'acqua deve essere considerato compreso fra gli altri diritti della Dichiarazione universale dei diritti umani di 55 anni fa: non a caso è stata scelta proprio la data del 10 dicembre.
La conferenza di Roma si inserisce nella campagna per un «Contratto mondiale dell'acqua», una iniziativa promossa già molti anni fa dal prof. Riccardo Petrella, dell'Università cattolica di Lovanio, fondatore del «Gruppo di Lisbona», un gruppo di studiosi ed economisti impegnati nell'elaborazione di una economia rivolta allo sviluppo dei paesi e delle comunità più povere. Il «Contratto mondiale dell'acqua» è fortemente sostenuto a livello internazionale e italiano dal «Cipsi», il «coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale» (www.cipsi.it/contrattoacqua/>.
La conferenza odierna di Roma conclude in maniera positiva e costruttiva l'anno internazionale dell'acqua durante il quale si è parlato e chiacchierato tanto, ma si sono fatti ben pochi passi concreti per rimuovere gli ostacoli tecnici, giuridici, finanziari ed egoistici che impediscono alla comunità umana di godere di un reale diritto all'acqua sufficiente e di buona qualità.
Giorgio Nebbia
La Gazzetta del Mezzogiorno
10 12 03




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