Tutti scrivono libri, dai cabarettisti come Rossi, la Sconsolata e Giobbe Covatta, ai politici come Berlusconi, Bossi e Dalema ai giornalisti come Bruno Vespa. L'editoria si è trasformata in macchina inarrestabile, in un business allucinante, in un mercato ingordo che divora carta e non genera sapere.
Avete visitato una libreria ultimamente? Intere sezioni, interi scaffali dedicati alla satira e al cabarettismo, agli hobby, alla politica spiccia del giornalismo più becero, alle guide turistiche ed ai libri fotografici (tra l'altro in versione poket, dove comprendere la visione dell'insieme rimane cosa impossibile). Ma che fine hanno fatto i classici? E gli enciclopedici? E i saggi? E i grandi testi politici? E le biografie?
E' questa la spiaggia alla quale siamo arrivati? Quella del consumismo letterario più inutile? Quello che pretende di riempire i nostri scaffali e le nostre case di libri spazzatura e le nostre teste di merda? Mi rendo conto che l'editoria così come l'home video è diventata un business, un mercato talmente grosso dietro al quale lavorano e si arricchiscono così tante persone che non possono fare a meno di produrre tonnellate di carta pretendendo tra l'altro di vendercela e di spacciarcela come il "sapere". Ma davvero tutto questo vale la deforestizzazione dell'Amazzonia? Io non credo proprio.

Meno libri e più alberi.