La duplice e contestuale iniziativa della Commissione europea in materia di mercato dell’elettricità rappresenta per l’Italia un’ottima occasione. Si sapeva benissimo ormai che la procedura d’infrazione contro il cosiddetto “decreto anti Edf”, con cui i governi prima dell’Ulivo e poi del Polo bloccarono al 2 per cento i diritti di voto del monopolista pubblico francese in Edison (oggi Italenergia), sarebbe sfociata nel deferimento davanti alla Corte di giustizia. Ma è essenziale che ciò sia avvenuto lo stesso giorno in cui Mario Monti ha formalizzato la richiesta a Edf di restituire ben 1,2 miliardi di euro di aiuti di Stato, ricevuti a vario titolo dal governo francese nell’ultimo quinquennio.
La concorrenza era violata, oltre che dal sussidio pubblico, dalla piena garanzia che lo Stato francese forniva delle emissioni obbligazionarie di Edf, che in tali condizioni si è approvigionata sui mercati in condizioni fortemente vantaggiose rispetto ai concorrenti.
La differenza, rispetto al passato, è che questa volta il governo francese non dovrebbe levare gli scudi in nome della grandeur e del campione nazionale. Al contrario, di fronte alle resistenze opposte dal sindacato alla privatizzazione e alla riforma della pensione degli elettrici – il regime più scandalosamente elevato in Francia – Raffarin “gradisce” il vincolo esterno di Bruxelles per strappare ai sindacati un sì che da solo non è riuscito a ottenere.
L’occasione per l’Italia è di trarre il massimo vantaggio possibile da questa finestra di possibilità. Inutile accelerare la riforma del decreto, come ieri chiedeva l’Ulivo tutto ortodossia e devozione prodiana.
Bisogna invece tener fermo il vincolo a Edf in casa nostra, e nel frattempo accelerare la trattativa con Parigi per varare formalmente l’ingresso di Enel sul mercato francese, e la sua compartecipazione nel business nucleare.
L’amministratore delegato dell’Enel ha da molti mesi meritoriamente tenuto in piedi il confronto.
Oggi Bruxelles fornisce al governo italiano la doppia occasione di far pesare di più l’interesse nazionale.
Per una volta, da un deferimento alla Corte può venir del bene. Anche alle nostre bollette, le più alte d’Europa.
e certamente non per merito del Cav.
saluti




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