L'Onu chiede chiarezza....
....sul diritto di avere "orientamento sessuale"
Succedono cose strane nelle pieghe della politica internazionale, nelle stanze tirate a lucido delle organizzazioni mondiali. Succedono cose così strane che all’ultima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sui diritti umani (Unchr) è stato il Brasile a presentare una risoluzione sui diritti umani e l’orientamento sessuale in cui si richiede che la diversità sessuale (espressione che non ci piace affatto ma pazienza) venga considerata parte integrante dei diritti umani universali.
Uno dirà: chiacchiere. E dargli torto è un po’ difficile.
Eppure anche di chiacchiere siamo fatti, e con le chiacchiere dobbiamo sporcare le nostre esistenze perché coltiviamo l’insana ma invincibile speranza che quelle chiacchiere diventino fatti e modifichino qualcosa della nostra vita quotidiana.
Fatto sta che in seguito alla proposta brasiliana ben 53 nazioni sono riunite a Ginevra per discutere, dibattere, votare e poi pubblicamente dichiarare se sono convinti o meno che l’orientamento sessuale debba essere o non essere dichiarato un diritto umano.
Guardate che la cosa è più seria di quel che sembri.
Lo è perché cerca di chiarire una questione insoluta e rischiosissima. Se la risoluzione dell’Unchr dovesse venire mai approvata è sicuro che non vi saranno grandi sconvolgimenti dal punto di vista pratico ma rimane pur sempre il fatto che il linguaggio e tutto il carico psichico che si porta dentro è – anche se detta in questo modo suona un po’ trombonesco – a una svolta cruciale.
E l’Italia che ti fa? Guarda dall’altra parte? Fischietta qualche motivetto dell’ultimo Sanremo come è usa fare?
No, cari signori. Qui sta la sorpresa. La delegazione italiana alla Commissione sui diritti umani dell’Onu ha deciso di sostenere la risoluzione in favore dei diritti dei gay.
Ce lo fa sapere Sergio Lo Giudice, presidente dell’Arcigay e reduce da un incontro al ministero degli Esteri con il sottosegretario Margherita Boniver che ha annunciato chiaro e tondo che il governo italiano farà di tutto per ovviare a questa mostruosità delle persecuzioni “legate all’orientamento sessuale” e ha confermato il proprio personale impegno nel sostegno della risoluzione brasiliana.
Senza gridare al miracolo né eccitarci troppo ci piace segnalare isole di civiltà che ogni tanto affiorano anche nel nostro paesello. Quel che pare francamente incomprensibile è perché su questa vicenda, che a noi pare di un qualche rilievo sul piano politico e simbolico, nessuno parli, quasi sia cosa di ordine secondario, una faccenda da risolvere e archiviare con qualche veloce imbarazzo. E invece non lo è affatto perché riguarda un punto cruciale della nostra civiltà.
Lessico familiare
Sbarbato. Omosessuale maschile. Riccardo Bacchelli in “Mal d’Africa”(1937): “Cheri spiegò in due parole al capitano che quei due mozzi erano del bel numero degli sbarbati, genere fiorentissimo in quelle contrade e rivali in amore delle donne”.
Sensibilità sessuale contraria (dal tedesco Konträre Sexualempfindung), termine coniato dal Karl Westphal (1833-90) per definire l’omosessualità e che a suo tempo ebbe qualche fortuna.
Westphal, in un saggio pubblicato dalla rivista Archiv für Psychiatrie und Nervenkrankheiten del 1869, presentando il caso di una lesbica arrivò a sostenere che la “sensibilità sessuale contraria” fosse ereditaria. “I suoi contributi”, scrive il ricercatore di gay studies Stefano Bolognini, “fecero discutere, ma non erano accolti benevolmente: la medicina guardava ai primi tentativi degli psichiatri considerandoli alla stregua di semplici guaritori”. Westphal diventò comunque un grosso esperto di “sensibilità sessuale contraria” e, ad esempio, fu chiamato a testimoniare nel processo contro Carl Zastrow, un uomo che rapì, sodomizzò e uccise un giovane. Un medico, di vecchio stampo, stabilì che Zastrow avesse acquisito la sua “passione perversa” per il sesso con i ragazzi perché da giovane si era masturbato. Westphal sostenne invece che l’uomo era affetto da “sensibilità sessuale contraria”.
Daniele Scalise su il Foglio
saluti