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Discussione: Froci

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    Predefinito Froci

    Un giovane gay e una barzelletta di troppo sui ricchiun’, quelli
    “dell’altra sponda”


    Mi è scivolata tra le mani una storia che forse aiuta a capire in che diavolo di paese viviamo, un paese dedito alla schizofrenia pura, dove stadi di civiltà molto avanzati e acquisiti si trovano a convivere con cospicui rimasugli di volgarità e indecente ignoranza.
    La storia ha per protagonista Pasquale Quaranta di Battipaglia, vent’anni, iscritto al secondo anno di Scienze della Comunicazione all’Università di Salerno. Da quando è adolescente Pasquale scrive sui giornali locali tant’è che si è già conquistato il tesserino professionale.
    Un anno fa Pasquale si presenta davanti ai suoi genitori e annuncia di essere gay.
    Non solo: presenta loro anche il suo ragazzo, Danilo.
    Le famiglie dei due giovani non fanno una piega e li accolgono con serenità dichiarandosi felici della loro felicità.
    Pasquale appartiene insomma a quella nuova generazione di omosessuali che affrontano il proprio destino senza elucubrazioni e piagnistei, senza nascondimenti e senza annose terapie psicoanalitiche.
    Poi accade qualcosa di vile e consueto e allora Pasquale impara che il mondo che lo circonda è composto da una buona dose di merda.
    Una sera dei primi di luglio, davanti alla chiesa di Santa Maria ad Intra, nella vecchia Eboli dove dicono si arrestò persino il Cristo, il ragazzo arriva per la presentazione di “Versi diversi 4” un’antologia poetica in cui è presente come autore.
    Tra la piccola folla ci sono due signori: Barra Giuseppe, direttore del Centro Culturale Studi Storici di Eboli (a cui Pasquale collabora), e Paraggio Geremia, direttore del mensile ‘Il Saggio’ (dove Pasquale è titolare di una rubrica di bon ton).
    Proprio a quest’ultimo il giovane aveva proposto un’intervista a don Franco Barbero, presbitero della Comunità Cristiana di Base di Pinerolo e benedicente di molti rapporti gay.
    Il ragazzo racconta che Barra Giuseppe lo avvicina e gli dice:
    “Pasquà ma che pezzo hai inviato, ’su chillu prevt ca è asciuto pazz?”.
    E poi, rivolgendosi al compare Paraggio Geremia, ma ad alta voce in modo che tutti possano ben sentire, chiosa: “E’ un prete che difende… i pedofili… no… hmm… come si chiamano, chill ca stann da chell’ata sponda..”. “I’ ricchiun’!”, incalza l’altro galantuomo con una bella risata di scherno.
    Fa seguito una barzelletta su “i ricchiun’ ”.
    Pasquale è viola di rabbia e grida: “Non vi permetto di parlare in questo modo!
    Io sono gay e mi state offendendo!”. La dichiarazione di Pasquale scatena il panico.

    I due signori sono colti in contropiede.
    Il Paraggio Geremia risponde: “E perché l’ostenti?”. Pasquale ribatte: “Perché offendete! Vi sembra giusto parlare in questi termini di omosessualità?”.
    Paraggio Geremia (che aquila proprio non sembra) dice di non capire “che necessità hanno gli uomini di vestirsi da femmina”. Insiste: “Io dico che non ha senso andare a sbandierare che uno è gay, una volta mi sono trovato in una sfilata del genere… che schifezze! Che senso ha?! Pensi che io vada con uno striscione a dire: ‘Sono eterosessuale’, che senso avrebbe?”.
    Non pago, il fine intellettuale insiste: “Se tutti fossero come te il mondo finirebbe. E’ contro natura!”.
    Pasquale lo contrasta con invincibile candore: “Per me è contro natura andare con una ragazza! Per lei un ragazzo che si scopre gay dovrebbe starsene zitto e ridere alle sue battute”.
    “Certo!”, continua il Paraggio, “e deve starsene da solo!”.
    Da una parte un giovane pieno di energie e dignità, dall’altra due poveretti sepolti nella propria miseria.
    Tutto questo nell’anno di grazia 2003, nella provincia sgarrupata di Salerno. E alla fine Pasquale, che nonostante la ferita ricevuta, mantiene il suo bel sorriso fresco e sicuro ci ricorda che “alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”.
    (Allora sì che per Paraggio Geremia e company saranno cazzi amari!)

    Lessico familiare
    Gioco dei frati. L’omosessualità. Si allude chiaramente alle abitudini omosessuali del clero.
    Essere dell’altra sponda. Essere omosessuali.
    Indica con disprezzo l’idea dell’essere omosessuali, persone cioè che vivrebbero “in un altro mondo”, sulla sponda opposta a quella delle persone “normali”.

    Daniele Scalise

    saluti

  2. #2
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    La morale, la mia, la dichiaro subito: benché io creda che due persone dello stesso sesso possano avere figli, che possano allevarli con il solo requisito indispensabile (l’amore) che vincola un genitore e che fa crescere bene un figlio, non tutto è così semplice come vorremmo e gli impedimenti non vengono solo dalla politica che pure si mostra inadeguata e un po’ vile, ma dal contesto che è spesso obiettivamente inadeguato, soggettivamente vile e comunque pericoloso.
    Quindi, attenti.
    Va bene affermare il diritto a essere felici, ma cercando di evitare il più possibile di torturare i più deboli che non possono essere esposti in modo scriteriato.
    E, in questo caso, mi riferisco ai bambini.
    Questa, dicevo, la mia morale. Ora il fatto che me l’ha smossa.

    Succede che in Louisiana Marcus McLaurin, un bimbetto di sette anni, durante l’intervallo e in attesa di mangiarsi la sua focaccina, risponda a un compagno di classe che gli aveva chiesto dei suoi genitori. “La mia famiglia è fatta da due mamme”, risponde candido Marcus. Due mamme? Il compagno lo guarda perplesso e incuriosito chiede spiegazioni. “Sì, ho due mamme. Sai, la mia mamma biologica è gay”. E’ gaaaay? Il compagno è sempre più confuso anche se intuisce che non si tratti di un grazioso aggettivo ma di un ben più sostanzioso sostantivo. “Gay è quando a una ragazza piace un’altra ragazza”, spiega compunto Marcus.
    L’altro annuisce e, come fanno spesso i bambini, pensa ad altro. Ma non troppo. Tanto che sente il bisogno di parlarne alla maestra la quale allarga gli occhi, spalanca la bocca, leva le mani al cielo e comincia a starnazzare come una gallina ubriaca. Chiama a rapporto Marcus, lo squadra con sguardo truce, lo spedisce dal preside il quale a sua volta lo riguarda con occhi se possibile ancora più truci. Quando torna a casa Marcus è mogio mogio, testa china, pronto a rompere in un pianto mal contenuto. La mamma (una delle due, non so bene quale) gli chiede cosa sia successo anche perché aveva appena ricevuto una telefonata allarmata del vicepreside in cui si diceva che a scuola suo figlio era stato protagonista di un fatto gravissimo che-nemmeno-si-può-dire-al-telefono.
    “Che hai fatto?”, chiede la mamma. “La maestra dice che la mia famiglia è una parolaccia”, risponde il piccino pronto scoppiando finalmente a piangere anche perché non capisce tutto quel casino.
    Poi le mostra un compito che gli hanno fatto fare a scuola: una paginetta scritta con la calligrafia incerta e le lievi sgrammaticature dei bambini. Sotto la colonna “Che cosa ho fatto” Marcus ha dovuto scrivere: “Ho deto brute parole” e sotto quella “Che cosa avrei dovuto fare” ha dovuto aggiungere:
    “Chiudere la boca”. Sopra una breve frase siglata dalla maestra: “Aveva spiegato a un altro bambino che lei è gay (sottolineato due volte, n.d.r.) e ciò che vuol dire gay”.

    La mamma, sbalordita, scopre che per punizione il piccolo aveva dovuto scrivere decine di volte sulla lavagna: “Non userò più la parola gay a scuola” (da notare, oltre all’imbecillità, l’ineffabile contraddizione).

    Per favore non fate esperimenti
    Nasce la furia, scoppia il casino e l’American Civil Liberties Union, un’associazione che dal 1920 si batte per difendere e preservare i diritti individuali e le libertà garantite dalla Costituzione e dalle leggi degli Stati Uniti d’America, entra in gioco e promette sfracelli alla scuola.
    Un paio di riflessioni: la maestra, il preside, il vicepreside e quant’altri nella scuoletta della Louisiana sembrano usciti da un film del terrore e di idiozia.
    Ma vogliamo parlare anche della mamma, anzi delle mamme del piccolo Marcus?
    Vogliamo dire a questa signora (a queste signore) che magari uno sforzo in più potevano farlo ‘prima’? Non è possibile gettare il proprio figlio, nato e cresciuto in una situazione nuova, in un sociale antico senza proteggerlo.
    Protezione che si sarebbe potuta esprimere in più modi ma prima di tutto, per esempio, controllando in quale scuola andava a finire il piccolo e qual era la sensibilità del corpo insegnante.
    Sarebbe stato così difficile andare a parlare con la maestra all’inizio dell’anno scolastico, rivolgersi al preside, al vicepreside e spiegare a tutti la situazione?
    Gli adulti possono fare tutti gli esperimenti che vogliono ma i bambini forse hanno diritto a non esserne coinvolti in modo così barbaro.

    Daniele Scalise

    a volte i froci ragionano...meglio di molti "normali".

    saluti

  3. #3
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    Se l’azienda non discrimina

    Secondo un rapporto di Human Rights Campaign (HRC) un numero sempre crescente di aziende americane può essere legittimamente considerato “gay-friendly”, ossia simpatizzante con la causa dei diritti civili delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali, disponibile a considerare i partner gay dei propri dipendenti alla stessa stregua dei partner etero, cristallino ed equo nei criteri di assunzione del personale. Tra queste società vengono menzionate e giustamente gratificate di lodi la Bank One Corp., la Capital One Fianancial Corp., la Hewlett-Packard Co., la IBM Corp., la Lehman Brothers Holdings Inc., la Levi Strauss and Co., la Johnson & Son Inc. Si direbbe insomma che – almeno negli Stati Uniti ma in qualche modo anche in Europa – il mondo dell’economia ha preso a guardare il consumatore gay con sempre maggiore attenzione e rispetto.
    In Gran Bretagna, in previsione dell’entrata in vigore di una nuova legge che punisce severamente qualsiasi discriminazione
    dovuta all’orientamento sessuale, sta avvenendo qualcosa di bizzarro: molte aziende hanno cominciato a monitorare se e quanti dei propri dipendenti sono gay. Dio non voglia che, una volta entrata in vigore la fatidica e temutissima legge, uno di loro faccia causa alla società per cui lavora denunciando diversità di trattamento a parità di ruolo o, peggio ancora, abusi fisici o verbali di ispirazione inequivocabilmente omofoba! (Il problema
    non è di facile soluzione anche perché si pone la questioncella della privacy che è poi il modo carino di dire che molti omosessuali vivono in totale clandestinità. Come puoi pretendere di sapere se la tua direttrice di marketing è lesbica o se il tuo commesso è gay quando magari i due non hanno intenzione alcuna di andarlo a dire in giro?)
    I gay, ormai si dice e si ripete, sono di solito benestanti, se in coppia non hanno figli e godono di doppio reddito dimostrando una propensione “naturale” (che viscida parola!) per le spese voluttuarie. Tutto questo aiuta (aiuterebbe) a una affermazione delle ragioni civili dei gay. E’ vero, ma solo in parte. Prima di tutto bisogna fare un po’ di attenzione a non definire in modo rigido e stereotipato la consistenza sociologica dei gay. Non tutti i gay sono gaudenti redditieri, non tutti i gay spendono e spandono come cicale impazzite.

    Esiste una popolazione omosessuale (la maggioranza) che vive come vive appunto la maggioranza del paese: discretamente bene. Vero è che l’assenza di responsabilità genitoriali incoraggia una maggiore capacità di investire il proprio denaro in spese voluttuarie ma l’economia gay non è tutta qui. Come non è possibile né pensabile che siano solo ragioni mercantilistiche (per altro apprezzabili) a suffragare la necessità di un cambiamento. Sullo scenario sociale si è imposto –emergendo dal silenzio – un nuovo soggetto che sempre più chiede rispetto ma che necessariamente deve cambiare la percezione di se stesso, uscendo dall’equivoco della bugia e della copertura, per non dire della vergogna. E’ un dovere di tutti –anche se sicuramente non è facile per nessuno – prendere in considerazione questo desiderio legittimo di cittadinanza ma è prima ancora dovere delle persone omosessuali considerarsi cittadini e non anime blandule della notte.

    Un giornale gay
    Ma è possibile che i gay abbiano tutti i giorni qualcosa da dire? Chi si stupisse non deve far altro che fare un salto sul sito nuovo di zecca (www.gaynews.it) organizzato da Franco Grillini che ospita appunto un quotidiano che da conto, giorno per giorno, del mondo omosessuale. E’ una riedizione di un sito già sperimentato che l’onorevole “busone” (come lo chiamava un operaio comunista di nemmeno lontanissima memoria) ha rivoluzionato e messo in opera.

    Lessico familiare
    Baffa. Uomo gay con i baffi. Molto usato negli anni Settanta e Ottanta (quando andavano di moda i baffi) per definire coloro che, nonostante l’apparenza molto virile, rivelavano poi modi profondamente più delicati. Animale in via di estinzione. Bagascio. Omosessuale che si prostituisce.
    Battabastion (lombardo). Omosessuale maschio per l’abitudine dei gay di battere (ossia di andare in giro a rimorchiare) nella zona dei bastioni.
    Bottom (inglese). Omosessuale passivo.

    Scalise

    saluti

  4. #4
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    Predefinito La Sacrada....

    ….Familia

    problemi spagnoli

    Madrid. Lunedì, alle fatidiche “siete de la tarde”, il tribunale aragonese di Saragozza ha ricevuto una querela da Guiness dei primati.
    Antonio María Rouco Varela, cardinale arcivescovo di Madrid e presidente della Conferencia Episcopal Española, 67 anni, è stato denunciato per “ingiurie” e “incitazione alla discriminazione per motivi di orientamento sessuale con l’aggravante della omofobia”. Ragione? L’allusione – dare gli stessi diritti derivanti dai matrimoni etero a quelli gay manderebbe in rovina il sistema pensionistico – pronunciata nel corso della sua omelia del giorno prima nella cattedrale madrilena della Almudena.
    E chi ha osato denunciare il cardinale? Il notissimo e polemico Carlos Biendicho, 56 anni, ex seminarista, presidente della “Plataforma Gay” del Partito popolare (Pp, di centrodestra e a maggioranza cattolico) del premier José María Aznar.
    Rouco Varela stava tenendo il consueto sermone delle 12 nel giorno dedicato alla “Sagrada Familia”. In mattinata, il quotidiano anticonformista El Mundo aveva rivelato che il programma elettorale per le politiche del marzo prossimo dei socialisti di José Luis Rodríguez Zapatero, il secondo partito di Spagna, contemplava: legalizzazione dei matrimoni omosessuali, regolamentazione delle coppie di fatto, gratuità della “pillola del giorno dopo” per evitare gravidanze non desiderate delle adolescenti e aborto libero nelle prime otto settimane di gestazione.
    Forse anche per il fatto che, come sostiene la “Federación Estatal de Lesbianas, Gays y Transexuales” (Felgt), i “maricónes” e le “tortilleras” della Piel de Toro sono il 10 per cento della popolazione, cioè quattro milioni di persone, ossia un bacino elettorale che dovrebbe consigliare tutti i partiti di essere
    “omosessualmente corretti”, l’arcivescovo ha preavvertito tutti: “Pretendere di equiparare la famiglia, nata nell’indissolubile matrimonio tra l’uomo e la donna, con unioni di tutti i tipi, persino incapaci per natura di avere figli (non in Spagna però, dove è permessa la fecondazione artificiale eterologa anche per single, molto sfruttata dalle lesbiche non soltanto spagnole ma di tutta Europa, ndr) porta alla distruzione istituzionale sistematica della cellula primaria della società”, ha detto il cardinale. Poi è arrivata la frase che ha generato la polemica:
    “Questa situazione è gia visibile in Europa, in società avvantaggiate e minacciate da un più che probabile crac della previdenza sociale”.
    “Le affermazioni di Rouco Varela sono offensive e cercano di interferire nella politica di uno Stato aconfessionale. Ho già chiesto un incontro con Mariano Rajoy (candidato popolare alla presidenza del governo, ndr) perché ci sono un milione di elettori gay, il 10 per cento del suo elettorato, nel Pp”, ha stigmatizzato Biendicho.

    Popolari non commentano e non condannano
    E le reazioni del partito di Aznar, a 70 giorni dalle elezioni legislative (data probabile: il 7 marzo)?
    Segno dei tempi, e della politica liberal dell’esecutivo, un portavoce ufficiale di calle Genova, sede nazionale del Gabbiano, spiegava ieri al Foglio che i popolari non commenteranno, né condanneranno, la denuncia di Biendicho.
    Il leader della “Plataforma Gay” del Gabbiano, 500 militanti tra cui il deputato José Luis Ayllón, formalmente indipendente dal partito (ma nata nel ’99 in collaborazione con la sua organizzazione giovanile), è potentissimo. Mantiene un filo diretto, l’ha dichiarato lui stesso, con Aznar, è in ottimi rapporti con Rajoy, e si è permesso il lusso di rivelare (senza essere per questo né smentito né sanzionato) che nell’esecutivo del 2002 c’erano tre ministri omosessuali.
    Le parole del cardinale sono state duramente criticate dai comunisti e da Zapatero. “Rispetto molto i vescovi, ma bisogna costruire un paese moderno che rispetti i diritti civili; mantengo le promesse”, ha detto il leader della Rosa.
    La Felgt ha risposto per le rime. “I vescovi cominciano la campagna elettorale, discriminandoci. Se c’è chi manda in rovina le pensioni, questi sono loro, che nel 2004 ci costeranno 138,695 milioni di euro di sovvenzioni statali”.
    Ma l’errore di calcolo di Rouco Varela è stato quello di dimenticarsi che la previdenza sociale è uno dei fiori all’occhiello di Aznar. Nel ’96, con i socialisti, il sistema pensionistico aveva un buco di tre miliardi di euro; dopo otto anni di governo popolare, è in attivo e ha una riserva di 12 miliardi di euro.
    Cioè: crac pensionistici e nozze gay dunque non hanno molto in comune.

    Gian Antonio Orighi

    saluti

  5. #5
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    si parla un po' troppo di gay in questi ultimi tempi. Di moda? un diversivo per la politica vuota di contenuti e che annoia?

    resta il fatto che c'è gente che si agita sguaiatamente per rendere nota a tutti la propria condotta privata, segno sicuro di malcostume e di volgarità. Cosa faccia uno a letto, sono affari suoi, non deve andarlo a dire in giro.
    Poi che della gente si definisca a partire dal sesso ("gay"), beh, la dice lunga sulla sua qualità morale. Il sesso è sicuramente importante ma non è tutto nella vita...

    questa la mia modesta opinione. Contro-corrente, come sempre....

    saluti

  6. #6
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    Si parla molto di gay, in Italia, forse perchè le legislazioni sui diritti civili (unioni di fatto ecc.) in Europa stanno cambiando. Ridurre tutto ad una questione di sesso mi pare ingiusto. Essere gay non significa solo scopare con persone dello stesso sesso, ma anche amare persone dello stesso sesso, e probabilmente tradire, deludere, essere ingiusti, perdere la testa, trattare superficialmente, prendere in giro, sfruttare sessualmente e psicologicamente, aver cura, rinunciare a se stessi, odiare per amore, essere gelosi, dimenticarsi di tutto, sperperare denaro, essere taccagni, sfiorire o rifiorire per persone dello stesso sesso. Come avviene tra gli uomini e le donne.

  7. #7
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    In origine postato da Claude
    Ridurre tutto ad una questione di sesso mi pare ingiusto. Essere gay non significa solo scopare con persone dello stesso sesso, ma anche amare persone dello stesso sesso, e probabilmente tradire, deludere, essere ingiusti, perdere la testa, trattare superficialmente, prendere in giro, sfruttare sessualmente e psicologicamente, aver cura, rinunciare a se stessi, odiare per amore, essere gelosi, dimenticarsi di tutto, sperperare denaro, essere taccagni, sfiorire o rifiorire per persone dello stesso sesso. Come avviene tra gli uomini e le donne.
    appunto, si tratta di fatti che riguardano il costume e la sfera PRIVATA. Non solo il sesso, è vero, ma tutto ciò che ruota attorno ai rapporti affettivi tra persone, i quali non hanno certo bisogno dello Stato per realizzarsi.
    Tutto il can can che si fa sui gay oggi è solo una pagliacciata oscena, che si accetta per diversivo in un panorama politico dominato dal tedio e dal grigiore. La politica seria annoia, delude, stanca? ...e allora parliamo di gay... come un tempo si disputava sul sesso degli angeli e sull'albero genealogico di Gesù.

    saluti

  8. #8
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    In origine postato da Felix
    si parla un po' troppo di gay in questi ultimi tempi. Di moda? un diversivo per la politica vuota di contenuti e che annoia?

    resta il fatto che c'è gente che si agita sguaiatamente per rendere nota a tutti la propria condotta privata, segno sicuro di malcostume e di volgarità. Cosa faccia uno a letto, sono affari suoi, non deve andarlo a dire in giro.
    Poi che della gente si definisca a partire dal sesso ("gay"), beh, la dice lunga sulla sua qualità morale. Il sesso è sicuramente importante ma non è tutto nella vita...

    questa la mia modesta opinione. Contro-corrente, come sempre....

    saluti
    Condivido pienamente.

  9. #9
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    In origine postato da Felix
    si parla un po' troppo di gay in questi ultimi tempi. Di moda? un diversivo per la politica vuota di contenuti e che annoia?

    resta il fatto che c'è gente che si agita sguaiatamente per rendere nota a tutti la propria condotta privata, segno sicuro di malcostume e di volgarità. Cosa faccia uno a letto, sono affari suoi, non deve andarlo a dire in giro.
    Poi che della gente si definisca a partire dal sesso ("gay"), beh, la dice lunga sulla sua qualità morale. Il sesso è sicuramente importante ma non è tutto nella vita...

    questa la mia modesta opinione. Contro-corrente, come sempre....

    saluti
    -------------------------------
    Opinione legittima ma certamente non contro-corrente, la tua.
    Per secoli la gente si è definita in base al colore della pelle (molto morale); anche oggi la gente si "divide" per religioni (dividendosi tra loro un dio incolpevole).
    Anche tra uomo e donna c'è solo il sesso (o l'interesse) se non c'è amore.
    Stiamo parlando di circa il dieci per cento della popolazione.

    saluti

  10. #10
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    In origine postato da mustang
    -------------------------------
    Opinione legittima ma certamente non contro-corrente, la tua.
    basta vedere la corsa sguaiata dei media ad esaltare i gay, a parlarne tutti i giorni come se fossero il 30, non il 10%, ad invocare per loro favori e privilegi, a dire che "gay è bello" e fa "trendy".
    Essere fuori dal gregge, anticonformisti, oggi significa guardare con diffidenza alla gay-mania imperante, e suggerire pacatamente discrezione e rispetto a tutti, affinchè i comportamenti erotico-sessuali non debordino dalla sfera del privato,

 

 
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