da 13dicembre@iraqlibero.it

UN PASSO NELLA GIUSTA DIREZIONE

In un clima solidale, combattivo, in alcuni frangenti emozionante, quasi un migliaio di persone hanno partecipato alla manifestazione di solidarieta' con la Resistenza del popolo iracheno. Il successo non era scontato vista la campagna di boicottaggio in atto da mesi, animata per l'occasione dal piu' vasto e sgangherato fronte unito della storia italiana recente: da Fassino a Bondi, da Bertinotti a Gasparri, da gruppuscoli estremistici di sinistra fino a quelli di destra,.
Non erano bastate, allo scopo di far fallire la manifestazione, le minacce maccartiste da parte del potere, ne' le intimidazioni della grande stampa. Negli ultimi giorni, come se vi fosse stata una diabolica regia, circolavano si internet addirittura avvisi di botte a destra e a manca. Risultato: la campagna di paura ha fatto flop, mentre la manifestazione ha avuto un esito insperato.
Quanti saremmo stati senza questo inusitato fuoco di sbarramento? Sicuramente molti, molti di piu'.
Proponendo la manifestazione noi volevamo anzitutto dare un segnale, che in Italia c'e' chi, contro il proprio governo, dichiara apertamente la propria solidarieta' alla legittima resistenza di un popolo aggredito e umiliato, ad una nazione illegalmente occupata. Col passare delle settimane, a causa dell'orchestrata campagna di boicottaggio, la manifestazione si e' caricata di altri significati. Non si trattava piu' soltanto di difendere il diritto del popolo dell'Iraq a cacciare gli invasori, ma della difesa dello Stato di diritto in Italia, poiche' se gli sfascisti fossero riusciti nel loro obbiettivo di impedire la manifestazione del 13 dicembre, cio' avrebbe costituito un gravissimo precedente: si sarebbe di fatto illegalizzato l'antimperialismo e di conseguenza compiuto un passo pericoloso nella normalizzazione sciovinistica e autoritaria di questo paese.
Qui stava il pericoloso punto di saldatutra tra le destre e le sinistre di regime: entrambi hanno ritenuto conveniente spazzarci via. I reazionari per ovvie e costitutive ragioni, le sinistre perche' terrorizzate all'idea che potesse sorgere, fuori dalla loro potesta', un movimento nuovo, autonomo, in grado di camminare sulle proprie gambe, che pur senza fare concessioni al suo opportunismo cortigiano, non e' ne' estremistico ne' parolaio, ma in grado di essere inclusivo, aperto, plurale, razionale. Hanno sperato di fermarci inventandosi di sana pianta il teorema del *blocco rosso-nero*, scagliandoci contro l'anatema che avremmo spezzato il magico tabu' dell'antifascismo. Noi c'erano fascisti alla nostra manifestazione (come tutti hanno potuto vedere) ma tanta gente stufa di essere raggirata da politicanti che con l'alibi dell'antifascismo compiono le peggiori porcherie politiche. La verita' e' che l'antifascismo e' trita retorica se non e' anticapitalista e antimperialista. Fin troppe nefandezze sono state compiute in nome dell'antifascismo e della democrazia, tra cui l'aggressione contro l'Iraq.
Volevamo dare un segnale e il successo del 13 dicembre ne indica un altro. Che in questi anni, sottotraccia, piccoli rivoli andavano, controcorrente, confluendo nella stessa direzione. La Resistenza irachena e' stato solo il catalizzatore di tante soggettivita' che hanno deciso di rompere gli indugi, di unirsi, di fare fronte, di uscire dal minoritarismo. Queste persone hanno posto assieme un presidio, scavato un trincea, tracciato una direzione di marcia e affermato coralmente: ora non si torna indietro. La manifestazione del 13 dicembre e' dunque solo un primo passo nella giusta direzione. Non mancano ne le idee chiare, ne' il coraggio, ne' le intelligenze, ne' la determinazione che puo' venire solo da una comune e salda base etica e morale.