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  1. #1
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    Predefinito Cronaca del 13 dicembre. L' Evento.

    Nelle prossime ore metteremo in rete su questo forum un ampio resoconto dei commenti dei maggiori giornali italiani sull' iniziativa promossa a Roma dal Campo Antimperialista.
    La sfida al PRC è stata lanciata. Comincia a formarsi una nuova aggregazione antiimperialista.
    Rifondazione Comunista si appresta a concludere accordi in vista delle elezioni del 2006 e di governo con L' Ulivo (ammesso che riescano a vincerle), perciò vuole fare terra bruciata alla sua sinistra, quindi attacca. Si risponde.

  2. #2
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    Predefinito Un grande successo!

    Allora, a onta degli attacchi continui e ripetuti ieri almeno 800 persone hanno presenziato al Convegno .La scelta di non fare il previsto sit-in è stato dovuto solo al fatto che gli interventi si sono protratti sino alle 18 e 30.Non a caso sono oggi i giornali della sinistra di Bush "Liberazione" e "manifesto" e della destra di Bush "Libero" a parlare cialtronescamente di flop.L'avevamo previsto che avrebbero parlato in tali termini.Ma a testimonianza che l'evento è perfettamente riuscito, con la partecipazione di persone di diverse aree culturali,ma unite dall'opposizione all'imperialismo americano, è il Corriere della Sera che da' almeno le cifre esatte dei partecipanti.Il giudizio politico è che il superamento della dicotomia destra/sinistra è stato lanciato in pieno e che ormai le vecchie categorie politiche stanno tramontando.
    Partito filoamericano ed antiamericanisti:questa la nuova dicotomia.

  3. #3
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    Predefinito Ecco Liberazione che non a caso attacca "Comunitarismo

    Quando l'antiamericanismo si tinge
    di nero. Cronaca di una deriva

    Oltre trecento a Roma per l'iniziativa lanciata dal Campo Antimperialista
    Si inizia con il gemellaggio tra la bandiera irakena e quella dello Slai-Cobas di Pomigliano e si finisce con l'appello di Moreno Pasquinelli, portavoce del Campo Antimperialista, che esclama: «Vedrete se quando tracceremo il bilancio di quanto hanno scritto e detto contro questa nostra iniziativa, non emergerà chiaramente la regia sionista e americana dell'operazione». In mezzo ci sono quattro ore di interventi che mostrano l'intera gamma delle possibili derive che l'antiamericanismo e l' "antisionismo", possono conoscere a sinistra.
    Da questo punto di vista, quanto aveva annunciato l'appuntamento indetto per ieri pomeriggio a Roma, all'insegna dello slogan "Con il popolo irakeno che resiste", è stato in larga misura confermato. Trecentocinquanta-quattrocento persone, provenienti in gran parte da Umbria, Marche e Toscana, hanno riempito l'aula magna dell'Istituto Galilei, a due passi da piazza Vittorio e dalla Stazione Termini, fin dal primo pomeriggio. Non c'erano militanti conosciuti dei gruppi della destra radicale; niente simboli runici o croci celtiche. Questo anche se in bella mostra sui banchetti allestiti nella sala, comparivano tutti gli ultimi numeri della rivista "Comunitarismo", un bel mix di percorsi politici che arrivano direttamente dal neofascismo e proprio all'ingresso dell'edificio sventolava uno striscione del gruppo "Socialismo e liberazione", guidato da quel Maurizio Neri che vanta un passato tra il gruppo terroristisco nero di "Costruiamo l'Azione" e le fila del Fronte Nazionale. Mesi di polemiche in rete, le ripetute denunce di Indymedia, la posizione molto netta assunta da Rifondazione e da molte realtà antifasciste, gli articoli chiarificatori ospitati dal Manifesto e da Liberazione, hanno di fatto impedito che l'estrema destra "riconoscibile" prendesse parte in forze all'incontro romano. Questo senza contare che in contemporanea all'appuntamento del Galilei si sono svolte nella Capitale altre due iniziative animate rispettivamente dal cartello Base Autonoma/Rinascita nazionale e da Forza Nuova. Un po' troppo per non disorientare le truppe brune della città.

    Ma chi si fermasse a questa constatazione, farebbe probabilmente un torto agli organizzatori della giornata che, annunciata come un forum più un corteo, si è poi ridotta ad una sorta di lunga assemblea. Non è questo il luogo e il momento per analizzare su quali temi si può parlare di superamento della dicotomia destra-sinistra, ha spiegato Costanzo Preve, lo studioso torinese che appare come l'intellettuale di riferimento del composito aggregato che si è riunito dietro l'appello per l'iniziativa, e che è stato tra i primi ad intervenire. Per questo, ha precisato Preve, ci sarà tempo e luogo. Come a dire che la sfida lanciata, e ribadita da Preve con lunghe pagine d'inchiostro pubblicate da "Comunitarismo" ma già prima da "Indipendenza", altra testata di confine tra il vecchio neofascismo e le nuove tendenze nazional-comunitariste, andrà inesorabilmente avanti. Lo stesso Moreno Pasquinelli, chiudendo la manifestazione, ne ha ribadito «la piena riuscita» proprio nella capacità di «mettere insieme gente tanto diversa». Dopo aver denunciato il complotto ordito contro il "Campo Antimperialista" dallo stesso governo Usa e spiegato come «siamo vittime della più grande organizzazione sionista internazionale, l'Anti Defamation League», e aver definito la sinistra e il centrosinistra come «i veri agenti dell'imperialismo americano», «stanno corrompendo anche i no-global», il leader degli antimperialisti umbri ha ribadito che da «questa trincea che abbiamo costruito insieme a gente tanto diversa», potremo continuare la battaglia e «scendere in piazza apertamente con l'Irak».

    Anche lo storico fiorentino Franco Cardini, che oltre venti anni fa da dirigente eretico del Msi - è stato tra gli iniziatori del progetto della "Nuova destra" culturale poi sostenuto da Marco Tarchi - sognava proprio un incontro del genere con l'estrema sinistra, ha ribadito con un messaggio inviato ai partecipanti la necessità di mettere insieme idee diverse per realizzare il «sostegno politico più ampio possibile alla resistenza irachena».

    Se il collante della manifestazione era perciò l'unità dei partecipanti, e dei firmatari del discusso appello che l'aveva lanciata, a fianco della «resistenza irakena» - il primo oratore è stato proprio Awni Al Kalemji, dell' "Alleanza nazionale irachena" - altri temi hanno poi preso il sopravvento. Dalle parole di Claudio Moffa che ha spiegato come la politica statunitense sia, secondo lui, controllata dalle "lobby" sioniste e israeliane e come dietro la guerra all'Irak, ma anche dietro al terrorismo ceceno e a buona parte del terrorismo nel mondo, vi siano gli interessi di Tel Aviv. A quelle di Aldo Bernardini, per il quale «predicare oggi il dogma della non violenza significa predicare la resa». Tesi non dissimili da quelle di Luigi Cortesi, direttore di "Giano", che ha spiegato come in Irak «il corpo e la dinamite siano le sole armi di cui dispone la popolazione».

    Dal canto suo il filosofo Domenico Losurdo si è interrogato su come gli Usa possano oggi parlare di terrorismo, visto che «i più gravi atti di terrorismo del secolo sono le atomiche su Hiroshima e Nagasaki» e Guantanamo rappresenti «la versione postmoderna del campo di concentramento». Da questo punto di vista, ha concluso Losurdo, non si possono mettere sullo stesso piano la guerra preventiva e il terrorismo.

    Gli altri interventi sono venuti dall'editore Roberto Massari, dall'avvocato milanese Giuseppe Pelazza, da Mara Malavenda dello Slai-Cobas e da Padre Benjamin che ha inviato ai presenti un messaggio di solidarietà
    Guido Caldiron




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  4. #4
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    Predefinito Je hais le bon sens

    In effetti, da una rassegna stampa dei giornali che hanno dedicato spazio all' Evento, si nota come gli articoli più lividi siano quelli di Liberazione e del Manifesto, di cui riporterò alcuni stralci nel prossimo aggiornamento.
    Devo dire, invece, che il pezzo più equilibrato mi sembra quello del "Corriere della Sera", a firma di Aldo Cazzullo, che dedica largo spazio al Forum del 13 dicembre, quasi l' intera p. 12 con grande fotografia, sotto il titolo "Politica e Movimenti- Il Fronte pro-iracheni". E coglie nel segno anche l' altro titolo "I resistenti di Saddam sfidano Bertinotti". Qui riporto alcuni stralci del lungo articolo, venato peraltro di ironia non cattiva:

    "E' difficile impiegare le categorie storiche del fascismo e anche del comunismo, usare definizioni che hanno una loro tecnicalità", per definire l' Evento.
    Esso ha comunque dato "un tono cupo a interrogativi anche ragionevoli, ad angosce anche condivise. La guerra, la globalizzazione, la crisi della democrazia, il ruolo della violenza della storia, temi epocali vengono affrontati da oratori di varie provenienze e risolti allo stesso modo: il complotto sionista-americano".
    Il giornalista del "Corriere" coglie il carattere della sfida lanciata a Roma quando riporta il passaggio (ovviamente saltato da "Liberazione" ed il "Manifesto") in cui una profonda critica è stata espressa nei confronti del "neocomunismo nonviolento" creato nei giorni scorsi da Bertinotti con una sua lettera proprio al "Corriere della Sera" .
    "Non si combattono i marines con i girotondi", è stata la risposta di quelli del 13 dicembre. Il bersaglio non è solo Berlusconi ("un pagliaccio che passerà presto"- ha affermato Pasquinelli), ma anche i "pacifisti sterili e menzogneri", i no-global "disposti a seguire i capetti che li svendono per un posto in Parlamento".
    Insomma, gli 800 di Roma, secondo il "Corriere", "esprimono sentimenti che sarebbe sbagliato enfatizzare, ma anche ignorare, rappresentano un' area variegata eppure militante, disunita ma attiva, che si tiene oggi a battesimo".
    E l' articolo così si conclude: "Tzara padre del dadaismo non è citato, ma viene in mente lo stesso: Je hais le bon sens , odio il buon senso".
    Ebbene: se il "buon senso" è quello dei D'Alema, Berlusconi, Bertinotti e Agnoletti vari, quelli che hanno condotto alle nuove guerre della fine del XX secolo e dell' inizio del XXI, oppure non vi si sono opposti come avrebbero dovuto, allora facciamo nostro il motto dadaista!

  5. #5
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    Predefinito Il Manifesto schiuma di rabbia

    Il "Manifesto" dedica all' Evento un articolo molto simile a quello di "Liberazione". Il testo è opera di quel Mastrandrea che, con i suoi scritti sui connubi rosso-bruni, si sta mostrando degno discepolo di Saverio Ferrari.
    Anche nell' articolo del "Manifesto" c'è l' attacco a "Socialismo e Liberazione" reo di aver portato uno striscione:
    "Quest' ultimo, ben visibile all' ingresso, opera dei comunisti nazionalitari, gente con trascorsi di estrema destra convertitasi al cosiddetto comunitarismo, un mix di marxismo e identitarismo. E' anche o forse soprattutto a causa loro che si è parlato di manifestazione rosso-bruna".
    Alla fine, però, il Mastrandrea di rimmarica che i partecipanti al Forum non siano usciti in corteo, perchè così avrebbero subìto le "dure contestazioni da diversi settori della sinistra antagonista, che avrebbe potuto tranquillamente sfilare insieme a loro se non fossero state scoperte le adesioni di alcuni personaggi di estrazione neofascista". Insomma, "Il Manifesto" ci sperava proprio nell' incidente, nella provocazione, nelle coltellate e nei feriti, ma gli è andata male, anzi deve ammettere a denti stretti che "il boicottaggio messo in atto dall' intero movimento pacifista non ha comunque impedito che la platea fosse composta in netta prevalenza da militanti dell' estrema sinistra".
    Quanto a Costanzo Preve, anche lui ormai è nel centro del mirino, perchè è "l' ideologo del progetto politico antiamericanista e gradito ospite delle riviste comunitariste".

  6. #6
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    Predefinito Libero con Liberazione

    Anche l' articolo di "Libero" di Feltri- dal titolo che è già tutto un programma "Saddamiti d' Italia: Kamikaze eroi"- segue più o meno la falsariga di quelli di "Liberazione" e del "Manifesto", confermando l' esistenza di un filone rosso-bruno autentico ma di regime.
    "Libero" si scandalizza e si indigna- come "Liberazione"- dinanzi all' affermazione di Preve secondo cui coloro che si oppongono agli americani in Iraq, con le armi o senza armi, "sono dei valorosi partigiani che il cardinal Ruini ha vigliaccamente chiamato terroristi: quando il valore profetico diventa l' alibi per un allineamento militare ad una guerra ingiusta, abbiamo il diritto di dire no. Perciò noi appoggiamo ogni forma di resistenza, pacifica o armata, agli Usa e a chi li sostiene".
    Anche "Libero" schiuma di rabbia per la mancanza di incidenti, a scorno dell' imponente dispiegamento di celerini e carabinieri nel centro di Roma, rimasti inutilmente a girarsi i pollici.

  7. #7
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    Predefinito Re: Ecco Liberazione che non a caso attacca "Comunitarismo

    In origine postato da pietro
    Quando l'antiamericanismo si tinge
    di nero. Cronaca di una deriva

    Non c'erano militanti conosciuti dei gruppi della destra radicale; niente simboli runici o croci celtiche. Questo anche se in bella mostra sui banchetti allestiti nella sala, comparivano tutti gli ultimi numeri della rivista "Comunitarismo", un bel mix di percorsi politici che arrivano direttamente dal neofascismo e proprio all'ingresso dell'edificio sventolava uno striscione del gruppo "Socialismo e liberazione", guidato da quel Maurizio Neri che vanta un passato tra il gruppo terroristisco nero di "Costruiamo l'Azione" e le fila del Fronte Nazionale. Mesi di polemiche in rete, le ripetute denunce di Indymedia, la posizione molto netta assunta da Rifondazione e da molte realtà antifasciste, gli articoli chiarificatori ospitati dal Manifesto e da Liberazione, hanno di fatto impedito che l'estrema destra "riconoscibile" prendesse parte in forze all'incontro romano.

    Non è questo il luogo e il momento per analizzare su quali temi si può parlare di superamento della dicotomia destra-sinistra, ha spiegato Costanzo Preve, lo studioso torinese che appare come l'intellettuale di riferimento del composito aggregato che si è riunito dietro l'appello per l'iniziativa, e che è stato tra i primi ad intervenire. Per questo, ha precisato Preve, ci sarà tempo e luogo. Come a dire che la sfida lanciata, e ribadita da Preve con lunghe pagine d'inchiostro pubblicate da "Comunitarismo" ma già prima da "Indipendenza", altra testata di confine tra il vecchio neofascismo e le nuove tendenze nazional-comunitariste, andrà inesorabilmente avanti.
    --------------------------------------------------------------------------------
    Mi appaiono questi che ho messo in evidenza i due passi salienti del velenoso articolo di "Liberazione".

    In primo luogo, viene ribadita l' ossessione contro "Comunitarismo" e Maurizio Neri, ormai diventato una specie di capro espiatorio, un "mostro" da sbattere in prima pagina in tutte le occasioni per dimostrare l' esistenza di un "fascismo invisibile e irriconoscibile", l' "Urfascismus eterno" già evocato da Umberto Eco, di cui la rivista e il personaggio sarebbero espressione, nonostante la "vigilanza" e gli "smascheramenti" di Saverio Ferrari, del suo discepolo Mastrandrea e del Migliore. Ma questa storia grottesca, se all' inizio poteva perfino incuriosire, ormai ha irritato e stufato tutti, per cui gli "osservatori democratici" stanno ottenendo risultati opposti a quelli sperati, come dimostra il successo del Forum del 13 dicembre. A proposito: detto Forum non si riproponeva di portare in piazza un milione e mezzo di persone, a quelle pantomime lì ci pensano la Trimurti e Bertinotti, anche se poi magari a manifestare sono 300.000, tanto si sa che le passeggiate romane dei pensionati sono la sceneggiata che serve a preparare il terreno per gli accordi con Berlusconi. Il Forum voleva, invece, lanciare pubblicamente idee alternative al "politically correct". L 'obiettivo è stato pienamente raggiunto.
    E qui veniamo al secondo punto: dall' articolo emerge infatti una certa apprensione per il fatto che gli 800 del 13 dicembre vogliono proseguire nella loro ricerca avendo con sè intellettuali di spessore, come appunto Costanzo Preve, Cortesi, Losurdo, Catone e tanti altri ancora. Al PRC questo dà molto fastidio, lo abbiamo capito, e troviamo sempre nuove conferme di ciò. Questo vuol dire che siamo sulla strada giusta, quindi andremo avanti.

  8. #8
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    Predefinito Concordo

    Concordo con l' Esercito dell' Ebro.

  9. #9
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    Predefinito schiumano di rabbia...

    Il punto è questo: schiumano di rabbia perche' il 13 dicembre ha colto nel segno politicamente.I comunisti nazionalitari ed il Campo rappresentano oggi, e possiamo ben dirlo, la punta avanzata di uno schieramento trasversale che ha le idee molto chiare sul futuro politico.Che le vecchie carcasse di tutte le risme ideologiche del Novecento schiumino pure....non si puo' fermare il futuro!

  10. #10
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    Predefinito una testimonianza

    Credo che possa interessare a tutti sapere come è andata la più famosa
    manifestazione degli ultimi anni, quella del 13 dicembre a sostegno del
    popolo iracheno che resiste. Anche perché ha ricevuto un'enorme attenzione
    mediatica prima, e poca dopo: il 14, ho trovato solo attacchi violenti su
    Libero e Corriere della Sera, attacchi minori su Liberazione e Il Manifesto
    e una serie di insinuazioni complottiste di matrice ciellina-cristianista
    che gira in rete e che penso provenga da "Tempi".

    Siccome qualcuno scrive in giro che c'erano 50 persone e che non c'erano i
    pullman, e qualcun altro che c'è stato un sit-in davanti all'ambasciata
    USA, qualche precisazione ci vuole.

    La manifestazione/convegno si è svolta dentro l'aula magna di un istituto
    tecnico, vicino a Piazza Vittorio. Era previsto anche un sit-in alle 17 in
    piazza Barberini, ma siccome l'incontro è iniziato verso le 14.30 e i
    pullman dovevano rientrare verso le 19, si è scelto di non fare il sit-in,
    con un po' di disappunto da parte dei giovani.

    Prima di tutto i numeri, le riflessioni seguono dopo - la sala ha circa 400
    posti a sedere. Erano quasi tutti occupati, in più c'era parecchia gente in
    piedi, altri entravano e uscivano (l'acustica purtroppo ti permetteva di
    sentire anche un sussurro...). Insomma, sicuramente più di 500 e meno di
    1000 persone.

    Fasce di età varie, un buon numero di giovani e una vivace partecipazione
    dello Slai-Cobas di Pomigliano d'Arco.

    Come era ovvio, si trattava di persone, quasi tutte "di sinistra". Può
    darsi che ci fosse qualcuno di area di "destra" tra il pubblico; comunque
    gli inquisitori, i linciatori, gli scomunicatori e i commissari telematici
    che si sono tanto accaniti contro la loro ipotetica presenza mi dovrebbero
    spiegare che problema avrebbero dovuto creare con i loro poteri malefici.

    Persino Liberazione ammette che il pubblico era "di sinistra", nonostante
    la campagna per (a) impedire alla gente di sinistra di andarci e (b)
    caratterizzare la manifestazione come "fascista", cosa che avrebbe dovuto
    allontanare sinistri e attirare destri.

    Più numerosi gli osservatori silenziosi, giornalisti, poliziotti,
    misteriosi "inviati" vari, tanto che alcuni di noi hanno poi ricevuto
    minacce telefoniche anonime per aver partecipato alla manifestazione.

    Tanta polizia fuori, nessun incidente di alcun genere, né dentro la sala né
    fuori.

    Purtroppo i tre relatori non marxisti - Benjamin, Piccardo e Cardini -
    erano assenti. So con certezza che si trattava di assenza ampiamente
    giustificate. L'ADN Kronos aveva persino diffuso un comunicato in cui
    annunciava falsamente il ritiro di Cardini dalla manifestazione, un segno
    della quantità e dell'ampiezza delle pressioni subite.

    Insomma, nessuna diserzione - e lo si capiva chiaramente dai messaggi che
    hanno scritto -, ma le relazioni sono rimaste un po' sbilanciate "a
    sinistra" e si è perso quindi il senso originale della trasversalità della
    manifestazione.

    Le persone che hanno partecipato erano state selezionate da una campagna di
    attacchi a 360 gradi che credo sia senza precedenti, almeno negli ultimi
    anni di storia italiana. La sera prima, ad esempio, Indymedia pullulava di
    decine di post falsi di sedicenti gruppi fascisti che dichiaravano di
    "aderire" alla manifestazione. Cosa difficile da contrastare: si poteva
    controllare ad uno ad uno l'autenticità dei messaggi, ma non in tempo per
    la manifestazione.

    Infine, c'è stata - letteralmente - la scomunica ufficiale da parte di
    Rifondazione Comunista. Un mio amico mi ha riferito i commenti di due
    deputati di Rifondazione, amici suoi - il primo, "detto tra di noi, questa
    campagna mi ha fatto schifo", l'altro, "eh, sai, è la politica"...

    Chi veniva alla manifestazione sapeva di rischiare sul serio. Bondi,
    Taormina e Malan avevano chiesto pubblicamente la messa fuorilegge e
    l'arresto degli organizzatori; fino al giorno prima, c'erano state numerose
    telefonate minatorie agli organizzatori (telefonate che venivano da
    "destra") e tante telefonate di pressione ai partecipanti. Gli iscritti a
    Rifondazione rischiano l'espulsione dal partito. Non vi sto ad annoiare con
    la grande quantità di guai che sono successi a tanti che hanno deciso di
    partecipare.

    Questo ha certamente pesato sui numeri. Allo stesso tempo, non c'era quella
    gran massa di persone incerte che in genere partecipano a simili
    iniziative. Chi aveva resistito a tutte quelle pressioni era evidentemente
    molto sicuro della sua scelta. Un clima quindi di "intensa
    partecipazione", per usare una frase banale, ma in questo caso indovinata.

    Infine, una mia sensazione, certamente soggettiva - in maniera conscia o
    no, il 13 dicembre rappresenta un momento di svolta: questa piccolissima
    manifestazione priva di mezzi ha generato un'ondata di isteria che ha
    portato alla luce tutta la follia criminale insita nella nostra società.
    Esattamente come nel film Dogville.

    Personalmente, anche se ho pagato un prezzo piuttosto alto per aver
    aderito, sono contento perché mi ha fatto capire una gran quantità di cose.

    Alcune orribili, alcune comunque belle - come il piccolo numero di persone
    che pur dichiarandosi critiche nei confronti della manifestazione, hanno
    anche avuto il coraggio di condannare la campagna feroce di demonizzazione
    che la manifestazione ha subito.



    Miguel Martinez
    http://www.kelebekler.com/

 

 
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