dal quotidiano di Confindustria........
" Il Sole 24 ore del 28/11/2003
--------------------------------------------------------------------------------
«L'euro fa più danni del Patto»
Milton Friedman: valuta troppo alta, scardina l'economia
Mario Platero
--------------------------------------------------------------------------------
New York - Gli euroscettici americani sorridono. Guardano con aria di sufficenza alla crisi europea, all'archiviazione del Patto di Stabilita cosi' come lo abbiamo conosciuto finora, alle polemiche fra Commissione e ministri e a quelle fra ministri e banchieri centrali. Anche perché molti di loro non avevano lesinato critiche, avvertimenti e profezie di disastri. Martin Feldstein , il responsabile del National Bureau of Economic Research, l'istituto che sancisce l'inizio e la fine delle riprese e recessioni in America, considerato fra i possibili successori di Alan Greenspan alla guida della Federal Reserve, continua a essere convinto che una "guerra" tutta europea resta possibile: "Troppi vincoli, troppi patti irrinunciabili - ha detto recentemente - quando le economie europee cominceranno a soffrire, non ci saranno altre vie d'uscita, o la rinuncia volontaria a certi programmi o la spaccatura del fronte".
Sbaglia chi pensa che questa sia la reazione di una certa parte dell'America, fra cui ci sono economisti del calibro di Milton Friedman, "impaurita" dall'Europa. Piuttosto sono preoccupati da un'Europa rigida per tradizione che ha inevitabilmente partorito modelli istituzionali altrettanto rigidi. Molti di loro infatti non chiederebbero di meglio se non di vedere un'Europa prospera, in grado di macinare tassi di crescita all'americana e continuano a battere sullo stesso tasto: troppe rigidità di ogni genere, troppe autorità centrali più burocratiche che democratiche. Proprio Friedman dà un consiglio che molti europei definirebbero semplicistico: "Le vie di mezzo - dice - non servono a nulla: se proprio si vuole l'Europa, che si vada fino in fondo, che si faccia l'unione politica, altrimenti è meglio che ogni singola nazione si gestisca da se'". In questa intervista l'economista premio Nobel e padre del monetarismo ci spiega come vede la crisi di questi giorni.
Professor Friedman, e' sorpreso? Preoccupato?
Francamente no. Non mi sembra che ci sia nulla di nuovo. Siamo alle solite: Eurolandia sta cercando di digerire l'euro. Quel che capita conferma che si tratta di un boccone indigesto.
Cosa la colpisce della situazione attuale?
Non tanto le polemiche sul Patto di stabilità, quanto che Paesi come Francia e Germania abbiano accettato di entrare nell'euro a tassi di cambio che sopravvalutavano di molto le loro valute. È chiaro, oggi è facile dirlo guardando indietro e non ho dubbi che le decisioni furono prese in assoluta buona fede. Detto questo, ora è l'euro a trovarsi una situazione di sopravvalutazione, ed economie come quella tedesca o italiana che poggiano molto sull'esportazione ne soffriranno, con in più la frustrazione di poter fare ben poco in proposito. In un contesto di difficoltà, la risposta tradizionale la conosciamo, c'è la svalutazione competitiva, che oggi non è più possibile per i singoli Paesi. Il nocciolo della questione oggi non è il Patto di stabilità, ma l'euro: presto finirà per collassare, o quanto meno per svalutarsi di molto perché secondo me, ai livelli attuali, scardina le economie invece di aiutarle.
E il Patto di stabilità?
Il Patto di stabilità non poteva che finire così: [u] nessun Paese autonomo, e, ricordiamolo, l'Europa è formata da nazioni indipendenti, non può sopportare per troppo tempo una dittatura centrale tecnicamente "estranea" in materia di politica fiscale. Per me, un approccio di questo genere è addirittura contrario allo spirito del libero commercio. Diverso sarebbe se ci fosse una unione politica, allora sì, come negli Stati Uniti, sarebbe appropriato avere una politica fiscale centralizzata a livello federale. Ma così come stanno le cose oggi, in una associazione di Stati diversi, un Patto di stabilità così rigido come quello concepito in Europa non poteva che essere rinnegato. Era solo questione di tempo. E credo, a suo tempo, di averlo anche detto. Azzarda un pronostico di disfacimento dell'euro?
Credo che i progetti europei andranno avanti indipendentemente da quello che dico io, l'Europa dovrà decidere per se stessa. Qualcuno dice che vi sono molte responsabilità della Banca centrale europea, avrebbe dovuto avere un ruolo più attivo per sostenere la crescita.
Non credo proprio. L'obiettivo della Bce doveva essere quello di mantenere la stabilità dei prezzi e direi che i banchieri centrali hanno fatto un ottimo lavoro, avevano un obiettivo assegnato e l'hanno perseguito con tenacia e tranquillità, chi vuole chela Banca centrale stimoli l'economia, sa benissimo che farlo non e' nei suoi poteri.
Eppure la Federal Reserve ha fatto proprio quello...
La Fed ha abbandonato da tempo gli obiettivi di fine tuning dell'economia, l'inflazione o la deflazione tornano ad essere i parametri di riferimento.
Mi perdoni, ma la Fed a partire dal gennaio del 2001 ha avviato una delle più aggressive politiche di espansione monetaria proprio per stimolare l'economia.
Non dico che una Banca centrale non debba intervenire per contribuire al superamento di un momento difficile, ma deve trattarsi di un intervento a breve. Quando Greenspan ha ridotto i tassi ha fatto bene, era chiaro che la velocità di circolazione della moneta stava diminuendo bruscamente. Non dimentichiamo che il tasso di interesse è uno strumento, non un obiettivo, la missione di una Banca centrale resta quella di controllare attraverso la circolazione della massa monetaria la stabilità dei prezzi. Aggiunga poi che c'è una differenza di fondo tra l'economia europea e quella americana: la prima è più rigida, la seconda è più flessibile e può assorbire meglio una manovra di stimolo a breve da parte della Banca centrale. Lo ripeto, le misure devono essere temporanee, altrimenti si alimenta una crescita non sana che alla fine imporrà un prezzo.
Come vede l'economia americana?
Direi che tutto nel panorama economico americano appare in ordine, siamo alla svolta verso un nuovo ciclo di crescita positivo che darà nuovi posti di lavoro.
Un ordine precario, visto che c'è la minaccia dei disavanzi gemelli.
Chi agita lo spettro del disavanzo pubblico dimentica che accumulare un disavanzo è l'unico modo per costringere un governo a controllare le spese.
Si dovranno anche aumentare le tasse...
Non si dovranno aumentare le tasse. Si dovranno tagliare le spese.
Il nuovo programma per il Medicare non sembra muoversi in quella direzione.
Il programma è buono nel momento in cui prevede la creazione di conti per il risparmio sanitario per assicurare il costo delle medicine. Non è buono per la parte che prevede esborsi non coperti.
E allora, come mai l'America si è già ripresa mentre l'Europa è ancora in difficoltà? Cosa si deve fare?
Credo di non aggiungere nulla di nuovo: occorre migliorare le politiche interne, ridurre le tasse, introdurre flessibilità sui salari e sulla mobilità del lavoro, occorre che le aziende stesse accettino un`atmosfera di maggiore concorrenza. Occorre insomma trasferire al mercato il traino portante per la crescita . E questo l'Europa continentale non lo vuole fare.
Si dice che c'è una cultura di fondo diversa, che il modello americano non può funzionare in Europa.
Visto che non funziona il resto, tanto vale provarlo. Mi lasci dire che non credo a queste differenze. Non è questione di modelli. È questione di adattamento ai tempi che cambiano. In altri tempi l'Europa ha fatto delle cose grandissime, ha dietro di sé una grande storia, ha brillato per produttività e innovazione, abbiamo visto quale potenza economica fosse in grado di sprigionare la Germania prima dell'euro. Adesso c'è l'euro, ma non cambia il resto. Troppe forze, troppi interessi si oppongono al cambiamento, nel loro interesse, non in quello dell'Europa o degli europei. Sarebbe davvero un peccato se l'Europa fosse condannata a oltranza alla tirannia dello status quo . "
Saluti liberali




Rispondi Citando
