Pagina 2 di 4 PrimaPrima 123 ... UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 34
  1. #11
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In primo luogo sei tu non aver capito un cacchio caro brunik. Io ho solo fatto una considerazione di carattere logico, molto elementare. Ma esageratamente complicata per te, evidentemente. In secondo luogo quello che gli USA stanno facendo è stato da me postato mesi e mesi fa (ricercalo) e si riduce in tre parole: i propri interessi.
    Riguardo all'Europa.....il prof. Feldstein [mica un brunik qualsiasi] ha espresso sufficientemente bene......la questione. Del resto il compianto [antiberlusconiano viscerale] prof. Modigliani non diceva cose poi così diverse, nella sostanza.
    Se l'Europa è piazzata come è piazzata....ha solo da fare il mea culpa. Il resto.............sono scemenze da chi non si accorge neppure che dire che a è maggiore di b e dire che b è minore di a è perfettamente equivalente, e che la relazione dollaro-euro va risolta nel paragone con tutte le altre valute importanti [cambiando sistema di riferimento, un concetto elementare].

    Proposizione conclusiva:
    Dunque io non ho detto nulla di diveso dal signor Brunik quando ha tirato in ballo la moneta nipponica. Ma il signor Brunik non lo sa. Chissà se capisce i grafici che posta lui stesso. Mah..........

    Saluti liberali

  2. #12
    colleziono trofei
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Bergamo, Italy
    Messaggi
    144,982
     Likes dati
    3,827
     Like avuti
    14,803
    Mentioned
    3948 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    Sono contento che abbiamo stabilito che quella dell'euro forte è una favola, sparsa a piene mani dagli euroscettici, magari gli stessi che due anni fa si lamentavano dell'euro troppo debole.

    In realtà il problema è quello del dollaro debole, per cui dobbiamo ora chiederci a per quale motivo il dollaro si sta deprezzando così velocemente, quali saranno le conseguenze per noi e per loro, e cosa dobbiamo fare per risollevarci

    E i motivi del deprezzamento sono essenzialmente due:

    1. tassi di interesse più bassi negli USA dovuti al lavoro di Greenspan
    2. enorme deficit di bilancio USA dovuto alla politica di Bush e aggravato dalla guerra all'Iraq

    Conseguenze per gli USA

    nell'immediato:

    1.una forte ripresa economica, favorita anche dal calo del prezzo del petrolio
    2. aumento dell'inflazione

    nel futuro:
    3. l'aumento dell'inflazione comporta un aumento di tassi di interesse USA
    4. l'aumento dei tassi di interesse comporta un ulteriore aggravamento del deficit USA e una riduzione degli utili aziendali per effetto dei maggiori oneri finanziari.
    5. se per qualche crisi mediorentale il prezzo del greggio torna a salire, l'America si trova alla canna del gas.

    Si stanno ricreando negli USA le condizioni che avemmo in Italia alla fine degli anni '80: una crescita drogata dal deficit pubblico e dalla moneta debole, con una inflazione più alta che nel resto del mondo, e la successiva gravissima crisi del 93, con annessa tangentopoli e crisi del sistema politico, di cui stiamo ancora pagando le conseguenze.

  3. #13
    Liberale
    Data Registrazione
    20 Apr 2002
    Messaggi
    1,743
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da brunik
    Esattissimo. I nostri amici sono in ripresa perchè svalutando il dollaro stanno mandando a puttane noi.
    Condivido in pieno.
    Chi governa gli USA sa curare bene i propri interessi , chi governa l'economia europea ( BCE e Commissione di Prodi ) se l'è fatto mettere nel culo da quel texano che il Tg3 ridicolizzava tanto.
    O vogliamo affondare nella merda o è ora di prendere provvedimenti.

  4. #14
    colleziono trofei
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Bergamo, Italy
    Messaggi
    144,982
     Likes dati
    3,827
     Like avuti
    14,803
    Mentioned
    3948 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Ronald
    Condivido in pieno.
    Chi governa gli USA sa curare bene i propri interessi , chi governa l'economia europea ( BCE e Commissione di Prodi ) se l'è fatto mettere nel culo da quel texano che il Tg3 ridicolizzava tanto.
    O vogliamo affondare nella merda o è ora di prendere provvedimenti.
    L'unico provvedimento da prendere è quello di abbassare il tasso di sconto. Non possiamo permetterci, noi come Europa, e soprattutto noi come Italia, di correre dietro agli USA e alla loro politica di finanza allegra pre-elettorale.

    I benefici di breve periodo si trasformeranno nella bara dell'economia USA, e noi dobbiamo essere pronti per cogliere la palla al balzo, e con i bilanci pubblici risanati, i tassi di interesse più bassi dei loro, ed un costo inferiore delle materie prime grazie all'euro forte iniziare noi una politica di sviluppo e tornare ad essere la locomotiva del mondo.

  5. #15
    Registered User
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    2,848
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Svalutare l'euro oggi è praticamente impossibile perchè sta avvenendo quello che gli analisti prevedevano da anni: con la creazione di una moneta europea molte nazioni e grandi gruppi multinazionali stanno variando la composizione dei loro portafogli vendendo dollari (il dollaro è stato molto sopravvalutato per almeno due anni nei confronti dell'euro) per diversificare i loro investimenti.
    Prendiamo per esempio l'India, o la Russia, o l'Australia, o la Del Monte... Stati e nazioni che nel corso dell'ultimo anno hanno scambiato dollari per Euro per quasi un terzo del loro patrimonio.

    Lo dice il Financial Times... mica io!

    E la BCE, così come la FED, non sono in grado, tagliando i tassi o liberando quantità di denaro di influire più di tanto sui tassi, per il semplice fatto che per bilanciare certi investimenti si dovrebbe necessariamente drogare il mercato con effetti non prevedibili e molto rischiosi...
    Il problema principale dell'Europa di oggi è che è forse l'unico vero mercato aperto del mondo in cui è possibile la concorrenza e la competizione, mentre le aziende USA hanno il vantaggio di agire su un mercato interno nel quale una serie di dazi e di limitazioni imposte da quest'ultima amministrazione e non controbilanciate da una seria azione europea (di fatto impossibile finchè non ci sarà un ministro europeo del commercio con poteri effettivi) che danneggia enormemente le nostre esportazioni già rese meno competitive dal cambio.

    Viene da sorridere se si pensa che Berlusconi e Bush un annetto fa e col dollaro a poco meno di 1,10 euro, si erano incontrati ed il nostro aveva detto ai cronisti "il mio amico George mi ha promesso che si impegnerà a far sì che il dollare torni alla parità con l'euro..."

    Parole, parole, parole...

  6. #16
    Padania libera dai padioti
    Data Registrazione
    14 Jun 2002
    Messaggi
    2,329
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La debolezza del dollaro è da ascriversi anche a una certa sfiducia sull'entità della loro ripresa economica forse un pò drogata dal deficit.

    Insomma magari diminuiranno il deficit con l'estero ma aumenteranno quello interno.

    Ci sono le condizioni per vederne delle belle nei prossimi anni.

    Non è che io li veda tanto bene gli americani.
    Certo loro hanno l'impero e in un modo o nell'altro grazie alla loro maggiore influenza nel mondo ce lo metteranno in quel posto.

    In ogni caso non bisogna dimenticare che la stabilità del dollaro per gli americani è di vitale importanza.


  7. #17
    Padania libera dai padioti
    Data Registrazione
    14 Jun 2002
    Messaggi
    2,329
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Per Brunik:

    Per diventare la locomotiva del mondo bisogna avere un mercato interno che spinga l' economia anche quando gli altri annaspano.

    Oggi tutto si basa sull'export.Se cala la domanda di beni dall'estero ce l'abbiamo in quel posto.

  8. #18
    Registered User
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    2,848
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    L'ennesimo record di oggi dell'euro è dovuto al fatto che anche la Banca del Giappone, e di seguito le principali banche nipponiche stanno comprando euri e vendendo dollari...

  9. #19
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    dal sito di IDEAZIONE

    " “La ripresa Usa dipenderà da Europa e Giappone”
    intervista a Michele Bagella di Angela Regina Punzi

    “Nonostante gli ultimi indicatori macroeconomici Usa siano senza dubbio positivi, ancora è presto per brindare alla fine della stagnazione”. A frenare l’entusiasmo sulla ripresa dell’economia Usa è Michele Bagella, professore di economia monetaria all’Università Tor Vergata di Roma. “Forse, prima di vendere la pelle dell’orso – continua Bagella - sarebbe più prudente lasciare ai mercati l’ultima parola, visto che questo animale lo conoscono bene. Inoltre, sarà importante captare i segnali che vengono dal resto del mondo: Europa, Giappone e Asia, ma anche Africa ed America Latina”.

    A quali segnali si riferisce?

    Alla decisione assunta dalla Fed nella sua ultima riunione di non muovere i tassi verso l’alto. L’impressione è che questa decisione sia stata presa in attesa di vedere come evolverà non solo il ciclo americano, ma anche quello internazionale. Quando il quadro complessivo dell’economia mondiale si muoverà verso una ripresa stabile e continuativa, è probabile che il tasso base venga aumentato. Ciò servirà ad arginare l’aumento di domanda che sarebbe così generata non più e non solo dalla domanda interna Usa, ma anche dalla ripresa della domanda mondiale. Se tale scenario troverà conferma nei dati, è probabile che tra la fine del 2003 e l’inizio del 2004, la Fed proceda a piccoli passi, come è nel suo stile, ritoccando al rialzo di uno 0,25 per cento detto tasso.

    Quale è stata la reazione dei mercati ai risultati della crescita economica Usa?

    I dati sull’aumento dell’occupazione negli Usa fanno seguito ai dati sull’aumento della produttività di quest’ultimo trimestre del 2003. Trattandosi di buone notizie non c’è che da prenderne atto con soddisfazione. Tuttavia, nonostante l’ottimismo che esse alimentano, Nasdaq e Nyse hanno reagito in modo molto pacato. Probabilmente la crescita della domanda di lavoro era stata già scontata dagli operatori e segnalata dall’aumento degli indici dell’ultima settimana. Resta il fatto però che l’annuncio della caduta del tasso di disoccupazione avrebbe dovuto produrre un po’ più di euforia,e se ciò non è accaduto, c’è da ritenere che vi sia qualche buona ragione. La Fed, nella sua ultima riunione, non ha ritoccato i tassi verso l’alto, a significare che la ripresa in atto, pur se eccezionale (+8% l’aumento del Pil secondo le ultime rilevazioni) e foriera di una tendenza per il 2004 molto positiva, non pare alimentare per il momento né focolai inflazionistici né un aumento di domanda di credito tale da richiedere un intervento correttivo.

    Quindi la Fed è ancora prudente sulla ripresa dell’economia americana?

    Il mantenimento dei tassi a poco più dell’1 per cento sta ad indicare che ancora prevale nel board e in Greenspan la convinzione contraria e cioè che il pericolo di una uscita lenta dalla fase di bassa crescita non sia ancora del tutto scongiurato. Del resto il basso valore del dollaro a sua volta indica che l’afflusso di investimenti esteri sui mercati statunitensi è ancora debole, e comunque non è tale da invertire la tendenza e fargli riprendere quota rispetto alle altre valute internazionali come l’euro. Né i segnali che vengono dalla Banca di Inghilterra che ha aumentato di 0,25 punti il tasso base, hanno trovato per il momento imitatori nelle Banche centrali europea e giapponese.

    Professore, come spiega allora la decisione della Banca centrale europea e giapponese di non modificare i rispettivi tassi?

    La Bce di fronte ad una economia continentale che sta attraversando una fase particolarmente bassa del ciclo, non sembra intenzionata, almeno per ora, a mutare la sua politica sul costo del denaro (ed è bene che non lo faccia) che è comunque superiore dell’1 per cento a quello americano. Altrettanto si può dire della Banca del Giappone che non pare orientata ad aumentare i tassi al di sopra dello 0 per cento, nonostante la ripresa dell’economia giapponese dopo un lungo periodo di recessione sia incoraggiante. Solo fra sei mesi, con la fine del primo trimestre 2004, se i dati sulla crescita del Pil e dell’occupazione indicheranno che Europa e Giappone stanno uscendo dalla loro fase di stallo, ci si potranno attendere cambiamenti di rotta.

    Possiamo sperare che Europa e Giappone siano finalmente prossimi alla ripresa economica?

    Se in Europa alcune riforme strutturali come quelle del mercato del lavoro, del fisco e della previdenza fossero avviate subito e concretamente, la sua economia sarebbe spinta verso una nuova fase di crescita. L’introduzione di maggiore flessibilità nei contratti di lavoro e il maggiore controllo dei deficit di bilancio da parte dei governi unito a un minore carico fiscale cambierebbero le aspettative di imprese e consumatori in senso positivo e si assisterebbe ad una ripresa di fiducia, che ridarebbe tono alla domanda aggregata. Sarebbe l’inizio della risalita che i paesi europei riuniti a Lisbona nel 2000 auspicavano almeno al 3 per cento. Per ora le previsioni del Fmi indicano tassi medi di crescita per il 2004 nel migliore dei casi del 2,6 per cento, mentre la crescita americana è attesa ad oltre il 4 per cento. Un segnale di inversione di questa tendenza – auspicata da tutti ma per ora solo virtuale - sarebbe una crescita europea superiore alle attese. Se ciò accadesse, la distanza con la crescita americana tenderebbe a ridursi, e l’economia europea si muoverebbe su un sentiero di più marcata convergenza. Analoghe considerazioni valgono per l’economia giapponese e degli altri paesi del Pacifico. Se la ripresa si dimostrerà robusta, non mancheranno di farsi sentire gli effetti sui tassi e sullo jen. Tuttavia almeno per il Giappone il Fondo prevede ancora per il prossimo anno una crescita molto contenuta (1,7 per cento) e al di sotto di quella del 2003.

    Quali sono invece le prospettive di crescita per gli altri paesi?

    Le altre aree del mondo secondo il Fmi dovrebbero avere performance migliori di quelle che hanno avuto nel 2003. La Cepal, la Commissione delle Nazioni Unite per l’America Latina, nell’ultimo Rapporto di quest’anno per la verità segnala una caduta del commercio estero dell’area, mentre secondo il Fmi nel 2004 si dovrebbero avvertire i primi effetti delle politiche di stabilizzazione adottate nei paesi più grandi, Argentina e Brasile, e il Pil dovrebbe crescere al 3,6 per cento. Anche l’Africa dovrebbe riprendere a crescere nel 2004 al 4,8%, soprattutto in virtù dell’aumento delle ragioni di scambio delle commodities. Pur se queste previsioni sono positive, è difficile immaginare che esse da sole siano sufficienti a far cambiare il barometro dell’economia mondiale. Perché ciò accada, bisognerà attendere i segnali che verranno da Europa, Giappone e paesi collegati. Per il Giappone si tratterà di vedere l’effetto del previsto rallentamento dell’economia cinese, per l’Eurozone si tratterà di vedere oltre alle difficoltà strutturali già indicate, quali saranno gli strascichi del mancato rispetto da parte francese e tedesca della regola del 3% del deficit rispetto al Pil prevista dal Patto di Stabilità.

    5 dicembre 2003
    "

    Saluti liberali

  10. #20
    colleziono trofei
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Bergamo, Italy
    Messaggi
    144,982
     Likes dati
    3,827
     Like avuti
    14,803
    Mentioned
    3948 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da brunik
    Sono contento che abbiamo stabilito che quella dell'euro forte è una favola, sparsa a piene mani dagli euroscettici, magari gli stessi che due anni fa si lamentavano dell'euro troppo debole.

    In realtà il problema è quello del dollaro debole, per cui dobbiamo ora chiederci a per quale motivo il dollaro si sta deprezzando così velocemente, quali saranno le conseguenze per noi e per loro, e cosa dobbiamo fare per risollevarci

    E i motivi del deprezzamento sono essenzialmente due:

    1. tassi di interesse più bassi negli USA dovuti al lavoro di Greenspan
    2. enorme deficit di bilancio USA dovuto alla politica di Bush e aggravato dalla guerra all'Iraq

    Conseguenze per gli USA

    nell'immediato:

    1.una forte ripresa economica, favorita anche dal calo del prezzo del petrolio
    2. aumento dell'inflazione

    nel futuro:
    3. l'aumento dell'inflazione comporta un aumento di tassi di interesse USA
    4. l'aumento dei tassi di interesse comporta un ulteriore aggravamento del deficit USA e una riduzione degli utili aziendali per effetto dei maggiori oneri finanziari.
    5. se per qualche crisi mediorentale il prezzo del greggio torna a salire, l'America si trova alla canna del gas.

    Si stanno ricreando negli USA le condizioni che avemmo in Italia alla fine degli anni '80: una crescita drogata dal deficit pubblico e dalla moneta debole, con una inflazione più alta che nel resto del mondo, e la successiva gravissima crisi del 93, con annessa tangentopoli e crisi del sistema politico, di cui stiamo ancora pagando le conseguenze.
    Come potete vedere, il forum CDL viene letto dal Sole 24 Ore e da Italia Oggi, che ne copiano le idee un po' per uno.

    In sintesi dicono che il problema non è l'euro forte ma il dollaro debole per motivi elettorali, che la crescita USA è drogata dalla spesa pubblica e dal ciclo elettorale, che nel medio termine i tassi di interesse si alzeranno e che il fututo americano non è che si prospetti tanto roseo, un po' le cose che ha scritto 13 giorni fa il forumista da me quotato.

    Complimenti a Pieffebi per il livello dei forumisti che ha raccolto qua dentro.


 

 
Pagina 2 di 4 PrimaPrima 123 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Super AMOLED vs Super LCD vs Retina Display – Video Comparison
    Di Templares nel forum Telefonia e Hi-Tech
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 11-09-10, 00:20
  2. USA:WASHINGTON POST,IL SUPER-CACCIA F22 E' UN SUPER-FLOP
    Di Majorana nel forum Tecnologia militare
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 10-01-10, 22:07
  3. Super Mario super piano
    Di Lollo87Lp nel forum Fondoscala
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 29-01-07, 23:21
  4. Super politico altro che super-partes !!!
    Di rexit nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 17
    Ultimo Messaggio: 04-05-06, 16:46
  5. Super precari e super sfruttati (altro che bengodi)
    Di VIVIBILITY nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 01-02-06, 21:07

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito