Scusa benfy,
ma spiegami. A parte la possibilità di ottenere finanziamenti dall'Ulivo che non hai dal Polo mi spieghi in cosa cambia un governo Berlusconi da un governo Prodi ?
Nella sostanza e nell'oggettività voglio dire.


Scusa benfy,
ma spiegami. A parte la possibilità di ottenere finanziamenti dall'Ulivo che non hai dal Polo mi spieghi in cosa cambia un governo Berlusconi da un governo Prodi ?
Nella sostanza e nell'oggettività voglio dire.


E chi sarebbero se non la sinistra del paese, intendendo come sinistra un ampio schieramento dai DS va Rifondazione ed oltre?Originally posted by benfy
quegli 11 milioni sono la sinistra ma chi ti credi di essere cerchiamo un po' di modestia per piacere
Attendo risposte.
Intanto ti posto un articolo del Corsera che speroti faccia riflettere.
P.G.
L’ETERNO RITORNO DELLO «ZOCCOLO DURO»
di PAOLO FRANCHI
Chi, Piero Fassino in testa, si è dato da fare nel centrosinistra per rendere esplicita la scelta astensionista, e per sdrammatizzare il referendum, adesso certo non può cantare vittoria, ma può almeno dire di essere riuscito a circoscrivere e a limitare il danno. Non c’è dubbio infatti che se i principali partiti dell’Ulivo avessero battuto un’altra strada, questa di ieri non sarebbe stata solo una sconfitta grave, peraltro largamente annunciata, ma un disastro destinato a spazzare subito via l’ottimismo ritrovato con il buon esito delle elezioni amministrative. I motivi di soddisfazione (molto relativa, si capisce) per gli stati maggiori dei Ds e del centrosinistra, almeno per il momento, finiscono qui.
Perché è vero che il fatidico quorum stavolta non è stato mai intravisto, nemmeno per un attimo, e che anzi la percentuale dei votanti è la più bassa nella ormai più che trentennale storia dei referendum, così bassa da sollecitare una riflessione sulla necessità di riformare un istituto tanto importante per la nostra democrazia quanto ormai logorato.
Ma è anche vero che a votare sono andati 11 milioni di italiani, circa l’85 per cento dei quali ha tracciato una croce sul sì. Non è lecito, certo, comparare meccanicamente referendum ed elezioni politiche: e però non ci vuole molto a capire che la stragrande maggioranza di questi voti viene dal centrosinistra e, segnatamente, dalla sinistra. Che si tratta di elettori di Bertinotti, di Cossutta e dei Verdi, naturalmente; ma anche, e soprattutto, dei Ds e, in parte, della Margherita. Per convincersene, se ce ne fosse bisogno, basterebbe scorrere l’elenco delle province dove si è votato di più: Livorno, Reggio Emilia, Ferrara, Firenze, Massa e Carrara...
Dunque: gli appelli all’astensione, come era prevedibile, hanno funzionato, sì, ma solo fino a un certo punto. Non sono bastati a convincere un mondo ben più vasto di quello che una volta si chiamava lo «zoccolo duro» delle opposizioni, oltre la metà degli elettori che hanno votato nel 2001 per l’Ulivo, Rifondazione e Antonio Di Pietro. Difficile credere che a indurli a sfidare la calura e ad andare alle urne sia stato solo, o soprattutto, il desiderio di estendere l’articolo 18 alle piccole imprese. Molto probabilmente hanno pesato assai, al di là del merito del quesito referendario, la volontà di difendere e di allargare, assieme a dei diritti dei lavoratori, il ruolo e la dignità del lavoro, considerati sotto attacco; e l’idea che forse sì, questo referendum era sbagliato e magari anche politicamente suicida, ma che, se c’era battaglia, tanto valeva sparare un colpo.
Il problema, un problema serio, strategico, è però che un simile sentimento «lavorista», tuttora così forte da muovere la Cgil e una parte grande della sinistra italiana, rischia di condannare la sinistra medesima, come dice questo 25 per cento di votanti, a non guadagnare consensi al di fuori del suo perimetro più classico: non può ignorarlo, pena cospicue defezioni nel suo stesso esercito, non può farlo proprio, se non vuole condannarsi da sola a una condizione di permanente minorità. Al di là delle polemiche sul risultato, peraltro non particolarmente virulente, è questa la problematica lezione che il referendum consegna tanto all’Ulivo quanto a Rifondazione (ma in primo luogo a chi si professa riformista). Se davvero, per sperare di vincere, vogliono cercare un’intesa capace di convincere, non possono permettersi di ignorarla.
© Corriere della Sera 16 giugno 2003
"Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"
Partigiano antifascista, Venezia, 1943


Se è per quello nemmeno io. E questa sconfitta del movimento operaio nell'acquisizione di un diritto fondamentale è colpa vostra.In origine postato da benfy
ma io di carattere perdono molto difficilmente.
TUTTO IL POTERE AI SOVIET!


Curiosa questa cosa del "perdono".
Non mi pongo il problema di "perdonare" Fassino, Cofferati e compagnia. Però un bel solco con la loro astensione lo hanno tracciato, a sinistra. E lo hanno tracciato proprio quando la sinistra reale si è unita nel voto, indicando una soluzione di sinistra che loro non intendono seguire.
Bè, compagni: mi sa che siamo di fronte ad uno di quegli eventi che lasciano il segno.
Il quorum è stato mancato (e la responsabilità politica è tutta del centrosinistra: non sono d' accordo quando Bertinotti minimizza) ma i rapporti fra Ulivo e PRC non sono più quelli di prima. Perchè i comunisti una loro credibilità con i lavoratori l' hanno guadagnata. L' Ulivo la ha perduta.
Su questo c'è da lavorare e da costruire.
Egalité


continuate così che andate su una buona strada voi siete la rovina della sinistra in italia.
senza di voi berlusconi non sarebbe dove è e quindi non si parlava di modifica dell'art. 18.
il referendum è stata solo una strumentalizzazione politica a voi non interessa nulla dell'interesse dei lavoratori, ma solo farvi vedere belli e puri


In origine postato da benfy
continuate così che andate su una buona strada voi siete la rovina della sinistra in italia.
senza di voi berlusconi non sarebbe dove è e quindi non si parlava di modifica dell'art. 18.
il referendum è stata solo una strumentalizzazione politica a voi non interessa nulla dell'interesse dei lavoratori, ma solo farvi vedere belli e puri![]()
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Ma se la flessibilizzazione del lavoro l'ha iniziata l'Ulivo! Se non l'avesse tirata fuori il governo Berlusconi c'avrebbe pensato Rutelli di sicuro a metter mano all'art18!
Mi fate schifo, avete preparato la strada a Berlusconi, iniziandogli il lavoro e adesso ci date la colpa della sua vittoria!
TUTTO IL POTERE AI SOVIET!


non vale neanche la pena di risponderti tanto le tue argomentazioni sono deboli.


L'hanno iniziata l'Ulivo e la magiioranza bertinottiana che ha votato a favore del pacchetto TreuIn origine postato da soviet999
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Ma se la flessibilizzazione del lavoro l'ha iniziata l'Ulivo! Se non l'avesse tirata fuori il governo Berlusconi c'avrebbe pensato Rutelli di sicuro a metter mano all'art18!
Mi fate schifo, avete preparato la strada a Berlusconi, iniziandogli il lavoro e adesso ci date la colpa della sua vittoria!
L'unico modo per non avere cattivi padroni è non avere padroni


L'hanno iniziata l'Ulivo e la maggioranza bertinottiana che ha votato a favore del pacchetto TreuIn origine postato da soviet999
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Ma se la flessibilizzazione del lavoro l'ha iniziata l'Ulivo! Se non l'avesse tirata fuori il governo Berlusconi c'avrebbe pensato Rutelli di sicuro a metter mano all'art18!
Mi fate schifo, avete preparato la strada a Berlusconi, iniziandogli il lavoro e adesso ci date la colpa della sua vittoria!
L'unico modo per non avere cattivi padroni è non avere padroni


per me la flessibilità è come dice il ministro del lavoro inglese come l'aspirina.
nella dose giusta fa bene ma se se ne consuma troppa si può morire.
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