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Parli di me, darling?In Origine Postato da elettrica
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Berlusconi Io premier per i prossimi 10 anni
Euro, scontro con: "Ha fatto aumentare i prezzi"
"Menzogne", replica il presidente della Commissone Ue
ROMA - Oltre due ore in diretta tv. Una conferenza stampa-fiume. Un bilancio punto per punto dell'attività del suo governo. Con il quale, nel tradizionale appuntamento di fine anno con la stampa, Silvio Berlusconi si è autopromosso con il massimo dei voti. Dalla politica estera alla prossima verifica nella maggioranza, dal caso Parmalat al suo futuro politico, dall'euro alla legge Gasparri: su tutti i temi in agenda il premier ha risposto alle domande dei giornalisti elencando quelli che ha definito i successi dell'esecutivo che guida da quasi tre anni.
La verifica: Berlusconi ha confermato che a gennaio ci sarà, ma non vuol sentire parlare di rimpasto, una parola, ha detto, che "appartiene alla vecchia politica". Comunque, ha detto, "il governo può essere migliorato e siamo aperti alla collaborazione di tutti. A gennaio ci consulteremo con gli alleati e se ci saranno nuovi apporti avranno il benvenuto". Esclusi "cambiamenti che possano far pensare ad un governo Berlusconi diverso dall'attuale".
Le promesse. Il Cavaliere ha ribadito che il governo "intende rispettare tutti gli impegni assunti con gli italiani", sostiene che alcuni obiettivi "sono stati realizzati in anticipo" ed afferma che la pressione fiscale sulle famiglie "si è ridotta del 7,5%" e il tasso di disoccupazione "è sceso all'8,5%". Tra le grandi opere avviate, ricorda il ponte sullo Stretto di Messina e il Mose di Venezia.
"Sarò ancora premier". Berlusconi non ha dubbi: vede davanti a sè ancora un lungo cammino da presidente del Consiglio, per almeno 10-15 anni di attività: "Mi vedo premier per la prossima legislatura e anche oltre". E Fini? Secondo l'inquilino di Palazzo Chigi "Ci sono tante possibilità di impegnarsi per il bene del Paese, per cui c'è gloria per tutti".
Elezioni europee e lista unica. Il premier conferma che Forza Italia correrà con un proprio simbolo e che la lista unica del centrodestra non si farà. Ribadisce anche che guiderà lui la lista dei forzisti e che la sua sarà una candidatura di bandiera.
Le riforme. "Riguardano tutto lo Stato", ha detto Berlusconi. Che ha ripetuto che oggi "i poteri del presidente del Consiglio sono limitati e si riducono alla moral suasion nei confronti dei suoi ministri".
Tv e legge Gasparri. Avanti con il decreto che recepisce il ddl gasparri, e che sarà approvato dal Consiglio dei ministri di martedì 23 dicembre. Nel corso della seduta il premier sarà assente ma firmerà il decreto "senza imbarazzo" perchè così prevede la Costituzione. "Senza la legge Gasparri - aggiunge Berlusconi - Rete4 non andrà sul satellite, ma chiuderà perchè i costi sarebbero troppo elevati".
Par condicio: Il presidente del Consiglio sostiene l'opportunità di modificare le norme e si dice convinto di riuscire a convincere l'Udc. Quanto all'ipotesi di riforma ha spiegato che "la liberalizzazione degli spot elettorali non rappresenta un'anomalia", e che "si potrebbe scegliere di assegnare tutto il carico degli spot alla Rai e data la sua capacità di penetrazione non ci sarebbe bisogno di altre reti".
Parmalat. Berlusconi ha annunciato che il governo interverrà per salvaguardare la parte industriale ed occupazione di Parmalat. Ma la vicenda, secondo il premier, conferma che "il sistema di controlli che abbiamo ereditato dal passato non ha funzionato", e ribadisce che "il governo sarà chiamato a provvedimenti che impediscano il ripetersi di questi eventi".
Rapporti con i sindacati. Il Cavaliere dice di sperare che "non si inaspriscano". In vista dell'incontro del 23 dicembre sulle pensioni, ribadisce che il governo attende dalle confederazioni una proposta alternativa "che non è ancora arrivata". Quanto agli scioperi selvaggi di questi giorni nel settore del trasporto locale, Berlusconi precisa che sono "eredità del passato".
Finanziaria. Dopo le polemiche sulla fiducia sui maxiemendamenti, il capo del governo lancia la formula dell'"inemendabilità". Anzi, a suo parere, "in questa direzione dovrà andare la riforma della sessione di bilancio: o il Parlamento approva senza modifiche la proposta del governo, oppure il governo cade".
Euro. A causa della moneta unica, secondo Berlusconi - i prezzi sono aumentati e ci vorranno tempi medi per la stabilizzazione. "Qualcuno tra i commercianti - ha detto - ha arrotondato le cifre, ma fortunatamente ha tenuto la grande distribuzione che ha usato la calcolatrice per fare i conti al centesimo". Nessun rimpianto della lira: anche il governo di centrodestra avrebbe dato il via all'adozione dell'Euro.
Politica estera. In Iraq, dice il presidente del Consiglio, "dobbiamo prenderci la nostra
porzione di responsabilità " e il contingente militare italiano "resterà anche se ci fossero sacrifici ancora più grandi di quelli di Nassiriya, che sono possibili". Poi, il premier ha puntigliosamente difeso le scelte di politica internazionale, dalla conduzione del semestre di turno della presidenza dell'Unione europea al ruolo dell'Italia sulla scena internazionale che, a suo parere, è cresciuto; ha rivendicato anche il successo di "aver voltato pagina" nei rapporti trans-atlantici, avendo chiuso negli scorsi mesi "il divorzio tra l'Europa e gli Stati Uniti". Ed anche il nulla di fatto sulla Costituzione europea non può essere - secondo il Cavaliere - chiamato "fallimento", perchè nella Conferenza Intergovernativa "è stato raggiunto l'accordo su ben 82 punti".
La "famiglia Italia". "Come 'famiglia Italia' dobbiamo essere ottimisti nonostante le difficoltà", dice ancora il Cavaliere. "La crescita del Pil - aggiunge - è dello 0,5%, abbiamo contenuto il deficit del 2,5, sono buoni i risultati dell'occupazione e la pressione fiscale è stata ridotta".
Le reazioni. "Agli italiani Berlusconi ha raccontato la favola di un Paese che non esiste". E' questo il tono delle critiche che sono arrivate dall'opposizione subito dopo la conferenza stampa di fine anno. Lo dice Clemente Mastella, leader di Alleanza popolare-Udeur, lo ripete Enrico Boselli, segretario dello Sdi, che si dice "sconcertato" per le parole del premier:"Oggi il Paese è molto diverso da quello che aveva promesso, più povero rispetto all'epoca del centrosinistra".
Per il leader ei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio "Berlusconi è preda del delirio di Natale e le sue affermazioni incendiarie contro l'euro, l'Europa, la par condicio dimostrano la sua totale inadeguatezza a presiedere il governo italiano". Ancora, il leader della Quercia Piero Fassino ripete che "parla di un'Italia che non c'è, continua a promettere miracoli e sogni che vede solo lui e non si accorge del malessere e del disagio che c'è nella società".
Sull'euro, infine è di nuovo scontro con Romano Prodi. Alle affermazioni del capo del governo, il Professore replica seccamente: "E' ora che la finiamo con queste
menzogne". Il presidente della Commissione Ue replica chiedendo perchè allora i prezzi sono aumentati solo in Italia, e fornisce la sua polemica risposta: "E' mancata la sorveglianza, ed è mancata in Italia, non in Francia e in Germania".
(21 dicembre 2003)
CLICK


(si prevede un forte innalzamento dei consumi d'antistaminici tra i bananas)
Natale nell’Italia di Berlusconi:
«L’Istat ha ricordato che sono 2 milioni 456mila le famiglie in stato di povertà, per un totale di 7 milioni di persone. L’intensità della povertà supera, nel Mezzogiorno, il 22% e raggiunge il 25% in Molise».
Ansa, 17 dicembre


ma le famiglie povere sono aumentate o diminuite dall'avvento di Berlusconi?In Origine Postato da MrBojangles
(si prevede un forte innalzamento dei consumi d'antistaminici tra i bananas)
Natale nell’Italia di Berlusconi:
«L’Istat ha ricordato che sono 2 milioni 456mila le famiglie in stato di povertà, per un totale di 7 milioni di persone. L’intensità della povertà supera, nel Mezzogiorno, il 22% e raggiunge il 25% in Molise».
Ansa, 17 dicembre
e se stavano diminuendo da prima (dal governo di csx) la diminuzione è aumentata o diminuita da quando il Berluska ha preso il potere?
non è bello ciò che è bellico, ma è bello ciò che è pace


Se l'ISTAT dice che le famiglie povere sono 2,5 milioni significa che in realtà sono 10 milioni se per tale calcolo è stato usato lo stesso metodo scientifico usato per calcolare l'inflazioneIn Origine Postato da MrBojangles
(si prevede un forte innalzamento dei consumi d'antistaminici tra i bananas)
Natale nell’Italia di Berlusconi:
«L’Istat ha ricordato che sono 2 milioni 456mila le famiglie in stato di povertà, per un totale di 7 milioni di persone. L’intensità della povertà supera, nel Mezzogiorno, il 22% e raggiunge il 25% in Molise».
Ansa, 17 dicembre![]()


Strano; continuo a ricevere avvisi di post di Malik ma non ne trovo nemmeno uno....
Vabbe'; NON si perde nulla...
Win; il problema non è tanto quello che l'ISTAT rileva, se è corretto o meno. Cioè; è comunque importante ma, il problema VERO è che l'informazione viene data (SUI mezzi di comunicazione di massa) solo quando fa comodo a chi li controlla, i mezzi di comunicazione di massa.
Come da topic.


Enormemente in contraddizione con la sua dichiarazione: "Il conflitto d'interessi? Una favola".In Origine Postato da MrBojangles
Roma, 13:01
Berlusconi conferma:
firmerà il decreto per Rete4 e Rai3
Quando ho detto che non avevo intenzione di leggere le osservazioni del Quirinale sulla legge Gasparri l'ho detto con sincerità per marcare la mia distinzione e il mio distacco da questo problema - ha spiegato Berlusconi nel corso della tradizionale conferenza stampa di fine anno - il Consiglio dei ministri in mia assenza discuterà il 23 dicembre liberamente su questo. il termine del 31 dicembre".


Stessa cosa per la legge Frattini; è stata VOLUTAMENTE tolta dall'agenda parlamentare in quanto, benchè sia un pannicello caldo, gli avrebbe impedito di poter firmare il decreto che, invece, SOLO il PdC può firmare.In Origine Postato da vinzi
Enormemente in contraddizione con la sua dichiarazione: "Il conflitto d'interessi? Una favola".
Ad majora


Lo show di Berlusconi offende il Quirinale
di Pasquale Cascella
La meteorologia non c’entra con il gelo calato tra il Quirinale e palazzo Chigi, alla vigilia del varo del decreto legge per Rete4. La disponibilità a controfirmarlo, il capo dello Stato l’aveva data anche per dimostrare che il rinvio della legge Gasparri alle Camere era un atto di correttezza istituzionale.
Ha atteso la conclusione del semestre di presidenza italiana del Consiglio europeo, Carlo Azeglio Ciampi, pur di evitare che il rinvio apparisse un gesto di ostilità personale, dando per scontata la contrarietà e persino l’ostilità del premier-tycoon. Ma non l’offesa continua e gratuita. Alla prima scortesia, quella dell’arrogante annuncio di Berlusconi di non aver letto e di non voler leggere il messaggio motivato della sospensione della legge, dalle stanze del Quirinale più vicine allo studio del presidente era partito un riservato richiamo all’indirizzo di Gianni Letta, l’ascoltato sottosegretario alla presidenza del Consiglio. E, in effetti, il premier ha provato a metterci una toppa nella conferenza stampa di fine anno, anche se è risultata peggiore del buco («Il messaggio l’ho letto sui giornali»). Ma chi al Quirinale, per dovere d’ufficio, seguiva la diretta televisiva è vieppiù rimasto basito nell’ascoltare la repentina insinuazione che l’intervento presidenziale sulla Gasparri sarebbe stato provocato dalla «diffuse pressioni» della «corporazione degli editori».
Ma prima che dai suoi collaboratori, Ciampi ha avuto la dimensione dell’oltraggio dalle tante telefonate di solidarietà, continuate per l’intera giornata, da autorità, personalità del mondo dei media e da esponenti politici. Con i più il presidente si è mostrato cauto e riservato. È sbottato, però, con un personaggio della maggioranza molto vicino a Berlusconi che provava a ridimensionare la portata della maligna allusione: a dar ascolto alle voci che si rincorrono nei palazzi che contano, il combinato disposto del ragionamento di Berlusconi (il conflitto di interessi è una favola metropolitana, quello vero è degli editori della carta stampa, che premono sul Colle presentando la legge Gasparri in modo differente dalla realtà di giornali che non si non vendono e non hanno pubblicità, e non vendono perché sono elitari ma anche perché hanno cambiato posizione e appoggiano l’opposizione) è suonato all’orecchio di Ciampi come vergognoso, se non spudorato. Questo sì tale da rendere «difficile» la partita del decreto per Rete4. Anche per via della precisazione contabile del premier nel quantificare la perdita «di pubblicità da 500 a 12 miliardi» (calcolo in lire, per la discrasia con l’euro) con il trasferimento sul satellite della rete. Come dire che oltre al soldato Emilio Fede e un po’ di posti di lavoro, c’è da salvare un particolare interesse.
È anche il costo della firma del premier sul decreto. Che di per se fa cadere la foglia di fico della mancata partecipazione al Consiglio dei ministri di martedì. Berlusconi non è riuscito a sfuggire al dettato dell’articolo 86 della Costituzione («Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri»), anche perché Gianfranco Fini, designato al sacrificio, ha verificato direttamente con il Quirinale l'incongruità degli artifici formali della «supplenza» per «assenza o impedimento» del premier, rispetto al vincolo che dal decreto discende, in base a un altro articolo (il 95) della Costituzione, sul Presidente del Consiglio dei ministri: «Dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile.
Proprio scontato l’esito della partita ancora non è. Il segretario generale del Quirinale, Gaetano Gifuni attende di conoscere se il governo intende rispettare fino in fondo le condizioni che Ciampi ha posto a se stesso, per la controfirma, prima che a Berlusconi: il decreto non deve essere di semplice proroga delle trasmissioni via etere, come fu nel «preistorico» 1984, Per la semplice ragione che la sentenza numero 466 del 2002 della Corte costituzionale ha già definito inderogabile la scadenza del 31 dicembre 2003 per il passaggio della rete privata sul satellite. Piuttosto, al Quirinale si pensa a una soluzione-ponte sul vuoto legislativo, collegando il decreto alla concreta verifica della sola alternativa sancita dalla Consulta: quella riguardante il concreto allargamento dell’offerta informativa con la tecnologia digitale terrestre.
Era già prevista dalla legge Gasparri, ma diluita nel tempo di un anno, giudicato da Ciampi troppo largo e, soprattutto, indefinito per l’assenza di sanzioni cogenti. Quindi, non solo il rispetto istituzionale, verso Ciampi e la Corte costituzionale, ma la stessa logica politica vorrebbe che il decreto non aggirasse l’ostacolo (ritenendolo a perdere, ovvero scontando che non sia approvato dal Parlamento nei 60 giorni canonici perché surrogato dalla riapprovazione a tappe forzate della Gasparri così com’è, o quasi) ma cominci a recepire i rilievi del presidente della Repubblica. Aprendo, così, la strada a una revisione organica della legge della discordia, che il Quirinale vorrebbe fosse percorsa dialetticamente con l’opposizione, nello spirito del primo solenne messaggio alle Camere sulla libertà e il pluralismo dell’informazione. Un altro boccone amaro per Berlusconi, dopo che Fini si è pronunciato per raccogliere «nello spirito e alla lettera» i rilievi di Ciampi. E Marco Follini ha persino anticipato a oggi l’esecutivo per essere sostenuto dall’Udc nel dichiarare chiusa la fase della «disciplina di coalizione» in materia. Manca la parola interessata di Berlusconi. Quella che vale, appunto, 488 miliardi di vecchie, care lire.