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  1. #41
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    Leggende metropolitane

    "E' stato legittimamente sollevato il problema del conflitto d'interessi che può sorgere nell'attività di governo, in ragione dello status di imprenditore nel campo della comunicazione di chi questo governo presiede. Ci impegniamo a trasformare in disegni di legge le proposte che verranno entro settembre dalla commissione di esperti nominata dal governo"
    (Silvio Berlusconi, presentando il suo primo governo alla Camera, 16 maggio 1994).

    "Il conflitto d'interessi è una leggenda metropolitana"
    (Silvio Berlusconi, 19 dicembre 2003).

    Balocchi per allocchi...

  2. #42
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    Predefinito Riconoscimenti...

    2003: l’annus horribilis di Berlusconi.
    «Ormai gli restano solo le elezioni anticipate»
    di red

    Il popolare settimanale americano Newsweek ha dedicato uno spazio della sua rassegna politica di fine anno ai disastri politici di Silvio Berlusconi. Il presidente del consiglio italiano, secondo l'autorevole giornale, nel 2003 non ne ha azzeccata una. Ormai, dice il Newsweek, gli analisti sono sempre più convinti che gli restino solo le elezioni anticipate. Un fallimento dietro l'altro. A partire dalla presidenza Ue: "Il suo incarico effettivo è iniziato paragonando un europarlamentare tedesco ad un kapò nazista e si è concluso con il disastro del recente summit costituzionale di Bruxelles".
    Poi è arrivato lo stop di Ciampi alla legge Gasparri: «il presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi - scrive il Newsweek - si è fatto avanti per fermare una riforma del sistema dell’informazione che avrebbe giovato in primo luogo all’impero mediatico di Berlusconi, e lo ha fatto usando, come accade raramente, il suo potere di veto per impedire a Berlusconi di promulgare una legge a proprio favore». A questo si aggiunge il crollo nei sondaggi (l'indice di gradimento sarebbe sceso sotto il 30%) e la crescente opposizione alla presenza italiana in Iraq e alla stretta alleanza con Washington. Infine, prosegue Newsweek, la crisi della maggioranza, egemonizzata dal «leader nazionalista xenofobo Umberto Bossi» sarà difficilmente ariginata con il rimpasto di governo.
    «Ora - conclude il settimanale - molti analisti pensano che Berlusconi sarà costretto ad elezioni anticipate nella prossima primavera, e che le potrà facilmente perdere». Ma non basta: «Al danno si aggiunge la beffa: il recente cd di canzone napoletane firmato da Berlusconi non è nemmeno entrato in classifica. Tuttavia almeno un riconoscimento l’ha ottenuto: l’Associazione della Stampa Estera lo ha nominato: Peggior comunicatore del 2003».

  3. #43
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    Neanche in Guatemala
    di Antonio Padellaro

    Non sappiamo se Silvio Berlusconi avrà mai modo di prendere visione di quanto ci apprestiamo a scrivere. Non ci leggerà, stando all’Espresso che ha pubblicato l’elenco della testate servite sul vassoio del premier, insieme alla prima colazione (Corriere, Repubblica, Foglio, Riformista, sempre; Stampa, Messaggero, Libero, a volte; Giornale(!) e l’Unità, mai).
    O forse sì, ci leggerà visto che subito dopo lo show di Villa Madama, lui stesso, nel tentativo di giustificare la desolante battutaccia contro l’Unità, si è così lamentato con la nostra collega Marcella Ciarnelli: «Mi attaccate continuamente, basta guardare anche il giornale di oggi». Dunque, ci guarda. Storto, ma ci guarda. Approfittiamo allora della malmostosa attenzione del presidente del Consiglio per suggerirgli di mandare un bel mazzo di fiori alla giornalista de l’Unità. Proprio per quella domanda. Infatti, invece di uscire dai gangheri Berlusconi dovrebbe ringraziare un giornale d’opposizione che, in compagnia di pochi altri quotidiani, pone delle domande scomode; e facendolo dimostra che in questo paese esiste ancora un simulacro di libertà di stampa.
    Sappia onorevole Berlusconi che senza quel sacrosanto interrogativo («non prova imbarazzo nel firmare il decreto di proroga alla Gasparri, ennesima legge a suo favore?»), l’andamento della conferenza stampa di fine anno poteva, per esempio, far precipitare l’Italia ben oltre quel 53esimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa, fornita da Reporters sans frontieres. Ci riferiamo alle ficcanti domande che i rappresentati di primarie testate hanno avuto la temerarietà di rivolgerle. Abbiamo preso nota delle più significative. Signor presidente, tracci un bilancio della sua presidenza europea. Signor presidente, a che punto è il contratto con gli italiani? Signor presidente, quale atteggiamento propone per l’Iraq? E perfino: signor presidente quale sarà il prossimo miracolo italiano?
    Signor presidente, dica la verità, lei non crede che a Panama o in Perù (paesi che ci seguono a ruota nella imbarazzante classifica), ma perfino nel chiacchierato Guatemala, (99esimo posto) un qualunque premier, dittatore, tirannno o caudillo si sarebbe messo a ridere di fronte al tremendo quesito su quale sarà il prossimo miracolo panamense, peruviano o guatemalteco? Lei, invece, ha risposto come se fossero domande vere. E ha costretto i malcapitati, che forse se la sono cercata, a subire risposte di una quindicina di minuti a botta, zitti e in piedi sul trespolo. Perciò, accetti di buon grado i titoli e le domande de l’Unità. Sono, ci creda, un ottimo alibi per non finire, quanto a libertà di stampa, nel girone del Togo.
    Siccome è Natale, signor presidente, le faremo dono di un altro consiglio non richiesto. Si procuri «Lo Stato spettacolo», scritto da Roger-Gérard Schwartenberg: un testo che un quarto di secolo fa anticipò tutti i guai che possono derivare da un perverso rapporto leaderships-media. Prenda il capitolo che si occupa delle manipolazioni dell’opinione pubblica, per meglio «vendere» la politica di un governo. Legga là dove si spiega perché questa disinformazione può rivoltarsi contro i suoi stessi autori. Alla lunga, infatti, quelli che manipolano l’opinione pubblica finiscono per intossicarsi essi stessi, secondo un processo di autosuggestione interna. Gli ingannatori finiscono per credere alle loro menzogne, per illudersi essi stessi e diventano vittime dei loro trucchi. Costruendo un universo artificiale, sottratto alla critica e alle cattive notizie, inventando una realtà parallela, che sorpassa e soppianta la realtà dei fatti, finendo per credere a questa verità ufficiale. Preso nella sua trappola, il potere non distingue più il vero dal falso, il reale dall’immaginario. Non è il «paradiso di bugie» nel quale lei, signor premier, ha preferito barricarsi con la sua sognante descrizione di un paese che non c’è? Non è per questo che si arrabbia tanto quando qualcuno la richiama alla dura realtà?

    Il Paese dei b...allocchi.

  4. #44
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    Predefinito Tutto va bene (Villa) Madama la Marchesa...

    Roma, 171
    Confindustria, flop produzione industriale nel IV trimestre

    Quarto trimestre flop per la produzione industriale. A fine dicembre segna un calo dello 0,4% rispetto al mese prevedente. I dati emergono dall'indagine rapida del Centro Studi Confindustria: "Complessivamente - vi si legge - il quarto trimestre 2003 dovrebbe chiudersi con una contrazione dello 0,6% rispetto al terzo che, invece, aveva registrato un aumento congiunturale dell'1,4%". (red)


    Il Paese dei b...allocchi

  5. #45
    email non funzionante
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    Umbria. Dove regna "Il Capitale" oggi più spietatamente. Votano la guerra, parlano di pace... sinistra "radikale", sei peggio dell'antrace ! Breaking news: (ri)nasce il partito dell'insurrezione !
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    Predefinito Re: Tutto va bene (Villa) Madama la Marchesa...

    In Origine Postato da MrBojangles
    Roma, 171
    Confindustria, flop produzione industriale nel IV trimestre

    Quarto trimestre flop per la produzione industriale. A fine dicembre segna un calo dello 0,4% rispetto al mese prevedente. I dati emergono dall'indagine rapida del Centro Studi Confindustria: "Complessivamente - vi si legge - il quarto trimestre 2003 dovrebbe chiudersi con una contrazione dello 0,6% rispetto al terzo che, invece, aveva registrato un aumento congiunturale dell'1,4%". (red)


    Il Paese dei b...allocchi
    E VAI !!!

  6. #46
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  7. #47
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    Retequattro, arriva il decreto legge
    Oggi il varo in Consiglio dei ministri. Rai, aumenta il canone
    di ALDO FONTANAROSA


    ROMA - "Interventi da adottare in via d'urgenza per fronteggiare problematiche che interessano particolari settori". Dietro questa misteriosa frase, un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi nasconde il provvedimento forse più eclatante dell'intero consiglio dei ministri. E' il decreto Berlusconi sulla televisione, la "sua" televisione. Dopo contatti continui con il Quirinale, il governo si vedrà oggi alle 13 per varare questo provvedimento urgente e dal duplice effetto: salvare Retequattro dal trasferimento su satellite; e RaiTre dalla rinuncia agli spot. In assenza del decreto, i due canali cadrebbero nelle tagliole antitrust della legge Maccanico del '97, poi precisate dalla Corte Costituzionale nel 2002.

    Il governo sembra orientato ad approvare un decreto minimalista, di poche righe. Si limiterà a congelare la situazione della televisione italiana (per un periodo che va dai 4 ai 6 mesi). La palla così sarà rimandata nel campo delle Camere invitate a legiferare tenendo nel debito conto le critiche che Ciampi ha mosso alla prima versione della legge Gasparri. Ciampi è convinto che, senza modifiche, la Gasparri favorisca la creazione di posizioni dominanti; procuri troppa pubblicità alle già panciute emittenti televisive; infine non assicuri una effettiva moltiplicazione dei canali, malgrado il varo della tecnica digitale di trasmissione del segnale.

    Il decreto dovrà poi essere convertito (trasformato) in legge. In quel momento, se necessario, il centrodestra potrà prolungare gli effetti del decreto (il salvataggio di Retequattro e RaiTre) anche oltre aprile-giugno. Il Polo si riserva infine di adottare lo stesso meccanismo che l'Ulivo mise in campo nel ?96 (quando un decreto congelò le cose in vista di una legge organica sulla Tv). Quella volta, l'Ulivo si garantì due altri mesi di esame parlamentare, a condizione che una delle Camere avesse votato la legge, quella dell'epoca, sulla televisione.

    Alla vigilia del consiglio dei ministri, Maurizio Gasparri giura di dormire tranquillo. L'Ulivo (e anche l'Udc) provano a guastargli il sonno. Il verde Pecoraro Scanio definisce il decreto il "pacco di Natale", dove pacco sta per fregatura. "Mentre migliaia di famiglie perdono tutti i loro risparmi nella voragine di Parmalat", aggiunge, "il governo pensa solo al patrimonio del Cavaliere". Ecco Gentiloni, della Margherita: "Da una settimana si susseguono cortine fumogene. Si è lanciato un allarme occupazione infondato per il gruppo Mediaset e letteralmente inventato per la Rai; poi Berlusconi ha minacciato la cancellazione della par condicio; ora viene diffusa la voce di un decreto di proroga lungo sei mesi. Ciampi dovrà vigilare".

    Batte un colpo anche l'Udc che lavorerà ad una correzione effettiva della Gasparri in Parlamento, indisponibile a una verniciatura, a cambiamenti apparenti. In questo clima, Mediaset annuncia una querela contro Eugenio Scalfari per l'articolo sulla legge tv che Repubblica ha messo in pagina ieri.
    Il decreto del governo, come detto, salva Retequattro dal trasloco su satellite, così anche RaiTre dalla rinuncia alla pubblicità. Proprio la Rai, in queste stesse ore, ottiene un nuovo aumento del canone. Dall'anno prossimo, abbonarsi costerà 99,60 euro (2,5 in più dell'anno scorso).

    Sempre la Rai si avvierebbe a una radicale riorganizzazione interna che prevede lo spostamento dei 9 dirigenti curatori della messa in onda (casella strategica) sotto la responsabilità del Coordinamento palinsesti, oggi in mano al top manager Alessio Gorla (ex Mediaset). Una simile riorganizzazione ridimensionerebbe le mega divisioni interne (varate da Celli nell'era ulivista). Un passaggio significativo, che può spostare equilibri e poteri. E causare inevitabili polemiche.


    (23 dicembre 2003)

    "Decreto Berlusconi-Berlusconi"

    Balocchi per allocchi...

  8. #48
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    Quando i decreti costavano

    "Il gruppo Berlusconi aveva particolarmente privilegiato il Partito [socialista], anche se non eravamo di certo il solo, nella collocazione degli spazi televisivi per la campagna elettorale, e anche attraverso varie forme di intervento pubblicitario. Non conosco con chi Balzamo trattasse direttamente la materia del sostegno da riservare al Partito, ma è certo che anche con il gruppo Fininvest Balzamo aveva sistematicamente e personalmente stabilito le migliori relazioni"
    (Bettino Craxi, memoriale inviato al pool di Milano il 25 gennaio 1995).

  9. #49
    Totila
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Ecco, questo è un esempio di satira lagnosa...

  10. #50
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    In Origine Postato da Totila
    Ecco, questo è un esempio di satira lagnosa...
    Anche questa non è male...


 

 
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