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  1. #51
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    "La mia legge non c'entra nulla il problema è in alcune banche"
    di CLAUDIO TITO

    ROMA - La legge sul falso in bilancio "non c'entra proprio niente con la vicenda Parmalat. Chi lo dice, dice il falso". Prima delle vacanze natalizie, Silvio Berlusconi si vuole togliere un paio di sassolini dalle scarpe. E decide di toglierseli mentre sceglie gli ultimi regali di Natale in un elegante negozio d'antiquario nella centralissima Via del Babuino.

    Punta l'indice contro l'opposizione. E in particolare contro chi dalla vetrina del programma di Rai3, Ballarò (ospiti Francesco Rutelli e Gerardo D'Ambrosio) ha ricondotto la crisi del colosso alimentare alla recente legge sul falso in bilancio. Poi se la prende con quei "gruppi di banche, tra loro amici, che hanno permesso che accadesse quel che è accaduto". Quindi lancia una "stoccata" a Romano Prodi. Non lo cita mai, ma definisce una "menzogna" l'idea che il rialzo dei prezzi non sia stato determinato in questi anni dall'euro. E infine nega qualsiasi "scontro" con Antonio Fazio, il Governatore della Banca d'Italia. Anche se "a gennaio si riparlerà della authority per il risparmio". Prima, però, stringe qualche mano. Una signora in pelliccia si avvicina e gli dice: "Sono milanese, mio padre diceva sempre che lei era un bravo ragazzo". "Prima ero un bravo ragazzo - risponde sorridendo - ora sono un bravo vecchietto". Nel negozio, la scelta dei doni richiede qualche minuto. Poi arriva il momento dei "sassolini".

    Il consiglio dei ministri di oggi (ieri ndr.) si presentava difficile. La Parmalat, la Gasparri. Gli alleati erano sul chi va là.
    "Ed invece è andato benissimo. Abbiamo approvato un decreto per salvaguardare l'occupazione e il sistema industriale di questa azienda alimentare. Il governo non poteva stare fermo. Poi c'è stata un'ampia e bellissima relazione del ministro Tremonti sulle authority e il governo è impegnato a rivederle al più presto".

    Un rinvio?
    "No, perché? Tremonti ci ha illustrato i termini della questione e i modi con cui tutelare i risparmiatori. E noi abbiamo deciso di prendere la questione in esame al più presto".

    A gennaio?
    "Può essere, ma la data non è ancora stata decisa. Sicuramente lo vedremo alla ripresa".

    Il crac Parmalat, però, ha posto anche dei nodi "politici".
    "Guardi, le falsità che ho ascoltato in questi giorni hanno dell'incredibile".

    Ad esempio?
    "Mi hanno riferito, perché io non l'ho visto, che ieri sera (lunedì sera ndr.) in una trasmissione Rai (Ballarò ndr.) qualcuno sosteneva che la legge sul falso in bilancio è stata la causa principale di quel che è successo in questi giorni a Parma. E' una cosa incredibile. Mi chiedo come si possano dire certe cose e spacciarle come vere agli ascoltatori".

    Si riferisce a Rutelli?
    "Non lo dico. Io ripeto qualche mi hanno detto. Sono stati in tre a parlarmene. Ma la cosa che colpiva di più erano certi paragoni. Quella persona sosteneva che se uno parcheggia la macchina dove passa l'ambulanza, grazie alla nuova legge sul falso in bilancio non gli succede niente. Una falsità. Quello rimane un reato bello e buono. Ma, davvero, colpiscono certe affermazioni. Anche perché la nostra legge sul falso in bilancio riguarda le aziende non quotate in borsa. Si parla senza conoscere le cose. E poi...".

    E poi?
    "E poi mi hanno detto che c'era anche un magistrato che faceva discorsi analoghi. Mi sono chiesto come sia possibile. Eppure, la logica della legge è molto semplice. Se si manda un bilancio a 10 certificatori diversi, si avranno 10 risultati diversi. Tutti bilanci corretti, ma tutti attaccabili. Noi volevamo semplicemente impedire che si evitasse questo rischio. Ma che c'entra la Parmalat e la certezza della pena? E tutto questo si è visto sulla "Rai di Berlusconi". Meno male che è la Rai di Berlusconi, se non lo fosse cosa mi sarei dovuto aspettare?".

    Insomma quella legge non ha colpe.
    "Lo escludo. Il problema semmai è quei gruppi di banche amici tra loro che hanno permesso di fare quel che poi è successo. C'è un sistema che evidentemente non funziona. Altro che falso in bilancio".

    Sulla Parmalat sembrava che ci fosse anche una sorta di braccio di ferro con la Banca d'Italia.
    "Questo lo posso proprio escludere. Se si pensa ad una authority del risparmio, lo si fa per tutelare al meglio i cittadini. Ma posso assicurare che non c'è alcun scontro con il Governatore. Né da parte mia, né da parte del ministro Tremonti".

    Questa è stata anche la giornata del decreto su Rete4.
    "Come sapete, quando si è parlato di quell'argomento in consiglio dei ministri, io ho lasciato la riunione. Quindi di questo non parlo. Me ne sono sempre fregato. Non ne ho voluto sapere niente fin dall'inizio e continuo a disinteressarmene".

    Negli ultimi giorni si è accesa anche una polemica sull'inflazione e sul ruolo avuto dall'Euro.
    "Questa è una cosa a cui tengo davvero. Ho sentito qualcuno che ha detto che i prezzi in Italia sono saliti per altri motivi. E' una vera e propria menzogna".

    Perché?
    "Io ho fatto l'esempio di mia zia. Anche lei, come tutti, ha arrotondato. Era impossibile non farlo. In Germania non è capitato perché il marco valeva esattamente la metà. In Francia si è verificato lo stesso fenomeno che abbiamo dovuto registrare in Italia".

    Ce l'ha con Prodi?
    "Nomi non ne faccio. Dico soltanto che non si può negare l'evidenza. Tant'è che la Banca d'Italia nei suoi studi dimostra quello che cerco di spiegare io da tempo. Tutti sapevano che l'euro avrebbe provocato un rialzo dei prezzi. Ora, però, non scrivete "Berlusconi attacca". Le mie sono state delle semplici precisazioni a due profonde imprecisioni".


    (24 dicembre 2003)

    Balocchi per allocchi.

  2. #52
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    "Calisto e Stefano Tanzi sono già all'estero".
    Il governo ora se la prende coi magistrati
    di red

    Caso Parmalat, sarà perquisita la casa di Calisto Tanzi, a Collecchio. Sarà perquisita come ha disposto la Procura di Parma. Ma lui, uno dei più importanti protagonisti di questa vicenda non ci sarà. La vigilia di Natale, il suo legale, ha fatto sapere che “molto probabilmente Calisto e Stefano Tanzi sono già all’estero”. Irreperibili. L'inchiesta va avanti anche in queste ore, con altri interrogatori a Parma e a Milano. Mentre il gruppo ha fatto richiesta di accedere alla Prodi-ter, il ministro leghista Castelli non trova nulla di meglio che scagliarsi contro i giudici. Con questo ragionamento: "La frode andava avanti da anni, quindi non è vero che è colpa della nuova legge sul bilancio".


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    Allocchi...

  3. #53
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    In Origine Postato da MrBojangles
    "Calisto e Stefano Tanzi sono già all'estero".
    .
    All'estero?
    Ma, data la situazione, non avrebbero dovuto toglierli il passaporto?

  4. #54
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    In Origine Postato da vinzi
    All'estero?
    Ma, data la situazione, non avrebbero dovuto toglierli il passaporto?
    Sembra che lo Stefano sia a Milano (anche se contumace) e il papà all'estero.
    Ma ha "assicurato" che rientrerà.
    Prima, probabilmente, dovrà sistemare qualche gruzzoletto.

    A proposito; sono scaduti i termini dello scudo fiscale?

  5. #55
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Prima, probabilmente, dovrà sistemare qualche gruzzoletto.

    A proposito; sono scaduti i termini dello scudo fiscale?
    Tratto da: http://www.sndmae.it/Cosa%20facciamo...%20fiscale.htm


    Lo scudo fiscale 2003

    La Legge Finanziaria per il 2003, approvata dal Parlamento il 23 dicembre scorso ha esteso al primo semestre di quest’anno le disposizioni previste dalla normativa 2002 sullo Scudo fiscale.

    La sanatoria ha quest’anno come scadenze quelle del 16 aprile, che prevede il pagamento del 2.5% degli importi dichiarati, e del 30 giugno, con l’aliquota del 4%.

    Il SNDMAE si è, pertanto, attivato per tempo per organizzare iniziative volte ad informare esaurientemente i propri Soci sull’intera problematica dello Scudo fiscale.

    Il 12 febbraio 2003 si è tenuto presso il Ministero degli Affari Esteri un apposito incontro dei Soci del SNDMAE con esperti fiscalisti di Banca Fideuram. Il materiale utilizzato nell’incontro è a disposizione di tutti gli utenti del sito.
    ---------------------------------------------------------------------------

    Non so se ci sono state ulteriori proroghe o modifiche-

  6. #56
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    In Origine Postato da vinzi
    Tratto da: http://www.sndmae.it/Cosa%20facciamo...%20fiscale.htm


    Lo scudo fiscale 2003

    La Legge Finanziaria per il 2003, approvata dal Parlamento il 23 dicembre scorso ha esteso al primo semestre di quest’anno le disposizioni previste dalla normativa 2002 sullo Scudo fiscale.

    La sanatoria ha quest’anno come scadenze quelle del 16 aprile, che prevede il pagamento del 2.5% degli importi dichiarati, e del 30 giugno, con l’aliquota del 4%.

    Il SNDMAE si è, pertanto, attivato per tempo per organizzare iniziative volte ad informare esaurientemente i propri Soci sull’intera problematica dello Scudo fiscale.

    Il 12 febbraio 2003 si è tenuto presso il Ministero degli Affari Esteri un apposito incontro dei Soci del SNDMAE con esperti fiscalisti di Banca Fideuram. Il materiale utilizzato nell’incontro è a disposizione di tutti gli utenti del sito.
    ---------------------------------------------------------------------------

    Non so se ci sono state ulteriori proroghe o modifiche-
    Appunto.

    Poi uno va a pensar male sulla controriforma del falso in bilancio...

    Balocchi per allocchi.

  7. #57
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    23 dicembre 2003
    il governo vara il ‘decretino’ salva rete4

    Chi salvò Rete4? Chi impedisce il pluralismo? Chi non rispetta la Corte Costituzionale? Chi non vuole risolvere il conflitto di interessi? L’Ulivo, da 9 anni
    Di Marco Ottanelli
    Forse c’è chi, mentre grida “unità unità” - leggi: lista ultramoderata restauratrice e Partito (del) Riformista- spera che il popolo rimanga bue, e che, sommerso dalle mostruosità nazionali, talvolta affiancate ad abomini internazionali, dimentichi, scordi, possibilmente ignori. Ma noi ai signori che gridano “unità a tutti i costi”, rispondiamo: dignità, sempre.
    In queste settimane di spettacolo e celebrazioni del Presidente Ritrovato, in questo giubilo per il taglio di una testa dell’Idra, in attesa dello sconforto al rinascere delle prossime due, abbiamo, noi sinistra unita, stabilito due certezze:
    1) Berlusconi è, come sempre, brutto e cattivo.
    2) Noi siamo per la ‘ggente.
    Quindi, nessuna sorpresa se, mettendo in fila un paio di dati, ci permettiamo di ricordare quanto tante volte scritto e descritto anche su questo sito:
    - Francesco Palombelli ha annunciato un suo probabile appoggio ad un decreto ammazzasentenze per salvare Rete4
    - fu il governo Prodi nel luglio 1996 a reiterare il decreto salvarete4
    - Fu Maccanico a scrivere ed il centrosinistra ad approvare nel 1997 la legge recentemente dichiarata incostituzionale sulle telecomunicazioni
    - Il 28 febbraio 2002, durate le tesissime giornate nelle quali alla Camera dei Deputati venne approvata la legge Frattini sul conflitto di interessi, quella stessa sulla quale ora l’Ulivo si straccia le vesti, Luciano Violante, lasciando di sasso i suoi compagni (alcuni) di partito e di coalizione, volle rendere pubblicamente noto un patto che molto spiega e tutto dice di cosa è la storia di una frequenza occupata abusivamente, cosa è una posizione resa dominante, cosa è la libertà di stampa in questo bel Paese e a cosa è ridotta la considerazione della prassi e degli obblighi costituzionali nell’ambito del Listone Unico, del Partito Unico, del Pensiero Unico.
    Riportiamo, senza altri commenti di quelli – esaustivi - dei suoi Onorevoli Colleghi, l’ “esternazione” di Luciano Violante, permettendoci solo di evidenziare in grassetto quei passi che furono pronunciati con voce enfatica e segnata dalla emotività. Il tutto, compreso audio e video, è reperibile anche sul sito della Camera. Buona lettura, buona memoria, e, naturalmente, buon Natale.

    Camera dei Deputati. Resoconto stenografico dell'Assemblea
    Seduta n. 106 del 28/2/2002 La seduta, sospesa alle 13,30, è ripresa alle 14,20.
    PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI
    (Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1707)
    LUCIANO VIOLANTE: Onorevole Frattini - e ci sono autorevoli colleghi e amici al banco del Governo - lei sa che nella storia europea c'è stato anche un dittatore eletto, in Germania. L'elezione non basta - questo voglio dire -, bisogna, poi, stare dentro le regole. Se si usa l'elezione per stravolgere le regole, quello è autoritarismo, è un'altra cosa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani)!
    Ieri l'onorevole Adornato ha ringraziato il presidente del nostro partito per aver detto che non c'è un regime. Io sono d'accordo con Massimo D'Alema: non c'è un regime sulla base dei nostri criteri. Però, cari amici e colleghi, se dovessi applicare i vostri criteri, quelli che avete applicato voi nella scorsa legislatura contro di noi, che non avevamo fatto una legge sul conflitto di interessi, non avevamo tolto le televisioni all'onorevole Berlusconi (Commenti dei deputati di Forza Italia e di Alleanza nazionale)... Onorevole Anedda, la invito a consultare l'onorevole Berlusconi perché lui sa per certo che gli è stata data la garanzia piena - non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo - che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l'onorevole Letta. …A parte questo, la questione è un'altra. Voi ci avete accusato di regime nonostante non avessimo fatto il conflitto di interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi, nonostante le concessioni...
    IGNAZIO LA RUSSA. C'era il ribaltone!
    LUCIANO VIOLANTE. Durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte. Dunque, non c'è stata alcuna operazione di questo genere. Ora, se dovessimo applicare i criteri che avete applicato voi a noi, altro che regime, cari amici! Non è stato così. Però, non posso non sottolineare la china pericolosa che prende la democrazia (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). In questa legge, l'ipotesi di affidare alle maggioranze parlamentari - quali esse siano, di destra o di sinistra, è ugualmente pericoloso - il criterio di priorità nell'esercizio dell'azione penale e nello stabilire quali atti si perseguono e quali no, e il continuum maggioranza parlamentare-Governo che sfibra il Parlamento sono cose pericolose.
    Vi prego di riflettere: credo che a tutti stiano a cuore la libertà e la democrazia nel nostro paese, ma questa legge non difende né la libertà né la democrazia, anzi pone una mina grave all'interno dell'edificio democratico del nostro paese. Onorevole Tabacci...
    PRESIDENTE. Onorevole Violante, la prego di concludere.
    LUCIANO VIOLANTE. Concludo, signor Presidente.
    Vorrei dire soltanto che noi abbandoneremo l'aula...
    FILIPPO ASCIERTO. Andiamo! IGNAZIO LA RUSSA. Andiamo!
    LUCIANO VIOLANTE. La cosa mi costa perché più volte, come ben sapete, ho detto che abbandonare l'aula costituiva una scorrettezza, tranne che vi fossero questioni di particolare peso, di particolare rilievo (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
    Colleghi, voi avete abbandonato l'aula quando si trattava di far entrare l'Italia nell'Unione monetaria europea, noi l'abbandoniamo quando si tratta di difendere la libertà, la democrazia e il pluralismo nel nostro paese! Questa è la differenza tra noi e voi (Vivi, prolungati applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo - I deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani si levano in piedi - Molte congratulazioni)!
    SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Buffone!

  8. #58
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    Regime di Natale

    Si fa un gran parlare del regime che non ci sarà, come dicono i riformisti visionari, ma intanto si rafforza. Un regime che ha sostituito, non completamente, l'esercito dei colonnelli con televisioni giornali e controinformazione.
    La prima spia del regime è tutto questo negarlo, con toni affannosi o speciosi o ipocriti, tensione non necessaria nelle fasi di indiscussa evidente tenuta democratica. Anche se il diessino Bersani a Ballarò diceva “Non c’è il regime perché ancora si può votare e la prossima volta vinciamo noi”. Col postfascista Nania che per tutta risposta gli rideva in faccia: controlliamo tutte le fonti di informazione e comunicazione e pretendete di vivere una contesa elettorale ad armi pari? Difatti il giorno dopo Berlusconi, mentre sfoderava la penna per firmarsi da capo del Governo un decreto che gli serve a mantenere un monopolio mediatico fuori dalla legge, annunciava il proposito di travolgere la par condicio.
    Siamo al regime per il solo fatto del conflitto d'interessi, cioè il capo del governo che soffoca il dissenso e l'informazione a lui aliena possedendo o controllando il 90 percento della comunicazione, dalle fondamentali televisioni all'editoria ai giornali gestiti da familiari o controllati di riflesso, con la longa manus della pubblicità o dei rapporti finanziari o, circolarmente, della politica.
    Siamo al regime se, per effetto di questo conflitto altrove inconcepibile, il 90 percento dell’informazione critica non il governo, ma chi critica il governo.
    Siamo al regime se una missione di IfJ/Efj, i giornalisti federati europei, si reca in Italia “spinta da preoccupazione per lo stato dell’informazione, che ci sembrava allarmante”; e se ne riparte con la convinzione che “l’allarme è giustificato”, ed ha per matrici “il conflitto d’interessi, la concentrazione dei media e la legge Gasparri”.
    Siamo al regime se un primo ministro impone leggi che personalmente lo pongono al di fuori, al di sopra della legge per sottrarsi al naturale e generale corso della giustizia.
    Siamo al regime se le opposizioni non trovano spazio né rispetto né voce in capitolo, se il Parlamento è ridotto a un votificio per usi privati, se le più alte istituzioni, dalla Presidenza della Repubblica alla Magistratura, subiscono attacchi concentrici e gradualmente sempre più scientifici e violenti.
    Siamo al regime se la stampa e perfino la satira vengono imbavagliate o soppresse, a volte dietro preciso invito pubblico, internazionale come in Bulgaria, altrimenti per lo zelo di chi è aduso a “troncare e sopire” automaticamente, prima ancora che il padrone ordini.
    Siamo al regime con l’incredibile vicenda Telekom-Serbia, ovvero una operazione economica con un tiranno slavo, Milosevic, gestita malissimo dal governo di centrosinistra dell'epoca, trasformata nella più colossale montatura che si ricordi, roba che al confronto il Watergate impallidisce, con le televisioni e i giornali del presidente del Consiglio o a lui legati che per mesi amplificano le indagini di una commissione d'inchiesta d'area governativa dirottata da una inquietante “intelligence” di neofascisti, massoni, faccendieri, spie e avventurieri a partire da una morbosa figura di truffatore-facchino, per demolire la dignità internazionale dell'attuale capo della Commissione europea, del segretario del principale partito di opposizione, di un ex ministro degli Esteri, su per li rami fino a lambire il Presidente della Repubblica. Finché, messo alle strette da uno dei pochissimi giornali non posseduti o controllati dal primo ministro, un esponente di spicco del partito del medesimo, nonchè membro della commissione d'inchiesta, nonchè legale di alcuni fra i componenti la “intelligence”, si arrende, rivela il disegno perverso, se ne autoaccusa salvo autosmentirsi a 24 ore di distanza.
    Ci siamo, al regime, se il presidente del Consiglio (non della Repubblica) abusa della televisione di Stato invadendone simultaneamente tutte le reti (lasciando le proprie a disposizione di "Striscia la notizia" e degli sponsor) non per fornire spiegazioni sul recentissimo e maggior disastro elettrico della storia patria, ma per preconizzare una futura riforma pensionistica concepita in modo autoritario, previa rottura con le parti sociali, prologo ad una più profonda revisione delle garanzie sociali e della stessa Costituzione, che prevede un potenziamento dei poteri del primo ministro a scapito del Parlamento, e la definitiva eliminazione di ciò che resta dello Stato sociale.
    Ci siamo, al regime o a qualcosa che molto lo ricorda, se il vecchio capo di una inquietante loggia massonica coperta, come tale incostituzionale e comunque famigerata, quella P2 in cui l'attuale primo ministro militò, si rallegra pubblicamente trovando specchiata nel suo antico programma politico l'azione dell'attuale governo.
    Siamo al regime, o a qualcosa che sinistramente lo annuncia, se nel giro di pochi giorni il governo s’impunta su una riforma che introduce il pugno di ferro nella giustizia minorile, a scapito delle facoltà di recupero dei giovani deviati; se si rimangia l’impegno di una moratoria sulla pena di morte, già ufficialmente promessa davanti all’Europarlamento; se atrocemente liquida come “leggenda metropolitana” il decennale genocidio in Cecenia ad opera della Russia il cui attuale presidente, l’ex comunista capo del Kgb Wladimir Putin, è fraterno amico del primo ministro italiano Silvio Berlusconi che gli fa, non richiesto, “da avvocato difensore”.
    Siamo oltre il regime quando il capo del Governo si firma da solo i decreti che gli servono a preservare il proprio monopolio industriale cresciuto nella latitanza della legge.
    Siamo al regime, infine, quando la casta pensante degli intellettuali (e dei politici antagonisti) si ostina compatta a non vederlo, a sottovalutarlo, a considerare il Paese tutt'al più "all'anticamera", "al limite" del regime, un limite che coincide con la loro personale condizione di benevoli oppositori, che si arresta sulla soglia del loro personale conflitto d'interessi. Scriveva Alexis de Toqueville: "La vera causa della tirannia non è necessariamente l'anarchia o il dispotismo. Fanno paura, certo, ma è l'apatia generata dall'occuparsi solo dai propri interessi il vero problema. Quando questa apatia si genera, bastano poche truppe o episodi sporadici per esercitare oppressione. Pochi uomini violenti possono intimidire e indurre al silenzio. Nell'apatia una forma di tirannide può espandersi perché nessuno si oppone: il vero nemico della democrazia non è il dispotismo palese, semmai il silenzio della solitudine e dell'apatia".
    Massimo Del Papa

  9. #59
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    Predefinito Digitale terrestre...


  10. #60
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    Promemoria per Pier

    "La legge sul conflitto d'interessi è stata tenuta strumentalmente in frigorifero per due anni dalla sinistra e in vista delle elezioni è stata riproposta per esercitare una pressione indebita su Berlusconi. Comunque, il primo atto che faremo noi al governo sarà di proporre immediatamente regole su questo''
    (P.F.Casini-Ansa, 1 marzo 2001)


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