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Discussione: Rete quattro come...

  1. #1
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    Predefinito Rete quattro come...

    ...specchietto per allodole.

    Intanto il Parlamento vota la Finanziaria e tra pochi giorni pure sul "conflitto d'interesse".
    Leggi che non verrano rimandate al Parlamento.

    E qualcuno "piangerà" ascoltando ancora Fede.
    Di rabbia.
    Ma è poi, questa rete4, così vitale per l'opposizione?

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Rete4 no.

    Tutto quello che gira(va) attornoa lla legge Gasparri si.

  3. #3
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    A noi di Rete4 non ce ne frega niente, e non vogliamo che siano persi dei posti di lavoro, ma tu considera una cosa: la sentenza della corte costituzionale è di 3-4 anni fa. Da quando Berlusconi ha vinto le elezioni non si è mai preoccupato della cosa (è lui il proprietario di rete4) sicuro come era che avrebbe modificato le leggi per pararsi, ancora una volta, il culo. E' questo che in uno stato di diritto e democratico non è accettabile.

    E lo spauracchio dei posti di lavoro che agitano mediaset e Cattaneo sono manipolazioni. Per mediaset perchè ha avuto tutto il tempo per pianificare e rimediare alla situazione, per RAI3 perchè se diminuiscono gli introiti pubblicitari non va ridimensionata la rete, ma aumenterà l'esporso per lo stato. E' o non è TV pubblica? E allora dove sta il problema?

    Coglioni..... bugiardi.... manipolatori....

  4. #4
    "SI PUO' FARE"
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    Predefinito

    Ecco qualcuno che piangerà........... logicamente noti sinistri , come da riferimento implicito di mustang ....... lassa perde.

    BYE

    LEGGE GASPARRI: AIART, PREOCCUPAZIONE PER UN DECRETO SU RETE4
    16/12/2003 - 19:01

    (ASCA) - Roma, 16 dic - ''Soddisfazione per la presa di posizione di Ciampi sulla legge Gasparri''. Ad esprimerla e' Luca Borgomeo, presidente dell'Aiart, l'associazione di telespettatori vicina alla Conferenza Episcopale Italiana, in una intervista alla Radio Vaticana. L'Aiart ricorda che gia' precedentemente aveva espresso pesanti dubbi sulla Gasparri, definita ''un colpo di maglio per la liberta' d'informazione''. Per Borgomeo, inoltre ''qualunque scelta che sara' adottata in futuro, tra cui un decreto su Retequattro, in contrapposizione con quanto affermato da Ciampi e' fonte di preoccupazione''
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  5. #5
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    Predefinito

    In origine postato da Dario
    A noi di Rete4 non ce ne frega niente, e non vogliamo che siano persi dei posti di lavoro, ma tu considera una cosa: la sentenza della corte costituzionale è di 3-4 anni fa. Da quando Berlusconi ha vinto le elezioni non si è mai preoccupato della cosa (è lui il proprietario di rete4) sicuro come era che avrebbe modificato le leggi per pararsi, ancora una volta, il culo. E' questo che in uno stato di diritto e democratico non è accettabile.

    E lo spauracchio dei posti di lavoro che agitano mediaset e Cattaneo sono manipolazioni. Per mediaset perchè ha avuto tutto il tempo per pianificare e rimediare alla situazione, per RAI3 perchè se diminuiscono gli introiti pubblicitari non va ridimensionata la rete, ma aumenterà l'esporso per lo stato. E' o non è TV pubblica? E allora dove sta il problema?

    Coglioni..... bugiardi.... manipolatori....
    -----------------------------------
    Beh, nell'anno e mezzo di governo ulivista cosa cavolo avete fatto voi? Nemmeno la legge sul conflitto d'interesse.

    coglione...bugiardo...manipolatore

  6. #6
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    Predefinito Il giorno dopo....

    ....del Cav

    Opposizione felice ma incerta

    Roma. A Strasburgo ieri Silvio Berlusconi ha tenuto un discorso riassumibile in tre parole: no a Chirac. L’accenno all’Europa di serie A e di serie B, che demoralizzerebbe i nuovi membri e vanificherebbe l’allargamento, era sufficientemente chiaro.
    Non ha dato né preso legnate.
    Dibattito di prammatica, senza sorprese.
    Ha avuto un occhio e un orecchio rivolti all’Italia, il Cav., dove invece la legnata l’ha presa.
    Ma stranamente era ottimista, sia pure senza strafottenza e con la consapevolezza, per così dire, di essere stato colpito nel “suo”. Il ragionamento del premier con gli amici è stato assai semplice. Non gli va bene la decisione di Ciampi, ma non ne fa un dramma. Perché il modo di rimediare si trova.
    La tv commerciale è popolare, abbatterla a furia di norme non è agevole per nessuno, l’opposizione è felice ma anche incerta, Francesco Rutelli dice che Retequattro è “una risorsa”, il sindacato dei giornalisti non vuole la chiusura di una rete, Massimo D’Alema fa la faccia feroce ma fu il primo nel ’96 a ficcarsi nello studio di Stranamore e a concelebrare la realtà industriale di Mediaset con Fedele Confalonieri, e un anno dopo ci fu la legge Maccanico poi silurata dalla sentenza della Corte costituzionale.

    Dall’Italia arrivano le notizie sulla trattativa riservata di Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con il Quirinale.
    Mediaset vorrebbe un decreto salvarete che restauri sicurezza e solidità del titolo in Borsa: stralciare l’articolo 25, quello che non aveva un termine preciso per il regime transitorio di un anno, metterci il termine precisissimo di fine 2004, e così soddisfare la richiesta del Quirinale e della Corte costituzionale.
    Fine dei problemi, e per la Gasparri come legge di sistema si vedrà.
    L’alternativa è un decreto per soli due mesi “a perdere”, che si può anche non approvare, un atto di deroga al termine fissato dalla sentenza della Corte, impegnandosi in sessanta giorni a varare la nuova Gasparri riveduta e corretta.
    Due obiezioni dei tecnici:
    primo, è strano che Ciampi firmi una deroga dopo aver
    restituito alle Camere una legge che prevedeva appunto una deroga invece che la fine del regime transitorio;
    secondo, in due mesi, senza un accordo con l’opposizione, che non c’è, non si riesce a rifare la Gasparri.
    Tuttavia il Quirinale sarebbe più favorevole a questa seconda soluzione.
    La maggioranza tiene, dice Berlusconi ai suoi. Ma aggiunge: tireranno la corda sui contenuti, vogliono il massimo di cambiamenti, fanno comprensibilmente politica con le varie lobby in campo, hanno interesse a un calvario parlamentare in cui negoziare sia la Gasparri sia la verifica di governo da posizioni di forza, vogliono portare Sergio D’Antoni nel ministero, vogliono incrinare i poteri di Giulio Tremonti e mettere in difficoltà la Lega, ma il tutto senza esagerare, con vecchie tecniche primorepubblicane però sapendo che l’unità della coalizione con la sua leadership ha una sola alternativa: le elezioni anticipate.

    La Corte il nuovo ostacolo
    Berlusconi è seccato perché il punto forte di avversari e rivali è che ora il problema non è più nemmeno Ciampi, è la Corte costituzionale, e dice sempre più spesso in giro che qui tra editori, presidenti, giudici come al solito di eletto c’è solo lui.
    Dà qualche segno di insofferenza, dice che non ha letto e non leggerà i testi anti Gasparri redatti al Quirinale, ma non ha l’aria di uno che voglia sul serio litigare con Ciampi e avventurarsi in una nuova crisi politico-istituzionale come quella del ’94.
    Per questo si muove con prudenza, non chiede alla coalizione atti d’amore, di amicizia o di lealtà, è convinto che la bocciatura della legge, a parte l’ethos e le convinzioni di Ciampi, non è venuto dal lavoro di sponda nella maggioranza ma dalle pressioni delle lobby economiche, editoriali, ambientali che sono molto forti al Quirinale.
    Berlusconi segnala ai suoi le pressioni dell’opposizione sull’Udc di Marco Follini, su Gianfranco Fini e sullo stesso Pier Ferdinando Casini, accusato di partecipare a riunioni con leader della maggioranza, e le giudica un segno di debolezza.
    Secondo lui gli oppositori festeggiano, ma sono preoccupati e divisi perché sanno che uno scontro sulla libertà d’antenna, sempre dietro l’angolo mentre Mediaset ricorda che “mancano otto giorni lavorativi” alla virtuale chiusura di Retequattro, è per loro pericoloso.
    Gli alleati hanno un tono grave dei momenti complicati, ma manovrano in sintonia. “Se va tutto per aria”, diceva ieri il Cav., “io un referendum l’ho già vinto”.

    lui un referendum lo ha già vinto, stravinto: e alle urne ci vanno i cittadini e le massaie.

    saluti

  7. #7
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    Predefinito Il giorno dopo...

    ...di Ciampi

    Sebbene la nota lobby di tira-giacchette continui a sostenere che il presidente della Repubblica è stato gravemente minacciato dal Foglio in relazione alla legge Gasparri, circostanza parecchio ridicola visto che abbiamo detto e ripetiamo di rispettarne le decisioni e ci siamo limitati ad analizzare il suo orizzonte politico, ci permettiamo di insistere nel fare il nostro mestiere.
    Carlo Azeglio Ciampi ha evidentemente deciso il rinvio della legge sulle tv alle Camere per i motivi espliciti che sono scritti nel suo “messaggio motivato” a norma di Costituzione, articolo 74. Ma è il primo a sapere che le decisioni a fil di norma hanno sempre un risvolto politico.
    Il risvolto politico della sua bocciatura della Gasparri sta tutto nei festeggiamenti girotondini della presa della Bastiglia, nelle estremizzazioni di una parte dell’opposizione parlamentare e nel fregarsi le mani degli interessi che si sentivano lesi da quella legge (soprattutto il partito degli editori).
    Ciampi sa che non deve lasciarsi imporre una posizione politica squilibrata, dopo avere esercitato i suoi poteri secondo diritto.
    Sa che in Italia c’è una sinistra, più istituzionale e riformista, quella che vorrebbe preparare un’alternativa di governo, il cui gruppo dirigente è felice di avere un premier indebolito dalla sua decisione, ma al tempo stesso è inquieto di fronte alla prospettiva di una battaglia sulla libertà d’antenna:
    ne ha già persa una, via referendum.

    Il Quirinale ha assunto, nel momento stesso in cui ha forzato per il rinvio, un atteggiamento di cooperazione politica verso la maggioranza del Parlamento, che quella legge aveva approvato. Il presidente vuole palesemente evitare la conseguenza spiacevole che faceva parte del rischio, un suo sequestro da parte dell’opposizione come nuovo alter ego, dopo Oscar Luigi Scalfaro, di un premier eletto e della sua coalizione, parecchio più robusta che nel ’94.
    Non ha cercato sponde politiche nella maggioranza, ha preferito sul tema un rigoroso isolamento.
    E sta prodigandosi affinché sia evitato il danno industriale a Retequattro e alla Rai nella forma giuridica compatibile con il suo messaggio e con la sentenza della Corte Costituzionale che ne è il fondamentale appiglio.
    La riforma di sistema può attendere: può ripartire con calma, riformularsi con più cura per la composizione degli interessi, che in Italia si chiama pluralismo.
    Ma sul danno industriale da evitare il Quirinale dà quei segnali che fanno capire quanto di malavoglia si sia acconciato al rischioso rinvio, e quanto di buonavoglia sia impegnato a evitarne le conseguenze politiche squilibranti.
    Almeno per il presidente che ha dedicato i suoi giorni non già al ribaltone, ma al compimento dell’alternanza.

    ma senza opposizione vera, quella che alcuni sognano ma Bertinotti, Di Pietro e i comunisti italiani con i verdi non vogliono, è difficile convincere gli elettori che l'alternanza con l'attuale opposizione sia democraticamente auspicabile.
    Chi disse che "molta gente in piazza pochi voti nelle urne"?

    saluti

    saluti

  8. #8
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    In origine postato da mustang
    ... Beh, nell'anno e mezzo di governo ulivista cosa cavolo avete fatto voi? Nemmeno la legge sul conflitto d'interesse.
    Su questa stronzata ti ho già risposto 100 volte, e poi ti sei anche risposto da solo, adesso, quando hai detto:
    lui un referendum lo ha già vinto, stravinto: e alle urne ci vanno i cittadini e le massaie.
    Ti sei dimenticato di aggiungere: i cittadini e le massaie... debitamente manipolati.

    E secondo me è stata proprio la paura di essere per l'ennesima volta manipolata come in occasione del referendum (ti sei dimenticato che i cittadini COGLIONI hanno rifiutato di vedere i film con MENO INTERRUZIONI pubblicitarie? Secondo te è un voto ragionato o manipolato?) che ha bloccato il centro sinistra.

    Ma stai tranquillo. E' ineluttabile che prima o poi torneremo al governo. E ti assicuro che da quel momento non verranno fatti prigionieri.

    E adesso ti chiedo una cortesia: finchè continuerai a fare il leccaculo difensore degli interessi privati del padrone, il copia-incollatore di Ferrara, a me lasciami perdere. Non mi piace più di discutere con te. Avrai notato che ultimamente non ti ho quasi mai filato di pezza. Quando rivedrò il Mustang di qualche tempo fa, discuterò con te con piacere.

  9. #9
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    In origine postato da Dario
    Su questa stronzata ti ho già risposto 100 volte, e poi ti sei anche risposto da solo, adesso, quando hai detto: Ti sei dimenticato di aggiungere: i cittadini e le massaie... debitamente manipolati.

    E secondo me è stata proprio la paura di essere per l'ennesima volta manipolata come in occasione del referendum (ti sei dimenticato che i cittadini COGLIONI hanno rifiutato di vedere i film con MENO INTERRUZIONI pubblicitarie? Secondo te è un voto ragionato o manipolato?) che ha bloccato il centro sinistra.

    Ma stai tranquillo. E' ineluttabile che prima o poi torneremo al governo. E ti assicuro che da quel momento non verranno fatti prigionieri.

    E adesso ti chiedo una cortesia: finchè continuerai a fare il leccaculo difensore degli interessi privati del padrone, il copia-incollatore di Ferrara, a me lasciami perdere. Non mi piace più di discutere con te. Avrai notato che ultimamente non ti ho quasi mai filato di pezza. Quando rivedrò il Mustang di qualche tempo fa, discuterò con te con piacere.
    ----------------------------
    Prima o poi tornerete al governo: questo è inevitabile.
    Ma saranno passati tanti di quegli anni sufficienti perchè impariate a capire e seguire le regole democratiche.

  10. #10
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    In origine postato da Dario
    A noi di Rete4 non ce ne frega niente, e non vogliamo che siano persi dei posti di lavoro, ma tu considera una cosa: la sentenza della corte costituzionale è di 3-4 anni fa.
    1997 mi pare.

    6 anni fa

    6 anni di tempo per prepararsi ad andare sul digitale come la legge aveva imposto a rete4.

    6 anni senza fare niente giocando la carta della politica confidando che il proprietario di rete4 (il presidente del consiglio) facesse qualche cosa per salvarla.

    Han giocato male le loro carte.

 

 
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