Ennesima dimostrazione di come sperpera i soldi, anche dei Padani quella gente
Sicilia, assunzione di massa per i precari
La Regione dà il via libera a 20 mila nuovi posti. Molti finiranno in enti destinati a chiudere
DAL NOSTRO INVIATO
PALERMO - Lo sanno tutti che la Regione siciliana ha troppi dipendenti, che dei 17 mila in servizio ne basterebbero diecimila. Ma da ieri, anziché ridurre la forza lavoro, con un emendamento presentato da Rifondazione comunista ed accolto con plauso trionfale da un partito trasversale, da maggioranza ed opposizione a braccetto, l’Assemblea regionale ha praticamente raddoppiato il numero degli impiegati. Come se avesse assunto d’un colpo altri 20 mila addetti trasformando una massa di precari reclutati senza concorso in assistenti, portieri, commessi, autisti e così via, anche se spesso non si sa cosa fargli fare. Già, perché in questa terra dei paradossi capita che ci siano i lavoratori e manchi il lavoro.
Non accade ovunque. Qualche biblioteca o alcuni uffici ospedalieri senza precari non potrebbero fornire servizi. Ma certo non è il caso di enti che la Regione ha deciso di sopprimere da quattro anni perché «inutili». E che, in attesa di chiudere le porte, vengono adesso riempiti di lavoratori «socialmente utili». Questo accade per esempio nelle venticinque Aziende di soggiorno chiamate ad assumere dipendenti «per legge». Con gioia di presidenti e commissari del sottobosco governativo rimasti inchiodati alle poltrone nonostante una legge del 1999 li inviti a liquidare se stessi. Con l’effetto che questi doppioni «inutili» di Pro loco, uffici comunali ed Aziende provinciali del turismo un giorno, quando sbaraccheranno davvero, lasceranno sul mercato altri precari trasformati in disoccupati.
Ma non c’era verso di riflettere sul disastro possibile l’altra notte a Sala d’Ercole, l’aula del Parlamento siciliano simile al salone delle feste di un Titanic con l’orchestra che continuava a suonare nonostante le sirene d’allarme. A cominciare da quella echeggiata perfino alla buvette di Palazzo dei Normanni dove la pasta con le sarde è andata di traverso ai «trasversali» inseguiti dalle urla dell’assessore al Bilancio Alessandro Pagano di Forza Italia: «Affossate la Regione. Chi pagherà? Raschiando il fondo, possiamo dare stipendi solo per cinque anni. Come si possono deliberare assunzioni definitive in enti da sopprimere?».
Quesiti posti mentre sulla materia s’innesta un’inchiesta giudiziaria con l’arresto a Palermo di tre sindacalisti e di un disinvolto impiegato del Collocamento accusati di «vendere» l’aureola di «precario» in cambio di 12 milioni per una assunzione: «Tanto poi vi sistemano per sempre».
«E invece le casse sono vuote», continua ad echeggiare la voce (nel deserto) di Pagano, creando imbarazzo, ma non troppo, fra i suoi compagni di partito. A cominciare dal vicepresidente della Regione, Giuseppe Castiglione, certo che non ci sia niente di «scandaloso»: «Colmiamo solo i vuoti delle piante organiche...». Spiegazione cancellata da un altro urlo di Pagano: «Parliamo di posti vuoti in enti dove non c’è affatto bisogno di nuovo personale». Ma a tuonare contro Pagano è Francesco Forgione, il capogruppo di Rifondazione che con il suo compagno di partito Santo Liotta, ha presentato l’emendamento cavalcato un po’ da tutti. Obiettivo: la «stabilizzazione» dei precari negli enti «soggetti a controllo o vigilanza della Regione». Quindi, dalle aziende sanitarie ai Parchi, dai consorzi di bonifica alle biblioteche, passando per le aziende di soggiorno. «Falsità quelle di Pagano», insiste Forgione: «Non si tratta di "stipendi". Sono contributi offerti agli enti che già pagano da dieci anni quei precari perché mettano in piedi dei progetti autonomi entro cinque anni... Ventimila? Meno della metà. Le Aziende di soggiorno? Lo scandalo di un governo che non scioglie enti già liquidati per legge non può essere usato in modo scandalistico contro il nostro emendamento, equo e trasparente».
E’ l’epilogo di una tormentata tornata prenatalizia di un’Assemblea regionale che ha pure ottenuto qualche buon risultato. Per esempio, l’approvazione della Finanziaria, rompendo la consuetudine degli «esercizi provvisori» prolungati fino ad aprile. Orgoglio del presidente della Regione Totò Cuffaro che ha anche imposto lo stop a quattromila prepensionamenti perché «non è morale lasciare il servizio con appena 25 anni di servizio». Parole contestate a sinistra da Leoluca Orlando che, invece, difende i pre-pensionabili parlando di «una violazione dei diritti quesiti».
Tutti convinti d’essere i veri moralizzatori. Ognuno a modo suo. Anche assumendo precari «utili» per definizione in enti «inutili» per legge.




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