Nel 1933 dieci milioni di contadini morirono per colpa di Stalin
De Rosa: «Il Parlamento italiano riconosca lo sterminio»
Versando lacrime da coccodrillo, Stalin decise di chiamarla «grande carestia»*. Ma forse lo sterminio per fame dei contadini ucraini, da lui ordinato nel 1933, andrà classificato sotto una voce assai più sinistra: genocidio. Lo chiede al Parlamento italiano la fondazione Sturzo attraverso il suo presidente, lo storico Gabriele De Rosa.
Come mai si riscopre questa tragedia proprio ora (e non è successo, ad esempio, dodici anni fa, al momento del crollo sovietico)?
«Per distrazione, o colpevole connivenza», denuncia De Rosa. «Il silenzio sulle verità più scottanti fa parte della storia d’Europa: si è sempre preferito lasciare in pace sua eccellenza Stalin, il Grande Fratello». Ma perché continuare a tacere anche dopo la morte del dittatore? Non sarebbe stato possibile alzare la voce almeno ai tempi di Gorbaciov e della sua perestroika? O negli anni successivi al 1991, quando l’impero sovietico era già stato schiacciato dal suo stesso peso?
«No, nemmeno allora qualcuno ha trovato il coraggio», osserva sconsolato De Rosa, «e a questo proposito potremmo fare un’osservazione ancora più pessimistica. Si è di nuovo passato sotto silenzio lo Holodomor , lo sterminio per fame dei contadini ucraini, non più tardi di due mesi fa: quando durante un convegno organizzato dalla nostra fondazione abbiamo lanciato l’appello per il riconoscimento dell’Onu e del Parlamento europeo. E dire che l’hanno firmato trenta studiosi provenienti da tutto il mondo. Ma niente, sempre e soltanto silenzio: è come se i mass-media subissero ancora il fascino malefico del grande dittatore georgiano».
Che cosa succederà, se le vostre richieste saranno ascoltate?
«Il Parlamento italiano - risponde De Rosa - dovrebbe appoggiare la mozione del governo ucraino presso l’Onu e Strasburgo: la richiesta cioè che la "Grande Fame" provocata da Stalin nel biennio 1932-33, e che costò la vita da sette a dieci milioni di persone innocenti, entri a far parte della lista nera, sia riconosciuto come un crimine contro l’umanità, genocidio».
Come mai c’è ancora tanta approssimazione attorno al numero delle vittime?
«Perché uomini e donne vennero processati, deportati, fucilati o mandati a morire di freddo e di stenti nei gulag artici più lontani, agli estremi confini orientali della Siberia. A milioni furono completamente cancellati, senza che né nomi né tombe fossero rimasti a testimoniare il loro passaggio sulla terra».
Ma perché tanta crudeltà, tanta violenza contro persone inermi?
«Agli occhi delle autorità sovietiche il rifiuto dei contadini di rinunciare alla proprietà dei campi, il no alle direttive che imponevano la collettivizzazione forzata e l’ingresso nei kolchoz, equivaleva a sabotaggio e tradimento. Dunque doveva essere punito».
Ci fu anche una dimensione religiosa, in quella battaglia continuata senza speranza contro il potere comunista?
«La resistenza allo sterminio venne condotta soprattutto dalla Chiesa ortodossa, legata al cristianesimo bizantino. Ma anche da quella uniata e dagli stessi cattolici di Leopoli. Però esisteva anche una dimensione culturale profonda del popolo ucraino, che gli impedì di rassegnarsi al centralismo imperiale russo: fra il Seicento e il Settecento il Paese era divenuto un punto di riferimento dell’umanesimo orientale, l’interlocutore della latinità».
L’indipendenza, conquistata dopo il crollo dell’Urss, ha riportato alla luce tesori culturali sepolti...
«Già Sturzo nel ’19 rivendicò l’indipendenza dell’Ucraina. Oggi esiste un rapporto diretto fra il genocidio del 1933, dovuto al rifiuto di sottomettersi, e l’indipendenza ottenuta di recente».
Si potrebbe dire che la repubblica di Kiev sia fondata soprattutto sulla eredità morale di quella resistenza al bolscevismo?
«Sì, il rifiuto di sottomettersi al potere ingiusto vale da solo la libertà e l’indipendenza di un popolo. Ora però ci vogliono gli appoggi degli organismi internazionali e degli Stati, oltre all’interessamento delle istituzioni. E’ già sceso in campo il presidente Ciampi, che ha concesso il suo patronato, e Renato Pera, che ha portato la richiesta all’attenzione della commissione Affari esteri del Senato».
Da sette a dieci milioni di morti sono tanti. Esiste un rapporto tra questa iniziativa e il Memento Gulag proclamato per il 7 novembre, in memoria dei duecento milioni di vittime dei totalitarismi comunisti?
«Un rapporto diretto. Il genocidio ucraino ne è una delle testimonianze più sconvolgenti»
*La «Grande Carestia» provocata dal regime sovietico nel biennio 1932-33 portò allo sterminio di 7-10 milioni di ucraini, oltre che delle popolazioni residenti nel Caucaso settentrionale, nella regione del Volga e nel Kazakistan. Il motivo più frequentemente addotto per le deportazioni e le fucilazioni era il rifiuto delle collettivizzazioni forzate, l’accaparramento di derrate alimentari, il sabotaggio contro lo Stato sovietico. Fra i libri che parlano dello «Holodomor», il genocidio ucraino, oltre al «Libro nero del comunismo» di Stèphane Courtois (Mondadori), «Una via per ricominciare» di Marta Dell’Asta (La casa di Matriona) e «Reflections on the Gulag» e cura di Francesca Gori (Fondazione Feltrinelli).
L’appello di Gabriele De Rosa e delle altre Accademie apparirà sul sito: www.libertates.org
Corriere della Sera
24 12 03




Rispondi Citando