Frasi selezionate da un futuro trascritto





Baghdad - Ahmad Chalabi: Buongiorno, signor Hussein. Sono Ahmad Chalabi, presidente del Congresso Nazionale Iracheno, Futuro Presidente della Repubblica Islamica della Mesopotamia occupata e procuratore speciale in "Il popolo iracheno contro Hussein".

Saddam Hussein: La conosco.

E' lei Saddam Hussein, recentemente residente in Via della Corsa di polli, n°4, appartamento interrato 1, ad- Dwar, provincia di Saladino?

L'unico ed il solo.


Molto bene. Come lei sa, e' accusato di molte gravi offese. Cominciamo dalla guerra contro l'Iran, che ha ucciso un milione di iraniani ed iracheni tra il 1980 e il 1988 ed ha distrutto l'economia della nazione.

Beh, posso spiegare. Volevo terminare quella stupida guerra non appena gli iraniani iniziarono a reagire, ma il Segretario di Stato George Schulz continuò ad infastidirmi. Mi chiamava continuamente, anche nel cuore della notte - come se l'intero mondo fosse sintonizzato sull'ora di Washington, capisce? Continua a picchiare, Saddie, diceva. Non essere incerto. Sei il nostro bastione strategico contro l'Iran. Lo ammetto, ne fui lusingato. Quando il Grande Satana ti dice che ha bisogno di te come "bastione strategico", cosa fai? dici no? Inoltre il presidente Reagan continuava a mandarmi denaro e bombe.

Ha usato un gas nervino chiamato tabun contro gli iraniani, in violazione del protocollo di Ginevra del 1925 contro l'uso di armi chimiche?

Beh, sì, ma Donald Rumsfeld mi diede una nota. Vede, Rumsfeld era l'inviato speciale di Reagan per il Medio Oriente - credo fosse il 1983 - e venne a trovarmi al palazzo. Celebrammo il Ramadan insieme, vedemmo qualche spettacolo. Eravamo intimi, anche se non si direbbe, da come parla oggi. Ma allora Rummy era il mio cane. Mi disse che il presidente lo aveva autorizzato a fare "tutto il necessario" per aiutarmi ad avere ragione di Teheran.

Gli americani ritennero che la faccenda del gas non era affar loro, anzi lo apprezzarono. Deve capire, erano ancora seccati per il caso degli ostaggi. Ecco perché mi offrirono piene relazioni diplomatiche. Io pensavo: ehi, questo circondario e' difficile, con quegli israeliani psicopatici che bombardarono il mio nuovo impianto nucleare ed i sauditi che mozzavano la testa delle loro principesse - avevo bisogno di un amico, Rummy aveva bisogno di un amico, funzionò così.

Signor Hussein, lei gasò 5000 curdi ad Halabja?

In realtà furono gli iraniani. Allora ... (fruga tra le carte) ...ecco. Stephen Pelletiere, il principale analista politico della CIA sull'Iraq durante gli anni '80, lo ha scritto nel New York Times lo scorso gennaio. Ha detto sì, i curdi furono gasati durante una battaglia tra noi e le truppe iraniane, ma la CIA non può dire con certezza che furono le armi chimiche irachene ad uccidere i curdi ... La condizione dei curdi morti, tuttavia, indica che essi rimasero intossicati da un agente ematico - cioè un gas al cianuro - posseduto dagli iraniani. Gli iracheni, che usarono il gas mostarda nell'attacco, all'epoca non possedevano gli agenti ematici. Rumsfeld mi diede il permesso di usare il gas mostarda.

Dunque i suoi soldati usarono gas venefici! Non capiva di essersi spinto troppo oltre?

Gli americani continuavano a dirmi che non mi ero spinto abbastanza oltre! Dissi loro che volevo mettere fine alla guerra, ma Reagan non voleva che in Iraq vi fosse il "cambiamento di regime" richiesto dall'ayatollah Khomeini per mettere fine ai combattimenti. Reagan incaricò il suo direttore della CIA Bill Casey di inviarmi ziliardi di bombe a frammentazione cilene ma queste non riuscirono a fermare gli iraniani. "Baluardo strategico", eh? (ride amaramente).

Umm, OK. Quando decise di invadere il Kuwait?

Questo fu un terribile malinteso. Gli altri tizi dell'OPEC si appoggiavano a me affinché facessi qualcosa contro il Kuwait, che superava i limiti di produzione del petrolio e manteneva i prezzi molto bassi. E' un tuo problema, mi dicevano. Pensai: perché non prendere tre piccioni con una fava - annettere una provincia artificialmente separata dai britannici, soddisfare l'OPEC e mettere fine alla pessima abitudine del Kuwait di trivellare lateralmente entro i nostri giacimenti petroliferi? Ma ero un buon impiegato della CIA. Non avrei mai fatto nulla senza prima parlarne con i miei capi nell'amministrazione Bush.

Intende dire Bush padre?

Sì, sì, quello un po' più intelligente. Ad ogni modo, avevo la mia gente dell'intelligence che analizzò le dichiarazioni che uscivano dalla Casa Bianca, per capire come avrebbero reagito se io invadevo. Il 24 luglio 1990, una settimana prima dell'invasione, la portavoce del Dipartimento di Stato, Margaret Tutwiler disse: "Non abbiamo alcun trattato difensivo con il Kuwait, e non vi sono particolari accordi sulla difesa o sulla sicurezza". Il 31 luglio, il delegato Lee Hamilton chiese all'assistente del Segretario di Stato John Kelly, che testimoniava di fronte ad una sottocommissione per gli affari esteri della Camera, se fosse vero che gli USA non avrebbero inviato truppe in difesa del Kuwait in caso di invasione. "E' corretto", disse Kelly. Il ministro della Difesa Dick Cheney, l'ambasciatore USA in Iraq, April Glaspie - entrambi mi dissero che non sarebbero intervenuti in una faccenda inter-araba. Poi, quando lo feci, fecero finta di non sapere nulla. E' una lezione, mai trattare con un mediatore. Non volevo disturbare il presidente durante le vacanze estive. Ecco cosa ottieni, a mostrare un minimo di considerazione. Ad ogni modo, lei crede che potrò riavere il mio lavoro? Dica a Rummy che sento la sua mancanza.

Vostro Onore, chiedo un aggiornamento.

Come sarebbe a dire? Non mi ha chiesto ancora nulla delle mie armi di distruzione di massa!



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traduzione a cura di www.arabcomint.com





Muori, subito!
di Paul Hein, 20 dicembre 2003





I titoli dei giornali urlano: "Deve essere condannato a morte?". La domanda imperversa alla radio, in TV, su internet. Gli esperti ne discutono, gli editorialisti ne dissertano, gli ascoltatori dei programmi che prevedono il loro intervento insistono. Il presidente lo suggerisce. In questo contesto sarebbe terribilmente sciocco chiedere: "Perché?"
Di solito la sentenza e' preceduta da un verdetto di colpevolezza. Se uno deve morire per mano della legge, deve aver fatto qualcosa di terribile. Ed anche nei casi in cui il crimine e' orrendo, la pena di morte può non essere imposta. Molti assassini, ad esempio, languono in prigione senza mai imbattersi in un ago, una sedia o una camera a gas. Sembra esserci una crescente repulsione verso la pena di morte.

Tranne che nel caso di Saddam. Per lui facciamo un'eccezione; l'esecuzione e' raccomandata ancora prima del processo, figurarsi del verdetto. Per quale motivo? Di certo non a causa di quelle cattive armi di distruzione di massa che aveva ammassato, perché sembra che siano inesistenti. E neanche per le sue connessioni all'11 settembre, perché non vi sono mai state. Forse perché lui e' solo un uomo cattivo che non piace più al nostro governo?

Che lui sia stato un dittatore senza scrupoli non può essere messo in dubbio, almeno da me. Tutto ciò che so di lui e' quello che leggo ed ascolto attraverso i media; e comincio ad avere il vago sospetto che mi siano state raccontate molte menzogne: non solo su ordinazione, ma anche di omissione. Ad esempio, cosa dire di dittatori senza scrupoli di paesi che non occupiamo? Ad esempio il vecchio come-si-chiama della Corea del Nord. E cosa dire dei dirigenti cinesi? Non sentiamo nulla dei loro crimini, almeno non dai maggiori networks o dai principali giornali. C'e' forse una sorta di scala della crudeltà che noi adoperiamo per decidere quale leader debba essere defenestrato?

E poi: puoi essere accusato di "crimini di guerra" se non sei tu ad avere iniziato la guerra? Certo, vi erano state guerre precedenti, come ad esempio quella contro l'Iran e l'invasione del Kuwait ma, nel primo caso, gli USA fornirono a Saddam tutto il necessario per aggredire l'Iran, compreso i gas venefici, mentre l'invasione del Kuwait avvenne con l'indifferenza ufficialmente sancita dell'amministrazione. In entrambi i casi, gli USA possono essere considerati complici e favoreggiatori.

Naturalmente le cose possono non essere, e probabilmente non lo sono, come sembrano. Le armi di distruzione di massa e la complicità nell'11 settembre non potranno mai essere più di semplici pretesti, da scartare non appena dimostrata la loro inconsistenza. L'accusa in qualche modo generalizzata di "crudeltà" e' meno facilmente confutabile, seppure nebulosa, ma essa non e' una base accettabile per giustificare un'invasione che ha comportato l'uccisione di decine di migliaia di innocenti e la spesa di miliardi di dollari.


Potrebbe essere nulla di più che il desiderio di estendere l'egemonia USA in Medio Oriente, che ha riserve petrolifere in abbondanza. Il che, naturalmente, non può essere presentato come l'idealistico tentativo di combattere l'oppressione, rimuovere dittatori o schiacciare il terrorismo. E, infatti, e' una motivazione sporca e bassa. Ecco, dunque, la ragione.

Saddam deve morire. L'ideale sarebbe che morisse molto presto, come Jack Ruby, che contrasse un provvidenziale cancro e morì prima che potesse essere portato in giudizio. Forse qualche iracheno infuriato potrebbe addirittura irrompere nel carcere, trascinarlo fuori in strada e ucciderlo. Oppure il suo stato di salute potrebbe, improvvisamente, peggiorare. Tutto, purché muoia presto.

Saddam conosce il luogo di sepoltura di molti scheletri e sa chi li ha sepolti. Nessuno può guadagnarci da un eventuale processo con testimoni. Noi già sappiamo che e' un cattivo. Dunque, spariamolo!



Paul Hein e' un oftalmologo di Saint Louis, che collabora a diversi giornali online. E' l'autore di All Work & No Pay.