Un pomeriggio di tanti anni fa bighellonavo per le strade di Malabar hill, a Bombay. Oggi Mumbai.
La collina di Malabar è il quartiere dei ricchi. Si trova ad una estremità della spiaggia di Back bay, spiaggia a forma di semicerchio. All' altra estremità, c' è la punta di Colaba con i grattacieli dell' Air India e dell' Oberoi Sheraton.
Me ne andavo dunque a spasso tra graziose ville, villette e villone in predominante stile colonial-vittoriano, con qualche orrendo inserto simil-hollywoodiano, quando giunsi ad una cancellata inserita in un alto muro di cinta. All' interno intravvidi un magnifico parco e tre edifici, più larghi che alti, di forma circolare, senza tetto o copertura alcuna, che sapevo vuoti all' interno se non per dei graticci infissi nelle pareti a varie altezze dal suolo. Sono le famose Torri del silenzio, il cimitero dei Parsi.
I Parsi dell' India sono i discendenti degli antichi persiani fuggiti dalla loro patria, all' epoca impero sassanide, durante le invasioni arabe. In tutto il subcontinente indiano sono circa 120 mila (una goccia nel mare dei 900 milioni), 70 mila dei quali abitano a Bombay.
Sono quasi tutti benestanti: grossi commercianti, professionisti affermati, uomini politici. Il notissimo direttore d' orchestra indiano Zubin Mehta è un parsi cosiccome la dinastia industriale dei Tata. Professano una religione chiamata zoroastrismo, da Zoroastro (lo Zarathustra di Nietzsche e Strauss). Un profeta messianico vissuto 4000 anni fa. Prima di Budda, Gesù e Maometto dunque. Lo zoroastrismo era la religione ufficiale dell' impero sassanide.
Gli insegnamenti del profeta impongono ai fedeli, tra le altre cose, il rispetto e l' adorazione della natura e i suoi elementi: terra, acqua, aria, ma sopratutto il fuoco, simbolo di ordine e giustizia.Gli zoroastriani pregano sempre in presenza di un fuoco.
E, dal momento che adorano gli elementi, non sotterrano i loro morti come noi cristiani né li bruciano come gli indù per non inquinare la terra o l' aria.
Ma utilizzano costruzioni come quelle torri all' interno delle quali espongono i cadaveri su dei graticci, affinché gli avvoltoi possano cibarsene.
Considerano ciò l' ultimo atto d' amore verso la natura e le sue creature.
Storia macabra ma interessante, nevvero?
Gianni Guelfi




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