....superstiziosi


Al direttore - Leggendo che dietro il divieto del velo islamico nella scuola pubblica francese “non si possono non scorgere i germi del totalitarismo illiberale”, qualche lettore – magari radicale come noi e come i due firmatari di quell’articolo – deve aver pensato che i conti non gli tornano. E infatti, chi ha salutato con sollievo la decisione di Chirac non ha fatto, crediamo, che secondare un sano riflesso laico: per convincersene basterebbe una bella foto di gruppo di tutte le autorità religiose di Francia, con contorno di integralisti e no global, che per promuovere il diritto di velo si sono improvvisati maestri di laicità e liberalismo.
Dal canto nostro, non riusciamo proprio a riconoscerci un profilo “fanatico-statolatrico”, o “clerical-laicista”, o anche solo proibizionista: proibizionista è semmai chi spinge lo Stato ad avallare le proibizioni e le imposizioni di un testo sacro o dei suoi preti, no?
Ecco, la querelle del velo è tutta qui, e idem per tutte le altre discriminazioni sessiste che fanno parte del programma di chi pretende che sia la laicità a doversi adeguare all’Islam, e non il contrario: dalle mutilazioni genitali all’apartheid sessuale in palestre, piscine e ospedali.
Fautore dello Stato etico chi ha esclamato “finalmente!”? Conservatore magari sì, ma chi non cercherebbe di conservare un bene prezioso come quei princìpi che assicurano la convivenza civile ed evitano scintille tra Dio e Cesare? Evocare i diritti dell’uomo è quantomeno fuori luogo, intanto perché in ballo, casomai, ci sono i diritti della donna, e poi perché le donne in questione sono in realtà bambine e adolescenti. E non ha nessun senso invocare la libertà d’opinione e di religione del cittadino in uno spazio come quello della scuola, spazio
“extraterritoriale” rispetto alla giurisdizione delle libertà individuali, proprio perché, per definizione, la scuola sottomette le idee e le opinioni all’esame critico delle varie discipline: una cosa è lo spazio pubblico, una cosa è la scuola pubblica.
I conti poi non tornano, perché i “liberticidi” cisalpini hanno avuto la stessa reazione di chi in Francia è riuscito a impedire che lo Stato laico abdicasse di fronte alle manovre congiunte degli islamo-progressisti e dei laicisti alla Monaco 1938: a parte uno come Alain Madelin, più liberista e antiproibizionista persino, forse, di Benedetto Della Vedova e Carmelo Palma, i pochi dissidenti che da un paio d’anni a questa parte resistono oltralpe al pensiero unico e ai plebisciti sono tutti in questo schieramento “proibizionista” e “clericale”, dove insieme ad amerikani come Jean-François Revel, Bernard Kouchner o André Glucksmann, ci sono anche tanti franco-maghrebini laici, spesso atei, e tante ragazze della stessa origine, che se mai un diritto invocano, è quello all’indifferenza. Altro che diritto alla differenza! Sentir chiamare questo grande movimento civile “crociata antiliberale” suona quindi grottesco.
E comunque, se qualche lettore volesse approfondire, chiami pure Radio Radicale allo 06.488781, e si faccia mandare una copia di un libro fresco di stampa intitolato “Le sfumature di Camus. Quelque chose de gauche sulla Francia benpensante”. Lo abbiamo fatto proprio per documentare la deriva della Francia contemporanea tra il rigurgito di antisemitismo e l’apoteosi di antiamericanismo. Francamente, fra i prodotti tossici made in France non abbiamo trovato traccia di quei princìpi laici che Chirac è stato costretto a ribadire.
Perciò, una volta tanto – e malgré tout vive la France!

Enrico Rufi
Massimo Bordin

laici superstiziosi che discutendo sulla libertà di esibire simboli religiosi (tutti insieme e senza discrimine) passano tranquillamente alle circoncisioni femminili e altre barbarie simili.

per dimostrare cosa?