Pashtunistan: nasce un nuovo Stato?
di Mazzetta
27 Dec 2003
Echi di Kipling sulle montagne afghane, rinasce l'idea di un vecchio stato.
Jalalabad, Peshawar, e in mezzo il Kyber Pass, atmosfere coloniali e uomini che combattono a piedi su e giù per le montagne. La guerra scatenata dagli Usa in Afghanistan sta producendo un effetto paradossale. Incapaci di controllare un territorio tanto vasto, poco attrezzati alla guerra contro una popolazione totalmente armata, priva di infrastrutture bombardabili o capitali da occupare, gli Usa stanno rafforzando involontariamente l'idea della costituzione di un nuovo stato nella regione, il Pashtunistan.
Non è uno scherzo.
I Pashtun sono l'etnia maggioritaria in Afghanistan, il 50% della popolazione, altrettanti in Pakistan, assommando così circa 30 milioni d’individui su un'area vasta e brulla, grande quasi due volte l'Italia. Il Pashtunistan è un vecchio progetto, che ebbe il suo messia nel grande Ghaffar Kahn, il "Ghandi della frontiera". Il Pashtunistan di Ghaffar Kahn, era con l'India di Nehru ed il Pakistan di Jinna, una delle identità che premettero contro il colonialismo inglese.
La sistemazione post indipendenza, con la “linea Durand" a far da confine tra afgani e pakistani, tagliò in due questo stato solo sperato attorno al ‘47. In Afghanistan si è sempre festeggiata la data dell'indipendenza del Pashtunistan, sotto il re, come sotto i sovietici. Quando, nell'ottantotto, morì Ghaffar Kahn, il suo corpo fu portato da Jalalabad a Peshawar da un corteo di migliaia di persone esaltate, anche i sovietici concessero tregua. La zona della frontiera afgano-pakistana è in realtà un'area franca. Lo stesso esercito pakistano vi si avventura raramente, e previo permesso dei signori della guerra locali. L'unica volta che hanno provato diversamente ci sono stati diversi morti tra i soldati pakistani.
Non è andata meglio ai G.I's, nell'attacco al fortino di Shkin, il più pesante di quest'anno, finivano colpiti anche dalle postazioni pakistane, che sbagliavano la scelta dei bersagli. 2.400 km di frontiera, più o meno da Palermo alla Norvegia, composti di montagne e valli, non sono controllabili neppure dalla potenza americana. In Afghanistan anche gli americani hanno acconsentito ad avere i pashtun al governo, ponendo loro condizioni.
Muttawakil, ministro degli esteri talebano è ai domiciliari, e si tratta. I pashtun non accettano condizioni da sconfitti, gli Usa avevano chiesto: via il mullah Omar e i combattenti stranieri, restituzione dei prigionieri Usa e dei corpi, e cessazione gli attacchi contro gli stranieri. Risposta pashtun: Omar non si tocca, i combattenti stranieri ci hanno aiutato e sono un affare interno, prigionieri non ne abbiamo, hanno segnalato le sepolture; gli attacchi cesseranno quando gli Usa annunceranno l'inizio del ritiro. Non sembra il linguaggio degli sconfitti. Il mullah Omar ha da tempo dichiarato di aver costituito la sua capitale, nella zona di Zabul. Osama Bin Laden risulta invece nella provincia del Waziristan, timidi tentativi di ricerca da parte dei pakistani sono cessati alle prime fucilate arrivate dai monti. La produzione dell'oppio è ai massimi livelli 3.600 tonnellate e in aumento del 6/8% annuo, l’Afghanistan è di nuovo il primo produttore di oppio al mondo.. Gli attacchi agli stranieri intensi come non mai.
Secondo il generale della Folgore, Marco Bertolini in una intervista a Panorama: "L'opinione pubblica è portata a sopravvalutare la tecnologia militare. Ma qui siamo di fronte a gente che non usa il cellulare e che si muove a piedi o a cavallo. Inoltre la zona dove potrebbe nascondersi Bin Laden è difficile da battere. Terzo: non siamo di fronte a un delinquente qualsiasi. Il gruppo terroristico Al Qaeda ha un suo controspionaggio, ha una propria struttura militare di combattimento e soprattutto gode di enormi protezioni". Secondo il generale tedesco a capo dell'Isaf le infiltrazioni terroristiche sono sempre più preoccupanti e riguardano anche Kabul. Mai come ora l'idea di un Pashtun possibile è forte, due attentati in 15 giorni a Musharraf lo dimostrano, caduto il dittatore pakistano una soluzione più federale per un Pakistan ormai incontrollabile, porterebbe doni ad un vecchio sogno, soprattutto se anche i 3/4 razzi al mese dedicati al premier afgano Karzai faranno il loro dovere, anche se il Garzai attuale, senza neppure una parvenza di esercito, non fa davvero paura a nessuno.
I pochi uomini che si erano arruolati sono spariti con le armi ed i pochi denari offerti loro. Nel dissolversi delle entità statuali di Afghanistan e Pakistan, i pashtun si stanno avvicinando con le armi a quel Pasthunistan, che era sfuggito al mite e nonviolento Ghaffar Kahn. L'azione americana ha destabilizzato anche il vicino Pakistan, dove la dittatura nazionalista di Musharraf pare avere i giorni contati. Il malumore degli indiani per il doppio gioco pakistano sul Kashmir, coperto da Washington, le tensioni con gli estremisti musulmani in patria che lo vedono come un traditore, gli iraniani che ne hanno svelato le doppiezze passate mettono i militari pakistani in una situazione insostenibile a lungo. Musulmani, Kashmiri, laici e servizi sono ormai alla guerra civile.
Il Pakistan non è più un alleato affidabile per gli Usa, anche se in realtà non sembra esserlo stato mai, avendo persino contribuito al programma nucleare iraniano. L'impressione è che difficilmente gli Usa troveranno il bandolo della matassa. Nel frattempo siamo in inverno, e in questi mesi gli unici a muoversi a nella neve afgano saranno i pashtun, giocando al bersaglio con chi vorranno nel tetro inverno afgano, si è aperta la Loya Girga, l’assemblea costituente afgana, e da quelle parti chi spara di più, conta di più.
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