Come suggeritomi da Ichthys riporto su questo forum la discussione che si sviluppava sul forum cattolico,perchè non strettamente inerente al mondo cattolico e anche perchè non sembra interessare i moderatori di quel forum.
Ichthys
Il non essere del bene o del male è la noia. Il principio positivo è attivo, mentre quello negativo è passivo e necessita di una parte di quello attivo per agire; per questo motivo la sua grande vittoria in questo mondo è quella di farsi credere inesistente. Ma non è inesistente, è solo passivo.
Se la tua visione monistica fosse vera avremmo la stasi assoluta, mentre non abbiamo la stasi perché si scontrano i due principi e in base alla loro diversa proporzione che si formano le cose e si muovono. L'universo, come dimostra anche la scienza, funziona per l'interazione di due principi: + e -, 1 e 0, etc. Il dualismo spiega molte cose, il monismo non ne spiega alcuna.
Hai mai letto il saggio "la menzogna del romanzo"? Ebbene, si dice proprio che con le parole di può dire di tutto. Dire che "l'uomo ha tratto il male dal puro nulla in cui era" è solo sintatticamente corretto, ma del tutto assurdo nella sua essenza.
E poi se dici che Dio ha sconfitto il male col suo sacrificio perché tiri ancora fuori la storia del peccato originale? Ti pare che Dio abbia fallito?
ZENA
L'ora tarda in cui ho scritto il messaggio non rende così incomprensibile il senso del mio discorso, che ricapitolo:
1) Esiste un unico Dio, creatore del cielo e della terra.
2) La ragione della creazione era la cosa "buona e giusta". Che il male si insinui come pura possibilità, non significa che Dio crea il male, poichè il male esiste come semplice non-essere del bene, che permette di riconoscere il bene come tale, il che esclude la stasi o il monismo che certo non spiega come l'uomo abbia potuto scegliere il Male. Dio instilla nell'uomo la libertà alla luce della quale scegliere il bene, ossia ciò che è ed è stato creato per lui. Ma l'uomo ha scelto il non-essere del Bene.Arjuna
Non condivido il dualismo irriducibile,il Bene e il Male,come ogni dualismo,viene in essere solo dal punto di vista della manifestazione,dal punto di vista umano nella sua visione di soggetto-oggetto,ma dal punto di vista sovratemporale tutto è riconducibile alla non dualità del Principio (perché ogni determinazione è una negazione del Principio che non è relativo,non è duale,e può esser definito solo per negazione-Dionigi Aeropagita-)
Il rischio della negazione del dualismo irriducibile è il determinismo e la negazione della libertà umana,come giustamente rilevano i dualisti,però credo che il problema sia risolvibile parlando non di Male e Bene assoluti ma relativi all’uomo,cioè il Male come facoltà dell’uomo di porsi fuori dalla propria natura che è “a immagine e somiglianza…”
La “materia” è il mezzo necessario a Dio per la manifestazione delle potenzialità che erano tutte comprese nel principio e non è male in se.Ciò che rende l’Uomo non una pedina in mano “all’arte Divina” ma un essere libero è proprio la sua “similitudine”,se mi è concessa questa definizione “un nucleo non assoluto di divinità”(quindi non c’è piu’ il monismo stretto).
Il male dal punto di vista umano è il suo confondersi con la sua parte materiale,la manifestazione che davvero per certi punti di vista è illusione e frutto di una rete infinita di influenze difficilmente controllabili dal punto di vista umano(ecco credo il senso del peccato originale che tutti noi condividiamo alla nascita in quanto ci confondiamo con la parte materiale,-il desiderio della mela-).Il bene dal punto di vista umano quindi non è altro che la sua “presa di coscienza”(difficile,oltre la ragione umana?) di ciò che egli è,quindi una inversione gerarchica che porta la materia all’ultimo posto,ad una “serva”,senza negarla completamente,ma dandole il giusto valore gerarchico sottomessa alla sua parte divina,allo spirito(ed ecco il senso,per me,di Cristo quale redentore,se,come dice Meister Eckhart “ La Sacra Scrittura insiste continuamente sul fatto che l’uomo deve staccarsi da se stesso,-(il se fittizio)-.Solo nella misura in cui ti stacchi da te stesso sei padrone di te stesso.Nella misura in cui sei padrone di te ti realizzi,realizzi Dio e tutto ciò che ha creato” )
Ecco che il “sia fatta la tua volontà” significa fare la “nostra volontà” quando questa non è schiava delle pulsioni passionali e di altro tipo figlie dell'identificazione con il nostro corpo, ed ecco che la vera libertà è da noi stessi,dal nostro “io fittizio” più che,come nella concezione moderna,libertà di assecondare ogni nostra passione e desiderio,che è invece proprio schiavitù a quella rete insondabile di legami che incatenano l’uomo.La Vera libertà quindi è fare la volontà di Dio.Non so se questa sia la visione ortodossa cattolica,vorrei sapere se voi la condividete.
Ichthys
Mi limiterò a commentare solo questo.
Voi induisti (e simili) tendete, sotto l'influsso di scuole e dottrine come il Vedanta, al monismo o almeno al non dualismo del principio. Il dualismo gnostico sembra cozzare con la visione indiana, ma solo parzialmente, per non dire apparentemente. Anche gli gnostici credono al non dualismo del principio, solo che di principi ne riconoscono due... qui comincia la confusione! Nel mondo della materia non v'è reale separazione tra il mio corpo e tutto il resto, così come nel mondo della luce non v'è reale separazione tra il mio spirito (pneuma) e tutto il resto (pléroma), ma i due mondi sono due dimensioni diverse. Prova a ricordare la dottrina Samkhya, può aiutare a capire qualcosa.Arjuna
Ho capito cosa intendi per dualismo,e anche la tradizione indù riconosce i due diversi piani,e non solo,ne riconosce 3 e un quarto che ne è il sostrato.
Nella famosa similitudine con la sillaba mistica AUM (OM) A corrisponde alla materia (stato di veglia più che materia),U allo stato "sottile"(sogno,archetipi spirituali direi) che credo sia quello che tu chiami spirito,e M,che sarebbe l'1 Metafisico,il "luogo" nel quale tutto ciò che è nei due piani seguenti è in potenza,allo stato indifferenziato(sonno profondo).Ma il sostrato di tutto,il SILENZIO della sillaba AUM,definibile solo per negazioni,in cui non c'è coscienza ma nemmeno in-coscienza è l'unica realtà anche se non si può nemmeno definirla tale,è il senza nascita e senza morte,la Persona Suprema la cui volontà ha permesso il mondo,mondo che però resta maya,cioè arte divina illusoria se restiamo all'interno della dualità,grande aiuto invece se,come in un ologramma,ne riconosciamo l'ombra (per ragionare platonicamente).Otto Rahn
Vale la pena soffermarsi su questo punto che è molto interessante. In effetti il Vedanta non è che uno solo, anche se tra i più prestigiosi, sistemi metafisici che ha prodotto il pensiero dell' India. Guènon vi si rifaceva come a una delle prime autorità indiscutibili della tradizione ma io non condivido questo tipo di monismo, molto più stimolante mi sembra per l' appunto la dottrina Samkhya o anche le speculazioni del Tantra.
Vi sono diversi punti di contatto con lo gnosticismo quando si delinea l' esistenza atemporale di una diade metafisica che è Una ma allo stesso tempo duale (l' Androgino), includendo in sè le due polarità che sottintendono l' intera creazione.
Ciò che invece mi sembra una concezione già degenerata, tipica del manicheismo più tardo - che si badi bene è altra cosa dallo gnosticismo - è invece quella del dualismo radicale o assoluto. Visione per cui queste due polarità metafisiche vengono ricondotte ai principi umani, "moralizzanti" di "Bene" e "Male" e si arriva a concepire due divinità egualmente potenti eternamente in lotta tra loro. Per lo gnosticismo invece il Demiurgo non è che una divinità inferiore, creatura a sua volta vincolata dall' illusione della materia e che agisce come una sorta di "corrente discendente".
Esso non è che un dio falso, un demone capriccioso e sanguinario.
I catari lo identificheranno nello Geova dell' Antico Testamento, il dio degli ebrei.


Rispondi Citando

2010:
