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Discussione: La questione....

  1. #1
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    Predefinito La questione....

    ....religiosa

    Chirac impone il divieto ai simboli religiosi.
    In pratica pretende la religione senza possibilità per i fedeli di portarne pubblicamente i segni.
    Tutti zitti, tutti in silenzio, tutti eguali davanti a muri nudi.

    In altri Paesi tutti portano i simboli della loro fede, rispettando altri che portano altri simboli di altre fedi. Vedere G.B. e U.S.A.

    E osservo che i secondi sono in mortale guerra contro il fondamentalismo islamico, la Francia di Chirac sta alla finestra e critica.
    E’ per il fondamentalismo laico.

    saluti

  2. #2
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    Un miglior favore all'integralismo islamico francese rinascente....non poteva esser fatto. Nel nome degli "eterni valori" della Repubblica....giacobina, ovviamente.

    Shalom!!!

  3. #3
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    Predefinito

    Di affermazione della laicità dello Stato manco a parlarne, vero?

  4. #4
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    L'integralismo laicista giacobino (sia di destra che di sinistra) è quanto più lontano dalla laicità si possa immaginare nell'Europa occidentale moderna. Il divieto di portare sulla propria persona simboli di appartenenza culturale-religiosa è sostanzialmente illiberale e, per certi versi, simile all'imposizione di farne uso nei paesi confessionali e teocratici. Questo è integralismo che fomenterà gli opposti integralismi. ....purtroppo.E già lo sta fomentando.

    Saluti liberal

  5. #5
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    Predefinito

    Che sia la fame ed i bombardamenti a fomentare l'integralismo no, eh?
    Lo fa una decisione che dice: "NESSUNO deve ostentare simboli religiosi in luoghi pubblici".

    Nessuno; più liberale di così...

  6. #6
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    Gli integralisti sono generalmente appartenenti ai ceti medio-alti. Tra i miserabili al massimo trovano qualche manovale. Il resto è demagogia populista da picciotto giacobino.

    Addio.

  7. #7
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    Predefinito In effetti bojangles è...

    ...unico nel suo genere. Interviene solo per sfogare la sua volgarità e aggressività.
    Gli davo del bamboccetto solo per evidenziare l'infantilismo dei suoi interventi.
    Sbagliavo.

    La laicità dello Stato si esalta quando non proibisce ma ammette ogni simbolo religioso, quando non li esibisce ma li accetta senza discriminarli.
    Così "insegna" liberalismo ai propri cittadini e favorisce il dialogo fra le religioni.

    saluti

  8. #8
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    Predefinito

    In origine postato da antonio
    se uno pretende di fare la foto per la carta' di identita' con il velo ..no, non va bene.
    se uno poi vuol portare a scuola il segno non di una religione cui liberamente si aderisce, ma di un'imposizione familiare, quale e' il velo,..beh..lo porti a casa propria, per la gioia dei loro papa' .
    lo stesso dicasi per le mutiazlioni sessuali..che per alcuni andrebbero preservate in quanto parte delle loro usanze.
    ma chissenefrega: sono da proibire e da punire con la galera chi le pratica.
    ---------------------------------
    ...se uno seguita a scrivere cavolate ripetendo quelle sentite dette dai suoi preti coglioni.......

  9. #9
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    Predefinito

    In origine postato da antonio
    beh..se continuerai a fare cio', cioe' a scrivere cavolate sentite dette dai tuoi preti coglioni, che accadra' Mustang?
    -----------------
    Proprio niente: cosa speravi? rimani il bamboccetto che ripete coglionate.

  10. #10
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    Predefinito La superstizione...

    ....laica

    Milano. Sono in molti ad aver alzato la voce contro la decisione di Jacques Chirac di promulgare una legge sulla laicità: il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il muftì d’Egitto, il ministero degli Esteri britannico, il presidente dell’Iran, Mohammad Khatami, il quotidiano spagnolo El País, gli studenti della cittadina libanese di Tripoli, scesi in piazza, striscioni alla mano: “Laicité = Terrorisme”.
    A prendere le parti del presidente francese, Gerhard Schroeder: l’asse non si spacca.
    Ma non mancano gli indizi che qualche dubbio su questa legge ci sia anche nell’entourage di Chirac.
    Questa settimana il ministro dell’Interno francese, Nicolas Sarkozy, promotore della commissione Stasi, che si era prima detto contrario a legiferare sui simboli religiosi ostensori, aderendo poi diligentemente alla linea del suo partito, avrà un incontro con l’imam della moschea di Al Azhar, Sheikh Mohammed Tantaui, la più prestigiosa autorità dell’Islam sunnita.
    All’origine della legge e allo stesso tempo suo obiettivo principale
    c’è il velo islamico, ma per la par condicio nel calderone sono finiti anche la kippah ebraica e la croce cattolica. Per quanto riguarda questi due ultimi simboli, non vi è all’interno delle Sacre scritture dell’ebraismo e del cristianesimo alcun precetto che indichi l’obbligatorietà della loro esibizione. Nel caso del velo islamico la questione è più complicata.
    Mohammed Danova, della direzione della moschea di viale Padova di Milano, spiega al Foglio che indossare il velo “è un regolamento islamico; la donna deve coprirsi il capo, mentre viso, mani e piedi possono rimanere scoperti. Chi vuole andare oltre e portare una copertura integrale è libero di farlo, ma non è prescritto”.
    Danova ritiene che la legge francese non rispetti la libertà religiosa delle persone.
    Un diverso punto di vista è quello dello studioso, Sergio Noja Noseda, esperto del Corano: “Per uno strano umorismo della storia, al quale io credo, due dei simboli ostentatori che il recente progetto di legge francese dichiara tali non rispondono ad alcun insegnamento o prescrizione nei testi sacri nei quali coloro che ne praticano l’osservanza credono – spiega Noja al Foglio, riferendosi al velo e alla kippah – negli unici due versetti del Corano ove si parla di ‘coprirsi’ viene chiaramente indicato che si tratta delle pudenda e non del volto. Sono i versetti 30 e 31 della ventiquattresima sura detta ‘Della luce’. La disposizione è chiarissima ed è esposta con una sequenza quasi da diritto romano: i due versetti sono dedicati il primo agli uomini, il secondo alle donne. Ciò che va coperto è ‘in lingua araba chiara’, come il Corano si autodefinisce, ‘la spaccatura’.
    Questo termine facilmente comprensibile era già usato dalla poesia araba, con uno scatto che ne aveva ampliato il significato, facendolo diventare ‘pudenda’ in generale, non solo delle donne ma anche degli uomini. Quindi il primo dei due versetti, dedicato agli uomini, invita a coprire questa specifica parte del corpo, mentre il secondo ripete l’invito alle donne, aggiungendo coerentemente di coprirsi anche il petto”.
    Per quanto riguarda la kippah non ci sono dubbi. “Non c’è prescrizione religiosa particolare – spiega Giuseppe Laras, rabbino capo di Milano – Il copricapo viene sentito come un segno che si frappone tra Dio e l’uomo, un segno di rispetto verso la divinità. Si tratta di un punto di fede che diventa uso e che risale al periodo talmudico, quindi ai primi secoli dell’era volgare, quando veniva praticato da alcune persone particolarmente religiose. Oggi gli uomini religiosi hanno sempre il capo coperto. Secondo me non è un segno di laicità dello Stato proibire questo tipo di abbigliamento – dice Laras – una persona che si copre il capo non dovrebbe suscitare problemi a una società laica. Si tratta di un’esasperazione di questo senso di laicità, non in linea con i principi del laicismo”.

    Le vicissitudini della croce
    Vale la pena ricordare il passo esatto da dove viene quest’uso ebraico. “Nel trattato talmudico Shabbat parlando dell’inesistenza del destino – spiega Noja – si narra che alla madre di Rabbi Nachman era stato predetto da un caldeo che suo figlio sarebbe diventato un ladro. E la madre chiedeva sempre a suo figlio di tenere il capo coperto affinché sentisse costantemente un ricordo della presenza di Dio che lo sovrastava. Un giorno mentre egli si trovava, studiando, all’ombra di una palma da datteri, volò via il copricapo. Ed allora, i suoi occhi, guardando i frutti, furono dominati dalla passione. Si arrampicò sull’albero e colse un frutto”.
    Invece il simbolo cristiano della croce, lo strumento del supplizio del Cristo, fu per molti secoli dopo la sua morte un segno di orrore. “Per i cristiani la croce è stata un simbolo di vergogna fino a quando l’imperatore Costantino non proibì la crocifissione
    – spiega lo scrittore Vittorio Messori-.
    Era un simbolo atroce, ci finivano sopra gli schiavi oppure la feccia della società, i ladroni. Cicerone parlava di ‘servile supplicium’. Se i cristiani avessero adorato la croce sarebbero stati squalificati subito. Per quattro secoli infatti usano delle allusioni alla croce: il timone, l’albero della nave, l’albero della ruota. Costantino proibì la crocifissione anche per rispetto verso i cristiani. Soltanto mano a mano che il ricordo dell’orrore della croce si allontanava, questa diventava un simbolo per i cristiani”.
    Messori si dice a favore della discrezione, “che lo stesso Dio cristiano ha voluto”, e contro l’ostentazione. “Il Vangelo – dice Messori – è una scelta di vita, una proposta. Da sempre avrei tolto i crocifissi nei luoghi pubblici e lo dico da credente. Sono per la open society e la virtù mi piace quando è possibile scegliere.
    Se mi tolgono la croce nelle scuole mi fanno un piacere, basta che non mi impediscano nelle chiese di seguire il mio culto. La laicità francese è una superstizione che nasce dalla Révolution, una storia tutta diversa dalla nostra”.
    Rolla Scolari

    saluti

 

 
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