Il dibattito politico/istituzionale, è stato caratterizzato dal varo della riforma federalista dello Stato che modificando la Costituzione delega alle regioni molti poteri e molte competenze.
Si è così assistito al paradosso per cui mentre la «sinistra» tuonava contro la devolution di Formigoni e Bossi in Lombardia o lo statuto «secessionista» della Regione Veneto, il governo di centrosinistra - ispirato da apprendisti stregoni come il ministro Bassanini o dalle teste d’uovo emiliane dei DS- partoriva un modello federalista di Stato che recepisce ampiamente le ambizioni delle regioni settentrionali amministrate dal Polo e dalla Lega.
La parola magica della sussidiarietà - rovesciata nel suo contrario - spiana così la strada alle privatizzazioni selvagge di tutti i servizi pubblici, sia affidandoli a soggetti privati sia consegnandoli nelle mani del crescente business del cosiddetto «non profit».
Una analisi su chi siano coloro che hanno tratto benefici, arricchimento e potere dalla riorganizzazione federalista e dall’assalto ai servizi locali, rivela uno spaccato di figure sociali ed istituzionali che reggono nelle proprie mani quote crescenti di poteri e di ricchezza pubblica «privatizzata».
E’ infatti ancora la «politica» , nonostante affermi il contrario, il terminale che smista i nuovi poteri e le risorse. Le privatizzazioni e le esternalizzazioni dei servizi mantenendo agli enti locali i soli compiti di «progettazione», è stato l’arnese da scasso con cui sono state costruite le nuove lobby politico/finanziarie. L’aziendalizzazione selvaggia dei Comuni e degli enti locali, ha offerto ad esse uno spazio di manovra illimitato.
Esiste ormai una pletora di consulenti, dirigenti degli enti locali, dirigenti delle ASL, di managers del no profit, di amministratori locali e di managers e amministratori delle aziende locali privatizzate, che costituiscono un blocco sociale che dispone di redditi elevatissimi, di pacchetti azionari, di prebende e di complicità strettissime. Costoro già governano o si apprestano a governare la «nuova centralità dei poteri locali» disponendo di una spesa pubblica crescente grazie al federalismo e di un sistema di potere blindato dalle riforme istituzionali ed elettorali, riforme che hanno introdotto il sistema maggioritario a livello locale ancora prima che a livello centrale.




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