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  1. #1
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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    Predefinito Profit e no profit possono convivere

    Dove tracciare il confine fra profit e no profit? Secondo un'interpretazione ancora molto comune in Italia, il settore privato non è fondamentalmente capace di slanci generosi ed esisterebbe una tensione irresolubile tra benefici sociali ed interessi privati. Un tempo la distinzione più frequentata era quella tra Stato e società civile – ad essa erano inevitabilmente ricondotti anche i rapporti economici. Poi, al disprezzo marxiano per la sovrastruttura che è mera proiezione della struttura – la sfera politica come semplice riflesso degli equilibri del mercato – si sono sostituite altre manifestazioni di hybris. È certo vero che il fallimento dello statalismo ci ha liberati da una delle più perniciose eredità del Novecento: la persuasione, cioè, che fosse possibile fare del bene soltanto ricorrendo ai quattrini del contribuente. In compenso, però, esso ha portato ad una divaricazione crescente fra due ambiti del privato: quello che fa profitti (privato-privato), che può avere soltanto interessi particolari; e quello che non fa profitti e può perseguire l'interesse generale (privato-pubblico, o una sorta di di privato per pubblica concessione). Nel migliore dei casi, alcune recenti teorie hanno mirato ad una contaminazione fra i due ambiti: a prezzo di quali aberrazioni (si pensi alla cosiddetta “corporate social responsability”) è sotto gli occhi di ciascuno.

    Un episodio recente contribuisce a gettare luce sui limiti di questa forma di bispensiero. Nelle scorse settimane, la Merck & Co. ha concluso un accordo per garantire all'International Partnership for Microbicides (IPM) – un organismo no profit con sede negli Stati Uniti – una licenza per lo sviluppo d'un nuovo composto antiretrovirale potenzialmente utilizzabile come microbicida vaginale. Il composto, scoperto a Pomezia nei laboratori dell'Istituto Ricerche di Biologia Molecolare (che ospita dal 2006 un'unità del gigante della farmaceutica) è membro di una classe di molecole, note come inibitori della fusione, che prevengono l'infezione da HIV ostacolando la fusione della membrana del virus con quella della cellula bersaglio, un passaggio iniziale obbligato nel processo di invasione del virus. In sostanza, i microbicidi agiscono come dei preservativi invisibili, senza però inficiare – circostanza non trascurabile – i meccanismi riproduttivi. Nei test di laboratorio, il composto ha dimostrato un'efficacia di gran lunga superiore rispetto a quella dell'unico farmaco della stessa classe attualmente in commercio, tanto che alcuni osservatori hanno stimato che in tre anni il suo utilizzo potrebbe ridurre di 2.500.000 le vittime dell'AIDS. Va ricordato che 35 milioni di persone nel mondo convivono con l'HIV: due terzi di esse vivono nell'Africa sub-sahariana ed il 61% dei malati in questa regione sono donne. Se consideriamo che negli ultimi anni il numero delle donne affette è aumentato globalmente da 1 milione a 15,4 milioni e che alla fine del 2006 le donne costituivano quasi la metà degli adulti affetti da HIV/AIDS a livello globale, comprendiamo a fondo la portata rivoluzionaria di questa linea di ricerca.

    Merck ha concesso i pieni diritti per lo sviluppo del composto come microbicida senza alcun onere, ed ha anzi garantito ai ricercatori dell'IPM la propria collaborazione. Iniziativa senz'altro commendevole. Ciò che della vicenda salta all'occhio, però, non è soltanto la conclusiva sovrapposizione tra profit e no profit, quanto piuttosto il rapporto di filiazione diretta tra il motivo del profitto e l'emersione di vantaggi per la collettività. La concessione dei frutti per scopi benefici non cambia i motivi per cui un'impresa è stata condotta; ed è evidente come proprio nel perseguimento del suo core business (nella fattispecie di Merck, la ricerca farmaceutica) il privato giunga a realizzare il bene comune.

    Da Libero Mercato, 30 aprile 2008

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=6609

  2. #2
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    Ci mancherebbe ancora! Il problema è quando il no profit è costretto ad adeguarsi al profit. Il non profit (si scrive così, l'autore non dimostra hybris ma ignoranza) nasce in un economia di mercato. Consiglio all'autore di lasciar perdere i riferimenti pacchiani a marx.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Tambourine Visualizza Messaggio
    Ci mancherebbe ancora! Il problema è quando il no profit è costretto ad adeguarsi al profit.
    Cioè?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Winnie Visualizza Messaggio
    Cioè?
    Cioè quando l'impresa o l'associazione fa finta di essere non profit ed in realtà per adeguarsi al mercato manda in malora tutti i motivi per cui nasce una non profit (solidarietà, cooperazione, servizio di beni pubblici, etc..)

  5. #5
    Classic Liberal
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    Citazione Originariamente Scritto da Tambourine Visualizza Messaggio
    Cioè quando l'impresa o l'associazione fa finta di essere non profit ed in realtà per adeguarsi al mercato manda in malora tutti i motivi per cui nasce una non profit (solidarietà, cooperazione, servizio di beni pubblici, etc..)
    Attenzione a non passare da "il non profit non si deve adeguare al profit" a "il profit si deve adeguare al non profit".

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Winnie Visualizza Messaggio
    Attenzione a non passare da "il non profit non si deve adeguare al profit" a "il profit si deve adeguare al non profit".
    Il pericolo maggiore oggi è purtroppo la prima opzione. Il secondo non è un pericolo, oggi.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Tambourine Visualizza Messaggio
    Ci mancherebbe ancora! Il problema è quando il no profit è costretto ad adeguarsi al profit. Il non profit (si scrive così, l'autore non dimostra hybris ma ignoranza) nasce in un economia di mercato. Consiglio all'autore di lasciar perdere i riferimenti pacchiani a marx.
    http://www.noprofit.org/ Che ignorantoni questi

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Rochefoucauld Visualizza Messaggio
    http://www.noprofit.org/ Che ignorantoni questi
    Eh si. Dimostrano di non sapere come si scrive.
    Per la precisione:
    Non profit o no profit? [modifica]

    Profit è un termine latino, forma contratta della terza persona singolare (modo indicativo, tempo presente) del verbo proficere, che significa avvantaggiare. La parola confluì nel vocabolario anglosassone, tra il Cinquecento e il Seicento, ad opera di alcuni monaci.
    Non profit, termine d'origine statunitense più che anglosassone, sta per non profit organizations, e indica quegli enti che operano senza avere per fine primario il conseguimento del profitto (il termine scientificamente più usato è, infatti, Not for Profit). Pertanto è corretto scrivere non profit, improprio e impreciso no profit.

  9. #9
    Vedo la mano invisibile
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    Citazione Originariamente Scritto da Tambourine Visualizza Messaggio
    Il pericolo maggiore oggi è purtroppo la prima opzione. Il secondo non è un pericolo, oggi.
    moltissime grosse imprese ormai hanno filiali o fondazioni basate sul no profit..

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da -Duca- Visualizza Messaggio
    moltissime grosse imprese ormai hanno filiali o fondazioni basate sul no profit..
    E cosa c'entra?

 

 
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