GLI ACCORDI DI KYOTO


L’ITALIA ha firmato il protocollo di Kyoto e già si sente il clamore delle polemiche. Dovremo ridurre le emissioni di CO2 ma regna l'incertezza sulle alternative e sui costi associati. Il nucleare è tabù, dopo Sanzano il politico che lo tocca è un perdente. Altri propongono il fotovoltaico che è costoso e non sostitutivo del fossile. Esiste davvero l'effetto serra? Il clima sta cambiando ma regna l'incertezza sulle cause e sulla portata di questo fenomeno. Le variazioni della temperatura media si basano su misure terrestri, da satelliti o da radiosonde. Dai rilevamenti al suolo e sulla superficie marina risulta nel secolo scorso un aumento globale di circa 0,6 °C ± 0,2 °C, valore su cui si addensano le critiche. Le stazioni di rilevamento sono mal distribuite, quelle poste in vicinanza di centri abitati sono distorte dall'effetto isola di calore urbano, altre ancora sono vetuste. Le misure da satellite, iniziate nel 1958 indicano un aumento medio di 0,08 °C/decade concentrato negli anni 1976-77 e probabilmente legato alla oscillazione decadale del Pacifico. Le misure con le radioonde sono in accordo con quelle effettuate da satellite. Mann e altri (1999) hanno ricostruito l'evoluzione della temperatura nell'ultimo millennio sulla base dell'analisi degli anelli degli alberi, tecnica giudicata inattendibile da altri ricercatori. Altri hanno studiato la correlazione tra concentrazione della CO2 e temperatura negli ultimi 250mila anni analizzando il ghiaccio profondo in Antartide. Tre rilevanti episodi di riscaldamento segnano la fine delle ultime ere glaciali ma in questi episodi l'aumento della temperatura precede quello della CO2, in parole povere l'effetto sembra precedere la causa. L’agricoltura su grande scala potrebbe alterare il clima; nelle risaie viene prodotto metano, gas serra molto efficiente. La dinamica del clima è molto più complessa ed imprevedibile di quanto possa emergere dal protocollo di Kyoto. Vedo con favore una attenta pianificazione e riduzione dei consumi di combustibili fossili in Italia che elimini gli sprechi pur mantenendo la qualità dei servizi ma mi rendo conto che tutto questo non basta. I politici prendano decisioni responsabili in campo energetico e gestiscano il nucleare in modo meno disastroso e facilone di quanto è accaduto a Sanzano. Il nostro paese è estremamente vulnerabile sotto il profilo energetico, i rifornimenti di petrolio e di gas naturale possono essere bloccati da instabilità politiche nei paesi produttori, occorrono fonti alternative. I dati da me riferiti nell’articolo provengono in gran parte dal sito http://www.sepp.org/NewSEPP/Ramella%20Italian.html

Tullio Regge
regge@isiosf.isi.it
La Stampa 6-01-04