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Discussione: Attestati di stima...

  1. #11
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    Predefinito un contributo alla chiarezza....

    da un articolo alquanto interessante pubblicato sul Corriere.


    Acclarato che la bananabankofamerica c'è dentro fino al collo, sembra altrettanto evidente che il verminaio sia destinato ad estendersi....




    [i]

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...parmalat.shtml


    MILANO - «Bank of America connivente nel crac Parmalat». E' un atto d'accusa pesantissimo, scritto nero su bianco dalla Procura per motivare il blitz di ieri della Guardia di Finanza nella direzione
    milanese di questo colosso mondiale del credito.

    La Bank of America è la prima banca a ritrovarsi perquisita per il crac ed è la stessa che aveva dichiarato la falsità del conto-fantasma della Bonlat alle isole Cayman: fu proprio la scoperta che quei 3.950 milioni di euro non erano mai esistiti a provocare, il 19 dicembre, il crollo di Parmalat.

    «Dalle indagini - si legge ora nel decreto di perquisizione firmato
    dal pm Eugenio Fusco - è emerso che la scelta della Bank of America per costruire il rapporto bancario fittizio di Bonlat potrebbe essere derivata dalla consapevolezza della possibile connivenza della banca in ordine alle operazioni di emissione di Uspp», cioè a precedenti collocamenti di bond oggi ritenuti truffaldini.

    Tradotta in soldoni, l'ipotesi-choc dei magistrati milanesi è che i manager falsari della Parmalat abbiano deciso di intestare il conto-patacca alla Bank of America nella convinzione che questa banca non avrebbe potuto smascherare il falso, perché ormai vincolata dalle complicità nei reati già commessi.


    La Finanza ha setacciato per dieci ore gli uffici milanesi della banca statunitense e ha perquisito anche l'abitazione del funzionario che (per ora) è l'unico indagato per aggiotaggio: Luca Sala, 40 anni, dipendente fino al giugno scorso, quando è diventato consulente di Parmalat proprio per l'emissione di bond sul mercato americano.

    Le motivazioni del blitz, però, fanno capire che la Procura considera Sala solo una pedina di un gioco molto più grande. Che chiama in causa anche altri dirigenti: «Dalle indagini - scrive la Procura - è emerso che funzionari della Bank of America (e Sala è tra questi) hanno operato, in accordo con esponenti della Parmalat, per sostenere il corso dei titoli del gruppo pur conoscendone il grave stato di crisi».

    Di seguito, i pm precisano di considerare già assodato che «sono state realizzate operazioni di back to back e di copertura societaria attraverso la costituzione di trust collegati all'emissione di bond e Uspp (private placement) finalizzati, oltre che a tamponare continue carenze di liquidità, ad assicurare al gruppo Parmalat credibilità presso la comunità finanziaria internazionale».

    Sala e altri funzionari, in altre parole, avrebbero aiutato i manager
    Parmalat a mascherare le perdite con finti crediti in realtà finanziati dallo stesso gruppo di Collecchio (in gergo, back to back:
    il sistema che mandò in rovina la Ferruzzi) e con false vendite di
    obbligazioni a finte società fiduciarie create sempre da Parmalat.

    A queste conclusioni i pm sono arrivati dalle confessioni dei manager inquisiti, tra cui Fausto Tonna, l'ex direttore finanziario in cella dal 31 dicembre, e il suo successore Alberto Ferraris, solo indagato.

    «Tutta la costruzione degli Uspp - ha rivelato Ferraris - è stata
    realizzata da Tonna in collaborazione con Sala», che «spesso» veniva «aiutato» da «un suo collaboratore» e «l'ex capo di Bank of America a Londra». «Alcuni» di questi bond americani, ha aggiunto il manager, «sono stati sottoscritti da trust creati ad hoc dalla banca in collaborazione con Zini», l'avvocato di Parmalat ora detenuto. «Quando non si riusciva a collocare integralmente il titolo, lo stesso veniva sottoscritto dal trust», spiega ancora Ferraris, aggiungendo di aver dovuto assumere Sala perché «dalla documentazione sui bond non si capiva nulla».

    La Bank of America ha ribadito di considerarsi vittima dei manager Parmalat: la banca ha presentato già il 22 dicembre un esposto dichiarandosi «parte lesa» della «falsificazione privata» del conto Bonlat. «Aspettavamo la visita della Finanza - ha comunicato ieri
    -: stiamo cooperando pienamente con le indagini e fornendo tutti
    i documenti richiesti».

    Paolo Biondani



  2. #12
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    Predefinito A seguire...

    ...quelli che: le società off-shore.

    Ecco le finanziarie offshore
    Cento società nei paradisi fiscali
    Si stringe il cerchio intorno alla Bank of America
    Interrogato un altro manager della banca Usa

    di MARCO MENSURATI

    MILANO - Hanno quasi tutte nomi da cicloni equatoriali o da costellazioni. E, soprattutto, hanno contabilità in apparenza indecifrabili. Sono le decine di società offshore riconducibili alla famiglia Tanzi che, proprio in queste ore, da tutte le parti del mondo, vengono segnalate agli investigatori impegnati nella caccia al tesoro Parmalat.

    È l'effetto di quello che qualcuno ha già ribattezzato il tradimento dei paradisi fiscali, un fenomeno rarissimo che - stando almeno all'analisi che fanno gli investigatori - sarebbe dovuto alle "dimensioni planetarie" raggiunte dallo scandalo: "Fino ad oggi dai paesi tradizionalmente meno rigorosi sul piano fiscale non c'era mai stata una grande collaborazione alle indagini. Evidentemente nessuno vuole essere additato come connivente al sistema Tanzi".

    Le prime a scendere dal Titanic di Collecchio, alcuni giorni fa, sono state le autorità delle Isole Cayman, che hanno consegnato nelle mani dei pm di Milano un elenco di otto società. A loro hanno fatto frettoloso seguito molte altre amministrazioni: segnalazioni analoghe sono arrivate dal Lussemburgo, dalle Antille, dalle isole dei Caraibi, e perfino dai paradisi della Manica. Alla fine nelle mani degli inquirenti (non solo quelli di Milano ma anche quelli di Parma, New York, della Sec e della Consob italiana) sono finiti un elenco consistente (la quantificazione precisa è al momento impossibile) di società off shore, ciascuna delle quali, potenzialmente, potrebbe contenere, in parte o tutto, il tesoro di Tanzi. O quanto meno le tracce per raggiungerlo.

    I problemi - spiegano gli inquirenti - sono due. Il primo è di tipo tecnico. Tutte queste segnalazioni sono, al momento, inutilizzabili: perché per poterle far entrare ufficialmente all'interno di una indagine italiana devono essere acquisite per rogatoria (Parma ne ha già avviate alcune, Milano si appresta a farlo). Il secondo è invece di tipo investigativo: molte di queste società altro non erano che un sistema per poter aprire un conto corrente, magari in un terzo paese. E per arrivare a quel conto occorrono altre segnalazioni e altre rogatorie, con un gioco al rimando che comporta un dispendio di tempo e di energie davvero enorme.

    Tempo ed energie che guardia di finanza e magistrati, sia a Parma sia a Milano, stanno invece utilizzando per venire a capo della cosiddetta "Fase due" dell'inchiesta. Quella che riguarda le banche e i banchieri.

    La prossima settimana, a Parma, saranno decisi i tempi dei previsti interrogatori dei primi pezzi grossi del sistema bancario italiano che, secondo i piani originari, dovrebbero essere il presidente di Capitalia Cesare Geronzi e l'amministratore delegato di Banca Intesa Corrado Passera. Prima però dovrà essere sentito per la quarta volta Fausto Tonna, l'ex braccio destro di Calisto Tanzi, e gli altri arrestati nella retata di San Silvestro, tra cui il consulente legale Gianpaolo Zini.

    In attesa che l'inchiesta si allarghi alle banche italiane, quella di ieri è stata una giornata ancora interamente dedicata alla Bank of America. La procura di Milano, che venerdì aveva perquisito gli uffici dell'istituto di credito Usa (accusato esplicitamente di "possibile connivenza" con Tanzi e i suoi) e l'abitazione del dirigente Luca Sala, ha voluto ascoltare nella veste di semplice di testimone Luis Moncada, un altro dirigente della Bank of America. Per parecchie ore il manager ha ricostruito tutti i rapporti intrattenuti da Bank of America con la costellazione delle società legate alla Parmalat dal 1997 ad oggi.

    Moncada sarà risentito, ancora una volta, in particolare sulle 13 operazioni oggetto d'indagine. Da quel che emerge oggi, però, si sa che Bank of America avrebbe chiesto garanzie economiche non solo a Parmalat. Ed è proprio questo uno degli argomenti su cui i pubblici ministeri Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino hanno espresso l'intenzione di sentire nuovamente Tanzi.


    (11 gennaio 2004)

  3. #13
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    Predefinito Re: A seguire...

    In Origine Postato da MrBojangles
    Da quel che emerge oggi, però, si sa che Bank of America avrebbe chiesto garanzie economiche non solo a Parmalat. Ed è proprio questo uno degli argomenti su cui i pubblici ministeri Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino hanno espresso l'intenzione di sentire nuovamente Tanzi.

    (11 gennaio 2004) [/B]
    Ahi ahi ahi ... chissà cosa verrà fuori scoperchiando ... e ancora non sono state messe le mani sul "calcio miliardario" ...

    B.

  4. #14
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    Predefinito Re: Re: A seguire...

    In Origine Postato da Barbanera
    Ahi ahi ahi ... chissà cosa verrà fuori scoperchiando ... e ancora non sono state messe le mani sul "calcio miliardario" ...

    B.
    Le mani le avevano anche messe; il caso Lentini tra tutti.
    Solo che glie le hanno tagliate, le mani; con la riforma del falso in bilancio.

 

 
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