Berlusconi, la tentazione delle urne
di Marcella Ciarnelli
Al mare, per trascorre spropositate vacanze natalizie, ci era arrivato sull’onda della bocciatura della legge Gasparri. Dalla Sardegna è tornato proprio nel giorno in cui la Consulta ha dichiarato incostituzionale il lodo Schifani, la legge fatta su misura per consentirgli di evitare il fastidio di dover comparire davanti ai giudici per rispondere di contestazioni all’imprenditore Berlusconi.
Mezzogiorno di fuoco. Il presidente del Consiglio è arrivato a Palazzo Grazioli e dal Palazzo della Corte Costituzionale è arrivata la notizia che ha procurato nel premier reazioni contrastanti. Di profondo fastidio, innanzitutto. Di rabbia davanti alla nuova prova, la seconda in meno di un mese, che non sempre le cose gli vanno per il verso giusto. E c’è chi giura di aver sentito la voce alterata del premier che al telefono chiedeva conto e ragione a chi dei suoi gli aveva garantito che tutto sarebbe filato liscio. Non ha dubbi Berlusconi quando si lamenta di «una sentenza politica» fatta da quei «giudici comunisti» di cui l’onorevole Taormina va parlando esplicitamente in Transatlantico. Ma c’è anche chi poi lo ha visto più disteso, sorridente. Quando ha cominciato a realizzare che forse lo sgambetto della Corte poteva consentirgli di evitare il salto nel vuoto di quella verifica richiesta in modo sempre più pressante dagli alleati, An e centristi innanzitutto.
In quattro e quattr’otto è stato allestito un “verifica rapida day”. Una sorta di pellegrinaggio a Palazzo di cui sono stati protagonisti i leader di tutti i partiti che compongono la maggioranza e che si è concluso con lo stato maggiore di Forza Italia a cena prima che Berlusconi prendesse l’aereo per ritornarsene di nuovo a Porto Rotondo.
(segue)




Rispondi Citando
