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Discussione: Guerra civile dei....

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    Predefinito Guerra civile dei....

    ....sindacati

    Milano. “Massì, dài, lo sciopero del primo dicembre lo abbiamo organizzato noi”. Non ci vuole molto a rinfrescare la memoria di chi non ricorda quale fu lo sciopero del primo dicembre.
    Fu quello inaugurale, il più devastante: i tranvieri di tutta Italia bloccarono le città (e specialmente Milano), estendendo una protesta che doveva essere di una decina d’ore a tutta la giornata.
    E dunque, “lo abbiamo organizzato noi”.
    Lo ha detto ieri, al Foglio, Dario Ballotta, che non è uno dei Cobas, e neanche un macchinista in trincea, ma il segretario regionale lombardo della Cisl Trasporti.
    “Lo abbiamo organizzato noi della Cisl con Uil e Cgil.
    C’erano 95 dei nostri delegati a gestire il passaparola”.
    In effetti era sembrato ambiguo, nell’ultimo mese e mezzo, il comportamento dei sindacalisti milanesi, molto comprensivi con le rivendicazioni dei lavoratori, e però non dissociati dai rappresentanti nazionali.
    Avevano tenuto una strana posizione, accampati nella terra di nessuno, incapaci di condividere le trattative romane ma anche di mettersi definitivamente in barricata.
    Ballotta ora spiega con più franchezza: “C’è un problema salariale enorme. Il modello contrattuale nazionale non tiene più. O si ha il coraggio di modificarlo, tenendo conto che un tranviere milanese deve guadagnare di più perché la vita a Milano costa di più, oppure viene giù tutto.
    E’ stato dopo lo sciopero del primo dicembre che il governo ha deciso di darci l’aumento di 81 euro.
    Dopo lo sciopero che abbiamo organizzato noi.
    E’ stato allora che il problema è emerso prepotentemente. Ma non è bastato. Ci sta saltando tutto fra le mani. Venerdì avevamo raggiunto un’intesa per le nuove forme di lotta: il blocco degli straordinari, il rispetto ferreo delle norme stradali, con i ritardi che comporterebbe, e via di questo passo. Ma siamo stati scavalcati. Lo sciopero di ieri non è roba nostra. E’ roba dei Cobas.

    E questo dipende dai dirigenti sindacali che ancora non hanno capito quello che sta succedendo”. Per esempio il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, che ieri ha detto: “Abbiamo firmato l’accordo degli autoferrotranvieri. Parlare di malessere dunque va bene. Mi sembra invece eccessivo parlare di crisi di rappresentatività”.
    Ballotta ribatte: “Hanno bloccato tutto. Tutto. Se non è crisi questa. Abbiamo sbagliato parecchie mosse. Credevamo che i fatti del primo dicembre avessero chiarito qualcosa. Non hanno chiarito niente. Chi lo spiega a Pezzotta e a Epifani?”. Walter Galbusera, segretario generale della Uil Lombardia, non è drastico come Ballotta. Ammette, al limite, che forse qualcuno della sua sigla potesse centrare con lo sciopero del primo dicembre. Ma non nega certi attriti con i vertici. Capisce che magari qualcuno “se non trova la soluzione poi cavalca la tigre”, e dunque, “anche fra i miei non posso escludere comportamenti ambigui, per difendere il proprio ruolo davanti ai lavoratori, e per difendere le proprie battaglie”. Insomma, anche alla Uil (non Galbusera, che nega, ma altri, che chiedono l’anonimato) si parla di “rivolta del sindacato contro il sindacato”.
    Oltretutto con risultati paradossali: lo sciopero del primo dicembre favorì l’accordo di Cgil, Cisl e Uil con il governo.
    Un accordo che portò l’aumento a ottantuno euro, quando ancora i tranvieri milanesi erano in trattativa con l’Azienda di trasporti e con il Comune di Milano per un ritocco di centosei euro.
    “Così i veri protagonisti della sommossa hanno finito con l’immolarsi per gli altri”, dice l’anonimo della Uil.
    E gli altri sarebbero i colleghi di zone d’Italia dove la vita è infinitamente meno costosa. “Dopo l’intesa sugli ottantuno euro, il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, disse che il governo aveva fatto un tale sforzo che ulteriori aumenti, decisi localmente, non sarebbero stati tollerati. Questo abbiamo ottenuto. E questa è la reazione dei tranvieri milanesi”.

    A Milano, ieri, è stata una giornata molto difficile ma non da tregenda. Un po’ perché molti pendolari si sono organizzati, e in caso di emergenza restano a casa. Un po’ perché qua e là qualche tram e un tratto di una delle tre linee della metropolitana hanno funzionato. Ma il segnale è stato deciso e inatteso. Hanno esultato soltanto i Cobas (“Uno sciopero compatto e completo al quale non c’erano alternative”) che ancora domenica sera garantivano che non c’era nulla in programma. Forse oggi si ricomincia da capo.

    saluti

  2. #2
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    Milano. Ma quanto diavolo guadagnano questi tranvieri?
    Una battaglia estrema e sfibrante aveva raccolto più di un consenso fra i cittadini appiedati sulla base di una cifra:
    800 euro netti al mese.
    E così molti si sono convinti che tale era lo stipendio dei lavoratori – o quantomeno di molti di essi all’Atm.
    Lunedì sera, il sindaco di Milano, Gabriele Albertini ha fornito i dati: i dipendenti dell’Atm guadagnano in media 20.900 euro netti all’anno, per quattordici mensilità. Totale, 1.492 euro al mese.
    Per chi non avesse ancora digerito la nuova moneta, quasi 2.900.000 lire.
    Ieri i Cub (Confederazione unitaria di base) hanno risposto che le parole di Albertini “sono provocatorie e tese esclusivamente a inasprire gli animi”, ed è irresponsabile sostenere “che i tranvieri guadagnano mediamente 1.700 euro al mese”.
    Due annotazioni: Albertini ha detto 1.492, non 1.700; i Cub non hanno fornito la cifra secondo loro esatta.
    Il segretario generale della Uil-Trasporti della Lombardia, Roberto Monticelli, spiega al Foglio che il sindaco ha diffuso numeri
    “gonfiati di quaranta ore pro capite di straordinari”, e dunque di circa 400 euro al mese. Il che abbasserebbe lo stipendio a poco più di mille euro. Insomma, avrebbe preso il totale degli straordinari e lo avrebbe diviso per il numero dei dipendenti.
    Da Palazzo Marino negano, e intanto Ignazio La Russa rilancia:
    “La retribuzione media di un tranviere milanese è di circa cinque milioni di vecchie lire al mese”. Viene in mente una vecchia teoria di Giorgio Amendola, che negli anni Settanta sostenne la necessità di promuovere una grande inchiesta sui salari, perché non si riusciva mai a quantificarli e a impostare delle azioni sindacali.
    E’ la situazione di oggi: nessuno è in grado di sostenere, senza il rischio della smentita, quanto sia la media di questi benedetti stipendi.
    Pare esserci un misto di quello strano pudore a confessare quanto si guadagna e di un riserbo tattico, che servirà nella trattativa sindacale.

    Guido Baglioni, editorialista del Sole 24Ore ed ex docente di Sociologia generale all’Università di Milano, sorride e spiega che il sistema retributivo è talmente complesso che tutti sono in grado di rivoltare la frittata come vogliono: “Ci sono le mansioni, le anzianità, gli straordinari, benefit. Risalire a una media credibile è molto difficile. Fermo restando che considero giusta la protesta dei tranvieri. Un affitto, a Milano, costa il quadruplo che ad Agrigento”.
    Il segretario della Camera del Lavoro di Milano, Antonio Panzeri, ricorda bene la frase di Amendola, e osserva che “è stata immessa nel circuito dell’Atm molta manodopera giovane.
    Sono loro quelli che guadagnano poco poco. Entrano con contratti di formazione lavoro, poi vengono sostituiti. C’è molto turn over, specie negli ultimi anni”. Quanto guadagnino davvero tranvieri, resta un mistero. Ma non meno di tanti altri, pare.

    * * *
    Che il ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, fosse irritato, lo si è capito dalle frasi di lunedì, quando ha invitato il prefetto di Milano, Bruno Ferrante, “a ricorrere alla precettazione e a denunciare all’autorità giudiziaria tutti i comportamenti illeciti”.
    Non soltanto a Milano si era notata la strana tendenza del prefetto ad attribuirsi il ruolo di mediatore, anziché di quello di rappresentante del governo. In queste settimane, i tranvieri hanno infilato una serie di reati senza che Ferrante andasse oltre qualche minaccia verbale.
    Pareva quasi un arbitro fra il sindaco e i lavoratori.
    Tanto è vero che lunedì il segretario della Cgil di Milano, Giorgio Roilo, è riuscito a definire la precettazione un buon modo “per tutelare il diritto di sciopero”.
    Messo alle strette dal ministro, ieri mattina il prefetto è finalmente passato alle vie di fatto, chiedendo alla polizia i nomi di chi ha scioperato comunque, perché fossero segnalati alla magistratura.
    “Per consentire che la trattativa del pomeriggio si svolga in un clima più sereno”, ha aggiunto in un ultimo tentativo conciliatorio. Ma nel pomeriggio, è stato lui a lasciare l’incontro. Di serenità ce n’era poca. Difficile sperare che oggi torni tutto tranquillo.

    saluti

 

 

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