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    Predefinito Il Cav. visto dalla....

    ....sinistra "intelligente"

    Bologna. Se il Cavaliere ha la faccia tirata non in quanto nervoso ma perche s’è rifatto, l’Italia “che osserva” tira conclusioni:
    Berlusconi imbocca le pulizie di Pasqua facciali a conferma che d’ora in poi l’unico suono nell’aria sarà il gong tra le riprese elettorali.
    Il presidente del Consiglio si prepara in grande stile a giocare la mano più complessa, al tavolo più indecifrabile al quale si sia mai seduto: l’Italia 2004-2005.
    Per farlo affila armi e bisturi. Ne parliamo con Edmondo Berselli, direttore del Mulino, editorialista di Espresso e Repubblica, autore di “Postitaliani”, tentativo d’analisi antipatizzante dei processi della politica e della società italiana che hanno portato Berlusconi dov’è arrivato.
    “Se questa storia della plastica è vera, s’iscrive ad honorem nella gamma delle peggiori maldicenze antiberlusconiane, un fattoide che poteva tranquillamente essere messo in giro dai suoi nemici,
    nel novero dell’anedottica sull’attenzione maniacale del Cavaliere per l’aspetto fisico”, esordisce Berselli.
    “Mi fa ripensare al suo incontro in uno studio tv con Melba Ruffo
    di Calabria, quando non trovò di meglio che complimentarsi con la signora per la bellezza dei suoi denti”.

    Eppure le cronache delle ultime ore, post-stangata sul lodo Schifani, rilanciano l’immagine un po’ texana di un Berlusconi già più candidato politico, che politico in servizio permanente.
    Va in Sardegna, convoca in villa alleati & signore, tra tutti i dispiaceri pensa a darsi una rassettata.
    “Se invece sono i suoi sostenitori ad aver diffuso la storia, valorizzano un iper-Berlusconi che nella loro mente resta un’icona pop, un superCav. che si ricuce perennemente sul viso l’immagine che vuole avere di sé e vuole proiettare all’esterno”.
    Un rinnovo-locali che promette un leader con la messa a punto e una base che può continuare ad ammirarlo senza fingere:
    “Passare dal partito di plastica alla plastica facciale è eccitante anche dal punto di vista semantico. Ma su un piano più legato alla politica, direi che ancora una volta Berlusconi usa tutte le tecniche per radicalizzare la propria immagine e proporla come unico elemento di giudizio in quello che dovrebbe essere un confronto sul piano politico”.
    Perché adesso siamo dopo i programmi e dopo i contratti.
    Il Cavaliere deve identificare un nuovo fronte del gradimento sul quale sfondare le linee avversarie.
    “E’ qui che si colloca l’immagine iperrealistica di Berlusconi, che propone se stesso come la figura su cui esprimere le scelte. Ciò che ci aspetta mi sembra, paradossalmente, ancor più televisivo di quanto abbiamo mai visto. Un formidabile concentrato d’immagine raggrumato in un solo punto. Come la lente quando brucia la carta. Un’impressionante concentrazione di massa mediatica, che punterà tutta su di lui”.
    Che pare sempre più elusivo, invisibile:
    “Strategia dell’assenza. Creazione di una nuova mitologia dell’antipolitico, del non-politico. Quello che fa le vacanze, quello che se ne sbatte. Che si sente estraneo a qualsiasi galateo politico istituzionale. Tutto ciò serve a predisporre e stabilizzare la divisione dell’Italia in due blocchi: da un lato quelli contro di lui, che gridano all’ennesimo trucco per difendere un’immagine sbertucciata. E poi i suoi tifosi, quelli che gli passano tutto, i doppiopetti di Caraceni, e anche il fatto che si fa la plastica. Per loro l’eventuale chirurgia estetica altro non è che un opportuno restauro su un’immagine formidabile”.

    Le destabilizzazioni a cui ha abituato il paese
    In mezzo c’è lui, pronto a proporre un referendum su se stesso. Diventando ancor di più un caso di studio. Come le famose destabilizzazioni a cui ha abituato il paese:
    “Il Cavaliere destabilizza dal ’94, quando apparve alla Fiera di Roma e si mise a fare il crooner infrangendo l’intero mito del discorso politico. Destabilizza oggi spostando il fuoco dell’attenzione pubblica tutto su se stesso e non sulla sua politica. Che resta indecifrabile. Io sono radicale nei giudizi e sono convinto che la sua politica sia una farragine di annunci liberisti e di continui patteggiamenti con la realtà. In questo senso mi pare logico che Berlusconi pensi a chiedere un giudizio sull’immagine e non su cosa ha fatto come governante”.
    Quindi le scelte di strategia preliminare il Cavaliere le avrebbe fatte. Ma com’è messo con gli italiani?
    “E’ possibile che si sia rotto il legame profondo che ha saputo stabilire con l’establishment e con quell’Italia a cui ha promesso il miracolo. Che si sia rotto soprattutto con le fasce di popolazione più a rischio, coi poveri e i nuovi poveri convinti di poter approfittare del banchetto dei ricchi, saziandosi di briciole.
    L’impoverimento dei ceti medi, l’inflazione da euro o da changeover, toccano settori di insediamento berlusconiano che possono essere smobilizzati se qualcuno saprà offrire qualcosa. Nel ’94 e nel 2001 Berlusconi ha venduto il desiderio, il sogno: qualcosa di postmoderno, di volontaristico se non di velleitario nel modo di annunciarlo, ma con un effettivo riscontro, un grande riflesso nell’opinione pubblica.
    Il voto gliel’hanno dato anche vaste aree di ceti non privilegiati, perché attraverso le promesse l’aspettativa ha prevalso sul realismo. A questo punto per lui è complicato riproporsi semplicemente come il numero uno delle partite Iva. Deve fare di più. E forse pensa d’ovviare al problema presentandosi come una superconcetrazione di se stesso”.
    La contrapposizione con la sinistra partirebbe quindi proprio da questa differenza di punto di vista sul metodo: tradizione politica contro “invenzione”: “Berlusconi ha una tale concezione di se stesso e un tale disprezzo per i fanigottoni della politica, i Fini e Casini che non hanno mai lavorato, che gli viene facile e automatico proporsi come esclusiva icona postitaliana su cui la ‘gente’, l’audience, lo share, l’opinione pubblica devono decidere. Ma io credo però che questo genere di considerazioni rappresentino la penultima moda, proiettate sull’Italia di oggi.
    Il reality show di cui Berlusconi è ‘il’ caso pubblico, il gusto per il divertimento a tutti i costi, il brivido trash della comunicazione, credo siano qualcosa che ora sta sfumando rispetto alle durezze che emergono dalla nostra attualità”.
    Sarebbe quindi un disastro per Berlusconi se una filosofia politica basata sui trend di consumo e gradimento stesse scommettendo su una moda dell’anno scorso… “Eppure credo che la realtà stia entrando con prepotenza dentro i meccanismi del reality show, sbattendo al passato l’idea di Berlusconi di presentarsi come proiezione mitologica dell’italiano contemporaneo.
    La gente s’è impoverita davvero. C’è chi guadagna sotto mille euro. A costoro non puoi più fare cartelloni a sfondo azzurro con scritto ‘stipendi più alti’. Sui tavoli nelle case ora ci sono conti e compatibilità. A questo punto scommettere sul fantastico, sull’immagine, sulla fantasmagoria pare una strategia sfatata da movimenti ben più profondi nella nella psicologia italiana. Può giusto solleticare gli intellettuali snob, quelli che hanno guardato L’Isola dei famosi col sopracciglio alzato ma adeguandosi. Nei due anni e mezzo del ciclo elettorale che si apre, emergeranno problemi non risolvibili solo proiettando un programma dentro il sogno e l’aspettativa. In sostanza è possibile che la società italiana sia più moderna di quanto il Cavaliere è postmoderno. Berlusconi potrebbe parlare di consumi effimeri quando nella società italiana c’è un problema di consumi reali. Ma può anche essere che si dimostri talmente inventivo da essere capace di gestire l’impoverimento degli italiani (dopo l’arricchimento virtuale)”.

    La prima verifica è vicina. Il 24, quando a Roma Forza Italia festeggerà il decennale della discesa in campo. “Non si deve guardare con sufficienza agli appuntamenti popolari. Alla Fiera di Roma nel ’94 l’evento si concluse col maxischermo che faceva il karaoke dell’inno di Forza Italia in diretta tv, un fatto scioccante, talmente dislocato rispetto alla politica tradizionale che tutto il Berlusconi-pensiero era già lì presente. Il fatto che ora ci si prepari a un Berlusconi al cubo non ci deve sorprendere, perché continua a non esistere un berlusconismo senza Berlusconi. Berlusconi ha generato uno scenario fatto apposta per collocarlo sotto i riflettori come deus ex machina della politica nuova. Ora tenta l’ultimo colpo: bello come il sole, tutto tirato. Bisogna solo capire se dentro la società italiana esista davvero un residuo di modernità non riducibile alla show society e a questo superberlusconismo tutto ancora proiettato nel cielo dell’immaginazione”.

    naturalmente su il Foglio di sabato 17 gennaio 2004

    saluti

  2. #2
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    Bella battuta.

    Shalom!!!

  3. #3
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    Se mi fate vedere il nuovo Berlusconi vi faccio vedere il nuovo Prodi.


  4. #4
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    Predefinito Posta....

    ….prioritaria

    Cavaliere Eccellenza, una supplica.
    L’Espresso in edicola questa settimana pubblica le lettere con richieste d’aiuto, di sovvenzioni e di incarichi inviate a Benito Mussolini dagli intellettuali, ossia Moravia, Aleramo, Cardarelli e Brancati.
    Sono incartamenti scrupolosamente archiviati dai burocrati del fascistissimo Minculpop e venuti allo scoperto grazie alla fatica di ricercatrice di Linda Giuva.
    Per non essere da meno, Nove Colonne (su il Foglio di sabato17) si pregia di offrire oggi al lettore ampi stralci delle suppliche che alcune tra le anime più nobili della cultura contemporanea hanno inviato a Silvio Berlusconi.
    Sono incartamenti, questi, tutti scrupolosamente archiviati dai burocrati di Arcore e dall’ufficio marketing di Milano2.

    Cavaliere Eccellenza, una supplica. “Anzi, un preghiera”. Così scrive Umberto Galimberti. E non poteva che essere primo nell’elenco, il filosofo, perché come ha raccontato Fedele Confalonieri a Maria Latella sul Corriere, era uno del think tank presente ancor prima dei primi radiosi giorni della discesa in campo. Era un triumviro, fianco a fianco con Paolo Del Debbio e Marcello Dell’Utri.
    Così scrive a Berlusconi: “Ho educato le mie emozioni affinché si facciano anima e perciò, della mia assertiva corrispondenza del reale, non resti traccia alcuna di urgenza biologica. Non mi sudano le mani e non mangio più aglio. Teologicamente rivolgo adesso alla E. V. un archetipo della mia Psiche. Dica a don Verzè di darli a me i finanziamenti più consistenti invece che a Massimo Cacciari, si tratta di mettere in cassa (forte) il corpo-materia, mica fiaschi”.

    A far da quadrunviro, va da sé, Eugenio Scalfari: “Cavaliere Eccellenza, una supplica. Vi chiedo di mettere al suo posto Roberto Calasso ché continua a farsi vanto di non avermi voluto mai pubblicare nei suoi Adelphi. Rivolgo alla E. V. questa supplica facendomi forte del ricordo di una magnifica serata, quando ad Arcore, concluse le trattative della vicenda Mondadori col simpatico e caro amico Peppino Ciarrapico (con cui rivangammo i tempi della Buonanima), l’E. V. ebbe la squisita generosità di concedermi l’altra metà del suo pianoforte per una sonatina a quattro mani. Ricorda? Suonammo ‘Una piccolissima serenata’. Con un fil di voce la cantava il principe Caracciolo, la canzone, Confalonieri picchettava sui bicchieri, l’E. V. mi regalò alla fine della serata un taglia peli da narice. Ricorda?”.

    Cavaliere Eccellenza, una supplica. L’altra anima nobile della cultura che scrive a Berlusconi è Enzo Biagi. “Cavaliere Eccellenza, una supplica. La ragazza aveva un sogno: una casetta piccolina. C’era la canzone: ‘Avevo una casetta piccolina in Canadà’.
    L’E.V. ha pratica di balconcini e fiori di lillà.
    Natalia Aspesi ed Enzo Siciliano hanno ben descritto le meravigliosa realizzazione dell’E. V. con Milano2, ebbene: le chiedo di dedicare il lungolago dei Cigni a Eleanor Roosevelt. Amava i cigni, lei. Io amavo lei. Con osservanza, Biagi Vincenzo”.

    Un’altra lettera l’ha scritta Gianbenito Tabucchi, scrittore di romanzi, che così comincia la sua richiesta: “Corro in casa in tutta fretta per il biscione che mi aspetta ma quel che io, artista, chiedo è di farmi partecipare alle selezioni del Grande fratello.
    Ho grande stima di Marco Bassetti, ho fiducia nel reality show, ho partecipato al casting per fare il figurante da Maria De Filippi. Faccia di me il nuovo Taricone”.

    Una supplica l’ha scritta infine Pietro Carriglio, manager e artista:
    “Sono stato direttore di tutti i principali teatri della nazione, adesso sono al Biondo e al Massimo di Palermo, credo di meritare anche l’Opera dei Pupi e il controllo della locale redazione Rai. Vorrei essere per la S. V., se mi consente il paragone, ciò che sono stato per Salvo Lima: il cantore e l’ispiratore”. Cavaliere Eccellenza, una supplica.

    ……mai scritta

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Il "dilettante" e......

    ....i professionisti

    Il governo sarà anche in crisi, e la maggioranza allo sbando, ma il ministro dell’Economia fa il castigamatti sul caso Parmalat, e avvolge nella sua tela anche le opposizioni, mentre la riforma delle istituzioni, un nuovo pezzo di Costituzione incentrato su una nuova forma di governo, va in aula tra pochi giorni in Senato nello smarrimento e nell’abbandono delle opposizioni, che sull’Aventino sognano di vincere in Italia un referendum per diminuire i poteri del premier (vasto programma).
    L’opposizione sarà anche pimpante e primeggiante nei sondaggi, ma un suo esponente si è domandato ieri se sia meglio un programma comune con più liste o una lista comune con programmi divergenti.
    E’ questa seconda ipotesi, piuttosto balzana, che sta avanzando. Francesco Rutelli affiora sempre di più dalla linea di galleggiamento in cui si è adagiato per anni, e ora propone sulle pensioni un meccanismo di riforma del criterio dell’anzianità che i suoi alleati, e in specie la Cgil, giudicano “devastante”.
    L’ira di Giulio Tremonti è stata fronteggiata in ordine sparso, con divisioni nette tra i democratici di sinistra e tra questi e la Margherita.
    Sull’Iraq e la politica estera è tutto semplice: quando arriverà in Parlamento, il rifinanziamento delle missioni italiane all’estero sarà l’ennesima occasione per mostrare una “lista Prodi” che ha due o tre o quattro ipotesi di politica estera e di sicurezza, e di conseguenza vota sparpagliata.
    C’è poi il “caso Travaglio”, che si incrocia con il pasticcio dei girotondi e del duo di lotta Di Pietro-Occhetto: amarezze, il fango che risale la china da cui è disceso attraverso le colonne di un ex grande giornale avvilito a mattinale, divisioni spettacolari di ogni genere e a forte personalizzazione.
    Intanto Romano Prodi, uno strano condottiero, fa l’oracolo e tiene tutti sulla graticola facendo perdere i nervi agli onesti lavoratori del voto che vorrebbero il suo impegno.
    L’aggettivo è sempre quello: cose “devastanti”.
    Se avete letto ieri la bella intervista di Edmondo Berselli al nostro giornale, avrete capito l’essenza della questione, che travalica, come diciamo da tempo, i limiti della ormai noiosa piccola politologia di partito: nel caos il Cav. ci sguazza, perché la mancata restaurazione della politica alla fine premia il suo “sorriso militarizzato”, la sua capacità di proporre come soluzione ai mali italiani, in mancanza d’altro o a integrazione di quel che manca, un se stesso al cubo.
    Gli altri, de minimis.

    saluti

 

 

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