I lombardo-veneti, per disprezzo, erano chiamati polentoni.
Ora l’Istat ha tolto la farina di granturco dal paniere rilevante per l’indice dei prezzi al consumo, perché non sembra essere più un bene “rappresentativo”.
Esce anche la canottiera, la maglietta da uomo senza maniche, che è fuori moda.
E se ne vanno altre 19 voci. Alcune non sono puramente anacronistiche. Anzi, anche prima cervellotiche, come la frittura mista congelata, che non è mai stata un bene di largo consumo o la cerniera lampo, il cui prezzo per il consumatore non è mai stato rilevante, trattandosi di un oggetto che non gli si vende quasi mai da solo.
I generi che l’Istat fa entrare al posto dei 21 esclusi sono 34: il numero, di due terzi superiore a quello dei prodotti sostituiti, mostra che il nostro Istituto di statistica non sa bene che pesci prendere.
Preso fra due fuochi – le accuse delle associazioni dei consumatori di taroccare le rilevazioni, per addomesticare gli indici dell’inflazione, e l’esigenza di imboccare finalmente la strada della modernizzazione – si arrabatta con qualche compromesso.
Così inserisce i dvd e i cd da masterizzare, ma poi, come indici significativi della new economy, prende in considerazione il tavolo porta computer.
Un po’ come se, per misurare lo sviluppo delle carrozze a cavalli nel Settecento e nell’Ottocento, si fossero contate le fruste. Il costo della vita è un fenomeno complesso che non si può ricondurre a unità, per i vari tipi e classi di consumatori.
Ad esempio, per chi rappresentano una voce tipica di spesa le scarpe da calcetto?
D’altra parte non importano solo i beni, ma anche il peso che essi hanno nell’indice, per i vari comparti di spesa alimentari, abbigliamento, abitazione, tempo libero e così via – e la percentuale di queste voci sulla spesa complessiva del consumatore medio.
C’è poi una contraddizione crescente fra il fatto che l’Istat sostituisce nell’indice dei prezzi al consumo beni e servizi tecnologici nuovi a prodotti con la domanda in declino, mentre non fa altrettanto negli indici della produzione industriale e in quella dei servizi. Da questo punto di vista, non sembra che vi siano aggiornamenti, nonostante i mercati siano radicalmente cambiati.
saluti




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