Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Predefinito IL Feltro che piace a noi


    1992 - DICEMBRE


    I Pollisti non hanno vergogna, non hanno pudore..... che cosa hanno oltre alla voglia di correre dietro al loro capo?

    diciamo che è un pò un FELTRO ADESIVO, che si appivvica la miglir collante, al migliorvenditore, al miglior piazzista.

    Questo per rendere l'idea di quanto siano profonde certe posizioni politiche, mentivano allora (...) o ci prendono per i fondello oggi?

    Pieffebi, tu che leggi spesso Libero, dicci in che cosa è cambiato Feltri?





  2. #2
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    Predefinito Re: IL Feltro che piace a noi

    In origine postato da umberto

    1992 - DICEMBRE


    I Pollisti non hanno vergogna, non hanno pudore..... che cosa hanno oltre alla voglia di correre dietro al loro capo?

    diciamo che è un pò un FELTRO ADESIVO, che si appivvica la miglir collante, al migliorvenditore, al miglior piazzista.

    Questo per rendere l'idea di quanto siano profonde certe posizioni politiche, mentivano allora (...) o ci prendono per i fondello oggi?

    Pieffebi, tu che leggi spesso Libero, dicci in che cosa è cambiato Feltri?


    voglio anche qualcosa di adornato, di pomicino, di ferrara e di belpietro.
    Fascicolo 9132/95


    ULTIM'ORA - ANSA Milano.
    Un incendio ha distrutto la biblioteca personale di Silvio Berlusconi. Entrambi i libri sono andati distrutti. Il cavaliere e' apparso molto addolorato, non aveva ancora finito di colorare il secondo.

  3. #3
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    Predefinito Ferdinando Adornato, 09.08.96

    Ferdinando Adornato
    I giornali sono tutti uguali
    (ovvero; di chi sono le idee di Berlusconi?)

    Credo che si stia preparando per l’informazione italiana lo stesso destino che hanno avuto i partiti, ovvero una crisi di rappresentanza e di credibilità nei confronti dei cittadini: la frase chiave che veniva usata dalla sinistra per definire il qualunquismo e cioè "i partiti sono tutti uguali", oggi si può tranquillamente utilizzare per definire i giornali.
    Non c’è abbastanza concorrenza, c’è piuttosto rincorrenza tra testate, ognuno pur di non prendere il "buco" fa le stesse cose che fanno gli altri, e, insieme, fanno le stesse cose che fa la Tv. Siccome credo che la concorrenza sia l’anima del miglioramento umano, senza abbiamo la crisi. Il cittadino non sa più qual è la verità e tende a considerare ciò che è scritto funzionale, "ad usum" del potere o dell’industria di riferimento della testata.
    Dove porterà questa crisi non lo so, certo è che nella carta stampata tutto si trasforma in spettacolo: quello che viene chiamato teatrino della politica viene rappresentato benissimo nel palcoscenico dei giornali.
    Tuttavia la Tv è vista dal grande pubblico soprattutto come intrattenimento e i Tg possono godere di un buon grado di credibilità, i più sofisticati contano i secondi delle notizie, il loro ordine, ma non mi sembra ci si motivo di una protesta come per i giornali, dove l’intrattenimento ha preso il posto delle notizie, il colore quello della cronaca..
    L’allarme di Eco è stranamente limitato, ha segnalato due questioni di grande rilievo ma tutto sommato marginali rispetto alla gravità della crisi, come se avesse il timore di non partecipare al balletto della critica della carta stampata.
    Oggi siamo al vero paradosso dell’informazione: mediamente molti dei lettori di un argomento trattato da un qualsiasi quotidiano, sia esso politico, economico o scientifico, ne sanno di più del redattore che ha scritto l’articolo, o meglio, hanno più possibilità di informarsi su quell’argomento in altri modi che non leggendo quell’articolo.
    Sia chiaro che non è un problema di cattiva volontà dei giornalisti, o almeno non è solo quello. C’è dell’indifferenza, questa sì, ma non bastano le proposte di Eco, e lui lo sa bene, ma il problema sta nel rapporto profondamente mutato tra informazione e realtà. La capacità di riscontro della notizia si è fatta molto più sofisticata rispetto a quindici anni fa, le fonti si sono moltiplicate a dismisura, i tempi, l’organizzazione, le forme del lavoro giornalistico sono i veri nodi del dolore e dell’errore, non i singoli giornalisti. Un giornale con settanta Eco è chiaro che sarebbe un buon giornale ma non risolverebbe il problema: se Umberto Eco dovesse scrivere un articolo in mezz’ora lo scriverebbe meglio di me, è certo, ma il problema rimane in quella mezz’ora che lui avrebbe ugualmente a disposizione.
    Trovare un’organizzazione adeguata del lavoro forse significherà abolire intere pagine dei giornali, fare giornali più piccoli, non lo so, se lo sapessi lo farei, forse lo stesso mercato spingerà verso cambiamenti radicali nel campo dei media, penso alla diffusione delle nuove tecnologie, ma è un discorso tutto in divenire anche se credo che è verso queste tematiche che si dovrebbe volgere la ricerca.

  4. #4
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    Predefinito Re: Ferdinando Adornato, 09.08.96

    In origine postato da MrBojangles
    Ferdinando Adornato
    I giornali sono tutti uguali
    (ovvero; di chi sono le idee di Berlusconi?)

    Credo che si stia preparando per l’informazione italiana lo stesso destino che hanno avuto i partiti, ovvero una crisi di rappresentanza e di credibilità nei confronti dei cittadini: la frase chiave che veniva usata dalla sinistra per definire il qualunquismo e cioè "i partiti sono tutti uguali", oggi si può tranquillamente utilizzare per definire i giornali.
    Non c’è abbastanza concorrenza, c’è piuttosto rincorrenza tra testate, ognuno pur di non prendere il "buco" fa le stesse cose che fanno gli altri, e, insieme, fanno le stesse cose che fa la Tv. Siccome credo che la concorrenza sia l’anima del miglioramento umano, senza abbiamo la crisi. Il cittadino non sa più qual è la verità e tende a considerare ciò che è scritto funzionale, "ad usum" del potere o dell’industria di riferimento della testata.
    Dove porterà questa crisi non lo so, certo è che nella carta stampata tutto si trasforma in spettacolo: quello che viene chiamato teatrino della politica viene rappresentato benissimo nel palcoscenico dei giornali.
    Tuttavia la Tv è vista dal grande pubblico soprattutto come intrattenimento e i Tg possono godere di un buon grado di credibilità, i più sofisticati contano i secondi delle notizie, il loro ordine, ma non mi sembra ci si motivo di una protesta come per i giornali, dove l’intrattenimento ha preso il posto delle notizie, il colore quello della cronaca..
    L’allarme di Eco è stranamente limitato, ha segnalato due questioni di grande rilievo ma tutto sommato marginali rispetto alla gravità della crisi, come se avesse il timore di non partecipare al balletto della critica della carta stampata.
    Oggi siamo al vero paradosso dell’informazione: mediamente molti dei lettori di un argomento trattato da un qualsiasi quotidiano, sia esso politico, economico o scientifico, ne sanno di più del redattore che ha scritto l’articolo, o meglio, hanno più possibilità di informarsi su quell’argomento in altri modi che non leggendo quell’articolo.
    Sia chiaro che non è un problema di cattiva volontà dei giornalisti, o almeno non è solo quello. C’è dell’indifferenza, questa sì, ma non bastano le proposte di Eco, e lui lo sa bene, ma il problema sta nel rapporto profondamente mutato tra informazione e realtà. La capacità di riscontro della notizia si è fatta molto più sofisticata rispetto a quindici anni fa, le fonti si sono moltiplicate a dismisura, i tempi, l’organizzazione, le forme del lavoro giornalistico sono i veri nodi del dolore e dell’errore, non i singoli giornalisti. Un giornale con settanta Eco è chiaro che sarebbe un buon giornale ma non risolverebbe il problema: se Umberto Eco dovesse scrivere un articolo in mezz’ora lo scriverebbe meglio di me, è certo, ma il problema rimane in quella mezz’ora che lui avrebbe ugualmente a disposizione.
    Trovare un’organizzazione adeguata del lavoro forse significherà abolire intere pagine dei giornali, fare giornali più piccoli, non lo so, se lo sapessi lo farei, forse lo stesso mercato spingerà verso cambiamenti radicali nel campo dei media, penso alla diffusione delle nuove tecnologie, ma è un discorso tutto in divenire anche se credo che è verso queste tematiche che si dovrebbe volgere la ricerca.
    è disarmante la coerenza e la fermezza delle idee di quest'uomo.
    il buon adornato.
    liberal-comunista-forzista.
    un uomo-una certezza
    Fascicolo 9132/95


    ULTIM'ORA - ANSA Milano.
    Un incendio ha distrutto la biblioteca personale di Silvio Berlusconi. Entrambi i libri sono andati distrutti. Il cavaliere e' apparso molto addolorato, non aveva ancora finito di colorare il secondo.

  5. #5
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    Predefinito Re: Re: Ferdinando Adornato, 09.08.96

    In origine postato da Cicciobomba
    è disarmante la coerenza e la fermezza delle idee di quest'uomo.
    il buon adornato.
    liberal-comunista-forzista.
    un uomo-una certezza
    Questo signore è il presidente della commissione Cultura nominato da questo governo.

  6. #6
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    Predefinito Re: Re: Re: Ferdinando Adornato, 09.08.96

    In origine postato da MrBojangles
    Questo signore è il presidente della commissione Cultura nominato da questo governo.
    Perdonami, ma tu dove lo avresti messo una tale mente illuminata come questa?

    mi chiedo perchè non abbiano messo Previti alla giustizia.
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  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Ferdinando Adornato, 09.08.96

    In origine postato da Cicciobomba
    Perdonami, ma tu dove lo avresti messo una tale mente illuminata come questa?

    mi chiedo perchè non abbiano messo Previti alla giustizia.
    A dir la verità, c'avevano provato, col Berlusconi I°, a mettercelo alla Giustizia il reo confesso di evasione fiscale recentemente pluricondannato per corruzione; poi la cosa dev'essere sembrata troppo sfacciata anche per loro (e per Scalfaro, innanzitutto) e gli han dato SOLO la Difesa.

    Meglio che non ti dica dove lo metterei, Adornato; sennò arriva Edward Manidiforbice...

 

 

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