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  1. #1
    Comunismo e Comunità
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    Predefinito Se il popolo dice No, ci riproviamo finché non dice Si.

    Dopo aver bocciato nel 2008 il trattato di Lisbona (surrogato della Costituzione Europea, già respinta nel 2005 da Francia e Olanda e invisa a molti altri popoli europei), gli irlandesi, chiamati a votare per una seconda volta, approvano con una netta maggioranza del 67,1% il suddetto trattato.


    Continua... Se il popolo dice No, ci riproviamo finché non dice Si. | Comunismo e Comunità


    Parliamone...

  2. #2
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: Se il popolo dice No, ci riproviamo finché non dice Si.

    Scritto da La Redazione
    Domenica 04 Ottobre 2009 19:49
    Il referendum irlandese ci mostra l’ultimo approdo della “democrazia” europea: spaventare un popolo di 4 milioni per approvare un Trattato che deciderà la vita di 500 milioni di persone.
    Nel giugno 2008 gli irlandesi – unico popolo europeo chiamato ad esprimersi con un referendum – dissero no all’adesione al Trattato di Lisbona. Fu un risultato netto quanto imprevisto, di fronte al quale i vertici della UE reagirono imponendo all’isola ribelle un nuovo referendum. In Europa la democrazia funziona così: se dici sì al volere delle oligarchie sei un popolo molto democratico, se per caso dici no sei soltanto un irresponsabile da rieducare.
    Il no irlandese doveva dunque trasformarsi a tutti i costi in un sì. Un sì estorto ma pur sempre un sì. Bastava convincere un po’ meno di 100mila elettori irlandesi (questi sono i numeri) per avere via libera in Europa. Sono allora scese in campo le multinazionali, è sceso in campo il padrone della Ryanair, i principali partiti della maggioranza e dell’opposizione, i media. Si è così arrivati al ribaltone tanto agognato: venerdì scorso il 67,1% degli irlandesi che si sono recati ai seggi (il 58%) hanno votato sì. Detto in altri termini, un 20% dell’elettorato è passato dal no al sì in 16 mesi.
    Questo risultato, per niente imprevisto, mostra il degrado della democrazia in Europa. Anzi, più che al degrado siamo ormai di fronte ad un’autentica farsa.
    Nel 2005 gli elettori francesi ed olandesi dissero no alla Costituzione europea. Le oligarchie continentali e le burocrazie di Bruxelles decisero allora che era meglio cambiare strada: abbandonare formalmente la Costituzione per riversarne pari pari i contenuti antisociali ed antidemocratici nel Trattato di Lisbona (vedi a proposito l’ottimo articolo di Paolo Barnard che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi), un trattato da far approvare alla chetichella dagli Stati dell’Unione.
    Mentre questa volta anche Francia ed Olanda hanno accuratamente evitato il ricorso al voto popolare, in Irlanda questo non è stato possibile. Da qui la curiosa importanza che il piccolo popolo irlandese è venuto ad assumere. Bastava dunque diffondere la paura, peraltro già alimentata dalla crisi, per terrorizzare gli elettori dell’isola sull’effetto di una vittoria del no.
    Le classi dominanti europee hanno insomma adottato il motto di “colpirne uno, per educarne cento”.
    In questa occasione non potevano fallire e non hanno fallito. Con ogni probabilità – c’è ancora l’opposizione del presidente della repubblica Ceca, Vaclav Klaus, mentre si prevede che l’altra firma mancante, quella del presidente polacco Kaczynski, arrivi presto – hanno segnato un punto decisivo.
    Ma le stesse oligarchie europee, che vogliono una UE ancorata all’alleanza con gli Stati Uniti ed in stretto rapporto con la Nato, sanno di aver vinto una battaglia, non certo la guerra.
    Grandi rimangono le contraddizioni, specie all’interno delle forze conservatrici (basti pensare alla posizione del Partito Conservatore inglese), ma soprattutto grande è il vuoto di consenso che l’Unione ha presso i popoli del continente. Un vuoto impossibile da riempire, dato che la retorica europeista ha esaurito le sue frecce ed oggi restano soltanto – come in Irlanda – le paure e le minacce.
    Se il Trattato di Lisbona entrerà in vigore nel gennaio 2010, l’Europa avrà un presidente ed un ministro degli esteri. Ma avrà anche larghi poteri – ecco un’altra grave sottrazione di sovranità nazionale – in materia di pace e di guerra. E sappiamo già come, basti pensare all’Afghanistan, verranno esercitati. Del resto la stampa ci informa da mesi che, se tutto andrà come vogliono lorsignori, il primo presidente europeo sarà il guerrafondaio inglese Tony Blair. Dice niente questo nome?
    Nel giugno scorso gli europei hanno mandato a quel paese, con un massiccio astensionismo di massa (vedi L’Unione Europea traballa), le pretese di consenso dei vertici della UE. Ora, se non ci si vuol limitare a fare il tifo per le pur positive contraddizioni interne al blocco dominante, occorre il rilancio di un fronte del no all’Unione, senza se e senza ma.
    Un no all’Europa delle banche e dei tecnocrati; un no ai trattati antipopolari come quello di Maastricht; un no ad un’Europa interna al sistema di dominio americano. Un sì alla difesa della sovranità nazionale, come condizione necessaria (anche se non sufficiente) per riconquistare la democrazia, contrastare il dominio del “mercato”, combattere il potere delle oligarchie.

    Colpirne uno per educarne cento

  3. #3
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    Predefinito Rif: Se il popolo dice No, ci riproviamo finché non dice Si.

    Paolo Gerbaudo : un Irlanda impaurita accetta l'Europa


    Un sospiro di sollievo percorre l'Irlanda dopo che la vittoria del si al referendum sul trattato europeo invade l'etere. Non solo per un risultato che aggancia saldamente l'Irlanda ad un Europa vista sempre più come un salvagente in mezzo alla tempesta, ma pure per la sensazione di essersi tolti di mezzo un fastidioso impaccio per un paese che sembra avere al momento ben altre urgenze che l'oscuro progetto di riforma delle istituzioni della Unione europea. Il si stravince con il 67% contro il 32.9 del no, superando le previsioni e dando il via libera all'implementazione del trattato di Lisbona, a meno di sorprese che potrebbero arrivare da Polonia, e Repubblica ceca, gli unici due paesi che assieme all'Irlanda non l'avevano ancora ratificato.



    Il 20% degli elettori irlandesi hanno cambiato opinione rispetto al referendum del giugno 2008, dove prevalse il no. Un responso legittimato da un'affluenza del 58% in aumento rispetto al 53% di un anno fa, con molti elettori che hanno approfittato delle ultime ore a disposizione per partecipare alla consultazione. Festeggia il premier («Taoiseach» in gaelico) Brian Cowen che rischiava di affondare se fosse passato nuovamente il no e che ieri affermava che «dobbiamo lavorare con i nostri partner europei per assicurare che le riforme di questo trattato vengano attuate». E festeggia pure la tecnocrazia di Bruxelles, con Manuel Barroso che ieri ha accolto raggiante il risultato sostenendo che «l'Irlanda ha riconosciuto il ruolo che l'Unione europea ha giocato per rispondere alla crisi economica».
    Delusione sul fronte del no. Declan Ganley, il businessman leader del gruppo anti-europeista Libertas, ha sostenuto «che non siamo riusciti a prevalere, ma abbiamo detto la verità e sono orgoglioso di questo». Per il parlamentare europeo del partito socialista Joe Higgins, il risultato è frutto di una «campagna di paura ed intimidazione sostenuta dalla élites politiche d economiche e dal mondo dei media».
    L'impressione che si registra parlando con gli elettori a Dublino è che la sconfitta del referendum un anno fa fosse dovuta a una carenza di informazione riguardo al contenuto del trattato. «Bene per noi e bene per l'Europa. Questa sera ci sarà da brindare a pinte di Guinness per me e per te», afferma un signore di 63 che abita nella zona sud della capitale irlandese, che ha visto uno dei maggiori spostamenti di voto dal no al si. «C'erano un paio di punti del trattato che la gente non aveva capito, per colpa del governo che non aveva spiegato bene per cosa si andava a votare. Noi non siamo mica come gli inglesi. Noi ci crediamo all'Europa. E con questo referendum siamo riusciti a rimanere ancora una volta al centro del dibattito e a mantenere un'influenza molto grande considerando che siamo una piccola nazione».
    La campagna per il referendum si è concentrata sulla situazione economica in un paese dove la disoccupazione ha raggiunto quota 12,6%. La tigre celtica, si è trasformata in un micietto impaurito nel giro di pochi mesi, con il Fondo monetario internazionale che prevede che nel 2010 l'economia irlandese si sarà contratta del 13% rispetto al 2008, una vera e propria decimazione. Responsabile per il collasso una politica economica che ha puntato ancora più che altrove sul settore immobiliare, come pure il crollo della sterlina, che ha affossato il valore delle esportazioni in un paese per cui il Regno unito è il primo partner commerciale. Di fronte a questa situazione molti elettori hanno ritenuto più prudente dare un segnale di fedeltà alle istituzioni europee, che in passato avevano riversato ingenti quantità di denaro nel quadro dei programmi regionali di sviluppo.
    La vittoria nel referendum allunga la vita all'impopolare governo di Brian Cowen, del liberale Fianna Fail, sostenuto pure dai verdi. Un esecutivo che si trova ai minimi di popolarità ed è accusato pure di sprechi e di corruzione. Ma secondo molti commentatori la fine è vicina, e Brian Cowen sarà mandato a casa prima di Natale. Il prossimo ostacolo è l'approvazione in parlamento del controverso provvedimento NAMA (National Asset Management Agency), che creerebbe un'ente per comprare 4 miliardi di euro di «titoli tossici», e che segue un simile piano da 2 miliardi varato a gennaio. Un intervento che vale il 2% del pil e i cui fondi saranno raccolti con pesanti tagli alla spesa pubblica. I sindacati hanno affermato che si tratta di una «decisione brutale» e hanno annunciato una grande protesta per il 6 di novembre.
    Il risultato positivo del referendum irlandese potrebbe innescare una reazione a catena in Cecoslovacchia e Polonia che erano rimasti alla finestra in attesa del responso irlandese come. Forte imbarazzo tra i conservatori britannici che ieri hanno aperto il loro congresso a Manchester e con David Cameron primo ministro in pectore che potrebbe essere costretto ad un'imbarazzante passo indietro sull'opposizione al trattato di Lisbona, per non isolarsi ulteriormente sul fronte europeo dove si è già fatto molti nemici.


    Viva la Comune

  4. #4
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    Predefinito Rif: Se il popolo dice No, ci riproviamo finché non dice Si.

    Siamo all'assurdo.
    Il tutto aggravato dal fatto che sui media non solo la discussione è scarsa, ma è a senso unico.

    Se notate il quesito che viene posto non è mai "sì o no all'Ue e ai suoi trattati?", ma è invece qualcosa tipo "sì all'Ue sempre e comunque: come facciamo a farlo accettare al popolo?".
    Questo è il mio caposaldo. Da qui non mi schiodo.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Se il popolo dice No, ci riproviamo finché non dice Si.

    Il referendum irlandese e il trattato di Lisbona
    Se gli irlandesi, costretti a ripetere il referendum fino che non vinca il sì, questa volta cederanno, muoverà i suoi primi passi il nuovo superstato antidemocratico europeo. Primo probabile presidente (non eletto) il guerrafondaio Blair. Paolo Barnard spiega che cosa c'è nel trattato che nessuno conosce

    [leggi tutto]
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Se il popolo dice No, ci riproviamo finché non dice Si.

    Quello che ancora non capisco è come mai in Italia, la cosddetta sinistra cosiddetta radicale non ha aperto bocca su tutto ciò.

    Cioè lo capisco benissimo

  7. #7
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    Predefinito Rif: Se il popolo dice No, ci riproviamo finché non dice Si.

    Citazione Originariamente Scritto da ULTIMA LEGIONE Visualizza Messaggio
    Quello che ancora non capisco è come mai in Italia, la cosddetta sinistra cosiddetta radicale non ha aperto bocca su tutto ciò.

    Cioè lo capisco benissimo
    Non dirlo a noi.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Se il popolo dice No, ci riproviamo finché non dice Si.


  9. #9
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    Predefinito Rif: Se il popolo dice No, ci riproviamo finché non dice Si.

    Il trattato di Lisbona

    DI PAOLO BARNARD
    paolobarnard.info

    E così, mentre tutti guardano da quella parte, da quell’altra accade il
    nostro destino, ma non c’è nessuno a osservare. Accade per esempio il
    Trattato di Lisbona, il quale, come tutte le cose che ridisegnano la Storia,
    che decidono della nostra esistenza, che consegnano a poteri immensi immense
    fette del nostro futuro, non è al centro di nulla, passa nel silenzio, non
    trova prime pagine o clamori di alcun tipo, nel Sistema come nell’Antisistema.
    Pensate: stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme Paese che non è l’Italia,
    governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da
    misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici
    ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di
    tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità,
    autodeterminazione, e molto altro ancora.E’ il Trattato di Lisbona, vi sta
    accadendo sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla? Ribadisco: fra poco
    Montecitorio potrebbe essere un palazzo dove qualche centinaio di burocrati
    dimenticati si aggirano fingendo di contare ancora qualcosina; fra poco la
    Costituzione italiana potrebbe essere un poemetto che viene ricordato agli
    alunni delle scuole come un pezzo di una vecchia storia; fra poco una
    maggioranza politica che non sa neppure cosa significa la parola calzino
    potrebbe trovarsi a decidere come noi italiani ci curiamo, se avremo le
    pensioni, cosa insegneremo a scuola, come invecchieremo, o se dobbiamo
    entrare in guerra, e così per tutto il resto della nostra vita. Altro che
    Cavaliere, altro che Brunetta o Emilio Fede.
    Bene, vado per gradi. Nel primo, vi fornisco un breve riassunto delle
    puntate precedenti; nel secondo vi spiego il Trattato di Lisbona in sintesi;
    nel terzo l’approfondimento per chi lo desidera.

    LE PUNTATE PRECEDENTI
    L’Italia è parte dell’Unione Europea (UE), che è la versione moderna di un
    vecchio accordo fra Stati europei iniziato nel 1957 col Trattato di Roma, il
    quale partorì la Comunità Economica Europea (CEE), divenuta nel 1967 la
    Comunità Europea (CE). Si trattava di una unione prettamente commerciale,
    non politica, ma presto lo divenne: nel 1979 eleggemmo infatti il primo
    Parlamento Europeo, e fu lì che prese piede l’idea che questa vecchia Europa
    poteva dopo tutto diventare qualcosa di simile agli Stati Uniti (sempre per
    fini soprattutto economici). Nel 1993 nacque l’Unione Europea col Trattato
    di Maastricht, che sancì una serie di riforme eclatanti, fra cui dal 1
    gennaio 2002 quella dell’Euro come moneta comune ai suoi membri. Nel 1957
    erano sei le nazioni disposte a legarsi fra loro, oggi siamo in 27 membri
    nella UE, tutti Stati sovrani che sempre più agiscono secondo regole e
    principi comuni. Infatti, l’Unione Europea si è dotata già da anni di una
    sorta di proprio governo sovranazionale (che sta sopra ai governi dei
    singoli Stati dell’unione), chiamato Commissione Europea e Consiglio dei
    Ministri, di un Parlamento come si è già detto, e di un organo giudiziario
    che risponde al nome di Corte di Giustizia Europea. La UE ha persino una
    presidenza, che viene assegnata a rotazione agli Stati membri, e che si
    chiama Consiglio Europeo. Quindi: questo agglomerato di nazioni che da
    secoli forma l’Europa, si è lentamente trasformato in una unione che ha già
    un suo presidente, un suo governo, un suo parlamento e un suo sistema
    giudiziario. Cioè, quasi uno Stato in tutta regola. Fin qui tutto fila,
    poiché comunque ogni singolo Paese come l’Italia o la Germania o l’Olanda
    ecc. ha finora mantenuto la piena sovranità, e i suoi cittadini sono rimasti
    italiani, tedeschi, olandesi, gente cioè del tutto propria ma che ha
    accettato sempre più una serie di regole comuni nel nome dell’essere europei
    uniti e moderni.
    Ma a qualcuno non bastava. Nelle elite politiche del Vecchio Continente
    sobbolliva sempre quell’idea secondo cui questa Europa degli Stati sovrani
    poteva, anzi, doveva diventare gli Stati Uniti d’Europa, ovvero un blocco
    cementato di popoli sotto un’unica bandiera, leggi comuni, governo comune e
    soprattutto un’economia comune. Una potenza mondiale. Ma la litigiosità che
    ci ha sempre caratterizzato come singoli Paesi, l’individualismo
    nazionalista, e l’attaccamento ciascuno alle proprie regole e tradizioni,
    erano l’ostacolo fra gli ostacoli. Infatti l’evidenza dell’andamento dell’Unione
    suggeriva che pur essendoci adeguati a una ridda di leggi europee,
    regolamenti e sentenze, ancora ciascuna nazione era ben salda negli
    interessi di casa propria, e in quel modo gli Stati Uniti d’Europa erano
    impossibili da realizzare. Occorreva qualcosa di unificante, di potente, più
    potente degli Stati e dei loro capricci. Cosa? Una Costituzione europea in
    piena regola, con tutto il potere proprio di una Costituzione.
    Ed ecco che quei signori importanti che fanno politica fra Strasburgo,
    Bruxelles e il Lussemburgo si riunirono nel 2001 nell’anonima cittadina
    belga di Laeken, e decisero: scriveremo una Costituzione per tutte le genti
    d’Europa. Fu fatto, sotto la supervisione dell’ex presidente francese Valéry
    Giscard D’Estaing e con la figura in evidenza del nostro Giuliano Amato. Ma
    quei burocrati in doppiopetto fecero un ‘errore’: furono aperti e
    democratici, cioè permisero alle genti d’Europa di conoscere i contenuti
    della nuova Carta. Nel 2005, mentre noi italiani attivi giustamente
    perdevamo il sonno per le Tv del Cavaliere, i francesi e gli olandesi
    bocciarono la Costituzione in due referendum, accusando i burocrati europei
    di aver redatto un testo scandalosamente ignorante dei temi sociali e
    altrettanto parziale a favore dei grandi interessi economici. In altre
    parole: con quella Costituzione, gli Stati Uniti d’Europa sarebbero
    diventati il parco giochi dei falchi miliardari e terra dolente per le
    persone comuni, per me e per voi e per i vostri figli.
    Fu uno shock per i doppiopetti blu, e soprattutto per i loro sponsor nelle
    corporate rooms d’Europa. Ricacciati nelle loro Mercedes blindate a suon di
    voti franco-olandesi, essi decisero la momentanea ritirata, ma non la resa.
    Infatti, la mattina del 13 dicembre 2007, mentre noi italiani attivi
    giustamente perdevamo il sonno per la scelta fra PD o Beppe Grillo,
    ventisette capi di governo europei si riunirono a Lisbona e decisero: ci si
    riprova, ma stavolta col cavolo che permetteremo ai cittadini di esprimere
    un parere. Nacque così il Trattato di Lisbona, scritto in segreto, firmato
    in segreto, segreto nei contenuti che sono praticamente impossibili da
    leggere, e segretamente persino peggiore della defunta Costituzione. Nel
    Trattato è sancito il nostro futuro con mutamenti così sconvolgenti da
    lasciare a bocca spalancata. La mia e la vostra vita, quella dei vostri
    figli, viene destinata lungo corsie d’acciaio che se definitivamente
    ratificate saranno quasi impossibili da mutare. Ma quelle corsie dove
    portano? Al nostro interesse di persone? Al nostro benessere? Alla nostra
    pacifica convivenza? Ce l’hanno chiesto? Abbiamo voce in capitolo? No,
    nessuno ce lo ha chiesto e voi non ne sapete nulla.

    IL TRATTATO DI LISBONA IN SINTESI
    E’ un impianto di regole europee raccolte in un Trattato che non è così come
    ce lo immagineremmo (un unico testo), ma è formato da migliaia di
    emendamenti a centinaia di regole già in essere per un totale di 2800
    pagine. E’ stato fatto in quel modo con intento truffaldino e anti
    democratico, come spiego fra poco. Se ratificato da tutti gli Stati, esso
    diventerà di fatto una Costituzione che formerà la struttura per la nascita
    di un super Stato d’Europa, come gli Stati Uniti d’America, con una
    Presidenza, con un governo centrale, un Parlamento, un sistema giudiziario.
    Questo super Stato diventerà più forte e vincolante di qualsiasi odierna
    nazione europea. Tutti noi europei diverremo cittadini di quello Stato e
    soggetti più alle sue leggi che a quelle dei Parlamenti nazionali, pur
    mantenendo la cittadinanza presente (italiana, tedesca ecc.). Infatti le
    leggi fatte da questo super Stato d’Europa saranno vincolanti sulle nostre
    leggi nazionali, e saranno persino più forti della nostra Costituzione. Ma
    al contrario degli Stati Uniti, tali leggi verranno scritte da burocrati che
    noi non eleggiamo (es. Commissione Europea), mentre l’attuale Parlamento
    Europeo, dove risiedono i nostri veri rappresentanti da noi votati, non
    potrà proporre le leggi, né adottarle o bocciarle da solo. Potrà solo
    contestarle ma con procedure talmente complesse da renderlo di fatto
    secondario. Il Trattato di Lisbona infatti offrirà poteri enormi a
    istituzioni che nessun cittadino elegge direttamente (Consiglio Europeo che
    sarà la presidenza - Commissione Europea e Consiglio dei Ministri che sarà l’secutivo - Corte di Giustizia Europea, che sarà il sistema giudiziario), le
    quali avranno persino la facoltà di far entrare in guerra l’Europa senza il
    voto dell’ONU. I poteri di cui si parla avranno principi ispiratori
    pericolosamente sbilanciati a favore del business, con poca attenzione per i
    bisogni sociali dei cittadini. Tutto il cosiddetto Capitolo Sociale del
    Trattato di Lisbona (lavoro, salute, scioperi, tutele, leggi sociali,
    impiego…) è miserrimo, con gravi limitazioni e omissioni, mentre sono
    sanciti con forza i principi del Libero Mercato pro mondo degli affari.
    Dovete ricordare mentre leggete queste righe, che stiamo parlando di un
    Trattato che potrebbe molto presto ribaltare la vostra vita come nulla da 60
    anni a questa parte: nuovo Stato, nuova cittadinanza, nuove leggi, nuovi
    indirizzi di vita nella quotidianità anche più banale, sicuramente meno
    democrazia, e nessuno che ci abbia interpellati. Come sarà questa nuova
    esistenza? Migliore, o un salto indietro nella qualità di vita? Saremo più
    liberi o più schiavi degli interessi delle elite di potere? Anche nel
    Capitolo Giustizia il Trattato pone seri problemi. Ci sarà un organo
    superpotente, la Corte di Giustizia Europea, che emetterà sentenze
    vincolanti sui nostri diritti fondamentali e sulle leggi che ci regolano; la
    Corte sarà superiore in potere alla nostra Cassazione, al nostro Ministero
    di Giustizia, ma di nuovo sarà condotta da giudici nominati da burocrati che
    nessuno di noi ha scelto. Come interpreteranno i nostri diritti di uomini e
    di donne? Ci hanno interpellati?
    Ed è qui il punto. Un Trattato col potere di ribaltare tutta la nostra vita
    di comunità di cittadini, viene scritto in modo da essere illeggibile ed è
    stato già ratificato (manca solo la firma dell’Irlanda, che terrà un
    referendum il 2 ottobre) dai nostri governi completamente di nascosto da
    noi, e volutamente di nascosto. Questo poiché una versione simile di questo
    Trattato (la Costituzione Europea) e con simili scopi fu bocciato da Francia
    e Olanda nel 2005, proprio perché scandalosamente sbilanciato a favore delle
    lobby di potere europee e negligente verso i cittadini. Scottati da quell’umiliante
    esperienza, i pochi politici europei che contano (il 90% non ne sa nulla e
    firma senza capirci nulla) hanno architettato una riedizione di quelle
    Costituzione bocciata chiamandola Trattato di Lisbona, e la stanno facendo
    passare in segreto dietro le nostre spalle.
    Il Trattato di Lisbona contiene anche clausole di valore, che come ogni
    altra sua regola sarebbero vincolanti su tutti gli Stati, dunque anche su
    questa arretrata e cialtrona Italia, e limitatamente a ciò per noi non
    sarebbe un male. Tuttavia, la mole dei cambiamenti cruciali che porterebbe è
    tale e di tale potenza per la nostra vita di tutti i giorni e per i nostri
    diritti vitali, da obbligare chi vi scrive a lanciare un allarme: il
    Trattato di Lisbona va divulgato alle persone d’Europa e da queste giudicato
    con i referendum. Pena la possibilità di un futuro molto, ma molto più gramo
    di quello che qualsiasi Cavaliere potrà mai regalarci.

    L’APPROFONDIMENTO

    Cosa è.
    Il Trattato di Lisbona (di seguito chiamato il Trattato) non è una
    Costituzione europea, ma ne mantiene esattamente tutti i poteri. Esso non è
    neppure un trattato in sé, visto che nella realtà si tratta di una colossale
    mole di modifiche apportate ai due trattati fondamentali della UE, che sono:
    il Trattato dell’Unione Europea (TEU) e il Trattato sul Funzionamento dell’Unione
    Europea (TFEU). Ad essi viene aggiunto il Trattato di Nizza del 2003. Ogni
    singolo articolo del Trattato, inclusi gli annessi e i protocolli, assume
    una forza enorme, spessissimo sovranazionale, cioè più potente di qualsiasi
    legge nazionale degli Stati membri della UE.

    L’astuzia e l’inganno.
    L’intera opera è stata architettata in modo da essere incomprensibile e
    letteralmente illeggibile dagli esseri umani ordinari, inclusi i nostri
    politici. In totale si sta parlando di 329 pagine di diversi e disconnessi
    emendamenti apportati a 17 concordati e che vanno inseriti nel posto giusto
    all’interno di 2800 pagine di leggi europee. Questo labirinto non è
    accidentale. Come spiega il parlamentare europeo danese Jens-Peter Bonde “i
    primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai
    stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La
    loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro
    elettori”. Il nostro Giuliano Amato ribadì il concetto appieno, in una
    dichiarazione rilasciata durante un discorso al Centro per la Riforma
    Europea a Londra il 12 luglio del 2007: “Fu deciso che il documento fosse
    illeggibile, poiché così non sarebbe stato costituzionale (evitando in tal
    modo i referendum, nda)… Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero
    state ragioni per sottoporlo a referendum, perché avrebbe significato che c’era
    qualcosa di nuovo (rispetto alla Costituzione bocciata nel 2005, nda)”.
    (fonte: EuObserver.com). Il sigillo a questo tradimento dei principi
    democratici fu messo dallo stesso Valéry Giscard D’Estaing in una
    dichiarazione del 27 ottobre 2007, raccolta dalla stampa europea: “Il
    Trattato è uguale alla Costituzione bocciata. Solo il formato è differente,
    per evitare i referendum”. I capi di Stato erano concordi questa volta: no
    al parere degli elettori, no ai referendum.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Se il popolo dice No, ci riproviamo finché non dice Si.

    In Italia, il Parlamento ha ratificato il Trattato l’8 agosto del 2008 (già
    la data la dice lunga), senza alcun pubblico dibattito, senza prime serate
    televisive, e senza che fosse letto dai parlamentari votanti. Nel resto d’Europa
    le cose non sono andate meglio, data la natura semi clandestina del Trattato
    e la specificata intenzione di nasconderlo agli elettori. Ma in Irlanda è
    successo qualcosa di particolare. Lo scomparso politico Raymond Crotty
    denunciò la procedura presso la Corte Suprema del Paese, ed ottenne
    modifiche tali da imporre all’odierno premier Brian Cowen un referendum
    popolare finale sul Trattato (uno già ci fu nel 2008), che si terrà il 2
    ottobre di quest’anno. Si tenga presente che un no irlandese affonderebbe
    anche questa impresa.

    Preciso, ma poi continuo.
    Una precisazione è di dovere a questo punto. Ciò che è sotto accusa non è il
    processo di armonizzazione dei popoli europei, né la possibilità di fonderci
    in un grande Paese federale europeo alla stregua degli Stati Uniti, né il
    fatto di avere una Costituzione e leggi comuni in sé. Anzi, per una nazione
    di cittadini cialtroni e incivilizzabili come l’Italia, il ‘bastone e la
    carota’ dell’Unione potrebbero essere l’unica speranza di rimanere all’interno
    del circolo dei Paesi evoluti, e di non sprofondare del tutto nei Bantustan
    del mondo cui oggi apparteniamo (non per colpa di Berlusconi, ma nostra).
    Ciò che invece è gravissimo, è rappresentato dal fatto che un cambiamento di
    portata storica come sarebbe la nascita degli Stati Uniti d’Europa e la
    perdita del 90% della nostra autodeterminazione come popoli singoli, sta
    avvenendo secondo principi politici, economici e sociali che nessuno di noi
    conosce, che nessuno di noi ha discusso o votato. E un’analisi attenta del
    Trattato ci dice che quei principi sono pericolosamente contrari ai nostri
    interessi di persone comuni. Ci stanno riscrivendo la vita, nientemeno, e ci
    potremmo svegliare fra pochi mesi in un mondo che non abbiamo scelto e che
    ci potrebbe costare lacrime e sangue. Senza ritorno. Altro che “regime dello
    psiconano”.

    Il potere al super Stato, e gli Stati odierni esautorati.
    Il Trattato crea le basi legali per la nascita di un grande Stato unico
    europeo con poteri sovranazionali a tutto campo, cioè con leggi che saranno
    superiori a qualsiasi legge degli Stati membri (dichiarazioni 17 & 27).
    Questi poteri del nuovo super Stato d’Europa saranno estesi a 68 nuovi
    settori dove oggi gli Stati singoli hanno la possibilità di veto, che sarà
    perduta. Il Trattato sottolinea il ruolo subordinato dei Parlamenti
    nazionali nella nuova Europa, dove essi dovranno fare gli interessi dell’Unione
    prima che i propri (Art. 8c, TEU). Nel Consiglio Europeo, che sarà la sede
    della presidenza del nuovo super Stato, i partecipanti di ciascuna nazione
    dovranno rappresentare l’Unione presso gli Stati membri, piuttosto che
    rappresentare gli Stati membri presso l’Unione come accade ora. Essi poi,
    dovranno “interpretare e applicare le loro leggi nazionali in conformità con
    quelle dell’Unione”. La Commissione Europea assieme al Consiglio dei
    Ministri sarà l’esecutivo del super Stato d’Europa. Vi sarà come oggi un
    Parlamento e la Corte di Giustizia Europea sarà il sistema giudiziario.
    Nel capitolo immigrazione le cose staranno così: la nuova Unione avrà
    frontiere esterne comuni, e deciderà a maggioranza chi potrà entrare e
    risiedere nei nostri territori, mentre i singoli governi perderanno il
    potere di decidere su ciò. Di nuovo, nessuno di noi cittadini potrà
    influenzare i criteri di quelle politiche, che potranno essere troppo
    permissive oppure disumane.
    Si comprende già da questi primi aspetti del Trattato in quale misura
    drastica i poteri che oggi appartengono ai governi e ai Parlamenti che
    eleggiamo saranno trasferiti al nuovo super Stato europeo. Non è eccessivo
    dichiarare che siamo sulla strada per rendere Montecitorio e Palazzo Madama
    delle marginali rappresentanze di facciata. Le uniche aree dove ancora i
    Paesi europei manterrebbero autonomia decisionale sono la politica estera
    comune e la sicurezza. L’europarlamentare danese Jens-Peter Bonde ha
    dichiarato: “Non ricordo un singolo esempio di legge nazionale che non potrà
    essere influenzato dal Trattato di Lisbona”.

    Dunque, super leggi vincolanti. Ma chi le farà?
    Sarebbe naturale pensare che nei nuovi Stati Uniti d’Europa, verso i quali
    il Trattato ci spinge, saranno i rappresentanti eletti dal popolo a fare le
    leggi, come ovvio. Invece no. Il potere legislativo del nuovo super Stato,
    come accade già oggi nella meno vincolante UE, sarà ad esclusivo appannaggio
    di 1) La Commissione Europea che proporrà le leggi, ma che non è
    direttamente eletta da noi, 2) Il Consiglio dei Ministri che voterà le
    leggi, neppure esso direttamente eletto dai cittadini. Tenete presente che
    il ruolo del Consiglio è quasi un proforma, poiché funge praticamente da
    timbro alle leggi proposte dalla Commissione, visto che solo il 15% di esse
    viene discusso dai Ministri, e questo non cambierà col Trattato. Insomma, la
    Commissione Europea non direttamente eletta diverrà potentissima. Tutto ciò
    è grave. Il Trattato, inoltre, darà alla Commissione un elevato potere di
    legiferare per decreto, e le sue decisioni saranno persino vincolanti sulle
    Costituzioni dei Paesi membri. E così le leggi che potrebbero condizionale
    tutta la nostra vita futura saranno pensate da circa 3000 gruppi di lavoro
    della Commissione composti da oscuri burocrati che, ribadisco, nessuno ha
    eletto. Inoltre, questa istituzione non avrà più un Commissario per ogni
    Stato membro, ma solo due terzi dei Paesi saranno rappresentati a ogni
    mandato, per cui potrà accadere che una legge sovranazionale e vincolante
    cancellerà di fatto una legge italiana senza che neppure un italiano l’abbia
    discussa o pensata.
    E allora il Parlamento Europeo? Il Parlamento Europeo non ha e non avrà
    alcun potere di proporre le leggi né di adottarle o di bocciarle da solo,
    non potrà votare sul PIL dell’Unione né sulle tasse, e sarà escluso del
    tutto dal deliberare su 21 settori essenziali su un totale di 90, anche se
    la sua sfera di competenza è stata estesa ad un numero maggiore di aree. Ciò
    che ho appena affermato sembra una contraddizione, ma non lo è. Infatti, il
    Trattato da una parte taglia le gambe al Parlamento (i 21 settori da cui
    viene escluso), e dall’altra gli dà un contentino (ampliamento aree di
    competenza), che contentino è visto che nel secondo caso i parlamentari
    potranno solo decidere ‘assieme’ al Consiglio dei Ministri, dunque non da
    soli come accade in tutte le democrazie del mondo. Oltre tutto, se anche i
    nostri eletti rappresentanti in Europa si impuntassero per contestare le
    leggi della Commissione, avrebbero una vita durissima. Il Trattato
    stabilisce in quel caso che: se i parlamentari vogliono contestare una legge
    proposta dalla Commissione dovranno ottenere una maggioranza qualificata nel
    Consiglio dei Ministri (cioè il 55% degli Stati) o una maggioranza assoluta
    di tutti i deputati europei. Si avrebbe così il paradosso di politici
    regolarmente eletti che devono sgobbare per contestare le decisioni di un
    ‘governo’ che nessuno ha eletto. Già oggi la Commissione si può permettere
    di snobbare persino i parlamenti nazionali degli Stati membri, come dimostra
    il fatto che fra il settembre 2006 e il settembre 2007 questi ultimi avevano
    spedito a Bruxelles ben 152 bocciature di leggi proposte dalla Commissione,
    col risultato di essere ignorati nel 100% di casi.
    Un’ultima stortura insita nell’impianto legislativo europeo si chiama
    Principio di Sussidiarietà. Stabilisce che nel caso di non chiarezza su chi
    deve fare che cosa fra l’UE e gli Stati membri, il diritto di agire ricade
    su chi garantisce la maggiore efficienza. Ma che significa? E chi stabilisce
    che cosa sia efficiente per noi persone? Ve l’hanno mai chiesto? Ce lo
    chiederanno?
    Il quadro che emerge dal progetto del Trattato vede in primo piano il
    macroscopico e sproporzionato potere della Commissione Europea, che, bisogna
    ricordarlo ancora, nessuno di noi elegge. Pensate che occorrerà un terzo dei
    Parlamenti nazionali europei per, non dico bloccare le proposte della
    Commissione, ma per ottenere che essa le riconsideri, senza alcun obbligo di
    altro. Nel frattempo, i Parlamenti nazionali perderanno ben 68 poteri di
    veto in Europa. Una esautorazione immensa, che, a prescindere dai meriti,
    nessuno di noi cittadini ha votato e approvato.

    Cittadini… di che?
    Siamo italiani, tedeschi, olandesi o spagnoli, ma col Trattato diventeremo
    “in aggiunta” cittadini del super Stato d’Europa (Art. 17b.1 TEC/TFU).
    Attenzione qui: finora, le regole della UE stabilivano che noi eravamo
    cittadini europei “come corredo” alla nostra cittadinanza nazionale. Il
    termine “aggiunta” è usato nel Trattato per esprimere una doppia nazionalità
    a tutti gli effetti, con però un gigantesco ma: dovete sapere che i diritti
    e i doveri di questa nostra nuova nazionalità saranno superiori a quelli
    stabiliti dalle nostre leggi nazionali in ogni caso dove vi sia un conflitto
    fra di essi, e questo per la sancita superiorità delle leggi dell’Unione
    rispetto a quelle nazionali e persino rispetto alle nostre Costituzioni. Al
    di là del merito, è inquietante sapere che potremmo essere obbligati a fare
    cose non previste dalle nostre leggi, senza aver avuto alcuna voce in
    capitolo, come al solito.

    In campo internazionale.
    Il Trattato creerà uno Stato superiore agli Stati membri esattamente come
    gli Stati Uniti sono superiori ai singoli Stati americani. Esso avrà il
    potere di firmare accordi internazionali con altri Paesi del mondo, e questi
    accordi saranno vincolanti su ogni Paese membro anche se i suoi parlamentari
    sono contrari, e avranno precedenza sulle sue leggi. Avrà il potere di
    entrare in guerra come Europa e senza l’autorizzazione dell’ONU, lasciando
    ai singoli Stati il solo potere di “astenersi costruttivamente” (che
    significa poi collaborazionismo), e imporrà inoltre agli Stati membri un
    aumento delle spese militari. Il Presidente della nuova Unione non sarà
    eletto dal popolo come negli USA, ma potrà rappresentarci nei rapporti con
    Paesi cruciali come l’America, la Russia o la Cina, che non dialogheranno
    più con i nostri attuali governi su una serie di importanti affari
    internazionali.

    I padroni del vapore.
    Uno dei motivi per cui i francesi e gli olandesi bocciarono la Costituzione
    europea nel 2005, fu che essa magnificava i diritti del business lasciando
    le briciole ai diritti dei cittadini. Quella Carta fu infatti definita
    “socialmente frigida”. Il Trattato di Lisbona non altera in alcun modo
    questo stato di cose, ed è grave. Il problema, gridarono allora i detrattori
    della Costituzione, era che essa sanciva con forza il principio economico
    della “libera concorrenza senza distorsioni”, un principi che all’orecchio
    del profano può anche suonare giusto, ma che nel gergo delle stanza dei
    bottoni di tutto il mondo significa: privatizzazioni piratesche (ovvero
    svendite a poche lire ai privati) di tutto ciò che fu edificato con le
    nostre tasse, speculazioni selvagge nel commercio, precarizzazione
    galoppante del lavoro e dei diritti di chi lavora, tagli elefantiaci alle
    nostre tutele sociali e poi… ipocrisia sfacciata, con la notoria regola del
    ‘capitalismo per i poveri e socialismo per i ricchi’. Cioè: meno salvagenti
    sociali alla popolazione, ma poi ampi salvataggi di Stato quando è il
    business a finire nei guai. Infine, la ‘libera concorrenza senza distorsioni’
    applicata al commercio europeo significa nessuna tutela di Stato nei Paesi
    svantaggiati ma sovvenzioni statali miliardarie per le economie opulente dei
    Paesi ricchi.
    Quindi, la ‘libera concorrenza senza distorsioni’ sarà di nuovo sancita nero
    su bianco dal Trattato, nonostante fosse stata bocciata nella Costituzione.
    La si trova infatti in una dichiarazione vincolante del Protocollo 6. Come
    dire: ciò che fu cacciato dalla porta di casa, rientra dalla finestra. Ma c’è
    molto altro.
    Il Trattato, per esempio, dà priorità all’aumento della produzione agricola
    europea che già oggi è sovvenzionata dall’Unione a suon di 1 miliardo di
    euro al giorno, ma non spende una parola sulle condizioni di lavoro dei
    braccianti né sull’impatto ambientale dell’espansione di quel settore, che è
    fra i più inquinanti del mondo (idrocarburi, pesticidi, consumo acqua…).
    Ancor più grave è il capitolo del Trattato sul diritto di sciopero, dove si
    prevede un assoluto divieto se esso ostacola “il libero movimento dei
    servizi”, una clausola che sarà aperta a interpretazioni selvagge;
    scioperare sarà altrettanto vietato quando colpirà un’azienda straniera che
    paga salari da miseria in Paesi europei dove il salario medio per lo stesso
    lavoro è del doppio; si immagini a quali sfruttamenti si andrebbe incontro,
    col corredo di gravi instabilità e tensioni sociali. Infine, diventa
    illegale pretendere nei pubblici appalti il rispetto di alcune
    contrattazioni salariali già acquisite, altra voragine. In tema di salute,
    il Trattato ha in serbo un pericolo non minore: il capitolo sui diritti del
    paziente è inserito fra le regole del Mercato Interno, e non in quelle
    dedicate alla sanità. Innanzi tutto questo significa che per decidere sui
    diritti di noi ammalati (perché lo saremo tutti nella vita) sarà necessaria
    solo la maggioranza qualificata dei voti e non l’unanimità, ma soprattutto
    spaventa trovarsi da ammalati nell’ambito del Mercato, che con la salute non
    ha proprio nulla a che vedere, come già sappiamo drammaticamente dalla
    nostra vita quotidiana.
    Verremo privati anche del diritto di favorire certi settori della nostra
    economia anche se chiaramente svantaggiati. Se uno Stato membro deciderà di
    offrire un trattamento di favore ai propri cittadini in certi aspetti del
    vivere comune, potrà essere sanzionato. Se deciderà di aumentare l’occupazione
    pubblica a spese dello Stato per superare una crisi occupazionale (alla New
    Deal di Roosevelt) sarà sanzionato. La Banca Centrale Europea (BCE) ha il
    potere di imporre a tutti la stabilità dei prezzi a scapito della piena
    occupazione. E la BCE sarà arbitro assoluto e incontrastabile delle
    politiche monetarie, che non di rado significano per noi cittadini
    indebitati lacrime e sangue (mutui, tassi ecc.). Il Trattato non prevede
    alcun meccanismo per ridistribuire la ricchezza fra i cittadini ricchi e
    quelli in difficoltà all’interno dell’Unione; non prevede una politica
    comune in tema fiscale, salariale e sociale. Non prevede infatti alcun
    metodo per finanziare il già misero Capitolo Sociale del nuovo super Stato
    europeo, poiché fra le migliaia di articoli pensati con oculatezza, guarda
    caso manca proprio quello che armonizzi le politiche
    fiscali/monetarie/economiche con quelle sociali. Guarda caso.
    Scorrendo queste righe, risulta chiarissimo il perché i bravi francesi e
    olandesi hanno bocciato queste stesse regole quando furono presentate nella
    Costituzione europea. Qui di sociale c’è poco più del nome. E il sociale è
    la rete di sicurezza nella mia e nella tua vita di tutti i giorni.

    La Giustizia. I Diritti.
    In questo settore, il Trattato adotta appieno la Carta dei Diritti
    Fondamentali, che diventa vincolante per tutti i cittadini del nuovo super
    Stato d’Europa (Art.6 TEU). Chi deciderà interpretando di volta in volta
    questi diritti con potere unico sarà la Corte di Giustizia Europea con sede
    nel Lussemburgo. Infatti, secondo le regole già spiegate in precedenza,
    anche qui le decisioni della Corte avranno potere sovranazionale e dunque
    saranno più forti di qualsiasi legge degli Stati membri. Esse poi avranno
    potere di condizionare ogni singola legge esistente nella UE. Ma chi
    impedirà alla Corte di interpretare un diritto odierno di un singolo Stato
    membro in senso più restrittivo? Vi do un esempio: in Svezia, una legge
    permette ai burocrati di Stato di fare ‘soffiate’ ai giornalisti, per cui il
    governo non può pretendere che il reporter sveli poi le fonti di uno
    scandalo pubblicato. Se la Corte decidesse che ciò è illegale, addio
    avanzatissima legge svedese. E vi ricordo che quando il collega tedesco
    Hans-Martin Tillack fu arrestato per aver denunciato lo scandalo Eurostat
    (fondi neri dell’agenzia di statistica della UE), la Corte di Giustizia
    Europea approvò l’arresto.
    Ma chi nomina quei giudici? Nessuno dei cittadini europei, è la risposta. Li
    eleggono i governi, e questo li rende di fatto a loro soggetti. In altre
    parole, le sentenze sui nostri diritti fondamentali e sulle leggi che ci
    governano saranno nelle mani di magistrati del tutto fuori dal nostro
    controllo e secondo leggi, non lo si dimentichi, fatte da burocrati non
    eletti. Questo prevede il Trattato di Lisbona, all’apice di almeno duemila
    anni di giurisprudenza ‘moderna’. Inoltre, ciò che viene deliberato in seno
    alla Corte di Giustizia Europea avrà precedenza su quanto deliberato dalle
    nostre Corti Supreme, Cassazione, e da altre Alte Corti europee. Essa ha il
    potere persino di influenzare la tassazione indiretta (IVA, catasto, bolli
    ecc.).
    Tutto questo è improprio, irrispettoso del diritto dei cittadini di decidere
    del proprio vivere, visto che siamo e ancora rimaniamo in teoria gli arbitri
    finali delle democrazie. Qui siamo completamente messi da parte, ingannati e
    manipolati, con rischi futuri colossali a dir poco. Ma il realismo di
    cittadino italiano mi impone di aggiungere un altro distinguo. In un Paese
    come il nostro dove la nostra inciviltà ha portato in Parlamento dei
    bifolchi subculturati e violenti come i seguaci di Bossi e altri, il fatto
    che in futuro gli articoli della Carta dei Diritti Fondamentali e del
    Trattato di Nizza (diritti di prima, seconda, terza e quarta generazione;
    dignità umana; minoranze; diritti umani; no pena di morte; diritti
    processuali ecc.) saranno vincolanti in Italia potrebbe essere la salvezza,
    nonostante i pericoli che ho delineato. E queste considerazioni mi portano a
    dire che la critica al Trattato di Lisbona fatta dalla prospettiva italiana
    è un affare ambiguo, poiché se è vero che quel Trattato potrà da una parte
    travolgere in negativo le nostre vite e drammaticamente il futuro dei nostri
    figli, è anche vero che certa barbarie e mediocrità a tutto campo degli
    italiani rendono impossibile capire dove sia la padella e dove la brace,
    ovvero se ci farà più male entrare nell’Europa di Lisbona o rimanere l’Italia
    sovrana di oggi. La risposta sarebbe né l’una né l’altra, certo, ma il
    rischio per noi italiani di combattere e vincere la battaglia contro l’inganno
    del Trattato, è poi di ritrovarci qui a soffocare nella melma italica senza
    neppure l’Europa a mitigarla. Questo va detto per onestà.

    Conclusione.
    Se ripercorrete i capitoli principali che vi ho esposto, non potrete non
    rendervi conto che come sempre i grandi giochi che regoleranno ogni futuro
    atto della vostra vita di cittadini si decidono altrove e in segreto, mentre
    nessuno nell’Italia che protesta contro il secondario berlusconismo vi aiuta
    a capire cosa e chi veramente aggredisce la democrazia, e chi veramente tira
    le fila della vostra esistenza. E’ scandaloso che si sia pensato agli Stati
    Uniti d’Europa come a un colosso di potere in mano a oscuri burocrati non
    eletti e massicciamente sbilanciati verso il business, con le briciole
    lasciate a quel fastidioso ‘intralcio’ che si chiama popolo. E il tutto di
    nascosto. Questa macchina va fermata e la parola va restituita a noi, i
    cittadini, attraverso i referendum, come accade in Irlanda. Il Trattato di
    Lisbona pone 500 milioni di esseri umani in bilico fra due possibilità: un
    dubbio progresso, o la probabile caduta in un abisso di dominio degli
    interessi di pochi privilegiati su un oceano di cittadini con sempre meno
    diritti essenziali. Sto parlando di te, di me, di noi persone.
    Ma noi italiani attivi siamo giustamente impegnati a discutere di Tarantini,
    di Papi, di “farabutti” e di 'psiconani'. Giustamente.

    Paolo Barnard
    Fonte: www.paolobarnard.info

 

 
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