Furto con l’Ipnosi. Ll’ipnosi può davvero trasformarci in burattini? I segreti e trucchi di una tecnica antica (e molto
utile)
(Pubblicato su "Focus" n. 111, gennaio 2002)
Le rapine dei ‘ladri ipnotizzatori’ sono sempre più frequenti. Gli illusionisti in televisione ‘comandano’ con lo sguardo. Ma è tutto vero? “A me gli occhi. E i soldi; “Rapina a occhi armati”; “Ipnotizza la cassiera: a me i soldi!”; “Indiano ipnotizzatore, un’altra rapina alle poste”… Sono alcuni dei tanti titoli di giornale che raccontano di misteriose rapine verificatesi negli ultimi anni un po’ in tutta Italia. Solitamente, si racconta di strani individui, in genere dall’aspetto orientale, che guardando negli occhi le proprie vittime riescono a ipnotizzarle e a farsi consegnare l’incasso l’incassso o la borsa. Ma che cosa c’è di vero in queste storie? Davvero l’ipnosi permette di strasformare le persone in burattini senza volontà? Ed è veramente possibile ipnotizzare una persona su due piedi, in mezzo alla strada o a uno sportello di banca? “C’è tanta confusione sulla natura dell’ipnosi”, dice Graham Wagstaff, psicologo all’Università di Liverpool. “In genere si pensa che l’ipnosi sia uno stato alterato di coscienza e che la persona ipnotizzata possa essere messa in una trance da cui può uscire solamente al comando dell’ipnotizzatore. Non è così. Se si misura lelettroencefalogramma di un soggetto ipnotizzato, infatti, si scopre che è molto simile a quello di una persona sveglia e rilassata”. Nessuno stato alterato, dunque. “L’ipnosi”, continua W., “è una forma di interazione sociale tra 2 persone, in cui una diceva all’altra di comportarsi in un certo modo e l’altra obbedisce perché in quel momento, in quella situazione, si sente di farlo e non perché manipolata da una forza a cui non può resistere”. “La volontà non può essere annientata” conferma Giampiero Mosconi, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione di medicina italiana per lo studio dell’ipnosi (Amisi). “Anzi, l’ipnosi agisce solo se si verificano determinate condizioni. La prima delle quali è che il soggetto sia disposto a farsi ipnotizzare: senza il totale consenso del paziente, l’ipnosi non funziona”. In ambito medico l’ipnosi registra successi contro l’ansia, la depressione e i vari disturbi psicosomatici conseguenti. “Se il paziente è ben motivato” continua M. “l’ipnosi può essere decisiva nel risolvere molti casi di dipendenza: dall’alcool al tabacco, dal cibo alla droga. Qualunque sia il problema, i risultati dipendono esclusivamente dalla fiducia del paziente nel medico e dalle motivazioni che spingono una persona a sottoporsi a terapia. Se il tossicodipendente o l’obeso mi sono affidate dai familiari, ma personalmente non intendono uscire dal loro problema, non li accetto: sicuramente l’esito sarebbe un fallimento”. Quando l’ipnosi riesce ad avere un effetto, dunque, è solamente perché la persona che ha un problema è motivata a risolverlo: se vuole smettere di fumare, per esempio, è decisa a farlo ed è disposta a mettersi d’impegno per riuscirci. In questo senso dunque, l’ipnosi si può paragonare a una stampella meglio a un aiuto psicologico che possa facilitare il raggiungimento dell’obiettività prefissato. Ma senza la volontà del paziente di risolvere il suo problema, l’ipnosi non serve a nulla. Durante una tipica seduta di ipnosi, il soggetto è invitato a fissare un piccolo oggetto, un punto sul muro, una matita, mentre l’ipnotizzatore ripete dolcemente una serie di parole che favoriscono il rilassamento e la concentrazione. Il rilassamento rende la persona più facilmente suggestionabile perché le sue capacità critiche e di verifica vengono meno, anche se non sono annullate del tutto. “Il paziente”, spiega M., “si trova in una condizione psicologica tra il dormiveglia e il cosiddetto incantamento, quello in cui cadono spesso i bambini quando sono distratti. Per far capire meglio come ci si sente durante l’ipnosi, lo psicologo americano Andrei Neher fa questo esempio: “Ogni giorno eseguiamo una serie di azioni in modo automatico, senza nemmeno pensarci: lavarci i denti, allacciare le scarpe, fare la strada da casa al lavoro. Ci sentiamo indotti a compierle ma le facciamo senza aver preso una decisione in merito e senza esser
pienamente consci di queste azioni. Questo si chiama condizionamento ed è lo stesso tipo di situazione mentale in cui ci si trova quando si è ipnotizzato”. E’ quindi evidente che per poter ipnotizzare una persona sono necessari tranquillità e tempo: non è proprio possibile ipnotizzare qualcuno su due piedi, come fa il
Mandrake dei fumetti. Eppure, talvolta si vedono in tv personaggi, come l’illusionista Giucas Casella, che sembrano in grado di fare proprio questo. “In realtà”, spiega Michael Heap, psicologo al dipartimento di Psichiatria dell’Università di Sheffeld, in Inghilterra, “gli ipnotizzatori da palcoscenico sono abili uomini di spettacolo, niente di più e niente di meno. Vale a dire che spesso si servono di complici per le loro dimostrazioni, altre volte usano trucchi ben noti ai prestigiatori ma, più comunemente, approfittano della disponibilità degli stessi volontari a prestarsi alle esibizioni richieste loro, magari perché la cosa li diverte o perché così esprimono le loro tendense esibizionistiche. Negli anni Sessanta andavano di moda romanzi e film in cui organizzazioni come la Cia o il Kgb prendevano persone normali e le trasformavano con l’ipnosi in spie o assassini ‘telecomandati’.
Nella realtà, ciò non sarebbe possibile. “Gli studi di laboratorio” spiega Heap, “dimostrano che le persone non sono più ubbidienti durante l’ipnosi di quanto lo sarebbero altrimenti”. In altre parole, nessuno farebbe sotto ipnosi qualcosa che non farebbe anche normalmente. L’ipnosi” dice Mosconi” “lascia intatto l’impianto morale della person, non la costringe a fare ciò che intimamente non vuole”. Chiarito che non esistono irresistibili fluidi magnetici, come nel ‘700 credeva Franz Anton Mesmer né capacità romanzesche di imporre la propria volontà agli altri, come si spiegano i tanti resoconti di rapine e furti presi dai giornali? Io non credo che l’ipnosi abbia la capacità di indurre qualcuno a consegnare soldi a un estraneo contro la propria volontà”, risponde Heap. “Devono esserci altri fattori che entrano in gioco. Per esempio, la vittima potrebbe consegnare i propri soldi per paura, oppure perché pensa che il ladro abbia intenzioni benevole o ancora perché si trova in una situazione confusionale. C’è un’altra cosa da sottolineare: quelle segnalate in Italia sono le uniche rapine con l’ipnosi di cui si abbia notizia”. Dalla lettura dei resoconti giornalistici, un dato comune che emerge è proprio l’apparente abilità dei ladri a creare confusione. “La coppia distinta di stranieri” si legge in uno di questi articoli “entra nel negozio, si presenta con garbo e chiede se è possibile avere, in cambio di dollari, banconote italiane con la lettera ‘I’ nel numero di serie. “Stiamo ritornando a casa dopo una vacanza” dicono “ e vorremmo questo curioso souvenir del Vostro Paese”. Scatta la trappola. Il malcapitato comincia a cercare le banconote e, un po’ per la sorpresa e un po’ per la necessità di soddisfare la richiesta, è indotto a confondere i soldi sul banco: “Quelli sono i suoi? No sono i miei. Ecco, questi li metto via, sono i miei, o ci confondiamo: adesso mi dia i miei soldi…”. “E’ ovvio” spiega Giampiero Mosconi “che se uno è stato imbrogliato in questo modo ha tutto
l’interesse a dire che è stato ipnotizzato: magari in buona fede, perché in quel momento era in stato confusionale e non ha capito bene come ha fatto a lasciarsi derubare. Ma questa gente
ha che fare con dei veri professionisti della suggestione, che è una cosa ben diversa dall’ipnosi. La suggestione è una confusione
mentale che indebolisce la logica, e può essere indotta con artifici, con ottimi risultati su persone particolarmente influenzabili e di carattere debole. Ho incontrato alcune vittime di questi furti e, per dirla tutta, probabilmente sarei riuscito anch’io a mandarle in confusione e a derubarle. Com’è possibile, nella pratica,farsi
consegnare dei soldi solo mandando in confusione la vittima? Lo psichiatra Rolando Weilbacher ha descritto le tecniche necessarie in uno studio presentato a un convegno medico. Una collega di W., la psicoterapeuta Alessandra Gandolfi, ha condotto anche un esperimento sul campo, calandosi nel ruolo del ‘rapinatore pnotista’. Le ‘cavie dell’esperimento erano ignari impiegati di banca e cassieri di supermercato. “L’importante è che si tratti di soggetti facilmente influenzabili” dice Gandolfi. “Ho scelto la persona che mi sembrava più stressata, il tardo pomeriggio di una giornata afosa, un abbigliamento multicolore e un profumo forte. Il resto è stato facile. Il cambio del registro vocale e gesti ripetitivi mi hanno permesso di cambiare denaro e ottenere il triplo di quanto mi era dovuto solo chiedendolo in continuazione.Tutto con grande facilità”. Spiegazione: la vittima ‘distratta’ e confusa si lascerebbe guidare dalle parole perdendo il controllo di ciò che fa. (E. Montolli)




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