Si aspetta anche una legge per essi.
29.01.2004
Terni si mobilita: in pericolo 900 posti alle acciaierie
di Angelo Faccinetto
Blocchi stradali, presidi, scioperi, assemblee. Un hotel preso d’assedio. E tanta tensione. Tanto che la delegazione tedesca giunta in Umbria per affrontare la questione ha potuto allontanarsi dall’albergo solo sotto scorta. I lavoratori dell’Ast, le acciaierie di Terni, hanno risposto così all’ipotesi di una prossima, definitiva, chiusura della linea di produzione del «magnetico» dello stabilimento, confermata ieri mattina nel corso di un incontro fra la Thyssen-Krupp, la società proprietaria, ed i rappresentanti di sindacati ed istituzioni. Anche se per l’ufficialità si dovrà con ogni probabilità attendere il 9 febbraio, quando ad Essen si riunirà il Comitato di sorveglianza che dovrà assumere le sue decisioni in ordine agli assetti produttivi del gruppo in Europa.
Alcune centinaia di operai che, già nei giorni scorsi, preoccupati per la ventilata chiusura del loro reparto, avevano attivato una serie di iniziative di protesta, hanno bloccato in mattinata Via Eroi dell’Aria, una delle principali strade di accesso alla città, mentre nel pomeriggio, è toccato al raccordo Orte-Terni, all’imbocco della E-45. E le manifestazioni di ieri non sono che l’inizio. Un’assemblea di fabbrica, alla quale hanno partecipato circa 700 lavoratori, ha approvato un nutrito calendario di iniziative di lotta. Che dovrebbe culminare il 6 febbraio con uno sciopero generale cittadino. Oggi a Roma, davanti a Palazzo Chigi, mentre in fabbrica è stato proclamato uno sciopero ad oltranza, si terrà un presidio sindacale (un tavolo di confronto si terrà invece martedì alle 19). Il motivo è semplice. La vertenza dell’Ast è una questione nazionale. E, come tale, se ne deve occupare la presidenza del Consiglio, aprendo un apposito tavolo. L’esecutivo, però, finora - ricorda il segretario generale della Cgil ternana, Manlio Mariotti - «ha brillato per la sua assenza», nonostante a più riprese Fiom, Fim e Uilm nazionali lo abbiano chiamato in causa. Per ottenere l’incontro richiesto - si svolgerà oggi pomeriggio alle 14, al ministero delle Attività produttive - si è dovuto attendere che la situazione esplodesse.
La produzione dell’acciaio magnetico (un lamierino di alta qualità utilizzato per la fabbricazione dei trasformatori) occupa, oggi a Terni, direttamente 470 lavoratori, altri 400 sono occupati nell’indotto. Una sua cessazione - sottolinea il segretario nazionale della Fiom, Riccardo Nencini - avrebbe quindi gravi conseguenze sia per l’occupazione che per le altre attività produttive del sito. Ma non è questa la sola preoccupazione del sindacato. L’apparato industriale del Paese - sostiene ancora Nencini - non può permettersi di subire altri colpi derivanti dalla perdita di produzioni di qualità. Come, appunto, quelle che caratterizzano lo stabilimento siderurgico ternano e che verrebbero concentrate nei siti produttivi del gruppo localizzati in Francia e in Germania. Anche per questo è stata interpellata la Fem, la federazione europea dei metalmeccanici. Obiettivo, far sì che assuma un’iniziativa diretta nei confronti della multinazionale.
C’è poi il risvolto sociale. Il «magnetico» è un reparto relativamente giovane e - spiegano alla Cgil - impiega soprattutto giovani che per più di un anno hanno fatto i precari e poi, finalmente, hanno ottenuto l’assunzione. Un’assunzione sulla quale hanno fatto progetti per il futuro. Progetti che, con l’ipotesi di licenziamento, rischiano di saltare.
Sulla «vertenza Terni» hanno preso posizione le confederazioni sindacali, partiti e le istituzioni. «Faremo di tutto perché questa fabbrica non venga chiusa» - dice il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani. «È una vergogna che il ministro Marzano non abbia incontrato sindacati, enti locali e regione - afferma il presidente dei senatori della Quercia, Gavino Angius, in un’interrogazione al presidente del Consiglio -. Il governo deve ora intervenire con urgenza per fermare la decisione di Thyssen Krupp». Nella vicenda sono intervenuti i vertici regionali, dalla presidente Maria Rita Lorenzetti all’assessore regionale allo Sviluppo economico, Ada Girolamini, al sindaco della città, Paolo Raffaelli.




Rispondi Citando
