prima di affermare che certe operazioni non quadravano.....chissà come mai invece su altri comportamenti o ducumentazioni ci impiegano pochi giorni a sentenziare.....


I rilievi della Corte dei conti sull’investimento in Irpinia. Gli operai: «Ma qui da 17 anni tutto funziona»


A Nusco, nella fabbrica di Calisto pagata dallo Stato


DAL NOSTRO INVIATO
NUSCO (Avellino) - Un miliardo di lire, forse anche meno. Spiccioli, comunque. Gli unici che la Parmalat sborsò, vent’anni fa, per la costruzione del suo stabilimento a Nusco. Il resto della cifra piovve dalle casse dello Stato, che versò più di 11 miliardi all’azienda di Collecchio come contributo per gli insediamenti produttivi nelle aree colpite dal sisma del 23 novembre 1980. I calcoli sono semplici. Era previsto un investimento di 12 miliardi, meno 11 a carico delle finanze pubbliche, risultato: un miliardo o giù di lì.
Lo ha rivelato ieri il procuratore generale della Corte dei conti, Vincenzo Apicella, annunciando che nel febbraio 2001 la magistratura contabile avanzò un bel po’ di rilievi sull’erogazione di quel denaro. «Facemmo due specifiche obiezioni - ha spiegato -. La prima riguardava il fatto che la richiesta di contributo venne accolta quando il bando era scaduto da nove mesi. La seconda, invece, puntava sulla somma elargita, superiore agli otto miliardi previsti».
È l’ennesimo capitolo dell’intreccio fra politica e imprenditoria che segnò quegli anni e adesso torna alla luce con il crollo dell’impero di Calisto Tanzi? Forse. Ma in Irpinia nessuno ha voglia di ascoltare un’altra storiaccia sul dopoterremoto. Se poi la racconti ai 60 operai che lavorano dentro la fabbrica costruita in saldo, neppure ti ascoltano. Continuano a sfornare plum-cake, focaccine, pizze precotte. E vorrebbero parlare del futuro, non del passato. Perché con i ricordi non si paga il mutuo e lo stipendio a fine mese mica arriva volgendo lo sguardo indietro, a quando Nusco era la dépendance della politica italiana e nella villa di Ciriaco De Mita si decidevano le sorti del governo e l’elicottero di Tanzi atterrava dentro il campo sportivo.
«L’unica cosa che ci interessa oggi è difendere il nostro lavoro - esclama Angelo Natale, della Cgil -. Questa fabbrica è in produzione da 17 anni. Se la famiglia Tanzi l’ha realizzata a spese dello Stato, casomai scambiandosi favori con qualche potente dell’epoca, non è affar nostro. Io so che ho messo piede qui a vent’anni, e credevo di poter vivere tranquillo. Invece adesso...».
Adesso c’è pure chi il passato fatica a seppellirlo e riesuma le parole di Giuseppe De Mita, nipote ribelle di Ciriaco e sindaco di Nusco per una breve stagione, che accusò la Parmalat di aver delegato le assunzioni alla Dc locale.
«Storie che ormai sanno di archeologia - confessa Gianni Marino, cugino di De Mita e suo avversario in Irpinia durante gli anni ’80 -. Non mi sono tirato indietro quando si faceva battaglia politica a viso aperto. Ma oggi sento aria di vendetta. E non mi piace».