....di sinistra
Roma. Neanche il tempo, al Triciclo, di sistemare la faccenda di Di Pietro, che all’Ulivo tocca mettere mano a quella di Rifondazione. Che poi è l’ancora più intricata faccenda della missione italiana in Iraq.
Su Liberazione, ieri mattina era Fausto Bertinotti in persona ad avvertire gli alleati del centrosinistra: “Questa opposizione è inadeguata… Non ci siamo”.
Né Bertinotti vuole sentir parlare di “una opposizione emendativa: non solo è sbagliata, ma è inefficace”.
Al Prc non è piaciuto il modo in cui i partiti dell’Ulivo hanno dato per scontato (archiviato il tormentone girotondi-Di Pietro) l’accordo con loro. Ci sono prezzi da pagare anche su questo fronte, è il ragionamento. E il primo prezzo è su una materia che sempre ha diviso l’opposizione. E che la dividerà anche stavolta. La prossima settimana, al Senato, arriva in aula il decreto sulla missione in Iraq.
Il capo dei senatori di Rifondazione, Gigi Malabarba, ha annunciato senza mezzi termini: nessun accordo con l’Ulivo se non si vota no al decreto del governo. “Non solo la maggioranza, ma anche l’opposizione – per Malabarba – ha bisogno di una sua verifica. Sic stantibus rebus, non vedo proprio maturare condizioni per un accordo con l’Ulivo su tutte le principali questioni politiche in campo”.
Terreno minato, per il centrosinistra. Già da giorni si muovono quelli del correntone, ieri si sono fatti vivi i Verdi. La prova si fa difficile per la lista unitaria, che rischia di ritrovarsi schiacciata sulle posizioni più estremiste della coalizione.
Dario Franceschini, coordinatore della Margherita, propone di separare la decisione della componente “riformista” dalle altre, “bisogna decidere a maggioranza in un’assemblea dei parlamentari della lista unitaria, e chi non è d’accordo con la maggioranza si adegua”.
Dice: “Sarebbe inspiegabile se la lista si dividesse dieci giorni dopo essere nata”. Un “lodo” per mettere la lista unitaria al riparo dalle lacerazioni all’orizzonte. Ma il correntone ds fa già sapere di non essere d’accordo. Il partito di Fassino vuole tentare anche un’altra via: una battaglia per costringere il governo a fare due decreti.
Uno, spiega Marco Minniti, sulla missione in Iraq, “su cui c’è un giudizio non positivo”, un secondo sulle altre missioni, “su cui c’è un giudizio di assoluto favore”.
Minniti ricorda che già la scorsa volta avvenne così in Parlamento,
“e ora il quadro iracheno si è aggravato”.
Il no alla missione in Iraq risulterebbe meno lacerante, e più circoscritto, “per non apparire ostruzionistici”. E se il governo mantiene un solo decreto? Allora è probabile che si vada verso l’astensione. Questa almeno è l’intenzione fatta filtrare ieri in serata dalla presidenza del gruppo diessino del Senato, che oggi la proporrà all’assemblea dei senatori. E la minoranza del partito ha subito detto di no.
saluti




Rispondi Citando