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  1. #1
    memoria storica di PoL
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    Predefinito Anche gli italiani non dimenticano...



    'L'iniziativa del presidente della Regione Lazio Francesco Storace per le 'giornate dei valori nazionali' e' senza dubbio condivisibile. Per troppo tempo gli italiani, e soprattutto i giovani, hanno conosciuto solo una parte della storia di questo paese…

    Isabella Bertolini, vice presidente dei deputati di Forza italia


    A parte il valore intrinseco dell'iniziativa, occorre anche sottolineare che si basa su radici storiche obiettive, non come certe date di ricordanze leghiste organizzate in riva al Po…

    Marco Zacchera, responsabile esteri di An

    La questione del martirio degli italiani nelle Foibe e' nel Dna della destra da almeno 40 anni. In Parlamento c'e' una proposta di legge firmata da tutti i parlamentari di An per istituire la Giornata della memoria dei martiri in coincidenza proprio con il 10 febbraio…

    Francesco Storace, presidente della Regione Lazio



    Foibe – Giornata Valori Nazionali

    Azione Giovani [An]: 'Il governo prenda esempio dalla Regione Lazio'


    'Accogliamo con grande entusiasmo la presentazione delle giornate dei valori nazionali della Regione Lazio’, ha dichiarato il dirigente romano di Azione Giovani [An] Federico Iadicicco in merito alla presentazione fatta dal presidente della Regione Lazio Francesco Storace delle giornate del 9 e 10 febbraio. ‘Dopo anni di oscurantismo storico finalmente si può parlare della tragedia delle Foibe, pagina della storia troppe volte colpevolmente dimenticata’, ha continuato Iadicicco. ‘A questo punto il governo italiano deve prendere esempio dalla giunta Storace facendo entrare a pieno titolo nella cultura italiana questa pagina dolorosa della nostra storia. Non vogliamo più vedere libri di testo che omettono volutamente avvenimenti storici. Vorremmo invece che le nuove generazioni imparino il dramma dei campi di concentramento di Tito e dell’esodo italiano dall’Istria e dalla Dalmazia’, ha spiegato il dirigente di Azione Giovani di Roma. ‘Per arrivare ad una vera pacificazione nazionale si deve fare un’analisi storica obiettiva senza più preclusioni ideologiche, ricordando tutta la nostra storia senza omissioni’, ha concluso Federico Iadicicco.



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  2. #2
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    Predefinito

    Certo che Storace ha il potere di farti venire i nervi anche quando fa qualcosa di condivisibile, ma che cacchio c'entra paragonare le adunate leghiste con ricordare un fatto accaduto e da troppi dimenticato come le foibe qualcuno gli ha chiesto di ricordare l'adunata leghista sul po? oppure è stata imposta la data a qualcuno che non sia della lega? mah.....è stato troppo vicino a gianfighetta ha preso il suo stesso difetto di parlare qualche volta per niente

  3. #3
    memoria storica di PoL
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    Predefinito ... comunisti sempre!...



    caro presidente
    mi è stato detto che da parte del collega Gasparotto sarebbe stato inviato al Clnai una relazione in cui si invita il Clnai a far sì che le nostre unità partigiane prendano sotto il loro controllo la Venezia Giulia per impedire che in essa penetrino unità dell’esercito partigiano jugoslavo. Voglio sperare che la cosa non sia vera perché prima di tutto una direttiva di questo genere potrebbe essere data senza autorizzazione del Consiglio dei Ministri.
    Circa il fondo del problema si è prima visto evidente che una direttiva come quella contenuta nella relazione di Gasparotto è non solo politicamente sbagliata ma esporrebbe il nostro paese ai più seri pericoli. Tutti sanno infatti che nella Venezia Giulia operano unità partigiane dell’esercito di Tito con l’unanime appoggio della popolazione slovena e croata. Esse operano s’intende contro i tedeschi e i fascisti. La direttiva che sarebbe stata data da Gasparotto equivarrebbe quindi concretamente a dire al Clnai che esso deve scagliare le nostre unità partigiane contro quelle di Tito, per decidere con le armi a quale delle due forze armate deve rimanere il controllo della regione. Si tratterebbe in sostanza di iniziare una seconda volta una guerra contro la Jugoslavia. Questa è la direttiva che si deve dare se si vuole che io nostro che il nostro paese non solo sia escluso da ogni consultazione e trattativa circa le frontiere orientali, ma subisca nuove umiliazioni e nuovi disastri irreparabili.
    Quanto alla situazione interna si tratta di una direttiva di guerra civile, perchè è assurdo pensare che il nostro partito accetti di impegnarsi in una lotta contro le forze antifasciste e democratiche di Tito. In questo senso del resto la nostra organizzazione di Trieste ha avuto personalmente delle istruzioni precise e la maggioranza del popolo di Trieste, secondo le mie informazioni, segue oggi il nostro partito. Non solo noi non vogliamo nessun conflitto con le forze di Tito e con le popolazioni jugoslave, ma riteniamo che la sola direttiva da darsi è che le nostre unità partigiane e gli italiani di Trieste e della Venezia Giulia collaborino nel modo più stretto con le unità di Tito nella lotta contro i tedeschi e contro i fascisti.




    Solo se mai agiremo tutti in questa sede creeremo le condizioni in cui, dimenticato il passato, sarà possibile che le questioni della nostra frontiera orientale siano affrontate con spirito di fraternità e collaborazione fra i due popoli e rispetto senza offese nel comune interesse.
    Voglio sperare che l’informazione che mi è stata data non corrisponda a verità. Ad ogni modo credo sia bene si sia precisato qual è in proposito la nostra posizione, la sola ritengo che rifletta i veri interessi della nazione italiana. Soltanto a questa posizione corrisponderà l’azione del nostro partito nella Venezia Giulia e non a una direttiva come quella accennata, soprattutto poi se emanata senza avere la indispensabile previa consultazione del gabinetto.






    Oggi cade la [tragica] ricorrenza del Trattato di Parigi [10 febbraio 1947], nel quale si decise l’attribuzione di Istria, Dalmazia e larghe fette della Venezia Giulia alla Jugoslavia, con il conseguente esodo di centinaia di migliaia di italiani. In precedenza vo erano state le foibe, dove i partigiani di Tito con l’aperta complicità dei partigiani comunisti di casa nostra avevano assassinato migliaia di italiani, lanciando così un preciso segnale a chi intendeva opporsi a questa annessione.
    La settimana scorsa Piero Fassino si è recato a Trieste portando con sé una ‘lettera’ destinata al presidente della comunità di esuli istriani, fiumani e dalmati. La ‘frase chiave’ contenuta nella lettera è la seguente: ‘Dico con chiarezza e definitivamente che il Pci in quegli anni sui confini italiani sbagliò. Proprio in nomi degli ideali antifascisti avrebbero dovuto essere denunciati tutti i nazionalismi e [favorita] ogni politica dei diritti inalienabili di ogni persona e ogni comunità’. E’ chiaro che non si può pretendere da un comunista che riconosca che la colpa prima è stata della stessa ideologia comunista [in nome della quale nel secolo scorso qualcosa come cento milioni di individui sono stati massacrati in ogni angolo del pianeta] e non di qualche ‘sbaglio’ commesso da Palmiro Togliatti, obbediente esecutore delle direttive di Stalin. Li sopra potete vedere due lettere inviate proprio da Togliatti al presidente del consiglio Ivanoe Bonomi all’inizio del ’45, proprio nel periodo in cui avvenne il massacro dei partigiani della Osoppo ad opera di una banda comunista alleata con Tito. Non c’è bisogno sicuramente di commento, come non c’è bisogno di ricordare, per chi lo avesse scordato anche per un momento, che il comunismo oggi è lo stesso comunismo di ieri e lo stesso comunismo di sempre…



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  4. #4
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    Predefinito Re: ... comunisti sempre!...

    [
    La settimana scorsa Piero Fassino si è recato a Trieste portando con sé una ‘lettera’ destinata al presidente della comunità di esuli istriani, fiumani e dalmati. La ‘frase chiave’ contenuta nella lettera è la seguente: ‘Dico con chiarezza e definitivamente
    che il Pci
    in quegli anni
    sui confini italiani sbagliò.QUOTE]
    Fecia,
    HA capito che fassino non può avere l'onore di parlare a nome degli italiani? Parla del PCI non di italiani che loro,i comunisti hanno divisi,non liberati nel 45.
    E gli italiani sono divisi tuttura basta leggere i post di questo forum o i giornali che ne esprimono gli umori.

    Gli ex comunisti (ma lo saranno davvero?) negano il valore dell'appartenenza ad una nazione,(che essi chiamano nazionalismo),loro dànno valore solo all'appartenenza del loro partito anche se poi se ne vergognano(cambiandogli nome) come quelle donne che piangono l'avanzare degli anni e si scontano gli anni.

  5. #5
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    Da Libero di oggi...



    La tragedia di alcune donne che hanno appena dovuto riconoscere i loro cari estratti da una foiba carsica. Il nostro vicepremier Fini, bontà sua, ha tenuto a far sapere che 'da oggi le foibe sono un olocausto di serie A’…

    Le foibe diventano una tragedia di serie A

    Il ‘Comitato dei nove’ raggiunge l’accordo. Il 10 febbraio diventa ‘Giorno della memoria’

    di Carlo Nicolato

    Milano – Dopo anni di silenzi ideologici sono bastati pochi giochi politici perché si sgretolasse anche in Italia il muro che divideva la civiltà dalla memoria. Quello che negava agli infoibati istriani, vittime della ferocia prima e del silenzio poi, pure la memoria. Destra e sinistra, tranne qualche patetica eccezione, sono d’accordo: ‘Gli italiani delle terre d’Istria e Dalmazia – per dirla con le parole del presidente Ciampi – furono colpiti da una violenza cieca ed esecranda e dalla sventura di dover abbandonare case e luoghi famigliari’. Foibe ed esodo. Tutti d’accordo dopo il monito di Ciampi sulla necessità di celebrare il ricordo, anche se non proprio tutti concordano sul giorno. L’accordo raggiunto dal ‘Comitato dei nove’ della commissione affari costituzionali della camera unanime. Il 10 febbraio sarà il ‘Giorno del ricordo’ delle vittime delle foibe e degli esuli fiumani e dalmati. Secondo qualcuno della sinistra però commemorare i due eventi nello stesso momento suonerà come una ‘celebrazione identitaria, di parte’. E questo nonostante che proprio a sinistra si siano levate più voci che fino a qualche anno fa avrebbero fatto rizzare i capelli a più di un comunista. Oggi si rizzano solo quelle del senatore Cossutta che parla di ‘revisionismo’. Citiamo per tutti Bordon della Margherita: ‘Le mie radici affondano in quelle terre. Oggi [ieri per chi legge] la Camera discuterà l’istituzione della Giornata della memoria per ricordare il dramma degli esuli d’Istria e Dalmazia e la violenza cieca delle foibe. Mi auguro – ha proseguito – che finalmente vi sia il voto unanime che aspettiamo dalla scorsa legislatura’.
    Nelle stesse ore in diverse città d’Italia, dal nord al sud, si celebravano le commemorazioni. A Padova il presidente di An GianFranco Fini ha sottolineato soddisfatto che il passo che porta l’Italia ad avere una giornata dedicata ai martiri delle foibe e gli esuli significa uscire finalmente dal dopoguerra. ‘Oggi siamo in una nuova fase per l’Europa – ha detto – ed è indispensabile che gli italiani serbino memoria della storia recente non più di parte ma condivisa. Una memoria che ovviamente sia rispettosa della verità storica e consenta ai più giovani di trovare insegnamento dalle tante pagine negative e tragiche della storia recente, proprio per evitare che la storia possa ripetersi’. Fini ha poi lodato il Capo dello Stato impegnato ‘in questo importantissimo processo di autentica pacificazione nazionale’. Pacificazione, ha aggiunto, ‘che non vuol dire dimenticare la storia o cancellare la verità, ma rendere onore a tutti coloro che sono caduti per un ideale e in particolar modo a tutti gli italiani che sono stati infoibati solo perché volevano continuare ad essere italiani’. Le foibe sono insomma divenute un olocausto di serie A. Ora si attende che anche i testi scolatici ne prendano atto.



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  6. #6
    memoria storica di PoL
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    Angry ... come sempre due pesi e due misure...



    Resti di sventurati recuperati nelle foibe. Tutti hanno le mani legate con filo di ferro

    Certo essere riusciti a far nascere la nostra ‘Giornata della memoria’, dedicata alla memoria dei fratelli sterminati dai comunisti solo per il fatto di voler essere italiani è già un risultato non da poco. Quello che ormai non si potrà più ottenere è che i criminali assassini paghino i loro delitti…

    Da Libero di oggi…

    Foibe, sì alla giornata della memoria. Nessuno però processa gli assassini

    I colpevoli del genocidio di circa 15-mila italiani non sono mai stati perseguiti

    di Giuliano Spada



    Roma – Si fa presto a definirla una storia infinita. Gli esuli istriani la ritengono la vergogna della vergogna. E’ quella del mancato processo ai responsabili delle foibe, un processo che non si è fatto. Sul piano delle condanne penali non avrebbe prodotto tanti risultati, ma avrebbe dato una valenza giuridica al genocidio di oltre quindicimila italiani.
    Il 6 aprile 2003, meno di un anno fa, la Corte d’Assise di Appello di Roma ha messo la parola fine alla lunga vicenda giudiziaria che riguardava l’ultimo presunto responsabile ancora vivente. Per i giudici romani la competenza italiana è decaduta in quanto l’omicidio è stato compiuto in un territorio già passato sotto il controllo jugoslavo. Una decisione che ne ha ricalcata un’altra del 1997. Ora tutto è aggrappato all’esile filo del ricorso in Cassazione, la cui decisione verrà resa nota il 20 marzo. La complessa vicenda giudiziaria era entrata nel vivo neo maggio del 1996, quando il Pm presso il tribunale di Roma Giuseppe Pititto chiese nei confronti dei cittadini croati Oscar Piskulic e Ivan Motika , indagati per l’uccisione di migliaia di cittadini italiani in Istria e Dalmazia tra il 1943 e il 1947, la misura cautelare della custodia in carcere. L’inchiesta di Pititto, coraggioso magistrato che aveva osato sfidare un santuario inviolabile, era partita nel 1994 a seguito di una circostanziata denuncia dell’avvocato Augusto Sinagra, il quale aveva raccolto testimonianze dei parenti delle vittime e dei sopravvissuti. Il magistrato motivava una richiesta così severa, nonostante il tempo trascorso dagli eventi, col fatto che migliaia di persone erano state uccise non in nome di un ideale o per ragioni di guerra, ma solo perché erano italiani. Questo faceva configurare il reato di genocidio, perseguito dalla legge italiana.
    Oscar Piskulic, soprannominato ‘Zuti’ [‘Giallo’], fu dal 1943 al 1947 il capo della temuta Ozna, la polizia politica jugoslava a Fiume. L’avvocato augusto Sinagra accusò proprio Piskulic e altri funzionari dell’Ozna. Alla Procura di Roma furono consegnati 533 nomi di nostri connazionali uccisi o scomparsi nel capoluogo quarnerino e dintorni dal 3 maggio alla fine del 1945.
    Ivan Motika fu invece il presidente del ‘Tribunale del popolo’ che decideva il destino degli italiani. Per comprenderen il suo ruolo vale la pena di leggere alcuni stralci della deposizione di Leo Mazzini alla Procura di Trieste. ‘Il castello di Pisino era divenuto in quei giorni prigione e quartier generale dei partigiani di Tito, il cui luogotenente […] era tale Ivan motiva. Nel castello si svolgevano i cosiddetti ‘processi’ presieduti dallo stesso Motika, il quale sentenziava decine o centinaia di condanne a morte di italiani. Il 30 ottobre i resti di due congiunti [padre e zio dell’estensore di questa testimonianza] furono riportate alla luce da una cava di bauxite a Villa bassotti. ‘Erano nudi e con le mani legate con del filo spinato. A loro erano stati tagliati i genitali e cavati gli occhi. In quel luogo si recuperarono altre 23 salme’.
    Oltre ai due vi era una terza persona in squisita, una donna di nome Avijanka Margitic. Il Gip non concesse l’arresto in considerazione dell’età degli inquisiti [Motika morirà poco dopo]. E sulle prime si ritenne che non fosse possibile celebrare il processo in quanto i luoghi dove erano avvenuti i fatti si trovano in territorio straniero. Pititto però non volle demordere e ricorse in Cassazione, ottenendo il riconoscimento delle sue tesi e il 5 maggio del 2000 cominciò il dibattito, non però per genocidio [questo tipo di reato fu ritenuto non sussistesse] ma per omicidio plurimo dei leader autonomisti fiumani Nevio Skull, Mario Basich e Goivanni Sincich.
    Il primo grado si concluse con l’assoluzione di Piskulic per l’omicidio di Skull e blasich, mentre per l’assassinio di Giovanni Sincoch gli venne riconosciuta l’amnistia. In appello invece, tra rinvii e di udienze e solite difficoltà burocratiche, si era giunti nell’ottobre 2002 alla richiesta di ergastolo per Piskulic formulata dal procuratore generale giovanni Malerba. I difensori del croato erano ricorsi alla famosa legge Cirami sul legittimo sospetto ricusando la corte, istanza non accettata dalla Cassazione. Nell’aprile dello scorso anno l’ultima decisione che, sentenziando quello che in gergo tecnico si chiama ‘difetto di giurisdizione’, chiuse il processo. Le motivazioni furono rese note a maggio e riguardavano la cessata giurisdizione italiana sui luoghi interessati agli eventi. Una scelta, forse, tecnicamente fondata.
    Questa la cronistoria giuridica. Appare tuttavia evidente che questo processo era un processo scomodo al quale sono stati frapposti mille ostacoli. Soprattutto un processo sul quale i media hanno steso una coltre di silenzio. Se il problema giuridico è quello della competenza territoriale perché l’Italia non chiede alla Croazia, paese che aspira ad entrare in Europa, di processare i responsabili di allora?… Questa domanda come altre, resterà senza risposta…



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    Nobis ardua

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  7. #7
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    Giornata della Memoria per le vittime delle foibe, e per i 300mila italiani cacciati dall'Istria?
    Sì, grazie.
    Purche non si faccia passare che un bel giorno gli jugoslavi si sono svegliati una mattina e, non sapendo come passare il tempo, si siano detti: "Perchè oggi non andiamo a infoibare un po' di italiani?".
    Ricordiamo che quella delle foibe non fu solo una pulizia etnica implementata con una serie di massacri, ma fu anche una vendetta per l'aggressione italiana del febbraio 1941 e per i crimini perpetrati dalle forze italiane in Slovenia e Croazia nel periodo 1941-43: fucilazioni di ostaggi civili, massacri di villaggi interi, deportazione e reclusione in campi di concentramento di civili, molti dei quali morti di stenti e malattie. In totale migliaia e migliaia di morti.
    Non pretendo il Giorno della Memoria ecumenico per tutti i morti di tutti. Io sono italiano e celebro i morti miei, mentre sloveni e croati immagino che celebreranno i loro.
    E' bene comunque che nei vari discorsi commemorativi non si dimentichi come si è arrivati alle foibe, e non si trasformi un'utile occasione di memoria nazionale in una gazzarra neofascista e antislava.

  8. #8
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    Le orride voragini del Carso
    "Le stragi delle Foibe - due presidenti a Basovizza", Marcello Lorenzini, Trieste 1994

    Primavera 1945. Trieste nuovamente «sottoposta a durissima occupazione straniera, subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe, non rinunciando a manifestare attivamente il suo attaccamento alla Patria». Lo proclama un solenne documento dello Stato, firmato da due Presidenti della Repubblica, Luigi Einaudi e Giovanni Gronchi, con il quale è stato concesso alla Città I'oro della massima ricompensa al valor militare.

    Il passo citato è indiscutibilmente il più importante e incisivo della motivazione, che pur ne contiene altri di molta rilevanza per il riferimento alle lotte irredentistiche, all'eroismo dei volontari triestini nella Grande Guerra, alla resistenza contro I'«artiglio nazista».

    «Le foibe». Un tempo la parola «foiba» apparteneva quasi esclusivamente al linguaggio degli abitanti del Carso, ai geologi, agli speleologi. Oggi è più conosciuta - ma non tanto - a seguito del lugubre significato di orrore e di morte. L'altipiano roccioso del Carso, che si estende su notevole parte della Venezia Giulia, è da paragonarsi ad una immensa groviera. Il suolo è costellato di numerose voragini - ne sono state contate 1700 - che sprofondano per centinaia di metri nelle viscere della terra, spesso percorse dalle acque. Appunto, le foibe, misteriose, impressionanti, impenetrabili. E accanto ad esse cavità di ogni genere, cunicoli, grotte, acque che scorrono fra tortuosi, profondi meandri.

    I due fenomeni più spettacolari di questo mondo sotterraneo le celebri Grotte di Postumia e il fiume Timavo. Questo, dopo un percorso in superficie di circa 40 chilometri, si getta negli abissi e prosegue per altrettanti chilometri fino alla profondità di 300 metri, per ricomparire immediatamente in faccia al mare e finire nel golfo di Trieste. Lo ricorda anche il poeta latino Virgilio nell'«Eneide». In complesso, una natura unica, forte di massimo rispetto, ma buona, che purtroppo gli uomini hanno più volte profanata e violentata. E così le foibe sono diventate strumento di martirio e orrida tomba per migliaia di infelici. Ed ecco i fatti.
    I PARTIGIANI DI TITO INVADONO TRIESTE

    Alla fine dell'aprile 1945 le armate tedesche si arrendono e l'Italia, stremata e straziata, esce dal «tunnel» di una guerra disastrosa, ed esulta per la fine di tante sofferenze e per le prospettive di pace. Non così Trieste, l'Istria, le terre del confine orientale. Su di esse si avventano contro i patti, vide di conquista e di vendetta, le truppe partigiane del maresciallo jugoslavo Tito all'insegna della stella rossa. I neozelandesi, con insipiente imprevidenza degli alti comandi anglo-americani, arriveranno in ritardo e poi staranno a guardare. Trieste, l'Istria, Gorizia precipitano così dalla feroce oppressione nazista nell'altrettanto feroce oppressione slavo-comunista. Ai forni crematori e ai "lagher" della Germania subentrano le foibe e i «lagher» balcanici.

    A Trieste, le due invasioni, le due oppressioni, tedesca e jugoslava, nazista e comunista, hanno lasciato segni tremendi: la Risiera e le Foibe, in particolare quelle di Basovizza e di Opicina. Sono le due fosse comuni più grandi e più tragiche esistenti in Italia. Per la Risiera di San Sabba - un antico impianto industriale per la lavorazione del riso, alla periferia della città - passarono migliaia di ebrei e di partigiani di Tito o ritenuti tali, rastrellati dai tedeschi nella regione ed avviati ai campi di sterminio in Germania; molti però furono eliminati fra quelle squallide mura. Oggi la Risiera è classificata «monumento nazionale».

    Come detto, alla Risiera, senza soluzione di continuità, si succedettero le foibe, che ingoiarono soprattutto migliaia di italiani. La tecnica di eliminazione nelle foibe era già stata collaudata e praticata dalle bande partigiane di Tito nella prima invasione dell'Istria, dopo l'8 settembre 1943. Le vittime ammontarono a centinaia. Molte salme furono recuperate allorché i tedeschi ricacciarono i partigiani. Quei cadaveri misero in agghiacciante evidenza la crudeltà, la ferocia degli infoibatori: corpi denudati e martoriati, mani legate con il filo di ferro fino a straziare le carni, colpi alla nuca, sevizie orrende di ogni genere.

    QUARANTA GIORNI DI TERRORE

    Questa tecnica di tortura e di morte venne applicata su più vasta scala anche nell'invasione jugoslava della primavera 1945 a Trieste e altrove. Accanto alle foibe istriane, altre foibe del Carso inghiottirono italiani, tedeschi ed anche sloveni antititini. E alle foibe si aggiunsero le deportazioni per altre migliaia di disgraziati, molti dei quali non conobbero ritorno. Ecco quanto ha scritto sui tragici 40 giorni dell'occupazione, jugoslava Diego De Castro, che fu rappresentante italiano presso il Governo militare alleato a Trieste:

    " (...) forse non è inutile ricordare agli altri italiani quali furono gli orrori dell'occupazione jugoslava di Trieste e dell'Istria: gli spari del maggio 1945 contro un corteo di italiani inermi con cinque morti e innumerevoli feriti, le razzie di miliardi di allora nelle banche. nelle società, negli enti pubblici. A tutti i nostri connazionali è ormai nota la lugubre parola foiba e tutti sanno che cosa sono i campi di concentramento."

    Sul ciglione carsico, a 9 chilometri da Trieste, sorge la borgata di Basovizza. Nei pressi si apriva il "Pozzo della miniera", oggi meglio conosciuto come "Foiba di Basovizza", divenuta simbolo di tutte le foibe del Carso e dell'Istria, e di tutti i luoghi che videro il martirio e la morte atroce di italiani, sia per il numero delle vittime che ha inghiottito, sia tragicità delle vicende connesse alla strage colà perpetrata.

    LA CARNEFICINA AL POZZO DELLA MINIERA

    Occorre precisare che questa tristemente famosa voragine non è una foiba naturale, ma, appunto come si accennato sopra, il pozzo di una miniera scavato all'inizio del secolo fino alla profondità di 256 metri, nella speranza di trovarvi il carbone. La speranza andò delusa e l'impresa venne abbandonata. Nessuno allora si curò di coprire l'imboccatura e così, nel 1945, il pozzo si trasformò in una grande, orrida tomba.

    Un documento allegato a un dossier sul comportamento delle truppe jugoslave nella Venezia Giulia durante l'invasione, dossier presentato dalla delegazione italiana alla conferenza di Parigi nel 1941, descrive la tremenda via-crucis delle vittime destinate ad essere precipitate nella voragine di Basovizza, dopo essere state prelevate nelle case di Trieste, durante alcuni giorni di un rigido coprifuoco.

    Lassù arrivavano gli autocarri della morte con il loro carico di disgraziati. Questi, con le mani straziate dal filo di ferro e spesso avvinti fra loro a catena, venivano sospinti a gruppi verso l'orlo dell'abisso. Una scarica di mitra ai primi faceva precipitare tutti nel baratro. Sul fondo chi non trovava morte istantanea dopo un volo di 200 metri, continuava ad agonizzare tra gli spasmi delle ferite e le lacerazioni riportate nella caduta tra gli spuntoni di roccia. Molte vittime erano prima spogliate e seviziate.

    LE VITTIME E I CARNEFICI

    Ma chi erano le vittime? Italiani di ogni estrazione: civili, militari, carabinieri, finanzieri, agenti di polizia e di custodia carceraria, fascisti e antifascisti, membri del Comitato di liberazione nazionale. Contro questi ultimi ci fu una caccia mirata, perchè in quel momento rappresentavano gli oppositori più temuti delle mire annessionistiche di Tito.

    Furono infoibati anche tedeschi vivi e morti, e sloveni anticomunisti.

    Quante furono le vittime delle foibe? Nessuno lo saprà mai! Di certo non lo sanno neanche gli esecutori delle stragi. Questi non hanno parlato e non parlano. Finora qui non si è alzato alcun Otello Montanari come a Reggio Emilia, ad ammonire i compagni comunisti. D'altra parte è, pensabile che in quel clima di furore omicida e di caos ben poco ci si curasse di tenere la contabilità delle esecuzioni.

    Sulla base di vari elementi si calcola che gli infoibati furono alcune migliaia. Più precisamente, secondo lo studioso triestino Raoul Pupo, "il numero degli infoibati può essere calcolato tra i 4 mila e i 5 mila, prendendo come attendibili i libri del sindaco Gianni Bartoli e i dati degli anglo-americani".

    Alle vittime delle foibe vanno aggiunti i deportati, anche questi a migliaia, nei lagher jugoslavi, dai quali una gran parte non conobbero ritorno. Complessivamente le vittime di quegli anni tragici, soppresse in vario modo da mano slavo-comunista, vengono indicati in 10 mila anche più. Belgrado non ha mai fatto o contestato cifre. Lo stesso Tito però ammise la grande mattanza.

    Per quanto riguarda specificamente le persone fatte precipitare nella Foiba di Basovizza, è stato fatto un calcolo inusuale e impressionante.

    Tenendo presente la profondità del pozzo prima e dopo la strage, fu rilevata la differenza di una trentina di metri. Lo spazio volumetrico - indicato sulla stele al Sacrario di Basovizza in 300 metri cubi - conterrebbe le salme degli infoibati: oltre duemila vittime! Una cifra agghiacciante. Ma anche se fossero la metà, questa rappresenterebbe pur sempre una strage immane. A guerra finita!

    E i carnefici? lndividui rimasti senza volto. Comunque è ritenuto certo che agirono su direttive deII'OZNA, la famigerata polizia segreta del regime titino, i cui agenti calarono a Trieste con le liste di proscrizione e si servirono di manovalanza locale. Nell'invasione jugoslava di Trieste e di ciò che ne seguì i comunisti locali hanno responsabilità gravissime. In quei giorni le loro squadre con la stella rossa giravano per la città a pestare

    ad arrestare. Loro elementi formavano il nerbo della "difesa popolare".

    pagine tratte da "Le stragi delle Foibe - due presidenti a Basovizza", Marcello Lorenzini, Trieste 1994, Comitato per le Onoranze ai Caduti delle Foibe.

  9. #9
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    Predefinito



    'Se guardiamo indietro vediamo pagine di storia che vorremmo dimenticare. Ma non possiamo e non vogliamo dimenticare', dice Berlusconi. Solo il ricordo di cio' che copre di vergogna l'essere umano -aggiunge- puo' impedire la stessa strada dell'odio e i medesimi mostri...'

    Domani sara' celebrato, con cerimonie e un minuto di silenzio, il 'Giorno del Ricordo'. Gasparri partecipera' alla presentazione di un francobollo appunto per ricordare le vittime di questa triste pagine della nostra storia…

    ... e domani vedremo chi all'qappello per la 'Giornata del Ricordo' risponderà presente!...... e chi no...



    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  10. #10
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    Predefinito Tremaglia: uccisi da Togliatti!...



    Trieste - 10 febbraio 2005 - Si celebra oggi per la prima volta la Giornata nazionale del ricordo per commemorare le vittime delle foibe. Sarà osservato un minuto di silenzio sia alla Camera che al Senato. La cerimonia più importante si svolge a Trieste dove meno di un migliaio di persone hanno partecipato alla cerimonia dell'alzabandiera, in piazza Unità. Presenti il vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini e il ministro degli Italiani all'estero Mirko Tremaglia. Ieri il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi aveva rivolto un appello alla 'riconciliazione nazionale' : '... i ricordi 'ragionati' [... -n.d.r.] prendano il posto dei rancori esasperati...'. Parole da burattino irresponsabile, cui oggi ha fatto eco la replica 'ragionata' di Mirko Tremaglia...

    ... C'è un personaggio che ha detto 'ammazzateli!...' e che si chiama Palmiro Togliatti... Chi condanna oggi sui giornali il comunismo deve essere conseguente per quanto riguarda questo carnefice numero uno che si chiamava Palmiro Togliatti... Memoria condivisa vuol dire che quando oggi aprite e leggete i giornali bisogna cancellare dalla storia chi in quei giorni aveva detto ai triestini di accogliere le truppe di Tito come liberatrici... Tutto lo stato italiano è qui a rendere omaggio ai caduti delle foibe con atto di riconoscenza e per bollare dalla storia questa infamia contro gli italiani... Non credo che basterà l'invito del Capo dello Stato a superare i rancori... Sarà necessario un comportamento diverso da parte di tutti gli italiani, anche quelli che hanno per tanti anni infangato la memoria...

    Tremaglia oggi presiederà il primo convegno mondiale degli esuli, al quale partecipano anche quelli che lasciarono l'Istria, Fiume e la Dalmazia, ha ricordato che questo Giorno del ricordo riguarda anche loro...

    Vennero cacciati e non riuscirono nemmeno a stare in Italia e noi sappiamo il perché.... Qualcuno riuscì a restare a Trieste, ma gli altri sono stati costretti non solo ad abbandonare le loro terre ma anche l' Italia, perché il comunismo non permetteva questo... E io li ho ritrovati come ministro degli italiani nel mondo e li ho conosciuti ovunque... A loro dico: sono come voi, che Dio vi benedica!...

    E questo è tutto... Se nel mondo si è ancora orgogliosi di proclamarsi italiani, ebbene questo lo si deve a uomini come Mirko Tremaglia...



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

 

 
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