Per il leader della Lega «una spada vale più di mille aghi, abbiamo impedito che Roma ladrona mettesse le mani su Mediobanca e Generali»
Bossi: pene più severe per chi specula sui risparmiatori
«I crac sui bond oggi come la crisi dell’Italia sul debito nel ’92»
MILANO - La risposta è sempre la stessa, come quindici anni fa, come nella Lega delle origini: «Roma ladrona». Anche sul crac Parmalat, tonfo finanziario nel cuore dell’Emilia, dentro i confini della Padania, per Umberto Bossi è ancora una volta «tutta colpa di Roma ladrona». Perché, spiega a Radio Padania il Senatur e ministro delle Riforme, «l’esplosione della bolla speculativa ha fatto scoppiare in mano i titoli marci, Parmalat e magari altri. Nel ’92, quando fallì l’Italia, Roma ladrona viveva di debito pubblico, stampava titoli di stato a copertura delle spese che faceva». Ora, aggiunge Bossi, ci sono le truffe sui bond, ma è sempre la Capitale a portare via i soldi dei risparmiatori del Nord. E oggi come allora, profetizza il leader del Carroccio, salterà tutto. «La partita prevede il crollo del sistema perché vale la legge di gravità. Questo castello sta crollando, la valanga porterà via tutto». Per questo chiede pene ancora più severe di quelle in discussione per «chi distrugge i risparmi della gente», perché «è meglio una spada di mille aghi». Toni da resa dei conti, da battaglia finale, distantissimi dalle parole che nelle stesse ore pronuncia Silvio Berlusconi su Parmalat, «che non bisogna trasformare un accadimento eccezionale in una caccia alle streghe». Giudizi di un premier che le voci danno meno distante dal governatore Fazio. Il Senatur, invece, continua a tenere nel mirino il governatore: «Le battaglie condotte per anni che hanno visto la Lega protagonista hanno impedito che Roma ladrona mettesse le mani su Generali e, magari, su Mediobanca. Dodici anni fa si sono comprati la Cariplo e poi hanno creato l’Ambroveneto. In seguito hanno cercato di prendersi le Generali ma avevano bisogno delle Fondazioni e noi lo abbiamo impedito. Se questa operazione fosse riuscita, sostenuta anche dal governatore della Banca d’Italia, avrebbero risolto per un bel po’ tutti i loro problemi. Fallito invece questo meccanismo, hanno messo le mani sul risparmio».
È per questo che Bossi vede il crac Parmalat come l’inizio di una nuova Tangentopoli, il bluff dell’industria del latte come l’avvio di una bufera risanatrice. Anche se, rispetto soltanto a qualche giorno fa, alla manifestazione di domenica scorsa a Milano, il ministro per le Riforme sembra mostrare meno fiducia nel lavoro della magistratura. Mentre davanti al Castello Sforzesco si diceva sicuro che un «giudice vendicatore» avrebbe reso giustizia alle migliaia di risparmiatori gabbati, ieri agli ascoltatori della radio lumbard manifestava più scetticismo. «Non so dove tutto si fermerà. Non credo che i magistrati faranno alla fine davvero il loro mestiere...».
Immutate invece le allusioni velenose rivolte ai compagni di coalizione. Come la frecciata che fa partire quando affronta il tema della nuova legge sul risparmio. Bossi assicura che «martedì, comunque, dovrebbe passare, perché è vero che quando tu dai i soldi a Roma, poi loro comprano i politici... ». E maligno aggiunge: «... mica sono solo politici all’opposizione».
Dunque, una Lega ancora di traverso, rispetto agli alleati - e non è una novità - , ma anche distinguendosi da un premier che sceglie posizioni moderate. Attivismo dentro il governo, ma anche in piazza. Oggi pomeriggio a Milano, fiaccolata leghista per le vie del centro. Per sostenere il trasferimento della Consob nel capoluogo lombardo, ma anche per chiedere le dimissioni del governatore Fazio.




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