Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    ANTIMASSONE
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    BRESCIA
    Messaggi
    4,891
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Thumbs up Bossi: pene più severe per chi specula sui risparmiatori

    Per il leader della Lega «una spada vale più di mille aghi, abbiamo impedito che Roma ladrona mettesse le mani su Mediobanca e Generali»


    Bossi: pene più severe per chi specula sui risparmiatori

    «I crac sui bond oggi come la crisi dell’Italia sul debito nel ’92»


    MILANO - La risposta è sempre la stessa, come quindici anni fa, come nella Lega delle origini: «Roma ladrona». Anche sul crac Parmalat, tonfo finanziario nel cuore dell’Emilia, dentro i confini della Padania, per Umberto Bossi è ancora una volta «tutta colpa di Roma ladrona». Perché, spiega a Radio Padania il Senatur e ministro delle Riforme, «l’esplosione della bolla speculativa ha fatto scoppiare in mano i titoli marci, Parmalat e magari altri. Nel ’92, quando fallì l’Italia, Roma ladrona viveva di debito pubblico, stampava titoli di stato a copertura delle spese che faceva». Ora, aggiunge Bossi, ci sono le truffe sui bond, ma è sempre la Capitale a portare via i soldi dei risparmiatori del Nord. E oggi come allora, profetizza il leader del Carroccio, salterà tutto. «La partita prevede il crollo del sistema perché vale la legge di gravità. Questo castello sta crollando, la valanga porterà via tutto». Per questo chiede pene ancora più severe di quelle in discussione per «chi distrugge i risparmi della gente», perché «è meglio una spada di mille aghi». Toni da resa dei conti, da battaglia finale, distantissimi dalle parole che nelle stesse ore pronuncia Silvio Berlusconi su Parmalat, «che non bisogna trasformare un accadimento eccezionale in una caccia alle streghe». Giudizi di un premier che le voci danno meno distante dal governatore Fazio. Il Senatur, invece, continua a tenere nel mirino il governatore: «Le battaglie condotte per anni che hanno visto la Lega protagonista hanno impedito che Roma ladrona mettesse le mani su Generali e, magari, su Mediobanca. Dodici anni fa si sono comprati la Cariplo e poi hanno creato l’Ambroveneto. In seguito hanno cercato di prendersi le Generali ma avevano bisogno delle Fondazioni e noi lo abbiamo impedito. Se questa operazione fosse riuscita, sostenuta anche dal governatore della Banca d’Italia, avrebbero risolto per un bel po’ tutti i loro problemi. Fallito invece questo meccanismo, hanno messo le mani sul risparmio».
    È per questo che Bossi vede il crac Parmalat come l’inizio di una nuova Tangentopoli, il bluff dell’industria del latte come l’avvio di una bufera risanatrice. Anche se, rispetto soltanto a qualche giorno fa, alla manifestazione di domenica scorsa a Milano, il ministro per le Riforme sembra mostrare meno fiducia nel lavoro della magistratura. Mentre davanti al Castello Sforzesco si diceva sicuro che un «giudice vendicatore» avrebbe reso giustizia alle migliaia di risparmiatori gabbati, ieri agli ascoltatori della radio lumbard manifestava più scetticismo. «Non so dove tutto si fermerà. Non credo che i magistrati faranno alla fine davvero il loro mestiere...».
    Immutate invece le allusioni velenose rivolte ai compagni di coalizione. Come la frecciata che fa partire quando affronta il tema della nuova legge sul risparmio. Bossi assicura che «martedì, comunque, dovrebbe passare, perché è vero che quando tu dai i soldi a Roma, poi loro comprano i politici... ». E maligno aggiunge: «... mica sono solo politici all’opposizione».
    Dunque, una Lega ancora di traverso, rispetto agli alleati - e non è una novità - , ma anche distinguendosi da un premier che sceglie posizioni moderate. Attivismo dentro il governo, ma anche in piazza. Oggi pomeriggio a Milano, fiaccolata leghista per le vie del centro. Per sostenere il trasferimento della Consob nel capoluogo lombardo, ma anche per chiedere le dimissioni del governatore Fazio.
    La massoneria il vero nemico!

  2. #2
    Vox
    Data Registrazione
    08 Mar 2003
    Località
    Terra del sole e del mare
    Messaggi
    7,406
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Bossi: pene più severe per chi specula sui risparmiatori

    In Origine Postato da padus996
    [B]Immutate invece le allusioni velenose rivolte ai compagni di coalizione. Come la frecciata che fa partire quando affronta il tema della nuova legge sul risparmio. Bossi assicura che «martedì, comunque, dovrebbe passare, perché è vero che quando tu dai i soldi a Roma, poi loro comprano i politici... ». E maligno aggiunge: «... mica sono solo politici all’opposizione».
    Con lo sconto o sono finiti i saldi?

    B.

  3. #3
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    169,311
     Likes dati
    12,220
     Like avuti
    15,331
    Mentioned
    586 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito

    Il Quirinale: le banche e i prestiti dietro la frenata del premier
    di MASSIMO GIANNINI

    "PARMALAT è un caso isolato, che nessuno poteva prevedere", dice Silvio Berlusconi.
    "Parmalat è la Enron italiana, una crisi finanziaria e di sistema, colpa di chi doveva controllare e non l'ha fatto", sostiene Giulio Tremonti.
    In queste due affermazioni c'è un evidente corto circuito. Perché il presidente del Consiglio, che dalla vittoria del 2001 ha promosso il suo superministro del Tesoro come "mago dei numeri", ora gli dà così platealmente torto sullo scandalo Tanzi? Perché dopo averlo blindato per mesi, al punto da rischiare una crisi di governo con An e Udc, adesso lo sconfessa pubblicamente, e lo invita privatamente a rinviare il suo disegno di legge di riforma della vigilanza sul risparmio?
    La risposta è duplice. Sta in un intervento di Ciampi. E in due telefonate con Fazio.

    La prima risposta è di tipo politico-istituzionale. Chiama in causa l'involuzione del rapporto tra il Cavaliere e Carlo Azeglio Ciampi. Dopo le polemiche sul rinvio della legge Gasparri e la bocciatura del Lodo Schifani da parte della Consulta, le relazioni tra Quirinale e Palazzo Chigi sono apertamente conflittuali. Ma nei giorni scorsi la diplomazia del Colle, attraverso Gianni Letta, ha fatto arrivare un messaggio chiaro al Cavaliere. "Gli uomini passano, le istituzioni restano". Detto in parole più semplici: l'operato del governatore Antonio Fazio può non essere insindacabile, il comportamento dei singoli banchieri può essere censurabile, ma la Banca d'Italia è un patrimonio della Repubblica, e il sistema creditizio un patrimonio dell'economia nazionale. Quindi, è il ragionamento fatto dal Quirinale, prima di varare una riforma che modifica le competenze degli organismi di vigilanza bisogna pensarci cento volte. In base all'articolo 77 della Costituzione, Ciampi non firmerebbe mai un decreto legge che modifica le norme penali, introducendo un inasprimento delle sanzioni detentive. In base all'articolo 87 della Costituzione, Ciampi non autorizzerebbe mai la presentazione di un disegno di legge del governo così delicato e corposo (oltre 45 articoli) senza prima averlo "studiato" a fondo. "Scottato" dal no alla riforma tv e alla legge blocca-processi, Berlusconi stavolta non vuole e non può correre altri rischi.

    La seconda risposta è di tipo finanziario. Chiama in causa l'evoluzione del rapporto tra il Cavaliere e le banche. Al di là dei finti proclami liberisti rinnovati nel decennale forzista, Berlusconi condivide l'impianto neo-colbertiano che ispira Tremonti nella gestione dei nuovi "poteri forti". Il sistema della grande industria in Italia è praticamente dissolto. Il controllo dell'economia passa ormai per il sistema delle banche, l'unico polmone che ancora drena e pompa risorse. Il premier lo sa, e non da oggi.
    Lo conferma la mossa che fece alla vigilia del siluramento di Vincenzo Maranghi al vertice di Mediobanca: prima che il patto di sindacato scegliesse Gabriele Galateri, Berlusconi parlò con un paio di banchieri azionisti di Piazzetta Cuccia. "Ho l'uomo che fa per voi - gli disse - è Bruno Ermolli".
    Vecchio amico del Cavaliere, già consigliere d'amministrazione nelle sue società, da Mondadori a Mediaset, e super-consulente di Palazzo Chigi.
    La risposta dei due banchieri, all'unisono, fu questa: "Ma è un suo "famiglio"...". Il Cavaliere si risentì: "Ma è un grandissimo manager. E poi volete negare al presidente del Consiglio di esprimere un orientamento sul nuovo presidente di Mediobanca?".
    La replica fu freddina: "Veramente questo orientamento spetta agli azionisti...".
    La partita finì lì. Berlusconi la perse. Così come ha perso tutte le altre partite industrial-finanziarie di questi anni, non toccando palla sulle fondazioni bancarie, sul riassetto Telecom, sulla ristrutturazione Fiat, sulla blindatura Generali.

    In teoria, i casi Cirio e Parmalat rappresenterebbero l'occasione più ghiotta per prendersi la rivincita su un sistema creditizio sempre più autonomo e autoreferenziale, e sul "gran sacerdote" che, a dispetto del centrodestra, ne custodisce l'inviolabile potere, il governatore della Banca d'Italia.
    Per capirlo, basta rileggere un editoriale uscito sul "Foglio" del 14 gennaio. Con un tono fintamente mesto ma vagamente programmatico, il "falco" Giuliano Ferrara prende atto del magro bottino del "mediocrate": i "poteri neutri" non gli concedono nulla, i giornali lo bastonano. "... E anche i soldi, quelli veri - conclude l'Elefantino - tutelati e garantiti dal partito bancario che orienta il sistema economico e consolida eventuali debiti, girano più intorno alla confraternita di centrosinistra che dalle parti di Berlusconi, inteso come leader e non come imprenditore...". E allora, che aspetta Berlusconi ad affondare il colpo? Dal punto di vista finanziario, appunto, lo frenano due buoni motivi.

    1) C'è un motivo di carattere generale. Dalla fine di dicembre, dopo l'intervista del governatore a "Repubblica", tra il premier e Palazzo Koch si è riannodato il filo del dialogo. Oltre alla telefonata per gli auguri di Natale con Fazio, rivelata ieri dallo stesso Berlusconi, ce n'è stata un'altra più recente, alla vigilia del suo rientro dalla Sardegna, mercoledì della scorsa settimana. E dopo il suo ritorno a Roma, il Cavaliere ha avuto "contatti" con almeno un altro grande banchiere. Quest'ultimo, come già aveva fatto il governatore, gli ha spiegato i veri rischi di una "caccia alle streghe del credito" sullo scandalo Tanzi. L'economia italiana è in piena stagnazione. Alimentare il panico sui mercati finanziari, evocando una nuova "Tangentopoli delle banche", può essere "un colpo di grazia" esiziale per il Sistema Paese. Una criminalizzazione indiscriminata dei bonds - è stato spiegato al premier - può produrre effetti devastanti sull'economia. In questa psicosi mediatica e giudiziaria, nel sistema creditizio si potrebbe innescare lo stesso processo che scattò nella Pubblica Amministrazione dopo il 1993, ai tempi di Mani Pulite. La chiusura di tutti i "rubinetti". Quante banche italiane rinnoveranno le obbligazioni in scadenza, considerando che lo scorso anno (secondo i dati Bankitalia), i finanziamenti raccolti dalle imprese attraverso questo strumento hanno superato i 35 miliardi di euro, e che nei prossimi tre anni (secondo stime di Moody's) scadranno bonds senza rating per oltre 15 miliardi di euro? Quante banche italiane continueranno a concedere crediti a imprese "border-line", cioè in difficoltà finanziaria? Quante banche italiane accelereranno il rientro forzoso dai debiti, nei confronti delle stesse imprese?

    Il pericolo di un effetto-domino è troppo alto. Anche Berlusconi se n'è convinto: una serie di default a catena, e di relativi fallimenti aziendali, in un momento di congiuntura debole e in piena campagna elettorale, non gli conviene proprio. Allo stesso modo, e anche questa valutazione gli è stata sottoposta, non conviene al governo far saltare dall'oggi al domani la "rete di protezione" che la Banca d'Italia ha steso in questi anni sugli istituti di credito del nostro Paese.

    Già oggi, e in assenza di qualunque "clausola di reciprocità" internazionale, le banche italiane sono largamente partecipate dai gruppi esteri: il Credit Agricole è in Banca Intesa (con il 16,6%), Abn Amro è in Antonveneta (con il 15%) e in Capitalia (con il 9,9%), Bbva è in Bnl (con il 14,9%), il Banco Santander è nel San Paolo-Imi (con l'8,7%). Nel bene e nel male, con il controllo congiunto sulla stabilità e sulla concorrenza, la Banca d'Italia ha consentito al sistema di aprirsi, pur restando saldamente sotto il controllo di un'azionariato "nazionale". Cosa accadrebbe se saltasse il cordone sanitario di Fazio, in presenza di banche grandi per la piccola Italia, ma ancora piccole nella grandissima Europa? Una sicura, rapida colonizzazione. E anche questo, al premier e al leader di un partito che si chiama Forza Italia, non conviene affatto.

    2) C'è un motivo di carattere personale. Berlusconi non ha bisogno delle banche solo come presidente del Consiglio. Ne ha bisogno anche come proprietario di Mediaset. Senza l'aiuto delle banche, in passato, il suo florido impero televisivo di oggi non esisterebbe. Anche di quelle banche che, oggi, sono nell'occhio del ciclone. Una su tutte: il gruppo Capitalia. Fino al 1995, la totalità delle azioni Fininvest, dai primi anni '90 piena di debiti, era in pegno all'allora Banca di Roma, che ne curò la "ristrutturazione" finanziaria. Nel luglio del 2000 l'allora amministratore di Forza Italia Giovanni Dell'Elce sottoscrisse, sempre con la Banca di Roma, una fideiussione di 2 miliardi di vecchie lire in favore della Lega di Bossi. "In ogni momento - c'era scritto in quella fideiussione all'istituto romano, che ha suggellato anche in moneta sonante il nuovo patto elettorale tra il Cavaliere e il Senatur - ... siete autorizzati ad addebitare sul nostro conto corrente gli importi ... che vi fossero dovuti dalla predetta società (la Lega, appunto) e ciò senza obbligo di previamente interpellarci...". Solo un rapporto di profonda amicizia tra il Cavaliere e Cesare Geronzi poteva giustificare un atto del genere, che in quei giorni lo stesso Dell'Elce spiegò così: "La Lega non aveva nessun rapporto con la Banca di Roma, noi invece abbiamo un buon rapporto, ci conoscono...".

    Da allora molte cose sono cambiate. Oggi Fininvest vede crescere i suoi utili (più 70,8% l'anno scorso) e diminuire l'indebitamento netto (da 1,022 miliardi a 903 milioni di euro). Mediaset è un gigante che macina profitti (quasi 500 milioni di euro nel 2002), mantiene il volume dei ricavi netti (2,316 miliardi di euro) e riduce i debiti (da 1,596 a 1,522 miliardi di euro). Ma la concorrenza si fa sempre più agguerrita e "costosa".
    Proprio in questi giorni, tra gli operatori circola la voce di un maxi-prestito (nell'ordine dei 600 miliardi di vecchie lire) appena accordato al gruppo del premier da parte di una grande banca del Nord. E come si legge nella relazione all'ultimo bilancio, fin da ora e sempre di più nei prossimi anni il gruppo sarà impegnato nel potenziamento degli "investimenti finalizzati all'acquisizione e alla realizzazione delle infrastrutture tecnologiche, nonché l'impiego di risorse... al fine di predisporsi alla conversione al sistema trasmissivo digitale terrestre...".
    In soldoni: sempre che non finisca nelle fauci di un Murdoch, l'impero mediatico del Cavaliere avrà bisogno di tanti, tanti soldi per vincere la sfida competitiva europea.

    Potrà permettersi di farlo, dichiarando guerra ai signori del credito?

    (31 gennaio 2004)

  4. #4
    Simply...cat!
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Brescia,Lombardia,Padania
    Messaggi
    17,080
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Hahahah!
    Massimo Giannini!
    Sai dove melo attacco il suo parere?

    Una cosa è certa comunque: tu Mr.Bojangles a fare un ca**o dalla mattina alla sera di errori non rischi di sicuro di commetterne.
    Ti ci vedo bene come la pettegola invidiosa del paesello che sparla su tutto e tutti grattandosi dalla mattina alla sera.
    Ma va a laurà 'nvidius de l'ostia!

  5. #5
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    169,311
     Likes dati
    12,220
     Like avuti
    15,331
    Mentioned
    586 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito

    Dragonball []
    Libertà x Stefano Galli!

    Registrato il: Mar 2002
    Provenienza: in attesa di residenza alle Isole Cayman
    Messaggi: 4174
    ICQ: 71869310
    AIM:
    31-01-2004 19:24

    Ci vogliono 4/5 minuti per leggere un articolo di questa lunghezza (per "comprenderlo", a te; un "pochetto" di più).

    Ti sei fermato a "Massimo Giannini", eh?


 

 

Discussioni Simili

  1. pene più severe per aggrassioni algi anziani in Francia
    Di joseph nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 01-02-10, 20:50
  2. Servono pene piu' severe, cribbio
    Di brunik nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 10-04-09, 16:25
  3. Pene più severe per il reato di sciacallaggio
    Di Emoned nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 32
    Ultimo Messaggio: 09-04-09, 23:19
  4. manovre azzardate,pene più severe!
    Di Pisittu nel forum Auto & Moto
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 31-12-06, 20:30
  5. "Bossi-Fini, pene troppo severe"
    Di L'Uomo Tigre nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 07-10-05, 08:51

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito