ragioni demografiche giustificano il ritiro da Gaza

Tel Aviv, 3 febbraio - Lo sgombero di 17 insediamenti della striscia di Gaza e di tre dalla Cisgiordania, annunciato da Ariel Sharon, potrebbe non essere l'unica iniziativa unilaterale israeliana per risolvere il conflitto con i palestinesi. Sarebbe infatti allo studio uno "scambio di popolazioni" tra coloni e arabi israeliani, ovvero una frontiera tracciata in modo tale da far rimanere alcuni insediamenti ebraici all'interno di Israele e alcune comunità arabo-israeliane in territorio palestinese. Il tasso di crescità della comunità araba è del 3,4 per cento, oltre il doppio di quella ebraica. Tutte le forze politiche israeliane si sono sempre dette disposte a sacrificare del territorio pur di salvaguardare il carattere ebraico dello Stato, anche a scapito dello "Stato democratico".

Il ministro delle Finanze ed ex premier Benjamin Netanyahu aveva definito due mesi fa "una minaccia" la crescita demografica palestinese, aggiungendo che il problema di Israele era quello di "rimanere allo stesso tempo ebraico e democratico, cosa che sarà possibile solo se la percentuale di arabi rimarrà stabile attorno al 20 per cento, altrimenti "lo Stato ebraico verrà cancellato". "Perché la parte democratica non cancelli quella ebraica, è necessario garantire la maggioranza ebraica", aveva sentenziato Netanyahu. Quanto al "trasferimento" dei coloni, il portavoce del Dipartimento di Stato americano Richard Boucher ha reso noto che l'iniziativa, che verrà discussa nei dettagli nel corso della prossima visita del premier israeliano a Washington, non era stata preannunciata all'amministrazione Bush, ed ha invitato ancora una volta israeliani e palestinesi a rimettere in piedi la Roadmap. E' probabile che Sharon chieda all'amministrazione Bush sostegno economico per portare a termine il trasferimento.
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