dall'arena:
Proteste e parapiglia in aula, poi manca il numero legale
Arrivano i centri sociali E il Consiglio va a casa
La maggioranza a Forza Italia: «Smarcati dall’ostruzionismo»
La tregua è durata lo spazio di una giornata. Eseguito lo scambio di prigionieri - Caccia per Segattini - in Consiglio comunale sono tornati i kamikaze. Nel senso che giovedì notte nel dibattito sulla società Verona Infrastrutture l’ostruzionismo del centrodestra ha ripreso a farla da padrone, accompagnato da atteggiamenti irriverenti (per esempio del leghista Tosi) e da volute «meline» (di Lega e An) che la mattina seguente - ieri - hanno tolto il tappo all’indignazione del centrosinistra. In attesa della seduta della serata, e nella speranza di modificare il copione. Ma la seduta della serata ha messo in scena un copione del tutto diverso, un fuori programma col botto e con finale anticipato. Ecco cos’è successo. I lavori sono iniziati da meno di un’ora e in loggione, nel posto riservato al pubblico, arrivano i no-global del Cesar K e dei centri sociali. Come hanno fatto altrove durante la giornata, vogliono protestare per l’espulsione di alcuni stranieri irregolari accompagnati qualche ora prima in aeroporto. Srotolano striscioni, rivolgono slogan all’indirizzo dell’aula. Alle ovvie proteste dei consiglieri, il clima si incendia e dalla balconata partono insulti minacciosi in particolare rivolti agli esponenti della Lega (Tosi) e di Alleanza nazionale (Bajona e Sboarina). Vengono fatti intervenire i vigili che sgombrano il pubblico e i lavori riprendono.
Ma intanto i consiglieri più vicini al mondo dei centri sociali, Giorgio Bertani dei Verdi e Fiorenzo Fasoli di Rifondazione, sono usciti dall’aula per ascoltare le ragioni dei protestanti e calmarli. Peccato che proprio in quel momento venga messo in votazione un ordine del giorno: 23 presenti, manca il numero legale. Bertani torna di corsa ma non in tempo per schiacciare il pulsante. In tempo, però, per farsi coprire di improperi dal capogruppo della Lista Zanotto, Edoardo Tisato, che l’ha individuato come responsabile della seduta andata a monte. Tensione, rimpallo di accuse stavolta interno alla maggioranza, alla fine tutti a casa con il tentativo di chiudere la vicenda come un incidente di percorso. Lo dice a nome della coalizione di governo il vicesindaco Maurizio Pedrazza Gorlero: «Le intemperanze e gli insulti del pubblico sono inaccettabili, pur se espressione di problemi seri, per la dignità del Consiglio comunale. L’incidente della mancanza del numero legale va ricondotta all’interno di un incidente più grave, le pressioni esterne al Consiglio, in un momento in cui non si pensava certo che l’obiettivo fosse mantenere il numero legale».
Anche Pedrazza Gorlero nota, a parte questo, che «l’ostruzionismo continua, e che l’atteggiamento di responsabilità di mercoledi (l’accordo su Caccia, ndr) non ha prodotto conseguenze». Insomma, siamo di nuovo al muro contro muro. «Su Verona Infrastrutture non c’è nessun accordo, mi sorprende se qualcuno si meraviglia che sia ripreso l’ostruzionismo», dice Luca Bajona di An. «È ovvio che l’atteggiamento della Casa delle Libertà sia questo, perchè la sostanza in ballo è importante e noi questa delibera non la vogliamo. Non vogliamo cioè che debiti e strutture dell’Agsm siano messi in mano pubblica per consentire che la maggioranza dell’azienda, divenuta più redditizia, possa essere venduta ai privati».
Ma la maggioranza si ribella alla prospettiva di una nuova paralisi e lancia un appello ai moderati dell’opposizione. «Sono sconcertato dall’atteggiamento di Forza Italia», dice Edoardo Tisato. «Il commissario Castagnetti s’era impegnato a far cessare l’ostruzionismo ma l’altra sera i consiglieri azzurri non si sono limitati a far da spettatori, hanno partecipato a un’ammucchiata innaturale. Così si porta la città allo sfascio e si insulta il Consiglio». Remo Zanella della Sinistra Europea aggiunge: «Con i peggiori espedienti il centrodestra vuole impedire il risanamento dell’Agsm - ripulita dalle reti e da debiti che vengono anche detassati - e le sue strategie di mercato per servirla bella pronta a un doge veneto (Galan, ndr). Siamo preoccupati ma restiamo determinati. A questo punto però Forza Italia deve gettare la maschera, la città non merita di essere nelle mani della ronda padana». Elio Pernigo della Margherita spiega: «Forza Italia è partito moderato che ha tradizione di governo, ma invece di rispettare la linea del suo commissario s’è adeguata all’ostruzionismo di Lega e altri. È un atteggiamento irresponsabile verso tutta la città. Basterebbe che Forza Italia si comportasse in modo diverso per sbloccare tutto, in Consiglio».
E Forza Italia? Ieri prima di arrivare a Palazzo Barbieri i consiglieri si sono visti con il senatore Castagnetti. La linea dettata dal commissario resta quella: opposizione ferma ma senza show ostruzionistici. E infatti Salvatore Papadia e Vito Giacino negano che quello di giovedì sera sia stato, da parte loro, ostruzionismo. «C’erano due emendamenti, uno sull’accesso agli atti e l’altro sulle multiutilities, molto importanti e quindi da approfondire. Noi l’abbiamo fatto. Punto e basta». Il capogruppo Pierluigi Bolla aggiunge: «È inutile che si parli a caso di svendita a Galan. La verità è questa: in tutta questa vicenda quello che non ci è stato detto né dal sindaco né dal presidente dell’Agsm Nicolò è quale sia il business plan dell’azienda per i prossimi anni. Come possiamo votare uno scorporo se non sappiamo quali sono le strategie? Le spieghino, e se saranno chiare noi voteremo».
La prova della verità è rimandata alle prossime sedute, a partire da martedì.




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