Cari antiamericanisti,
forse ha una sua utilita' postare in lista un mio commento ad una lettera nella quale il *nazional-comunista* Terraciano, adirato perche' la sua adesione all'appello per la manifestazione del 13 dicembre e' stato respinto, ci definisce degli *zero+*.
Mor.
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IL COMMENTO DI UNO *ZERO+*
"Il pensiero ³evoliano², cioè la Tradizione Una nell¹analisi di un filosofo del nostro tempo, è valida sempre e le sue ³profezie² si stanno realizzando sotto i nostri occhi. Miracolo? No: pre-visione. Nel senso che, in una concezione circolare della Storia quel che sarà è già stato, se non nelle forme nella sostanza.
Evola ne fu certo il ³traduttore², l¹interprete , come Guenon, Hamvaz e altri nel mondo europeo del suo tempo, nel XX secolo E.V.,come ogni tempo e luogo ha avuto i suoi diffusori ed interpreti.
Sull¹attualizzazione poi oggi, nel XXI secolo dell¹Era Volgare, del pensiero evoliano in chiave politica rivoluzionaria, rimando a decine e decine di scritti, miei e di altri, nonché a ³Tradizione e/o nichilismo² (a cui collaborai) sulla pretesa apolitia evoliana, e soprattutto a ³Rivolta contro il Mondialismo moderno². In futuro, spero, anche un sito ad hoc. ³Nulla di originale, tutto di originario², disse qualcunoŠ Non esistono ³MITI INCAPACITANTI², secondo la vulgata di certi neo-destri, ma solo uomini incapaci di attualizzare qualsiasi mito.
Tradizione, Rivoluzione, Eurasia, quindi Geopolitica, Dottrina delle Tre Liberazioni, Comunitarismo e via elencando. La Tradizione è più rivoluzionaria, in ogni senso, di qualsiasi elucubrazione razionalistica.
Tra l¹altro Evola arrivò alla Tradizione per la via filosofica con fior di opere come ³Teoria² e ³Fenomenologia dell¹Individuo assoluto², ³Lo Yoga della Potenza² eccŠ"
(Dalla lettera di Terracciano, sottolineatura mia)
Ho avuto modo di leggere lo scambio espistolare Martinez-Terracciano-Cresti, ecc.
Sommessamente vorrei esporre il mio punto di vista.
Non e' facile. Ho trovato la trama narrativa e la sintassi concettuale di
Terracciano quanto mai farraginosa, in certi passaggi contorta.
Esito inevitabile, dato che Terracciano compie lo stesso madornale errore di tutti i nostri censori: la confusione dei piani del discorso. Una modesta manifestazione per la Resistenza irachena, il giudizio sulla situazione storica attuale e il ruolo degli USA, la natura dell'americanismo, il bilancio storico del *secolo breve*, l'apprezzamento del marxismo e dell'intero movimento comunista, la natura del fascismo, la questione dell'Islam e delle fedi religiose, la critica alla modernita' e lo statuto della tradizione, l'Occidente e l'Oriente. Chi piu' ne ha piu' ne metta.
Questi piani esistono e sono senz'altro intrecciati fra loro. Ma ogni dissertazione seria, se non vuole essere vaniloquio, deve tenerli separati, analizzarli uno ad uno. Solo dopo si puo' tentare di ricomporrli per trovare una sintesi. Se non suonasse retorico oserei dire che ogni discorso deve essere scientifico, ovvero articolarsi in base ad un protocollo cognitivo e conoscitivo condiviso.
Il tallone d'Achille di Terracciano e' quello che egli considera il suo punto di forza: egli ritiene di possedere una weltaanschaung, una concezione del mondo, nella fattispecie quella evoliana, che utilizza come pietra angolare per esprimere giudizi d'ogni tipo: filosofici, politici, scientifici, etico-morali, geopolitici. Egli e' a tal punto categoricamente certo della validita' di questa concezione del mondo, che non teme di trapassare nel campo --mi si passi la bruttissima espressione-- irrazionalistico della fede religiosa, la quale, come si sa, non abbisogna di essere convalidata dalla ragione, in quanto per sua natura starebbe oltre, nella sfera del contatto trascendente col divino.
DIALOGARE con chi utilizza protocolli discorsivi teosofici, misticizzanti, gnostico-esoterici è spesso vana impresa, poiché si finisce sempre per essere bollati come *intellettuali qua qua razionalisti, falliti e annoiati* (Terracciano).
Non conosco sufficientemente la multiforme opera evoliana. Mi sara' consentito tuttavia, notare il fatto buffo per cui, mentre Terracciano liquida bellamente e davvero superficialmente la pretesa del marxismo di aver trovato l'universale chiave di lettura dei processi storici, ovvero umano-sociali, egli ci propina non una migliore chiave di lettura dei processi storico-sociali, ma addirittura una ontologia, una spiegazione cosmogonica che supera d'un balzo come bazzegole millenni di dispute religiose, politiche, filosofiche e scientifiche. E siccome non siamo disposti a seguirlo sulla strada evoliana verso l'Assoluto (che a me pare una ben modesta scorciatoia per l'Iperuranio platonico o per l'estatico Uno plotiniano) ci chiude con supponenza la porta in faccia e dichiara ufficialmente ... chiuso il discorso.
Non provo dunque a rispondere, visto il defilarsi del principale interlcutore, agli sterminati punti sollevati da Terracciano, sui cui pero' esprimo fulmineamente il mio non meno sterminato dissenso.
Solo una cosa, che è quella da cui Terracciano è partito e davvero non c'era bisogno di snocciolarci l'infinita sapienza evoliana.
Io sono stato tra i promotori della modesta manifestazione del 13 dicembre *con il popolo iracheno che resiste* e quindi mi assumo per intero le responsabilita' politica dei passi compiuti dal Comitato promotore, tra i quali quello di non aver accettato, nel mezzo di una bufera senza eguali, alcune adesioni *fasciste*. Questa decisione è considerata da Terracciano la prova provata che siamo solo degli *zero +*, che non abbiamo sufficienti attributi, che saremmo invischiati nella miserevole palude dell'antifascismo, dell'anti questo e anti quello.
1. Ogni iniziativa politica non puo' non tenere conto delle mosse dell'avversario. Come disse Carl Von Clausewitz, per fare la guerra occorre sempre un piano e pero', sparato il primo colpo, il piano deve essere cambiato. Ogni iniziativa politica è pensata per avere successo, e questo non e' possibile se chi la promuove non modifica i suoi piani a seconda dei rapporti di forza e delle mosse del nemico.
2. Ogni iniziativa politica implica la costruzione di alleanze, ma l'ampiezza delle alleanze ha un limite invalicabile: la legge del parallelogrammo delle forze, per cui, se due forze tirano in direzione opposta la risultante e' sempre zero. Un'alleanza non è un'armata Brancaleone, deve avere, per non essere fatta a pezzi al primo assalto, oltre ad un minimo come denominatore, un massimo comun divisore: alcuni principi etici condivisi, che vengono prima dell'obbiettivo specifico in se'. Noi li abbiamo indicati subito, al primo lancio dell'appello, a fine settembre: fratellanza, eguaglianza e liberta'. Non abbiamo quindi posto la discriminante antifascista, e' vero, ma perche' ne abbiamo avanzate tre più ampie profonde, in base alle quali abbiamo detto che non avremmo voluto, non solo i fascisti, ma un sacco di altra gente. In genere tutti coloro che a vario titolo sono partigiani dell'ideologia imperialistica per cui l'Occidente capitalistico, ora liberale, ora fascista, ora socialdemocratico, abbia il diritto di soggiogare altri popoli *arretrati*.
3. Chi ha la fissazione della geopolitica, chi vede tutto alla luce dei *blocchi eurasiatici*, dimentica l'abc della politica: noi non siamo ne' Stati ne' potenze. Tantomeno siamo in guerra. Siamo soltanto minuscole forze politico-sociali, intellettuali e morali, minoritarie, che lottiamo in un ambiente ostile. Non abbiamo ne' divisioni, ne' eserciti ne' uno Stato maggiore, ne' un singolo Ak-47, ma solo un manipolo di volenterosi attivisti antimperialisti. Solo dei visionari senza punti d'appoggio con la realta' possono confondere alleanze tra potenze in tempo di guerra con fronti politici in tempo di pace. Supponiamo che un giorno gli USA dichiarassero guerra all'Italia. Per cacciarli e batterli non esiterei ad allearmi con chiunque, *col diavolo e sua nonna*. Adesso siamo in un'altra situazione e non posso comportarmi, pena essere preso per scemo, come se la guerra ci fosse gia'. Quando ci sara' vedremo come si schierranno le forze. Per adesso la battaglia e' contro l'americanismo e questa battaglia e' politico-culturale, che per non essere solo *anti*, deve appunto opporre all'americanismo (che e' un pensiero forte, una vera concezione del mondo), se non una concezione rivoluzionaria del mondo (che va ricostruita -- e questo, non c'e' Evola che tenga, e' il nostro punto debole) almeno alcuni elementi teorico-culturali forti, capaci di essere egemonici sul piano sociale. E' su questo terreno, su quello dei paradigmi teorici e modelli sociali che non vedo possibile alcun sodalizio rosso-nero. Mi viene l'orticaria quando a sinistra mi ripropongono lo stalinismo o il "socialismo reale". Non vi dico per pudore che mi succede quando qualcuno dice di voler ricostruire la civilta'... su basi fasciste (!!).
4. Il nemico ci ha dato addosso in maniera inusitata, frontale, battendo tre tasti: terrorismo, antisemitismo e blocco rosso-nero nazi-islamo-comunista. Dovevamo respingere queste accuse? Si, dovevamo farlo, pena il pieno fallimento della manifestazione. Solo degli scemi, degli avventuristi o dei visionari spiritualisti senza un minimo di responsabilita' politica potevano lasciar correre, non prendere le dovute misure. Non ci appartiene lo sciocco motto eroico-romantico: *molti nemici molto onore*. Occorre rifiutare la politica fondata sull'inganno e il doppio gioco. Ma la politica rivoluzionaria è anche sapersi destreggiare e usare l'astuzia, non è certo fare cio' che il nemico chiede tu faccia. Ovvero cadere come polli nella trappola.
5. Ma se il nemico ci dava addosso e' senz'altro vero che alcuni, nell'area della *destra radicale*, hanno giocato pesante e sporco. Non so se pilotati o in buona fede. Diffondendo a piu' riprese comunicati, dichiarazioni ecc., che accreditavano la tesi per cui ci sarebbe stato un blocco rosso-nero. Terracciano, dalla sua Turris Eburnea non se n'e' accorto? Fatto sta che pur essendo da alcuni media e da pezzi di sinistra (sionisticamente satellitati) chiamato in causa, non ha mosso un dito per smentire l'accusa del blocco. Non gliene facciamo una colpa, dato che supponiamo egli stia ancora a pensare perche' mai Hitler abbia rotto nel 1941 il suo patto con Stalin (gia', bella domanda per chiedersi cosa fosse davvero il nazismo!).
6. L'accusa di *blocco rosso-nero* era in effetti una evidente menzogna. A parte pochissimi a livello strettamente individuale, nessuna organizzazione della *destra radicale*, *fascista di sinistra* o come la si voglia chiamare ha espresso alcun appoggio alla manifestazione del 13/12. E non e' un caso. Soprattutto dopo Nassiryia e' risultato chiaro che la *fascisteria* ha agito per riflesso condizionato, come l'ala estrema della fanfara patriottarda e imperialistica. Non e' solo che a Nassiriya i camerati para' esponevano la bandiera della Repubblica di Salo' (!). Quest'area si considera antiamericana ma non e' antimperialista. Questo e' il punto della questione, sul quale non si puo' girare attorno. Sui muri di Roma nell'anniversario dei fatti di Acca Larentia c'era un manifesto necrofilo che suonava piu' o meno cosi: *ogni secolo ha i suoi martiri, ogni nazione i suoi eroi*. Dove i martiri erano i missini ammazzati e gli eroi gli italiani accoppati dalla resistenza irachena. Un'alleanza e' dunque impossibile, prima ancora che in base a discorsi antifascisti, in base ai fatti, al buon senso.
7. Ne' sul fascismo si puo' essere reticenti o far finta di esserlo. Qui non e', caro Terracciano, questione d'Etiopia, di Spagna, d'Albania, di Libia, di Grecia, di Serbia, di Russia (e via elencando i paesi dove Mussolini ha portato la sua fulgida civilizzazione romana). Qui la questione e' che il fascismo non solo non ha compiuto alcuna rivoluzione dei rapporti sociali capitalistici (al di la delle frasi letterarie del compianto Bordiga). Esso le ha consolidate e ha continuato la tradizione imperialista e colonialista dell'Italia monarco-liberale. E l'ha fatto per di piu' con squallide giustificazioni razziste. Punto e basta. Chiunque si consideri antimperialista non puo' non essere antifascista. Questo discorso è solare, e vani sono i tentativi di occultarlo con la cortina fumogena dell'esoteroismo evoliano --che appare un'alquanto improbabile, per quanto declinata in maniera spiritualistica, foglia di fico tendente a ri-legittimare il ducismo fascista.
8. Voglio infine chiarire un possibile equivoco. Quelli di noi che vogliono costruire un soggetto politico antiamericanista, non pensano ad un'unione degli sfigati, cioe' di quelli che hanno perso la guerra e cercano una rivincita con gli anglo-americani. Forse siamo indietro e dobbiamo ancora fare tanta strada per quanto attiene all'alternativa che proponiamo. La nostra ambizione e' quella, mentre organizziamo la resistenza anche in questo paese, mentre ci separiamo dal circo americanista-sionista di destra e di sinistra, di essere un cantiere aperto, un laboratorio di cultura, idee sociali e strategia politica. Questo non lo si fa riverniciando questo o quel pensiero, o prendendeo ecletticamente un pezzo di qui e un pezzo di li. Alcuni ci rimproverano che la piattaforma dalla quale abbiamo deciso di partire, le quattro fonti della cultura occidentale che ci paiono essenziali (il pensiero greco, io cristianesimo, l'illuminismo e il socialismo), non sono affatto sufficienti e possono essere inficianti. Forse, discutiamone. Tutto, ma non ci si venga a proporre una mera restaurazione o maquillage di dottrine andate in pezzi. Per fortuna siamo piu' avanti e ci unisce la consapevolezza che ogni alternativa per essere tale, deve essere una rottura storica e radicale col capitalismo e l'imperialismo, e quindi stiamo parlando di una forma di socialismo.
Non dobbiamo dimenticare il passato, che e' la nostra memoria, ma non possiamo restarne prigionieri. Non vogliamo essere ne' le ombre ne' gli spettri di spiriti passati nell'al di la. Non ci interessa l'al di la. Un ciclo storico si e' chiuso, un altro se n'e' aperto. Non saremo noi a cambiare il mondo, lasciamo almeno alle prossime generazioni un'utopia potente on cui forgiare il futuro.
Nella speranza che la storia non sia un eterno mero *ritorno* e cio' che c'e' stato non riaccada mai piu'. Che se pensassi la storia fosse circolare, ovvero che non si potesse uscire dal circolo vizioso dell'antagonismo sociale; che la vecchia merda dello sfruttamento, dell'alienazione, della volgarita' e dell'abiezione fosse destinata perennemente a manifestarsi, *se non nelle forme nella sostanza* (Terracciano), gia'da un pezzo avrei smesso di impegnarmi politicamente.
Moreno Pasquinelli
LA VITTORIA SPETTERA' A COLORO CHE SAPRANNO FARE IL DISORDINE, PUR SENZA AMARLO
Guy Debord




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