Quando i bomboloni freschi cadevano dall’alto del Voltone
IL VOLTONE del Podestà è un luogo carico di storia e di storie: lì sotto c’era una Madonna dipinta che faceva miracoli, lì si lasciavano morire poveri vecchi ammalati, lì si commerciava e si commettevano atti impuri protetti dal buio.
Nel secondo dopoguerra era il luogo del mercato nero, delle sigarette di contrabbando agevolate dalla tolleranza di vigili e finanzieri.
Fino al 1960 fu anche un luogo di dolcezze: infatti nel braccio del Voltone che porta a piazza Nettuno vi era, al primo piano, un laboratorio di pasticceria che produceva i bomboloni alla crema, detti anche ‘krapfen’ (per i bolognesi, crafen).
Non era un negozio e per poter vendere gli squisiti bomboloni, il titolare calava un paniere da una finestrella.
In seguito, visto il successo del prodotto, fu inventata una meravigliosa canaletta di cristallo luminosa che scaricava a getto continuo i bomboloni in un contenitore pieno di zucchero, il tocco finale per un vero ‘crafen’.
La canaletta funzionava dalle 10 di mattina alle 2 di notte.
Quando poi la piazza, in occasione di elezioni, ospitava i comizi, il rotolare dei bomboloni accelerava e ne potevano scendere — a seconda del partito che teneva il comizio — fino a duemila!
Poi giunse il divieto da parte delle ‘Belle Arti’ e la canaletta scomparve. L’ultimo ‘manovratore’ di bomboloni, Salvatore Cannavò, ricorda ancora quegli anni con nostalgica... dolcezza, ma con la gioia di averli vissuti.
Fra i bomboloni, la Torinese con la sua cioccolata in tazza, il ristorante Giuseppe, i caffè e i contrabbandieri, sotto quel Voltone che sorregge la Torre dell’Arengo e che è ‘sorvegliato’ dai 4 santi protettori di Bologna, il popolo petroniano ha vissuto una stagione davvero irripetibile.
di: Marco Poli www.marcopoli.it
da: Il Resto del Carlino - ed. Bologna - pag. 13 - 17 aprile 2009




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