Leggendo questo testo di qualche tempo fà di una sezione di FN non mi sembrerebbe possibile sostenere oggi l'on Mussolini alle europee (penso infatti che l'on Mussolini non abbia tanto chiare le idee su tali tematiche radicalmente IMPORTANTI...):
La Massoneria
L’Islam non è stato ed è l’unico pericolo per l’Europa nel suo seno una serpe ha covato per secoli, pian piano organizzandosi e riuscendo a costituire un fronte interno e una così potente coalizione di forze all’esterno, che il destino della nostra civiltà parrebbe oggi segnato. Mi riferisco alla , che raccogliendo e utilizzando tutto ciò che era per sua natura contro la tradizione, in particolare quella cristiana, è riuscita nel volgere di pochi secoli a mutare completamente la faccia dell’Europa e del Mondo. Nata nell’Inghilterra protestante, dove nel XVII° secolo: “ …La nobiltà ha dato scacco matto al suo sovrano. I Grandi hanno cacciato gli Stuart. Come un tempo aveva cacciato la Chiesa cattolica e chiusi i monasteri per impossessarsi dei loro immensi beni, la nobiltà inglese ha detronizzato gli Stuart e messo su trono gli Hannover per governare con loro” , si è poi propagata in Francia attraverso la società, insieme di nobiltà cortigiana e cosmopolita, destinata a divenire agli inizi del XVIII° secolo: “ …Ad un tempo il centro delle notizie, la leva del potere e il focolare dell’intelligenza.” Ciò fu possibile, per quanto ai più possa apparire strano, a causa, come spiega Evola: “ …Dell’azione metodicamente antiaristocratica, antifeudale e assolutistica svolta dai sovrani di quella nazione (la Francia. Nd.S.), a partire da Filippo il Bello e fino al cosiddetto Re Sole.” La stessa Rivoluzione francese trova una predisposizione generale favorevole in questo: “ …Proprio il centralismo assolutistico ha preparato virtualmente la Rivoluzione appunto nell’indebolire la nobiltà feudale la quale, in ogni regime normale, costituisce la riserva e l’ossatura, la garanzia per il continuarsi di un ordine gerarchico anche là dove l’estremo apice di esso, costituito dalla regalità, entra in crisi. Per via dell’azione ora indicata la nobiltà francese non conobbe che disgusti e umiliazioni; privata del suo potere, lasciò le terre avite, si trasformò in nobiltà cortigiana, cercò compensazioni di vanità e surrogati per il prestigio e l’influsso perduti.” Nei salotti della società, ne le monde esclusivo, la nobiltà cortigiana trovava perciò nuove gratificazioni e nuovi orizzonti: “ Essa è in fondo aperta, perché tributa a valori, come la ricchezza e la intelligenza, un riconoscimento ignoto all’antica autentica nobiltà, cosa che la rese accessibile ad ogni infiltrazione e promiscuità. Essa è tradizionalista, conservatrice e nazionale solo formalmente e sporadicamente, la sua vera tendenzialità è invece liberalista, per via di reazione e tale si dimostra sempre di più dopo che, con la morte di Luigi XIV°, era scomparso l’ultimo dei padroni che le avevano fatto sentire duramente il loro pugno. ” Per contro: “La nobiltà inglese, fortemente protestantizzata, si presentava come quella che, invece di essere tenuta in scacco dalla monarchia, aveva tenuta essa la monarchia in scacco, epperò come un esempio invidiabile e un modello pieno di fascino, ricettacolo di ogni virtù liberale. E’ il gran mondo inglese che dette il tono a quello francese partendo dal tramonto del Re Sole.” Potere e ricchezza erano le prerogative dell’aristocrazia britannica che i cortigiani francesi invidiavano e ammiravano, per cui ciò che da essa proveniva era tenuto in massima considerazione e oggetto di approfondite discussioni. Visceralmente anticattolici e pervasi di gnosticismo antropocentrista, i nobili inglesi andarono ad ingrossare le fila della setta esoterica dei Rosacroce, giunta in Inghilterra dalla Germania, dove era stata propagandata agli inizi del ‘600 da un certo Johannes Valentin Andreae, alchimista e occultista, influenzato dal pastore riformato Johann Arndt e da Tommaso Campanella. Già nel 1633 secondo lo storico massone Serge Hutin, la Rosacroce aveva raggiunto l’Inghilterra e conosciuto una forte espansione ad opera principalmente del medico cabalista Robert Fludd (1574-1637), tanto che nel 1650 la Confraternita era già “potentemente organizzata”.
L’essenza del pensiero rosicruciano può essere condensata nell’asserzione: “L’uomo è Dio, figlio di Dio e non vi è altro Dio che l’uomo” ; non inganni l’utilizzo di simboli cristiani come la croce o la scritta INRI, che venivano interpretati in maniera totalmente difforme da quella della Dottrina cattolica. La presenza di un forte filone iniziatico e antitradizionale come quello della Rosacroce, può probabilmente spiegare il repentino cambiamento che all’inizio del XVIII° secolo interessò la . Va, infatti, precisato che prima d’allora quest’associazione era assai diversa da come in seguito la si intese e ancor oggi la si intende; essa, infatti, inizialmente era sì un’organizzazione iniziatica, legata però a quelle che nel Medioevo erano state le antiche associazioni corporative dei costruttori e le sue devianze dalla Dottrina e dalla tradizione, erano certamente passate inosservate grazie al suo atteggiamento criptico ed esoterico e alla grande confusione morale conseguente alla Riforma. Questa primigenia massoneria era definita operativa, in quanto era effettivamente costituita da artigiani che operavano, costruendo chiese, scalpellando, preparando la calce, tracciando piante, secondo tecniche e conoscenze che potevano essere trasmesse solo all’interno della loggia e per gradi. Quasi certamente la simbologia alchimista era materia di apprendimento, secondo una tradizione eretica che già nel Medioevo aveva adornato numerose cattedrali gotiche di immagini non inquadrabili altrimenti. L’incontro tra Rosacroce e massoneria è dimostrato dal travaso in quest’ultima del pensiero di Jan Amos Kominsky detto Comenius (1592-1670), nato in Moravia, appartenente alla setta dei Fratelli Moravi collegata alle chiese luterana e hussita. Costui fu l’anticipatore del moderno mondialismo e dell’attuale sincretismo ecumenico, oltre che propugnatore del tradizionale odio mortale nei confronti del papato e del Sacro Romano Impero; sentimento tipico della Fraternità dei Rosacroce, dalla quale fu cooptato intorno al 1630, quando si trovava a Lezno in Pomerania. Un ulteriore conferma di questo triplice collegamento ci viene dalla massoneria stessa, che indica il 18° grado del Rito Scozzese come: “Sovrano Principe Rosacroce” proprio in onore di Comenius tale grado è: “ Uno dei più importanti gradi massonici, appartenne ed appartiene a quasi tutti i Riti, non solo a quello scozzese.” Come se non bastasse, fu proprio un rosacroce, il pastore ugonotto, nonché naturalista e rifugiato francese Jean Théophile Desaguliers, che insieme al ministro protestante James Anderson e ad altri, convocò il 24 giugno 1717, festa di S.Giovanni Evangelista, prossima al solstizio d’estate, le quattro Logge operative, dando vita alla Grande Loggia di Londra. Nasceva quindi la nuova massoneria, che sarà definita speculativa dagli stessi massoni, per il suo proposito di elaborare una nuova ideologia, basata su criteri razionalistici, deistici e liberistici, che pronunciasse dogmi contro i veri dogmi e combattesse l’autorità tradizionale. Al suo interno venivano mantenuti i titoli, le cerimonie e le particolarità della Fraternità dei Massoni Liberi e Accettati, quali maschere però dei nuovi fini, provenienti dai Rosacroce: “…Il dovere del cavaliere Rosacroce è di combattere lo gnosticismo racchiuso nel cattolicesimo che fa della fede un accecamento, della speranza un piedistallo e della carità un egoismo…La sola possiede la vera religione, lo gnosticismo. Tutte le altre religioni, specialmente il cattolicesimo, hanno preso dalla massoneria ciò che potevano avere di vero. Esse non possiedono in proprio che teorie assurde e false.” La massoneria si pone quindi come nuova religione, anzi come “la religione” e la sua dottrina costituirà la base di tutte le ideologie, per i secoli a venire. La sua azione iniziale, sarà diretta essenzialmente nei confronti della nobiltà, col duplice scopo di disgregarla dall’interno, quale gruppo dirigente di una possibile reazione ai loro propositi e al contempo di ottenere un potente mezzo d’influenza, per il ruolo stesso svolto dall’aristocrazia. La decadenza morale, dovuta fondamentalmente alla perdita dei valori tradizionali, la sete di potere e le vanità personali, furono le porte spalancate attraverso cui la massoneria tra il 1720 e il 1750, riuscì ad inglobare gran parte della nobiltà britannica e ad avere l’appoggio della stessa casa regnante degli Hannover. Altro punto fondamentale, fu l’alleanza di fatto, costituita con la ricca borghesia, il cui apporto essenzialmente economico restò inizialmente in secondo piano e che comunque altrove, era già assurta a importanti ruoli di potere, spesso a spese della stessa aristocrazia, come nella Francia di Luigi XIV°.
Oltreoceano, nelle ricche e puritane colonie d’America, l’infiltrazione massonica era già in atto sin dal primo settecento, tanto che nel 1731 la loggia di Filadelfia era entrata in relazione con la Grande Loggia di Londra. Dal primo Gran Maestro americano, Daniel Coxe partirà l’idea di una confederazione delle colonie, sino ad allora costantemente in contrasto tra loro, contro i pellerossa; tale piano verrà proposto nel 1752 al Congresso di Albany, dal più importante apostolo della massoneria del XVIII° secolo, nonché padre spirituale delle rivoluzioni americana e francese: Benjamin Franklin. Fu soprattutto grazie a lui, massimo giornalista nel Nuovo Mondo, oltre che capo delle poste, che ovunque si diffuse un sentimento di unione tra le varie logge e di avversione al governo inglese. Quando nel 1773 la massoneria si sentirà sufficientemente forte, non esiterà un attimo a dare materialmente il via alla rivoluzione, inscenando lei stessa il famoso assalto dei falsi indiani a tre navi inglesi nella rada di Boston. Con ciò risultava palese la sua anima borghese e antitradizionale, senza però che ciò preoccupasse più di tanto ad esempio la nobiltà francese, che in buona parte l’appoggiò anche economicamente. Gli stessi aristocratici inglesi massoni, schierati a guida delle truppe mandate a sedare la rivolta, si dimostrarono in più occasioni scarsamente incisivi e poco convinti del compito loro affidato; in compenso dall’altra parte George Washington, riuscì a cementare le sue mal pagate truppe, proprio grazie alla comune fede massonica, dato che lui stesso era Charter Master della Alexandra Lodge n.22 . Gli Stati Uniti d’America furono quindi il primo stato al mondo, progettato e costruito interamente dalla massoneria.
Lo sdradicamento fisico, culturale e morale della nobiltà cortigiana francese, tutta impegnata a frequentare i salotti della società e l’indubbia posizione di forza dell’aristocrazia inglese, furono il terreno fertile in cui il germe massonico poté prosperare nella Francia della seconda metà del ‘700. Fondamentale fu l’azione svolta da Benjamin Franklin che, sbarcato in Bretagna nel 1776 come ministro degli Stati Uniti d’America in Francia, riuscì a introdursi nella Loggia delle Nove Sorelle, centro intellettuale di tutta la massoneria francese, sino a dirigerla come Venerabile per due volte, nel 1779 e nel 1781 . Tramite essa: “ Franklin riuscì a lanciare attraverso l’Europa l’idea, o meglio si direbbe il mito della rivoluzione virtuosa. Fino ad allora le rivoluzioni erano apparse come dei delitti sociali.” I risultati del ribaltamento di pensiero operato alla vigilia della presa della Bastiglia, sono sorprendenti: “ Nel 1789 funzionano in Francia più di 600 logge regolarmente costituite: 65 a Parigi, 442 nelle province, 39 nelle colonie, 69 nei reggimenti e 17 all’estero.
Tutte le classi sociali vi sono rappresentate. Il clero vi ha una parte niente affatto mediocre, poiché dirige 27 logge; la gran massa dei massoni resta, ben inteso, composta dai membri del Terzo stato, ma la nobiltà – soprattutto l’alta nobiltà - acquista un posto notevole nella vita massonica. Quarantotto grandi signori sono Venerabili di logge – cinque a Parigi e 43 in provincia -, e le dinastie nobiliari più potenti fanno a gara nell’ostentare uno zelo massonico che mai si smentisce. “ Con queste premesse la nobiltà di Francia andrà al suicidio, travolta da quella Rivoluzione che essa stessa aveva contribuito a generare; salveranno l’onore solo coloro che come in Vandea, assolveranno fino in fondo i doveri del loro rango, ponendosi alla testa degli insorgenti controrivoluzionari e facendosi massacrare con loro dai giacobini. Per gli altri spesso, arriverà la beffa e la vergogna del patibolo, compreso quel re Luigi XVI° che magari solo allora avrà capito quanto perniciose fossero state le sue accondiscendenze verso la massoneria, alla quale era probabilmente iscritto coi suoi fratelli , fors’ anche a causa della personale amicizia con Benjamin Franklin. Resta il fatto, che alla faccia di tanta editoria ufficiale: “ Gli storici che vedono nella Rivoluzione l’esito fatale degli del vecchio regime, si compiacciono nel mostrare le ragioni che potevano avere il popolino, i contadini, gli operai per sollevarsi contro il governo di Luigi XVI°; e per spiegare questi fenomeni trovano dei motivi economici, sociali e politici che li soddisfano. Ma di solito sorvolano sulla parte avuta da quella nobiltà, senza la quale tuttavia la Rivoluzione non avrebbe mai potuto mettersi in moto. L’impulso rivoluzionario, i fondi rivoluzionari, i capi rivoluzionari - per i primi due anni della Rivoluzione – provengono dalle classi privilegiate.”
La massoneria quindi si servì della nobiltà, ben sapendo che essa sarebbe stata spazzata via dal vento giacobino. Anche questo movimento, infatti, che tanto sanguinosamente si fece conoscere, durante il periodo del “Terrore” (1792-94), aveva dichiarate origini massoniche , provenendo da una sua costola estremista sorta nel 1776, definitasi degli “Illuminati di Baviera”. A costoro appartenevano il famigerato Robespierre, Babeuf, il suo emulo italiano Filippo Buonarroti e non da ultimo, lo stesso Napoleone Bonaparte.
Dopo la falsa “Restaurazione” del Congresso di Vienna del 1815, la massoneria sarà l’anima di tutte le rivoluzioni liberali del XIX° secolo e la vera artefice della nascita dello stato italiano, che i Savoia imporranno, grazie all’appoggio determinante dei fratelli delle logge inglesi e francesi. In precedenza negli Stati Uniti si era compiuta ufficialmente la fusione tra massoneria e giudaismo, attraverso la nascita, il 13 ottobre 1843 a New York, del B’naï B’rith. Lo scopo di questa associazione, che in origine si chiamava Bundes Brueder (Lega dei Fratelli) per il fatto di essere stata fondata da ebrei tedeschi, era quello di: “…mantenere la tradizione e la cultura ebraiche e di lottare contro l’antisemitismo…” Parlo di fusione con la massoneria, poiché almeno quattro dei dodici fondatori erano sicuramente massoni e la loro sede iniziale fu per l’appunto il tempio massonico situato all’angolo di Oliver Street con Henry Street. Aperto ai soli ebrei, il B’naï B’rith sarà attivissimo sino ai giorni nostri e farà sentire la sua influenza in importanti momenti storici della nostra epoca, come nel caso della crisi della Russia zarista, la nascita della psicoanalisi (Freud era un loro affiliato), il sionismo, il riconoscimento dello stato d’Israele e non ultimo il Concilio Vaticano II°. Presente in 45 nazioni, con 500.000 aderenti, esso è in grado attraverso il suo “braccio armato” l’A.D.L. (Anti Diffamation League) di intervenire là dove si presume vi siano atteggiamenti antisemiti; allo stesso tempo però, tale organismo pur professando di credere nell’integrazione, cioè nell’accettazione degli ebrei come eguali, si oppone all ’ assimilazione: ossia alla perdita dell’identità ebrea.
L’affermazione di un’alleanza giudaico-massonica è fondamentale per comprendere appieno i meccanismi che portarono alla caduta dell’impero zarista e alla vittoria del comunismo in Russia. Ho già accennato all’influenza in tal senso esercitata dal B’naï B’rith, che operò essenzialmente col tramite del governo degli Stati Uniti attuando forti pressioni sullo Zar Nicola II° a favore degli ebrei russi, attivissimi nei movimenti rivoluzionari. Ciò si rivelò però inutile, sollevando le ire della grande finanza giudaico-massonica e a riguardo vi è l’importante testimonianza dello stesso presidente d’allora del B’naï B’rith, Adolphe Kraus, che in articolo su “B’naï B’rith News” del maggio 1920, riporta l’intervento del potente banchiere ebreo Jakob Schiff, fatto nel 1903 al termine dell’incontro di un comitato di ebrei e il rappresentante dello Zar, conte de Witte:
“ Se lo Zar non vuole dare al nostro popolo la libertà desiderabile, allora una rivoluzione instaurerà la repubblica attraverso la quale si otterranno questi diritti”.
Bisognerà ora capire cosa poteva legare il montante socialismo al giudaismo e alla massoneria. Già abbiamo visto come gli Illuminati di Baviera fossero i propugnatori di un pensiero giacobino, che nella sua ala più estrema, sfociava in un nazional-comunismo ante-litteram. Fu però un ebreo, Kiessel Mordekkai, meglio conosciuto come Karl Marx, che codificò nel 1848 con l’uscita del “Manifesto”, il pensiero social-comunista, che da lui appunto prenderà il nome di marxismo. Ad aiutarlo finanziariamente nella sua opera furono proprio due “illuminati” uno dei quali Clinton Roosvelt ebreo e l’altro Horace Greeley direttore del New York Tribune, per il quale Marx era corrispondente da Londra. Gioverà forse qui ricordare, che in precedenza costoro avevano contribuito economicamente anche alla nascita della mazziniana “Giovane Europa”. Nel 1872 l’Internazionale Comunista di Marx, si trasferisce a New York, dove era già presente dal gennaio 1867 l’Alleanza Repubblicana di Mazzini. Nel 1874 viene ufficializzato con un concordato firmato da Armand Levy per B’naï B’rith e Albert Pike capo del Supremo Direttorio Dogmatico del Rito Scozzese, per la massoneria universale, un legame che aveva radici profonde e lontane nel tempo. Tra le tante citazioni che lo confermano, basti per tutte, quella del rabbino Magnin, apparsa sul “B’naï B’rith Magazine” volume XLIII, pagina 8, riportata da “La Vérité Israelite” nel 1861:
“I B’naï B’rith non sono che un ripiego. Ovunque la massoneria può confessare senza pericolo che essa è ebraica sia per natura che per fine e bastano allo scopo le logge ordinarie”.
Ancora nel 1884, esattamente il 4 gennaio, veniva fondata a Londra la Fabian Society, con lo scopo di riorganizzare la società su basi socialiste, attraverso l’infiltrazione nelle scuole e università esistenti o con la fondazione di nuove, al fine di costruire una nuovo gruppo dirigente: quello dei tecnocrati. Fu così, anche e soprattutto grazie ai soldi del banchiere israelita sir Ernest Cassel, mercante di cannoni, che le idee socialiste penetrarono all’interno delle università di Oxford e Cambridge, tanto che nel 1894 veniva alla luce, sotto l’alta autorità di Sidney Webb, la London School of Economics, destinata a divenire la maggiore scuola marxista d’Inghilterra. Vent’anni dopo nel 1914, vi saranno ben 52 università tra Europa e USA, dotate di “Comitati per la pace” di ispirazione socialista, tra cui le grandi università americane di Harvard, Columbia, John Hopkins .
Torniamo ora alla questione Russa; dopo il rifiuto di Nicola II° di intervenire a favore degli ebrei nel 1903, a seguito della richiesta fatta dal presidente degli Stati Uniti Theodore Roosvelt, membro della Martinecock Lodge n.806, su pressione del B’naï B’rith, l’alta finanza ebraica dichiara guerra alla Russia zarista. In verità pare che la motivazione reale e sicuramente più interessata, fosse la negazione da parte dello Zar nel1905, della creazione nel suo impero di una banca centrale, in grado di controllare attraverso il credito, tutta l’economia russa. L’offensiva giudaico-massonica inizia col finanziamento dei movimenti rivoluzionari e del Giappone in guerra con la Russia, il quale anche grazie ai denari copiosamente giuntigli da Wall Sreet, risulterà vincitore in quello stesso anno. Attore di primo piano in tutta quest’operazione sarà quel Jakob Schiff, che in precedenza avevamo visto minacciare, indubbiamente non a caso, lo Zar per il suo atteggiamento verso gli ebrei. Costui era a capo della potentissima banca Kuhn and Loeb di New York, legata alle famiglie Morgan e Rothschild ; sul suo esempio verseranno un lauto contributo economico, altri membri del B’naï B’rith, quali: suo genero Felix Warburg (fondatore nel 1913 della Federal Reserve), Otto Kahan, Mortimer Schiff, Max Breitung, Jerome H. Hanouer, Guggenheim. Convogliatori in Russia di tutto questo fiume di denaro saranno due Inglesi: Lord Alfred Milner, fondatore dell’associazione massonica Round Table e l’ambasciatore britannico a Mosca Sir George Buchanan, membro di un'altra setta massonica, la Pilgrims inglese ; il tutto naturalmente col beneplacito del Governo inglese. L’appoggio essenzialmente andò ai marxisti bolscevichi, capeggiati da ebrei come Trotzkij (che in realtà si chiamava Bronstein), Zinoviev (Apfelbaum), Kamenev (Rosenfeld), Bogdanov (Silberstein), Parvus (Israel Gelphanat), Radek (Sobelsohn), Litvinov (Finkelstein), lo stesso Ulianov detto Lenin era ebreo . A partire dal 1914 i finanziamenti ai rivoluzionari russi giunsero anche dalla Germania: direttamente attraverso la Reichsbank, il sindacato Reno-Westfalia (un consorzio ebraico guidato dal magnate del carbone Kirdorf), la banca Warburg e Co. di Amburgo (i cui titolari erano imparentati coi responsabili della Kuhn and Loeb di New York) e la banca Speyer di Francoforte. Passeranno quindi per la Svezia con la Nya Bank, attraverso l’israelita Olaf Aschberg . Anche la banca ebraica Gunzburg con sedi a S.Pietroburgo, Tokyo e Parigi e la Lazard Frères di Parigi furono utilizzate allo scopo. Quando il 16 aprile 1917 Lenin giungerà a S.Pietroburgo sul treno gentilmente messogli a disposizione dal Kaiser di Germania, lo farà con una copertura economica di 40 milioni di franchi-oro. Anche Trotzkij salperà dal Canada con 275 compagni, sul Christiania Fjord, pur’esso gentilmente messogli a disposizione unitamente a una grossa dote finanziaria. Va inoltre precisato che costui in precedenza era ospite delle carceri canadesi, dalle quali uscì per raggiungere Lenin in Russia, grazie all’aiuto del Colonnello House e di Sir William Wiseman, massone e capo dei servizi segreti britannici per l’emisfero atlantico, che lo fornì di un passaporto falso. Pare che il solo Lord Milner abbia contribuito con 16 milioni di dollari , mentre il banchiere Salomon Loeb, attraverso Mortimer Schiff, ne avrebbe versati ben 20 . Non si trattò comunque di investimenti a fondo perso: una volta giunto al potere si calcola che Lenin abbia rimborsato tutto coi dovuti interessi e che interessi… Visto che tra il 1918 e il 1922 la Banca Kuhn and Loeb riceverà da lui qualcosa come 600 milioni di rubli-oro, pari a 450 milioni di dollari! Si completava allora un percorso iniziato decenni prima, con una costante opera di infiltrazione massonica, che arrivò a contaminare l’aristocrazia russa e la stessa Corte Imperiale, soprattutto con la corrente martinista, fautrice di un massonismo virulento e pseudo religioso. A partire dal 1880, fu costante a Corte la presenza di maghi, tra i quali il famoso Rasputin, che vi diffuse il buddismo esoterico tantrico, dedito a pratiche sessuali a sfondo orgiastico: non a caso rasputiny in russo vuol dire libidinoso. Il risultato fu il degrado morale e l’infiacchimento delle élite russe, così come lo era stato per quelle francesi nella seconda metà del ‘700. Non mancò già in questa fase preliminare la presenza ebraica, mai in primo piano ma pur sempre manovratrice essenziale:
“ Due giudei, Aaron Simanovitch, segretario e anima maledetta di Rasputin, e Manessevitch-Manouilev, sono gli ispiratori di quella combriccola…che realizzando una propria politica, fa e disfà i ministri e discredita l’imperatore” .
Il collegamento tra massoneria e giudaismo, si evidenzierà ulteriormente quando il primo governo provvisorio (marzo 1917) presieduto dal principe L’Vov, comprendente Paul Miliukov e Alessandro Kerensky si presenterà a chiara guida massonica . Kerensky, che oltre che massone era anche ebreo (il suo vero cognome era Kirvis) sia da parte di padre che di madre , diverrà presidente del governo nel luglio di quello stesso anno e con l’appoggio determinante dei bolscevichi respingerà il tentativo controrivoluzionario del generale Kornilov, aprendo di fatto, la via del potere ai comunisti. Da documenti diplomatici sulle relazioni russo-americane pubblicati dal Dipartimento di Stato americano nel 1931, risulta inoltre evidente come Kerensky, nonostante fosse a conoscenza dei finanziamenti tedeschi a Lenin e Trotzkij non intervenne, pur configurandosi chiaramente il reato di alto tradimento, visto che allora la Russia era ancora in guerra con la Germania: a ribadire il tutto, aggiungo ancora che su 545 membri della prima amministrazione bolscevica, ben 447 erano ebrei, così come sei dei dodici massimi dirigenti .
Una volta giunti al potere i bolscevichi vi restarono grazie soprattutto, al massiccio aiuto economico degli USA: all’indomani della cosiddetta rivoluzione (in realtà fu un colpo di stato), l’A.R.A. ( Amministrazione americana di assistenza) distribuì in Russia quasi due miliardi di razioni individuali, che permisero la sopravvivenza di circa 10 milioni di persone e nel giro di pochi anni, una quindicina di società americane investirono nella neonata URSS, la cifra iperbolica di 63 miliardi di dollari! La nuova Russia comunista, nasceva quindi con l’aiuto determinante della più grande liberal-democrazia mondiale, secondo i principi esoterici dell’equivalenza degli opposti, vale a dire la gestione di entrambi, per il mantenimento di un potere occulto, finalizzato al dominio mondiale. USA e URSS perciò apparentemente agli antipodi, in realtà entrambe figlie e strumento della massoneria, come risulta anche dai numerosi simboli addottati, tipici dei “liberi muratori”: è il caso del comune pentalfa massonico, la stella a cinque punte, che ritroviamo nelle bandiere e negli stemmi di tutto il mondo, Italia compresa e che sta ad indicare l’umanesimo pagano iniziatico, essendo costruita sull’immagine de ”l’uomo di Leonardo”, che non a caso compare pure sull’euro in moneta. Anche il famigerato binomio falce e martello, è costituito da simboli massonici, entrambi presenti nel “quadro di loggia” già nel primo grado di iniziazione, quello di Apprendista, in forma separata di martello e falce di luna ; da notare inoltre che il secondo grado di iniziazione della massoneria scozzese, comporta la denominazione di Compagno. Per gli Stati Uniti poi, vale quale formidabile esempio, la banconota da un dollaro, autentico manifesto simbolico della massoneria e dei suoi legami con l’ebraismo .
Anche il tragico evento della Iª Guerra Mondiale, fu fortemente voluto e proditoriamente predisposto dalla finanza giudaico-massonica; l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’Impero austriaco, avvenne il 28 giugno 1914 a Sarajevo, ad opera dell’ebreo Gavrilo Princip e di altri cinque attentatori. Fu questa la scintilla a cui universalmente si fa risalire lo scoppio del conflitto mondiale ed essa non fu certo casuale o il gesto di un semplice esaltato. Lo stesso attentatore, unitamente a un complice, N. Cabrinovic, dichiarò che Francesco Ferdinando era stato condannato a morte dalla massoneria. Il che trova ampia conferma nelle dichiarazioni fatte da un massone svizzero di alto grado nel 1912, due anni prima perciò del vile assassinio . A rafforzare l’ipotesi di un complotto internazionale, restano poi le parole del “Colonello” Edward Mandell House, che abbiamo visto sarebbe stato tra i “liberatori” di Trotzkij, il quale predisse l’attentato con quattro mesi d’anticipo . Affermazioni ancor più sorprendenti, se si tiene conto che costui era stato tra i fondatori di importanti associazioni massoniche come la Pilgrims, la Round Table e il CFR, che nei decenni a venire sino ai giorni nostri, diverranno autentiche centrali del potere mondialista. Il perché di tanto odio nei confronti degli Asburgo e del loro impero, lo si può forse capire leggendo le seguenti parole:
“ In pieno secolo XX° l’impero degli Asburgo rappresentava un’immagine della Pentecoste storicamente cattolica, che si opponeva alla Babele laica e apolide internazionalista. Era la continuazione dell’unità nella diversità che nel luminoso Medioevo aveva fondato la civiltà europea, e perciò era quanto poteva esservi di più avverso e odioso per le forze anticristiane coalizzate e tese ad un imperium mundi sorretto unicamente sulla volontà di potenza di ristretti cenacoli.”
Il 28 giugno 1917, in pieno conflitto mondiale ed esattamente tre anni dopo l’assassinio di Sarajevo e quattro giorni dopo la ricorrenza del bicentenario della fondazione della Gran Loggia di Londra, a Parigi presso la sede del Grande Oriente di Francia, si apriva il congresso internazionale delle massonerie alleate e neutrali. Tra richiami alla Rivoluzione francese, proclami per un “pacifismo armato” (vedi oggi Kossovo), dichiarazioni a favore del socialismo e di morte nei confronti della Santa Alleanza, veniva richiesta a gran voce da tutti i partecipanti la nascita della Società delle Nazioni. Di lì a poco il massone Wilson, presidente degli Stati Uniti, affermerà nei suoi famosi 14 punti, la necessità della creazione di una Società delle Nazioni, ad integrazione e garanzia di mantenimento del trattato di pace stipulato a Versailles nel 1919. Quella che nascerà al termine della Iª Guerra mondiale, sarà un’Europa formata da stati costruiti in maniera artificiosa, privi cioè di una reale omogeneità etnica, tenuti insieme solo da interessi economici ad uso e consumo della grande finanza e del capitale giudaico-massonico e perciò privi di quel collante di tradizione religiosa europea, che aveva permesso la coabitazione di popoli diversi per oltre un millennio, all’interno del Sacro Romano Impero. Con il Trattato di Versailles si gettavano le premesse per la IIª Guerra mondiale, dando luogo a una serie di lacerazioni profonde tra gli Europei, con conseguenze ben visibili ancora ai giorni nostri; è il caso emblematico dei Balcani, dove le frontiere tracciate a tavolino, hanno generato una conflittualità permanente tra le varie etnie, in un quadro d’insieme che non da soluzioni a breve/medio termine.
La reazione al nuovo ordine europeo e mondiale, sia in termini etnonazionali, che economico-sociali, fu sicuramente tra i fattori scatenanti che negli anni ‘20 e ’30, portarono al dilagare del fenomeno fascista, pur in forme assai diversificate, in gran parte del nostro continente. In Italia, Germania, Romania, Ungheria, Austria, Spagna, Belgio e in maniera minore anche in Francia e Gran Bretagna, nacquero in quel periodo formazioni dai contenuti eterogenei e spesso apparentemente contraddittori, che si contrapponevano in maniera radicale e violenta, alle liberal-democrazie, scontrandosi nelle piazze con le sinistre marxiste, comunisti in testa. Fautori sul piano ideologico di un socialismo statalista e nazionalista, con evidenti agganci alla pratica giacobina ed alla dialettica hegeliana, i partiti fascisti nella loro aggressiva modernità, finirono inevitabilmente per assorbire ed adombrare, impedendole di emergere compiutamente, la componente reazionaria di matrice tradizionale, che più o meno inconsciamente, pur tuttavia li alimentava. Essa appare più evidente là dove il richiamo all’identità etnica, perché minacciata è maggiore, come è nel caso del Nazionalsocialismo o delle Guardie di Ferro del rumeno Codreanu, ma è comunque presente nelle scelte fatte ad esempio da Mussolini nella ricerca di una riconciliazione con la Chiesa attraverso il Concordato, il ripristino di termini e istituzioni, direttamente estratti dall’uso consuetudinario medioevale e in senso più lato nello stesso concetto di impero. Per molti versi quindi la Seconda Guerra Mondiale fu realmente lo scontro del “Sangue contro l’oro” e la vittoria degli Angloamericani e dei Sovietici, rappresentò la sconfitta degli ultimi sussulti d’Europa in senso tradizionale e identitario. La sua divisione tra USA e URSS sarà sancita a Yalta prima ancora della fine della Guerra a suggello di un ’ opera durata secoli, che così riuscirà nell’intento di porre il simbolo stesso di ogni civiltà, ormai ridotto in macerie materiali e spirituali, sotto il dominio assoluto del pentalfa massonico, in un unico mortale abbraccio dall’Atlantico al Pacifico, dal Mediterraneo al Mare del Nord.
Il nuovo ordine mondiale sorto dal caos, secondo i dettami di un’enunciazione massonica, sarà impersonificato dall’ONU, che sostituirà la non più consona Società delle Nazioni. Fautore di un pacifismo unilaterale, mirante a mantenere lo status quo in Europa e a manipolare a seconda dei momenti, le realtà del Terzo mondo, appoggiando la parte più conveniente agli interessi della grande finanza, esso si articolerà in una serie di organismi con compiti specifici, tutti comunque coordinati dalla stessa logica antieuropea e mondialista. Sarà proprio nel dopoguerra, infatti, che l’internazionalismo massonico vedrà concretizzarsi il suo progetto egemonico, attraverso il mondialismo, corrente di pensiero e prassi economicistica, tendente tramite la globalizzazione dei mercati all’omologazione dei popoli e alla loro interscambiabilità, presupposto per un unico governo mondiale.
Oltre all’ONU, con finalità di difesa dall’ipotetico pericolo comunista nel 1949 nasceva a Washington la NATO (North Atlantic Treaty Organisation), che nei fatti permetteva il controllo militare degli USA sull’Europa occidentale, grazie alle sue numerosi basi sparse un po’ ovunque, che davano così il tocco finale alla completa colonizzazione del nostro Continente. Sul versante economico il 3 aprile 1948 era partito il notissimo Piano Marshall, dal nome dell’allora segretario della Difesa americano, che prevedeva lo stanziamento di 13 miliardi di dollari in aiuti all’Europa, l’85% dei quali a fondo perso. L’operazione era tutt’altro che umanitaria e si prefiggeva l’indirizzo dell’economia europea in senso complementare e non competitivo a quella USA e la creazione di un mercato unico, secondo le logiche mondialiste. Ciò appare chiaro dalle parole pronunciate dal presidente americano Truman, il 12 maggio 1947:
“ …per rianimare la produzione e sanare l’economia…a condizione che (i governi, ndr) operino con uno spirito di stretta collaborazione, abolendo le assurde barriere che li dividono e li soffocano”
Il Piano Marshall fu inoltre un grandissimo affare per il grande capitale americano e l’alta finanza internazionale, dato che gli aiuti, che alla fine del 1948 ammontavano già a 17 miliardi di dollari, pervennero in merce, tutta di produzione USA, si pensi ad esempio che solo gli armatori yankee coi trasporti via mare, incamerarono qualcosa come circa 2.200 milioni di dollari dell’epoca. In ultima analisi quindi fu solo lo sprovveduto contribuente americano a pagare, ignaro di partecipare quale membro della più grande liberal-democrazia del mondo, a una colossale truffa che nel nome dei diritti dell’uomo, rendeva schiavi della finanza apolide i liberi popoli d’Europa. A compimento del percorso che nel dopoguerra vedeva i suoi inizi, il 12 febbraio 1986 veniva firmato l’Atto Unico Europeo, ratificato dai 12 paesi membri della Comunità Europea, nell’estate 1987. In esso si sanciva l’abbattimento di ogni frontiera interna alla Comunità con conseguente libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali. Una manna quindi per multinazionali e grande finanza, che avranno così carta bianca per imporre nuove leggi di mercato, basate completamente sul loro strapotere economico, a totale discapito delle piccole imprese locali, degli agricoltori, dei commercianti e per il conseguente degrado qualitativo della media dei prodotti, anche dei cosiddetti consumatori.
Sul versante politico-istituzionale, dopo aver costruito gli artificiali stati-nazione, la massoneria si adoperava ora per distruggerli, per sostituirli con l’Unione Europea, in modo da concentrare ogni potere decisionale in un solo organismo. Questa l’operazione attualmente in corso, portata avanti in maniera più o meno conscia, da forze politiche anche apparentemente contrapposte, secondo la perfida logica già sperimentata di operare su due fronti alternativi al fine di avere più possibilità di centrare l’obiettivo prefissato. D’altra parte il velo ipocrita e succinto dell’ideologia esiste ormai solo per beoti irrecuperabili, dopo che nel 1989 il repentino e per molti versi inaspettato collasso dell’URSS, ha dato un ’ ulteriore conferma a chi vedeva quest’ultima come creatura e strumento della grande finanza. La vicinanza tra la ratifica di Vienna e il crollo del muro di Berlino assume perciò il preciso significato di un crescendo delirante di onnipotenza di chi vuole stringere sempre più i tempi di quello che ritiene il completamento di un sogno plurisecolare. Alla luce di un attacco di questo genere all’identità dei Popoli Europei, la cui portata devastante rischia di cancellarli definitivamente dalla storia, credo sia autolesionista, se non forse vero e proprio collaborazionismo, porre sullo stesso piano di valori, la nascita degli stati-nazione con quella dello stato unico europeo: il nazionalismo che ha alimentato ad esempio, le rivolte e le guerre d’indipendenza ottocentesche sino al secolo successivo, traeva infatti spunti e argomenti da concetti tradizionali, come la triade “Dio, Patria, Famiglia”, certamente distorcendoli e strumentalizzandoli, mai però negandone la positiva valenza. Al contrario oggi la costruzione della nuova Europa, passa attraverso la negazione di ogni valore che si ricolleghi in qualche maniera al passato, arrivando al paradosso di rendere positivo e meritevole d’orgoglio tutto ciò che in precedenza appariva come negativo. Ecco perciò l’esaltazione del vizio contrapposto alla virtù (sesso, droga e r&r), del single alla famiglia, dell’omosessualità all’eterosessualità, dell’individualismo al bene comune, del materialismo alla spiritualità, dello spreco alla parsimonia, della vigliaccheria al coraggio, dell’ignavia all’idealità, del menefreghismo al dovere, del godimento al sacrificio, ecc., ecc. Questo non significa difesa del nazionalismo giacobino, nemico mortale dell’Ordine tradizionale, bensì trovare spunti basati su comuni valori, per ampliare e rafforzare a livello politico e culturale, il fronte antimondialista.
A furia di parlar d’Europa però, qualcosa di positivo alla fine è sortito: oggi sempre più gli Europei si vanno convincendo di avere pur nelle svariate particolarità etniche, un’univoca matrice antropologica, che può essere identificata tout court nell’origine stessa della razza bianca. E’ questa in fondo la sostanziale motivazione che spinse oltre mezzo milione di Europei delle più svariate nazionalità (Inglesi e Russi compresi), ad arruolarsi nelle Waffen-SS a partire dall’inverno del 1941 e a continuare a combattere come leoni anche dopo la morte dello stesso Hitler, in quell’autentico olocausto che fu la tragica e terrificante, ma al tempo stesso gloriosa e immortale battaglia di Berlino. Oggi come allora il nemico è lo stesso e il fatto medesimo di essere qui ancora a dar battaglia, nonostante due terribili guerre civili europee ( le due guerre mondiali ) e 55 anni di incessanti e sempre più pressanti tentativi di omologazione, ci fanno ben sperare che non tutto sia perduto.
dal sito: www.forzanuovapicena.org
http://www.forzanuovapicena.org/cgi-...a&articolo=417
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Daniele




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). Ora l'uomo sarebbe nella concezione gnostico-cabalistica il culmine del processo emanativo dell'universo.
