Anche le società che compiono sperimentazione sugli animali cercano di farsi il lifting. Con il medesimo risultato.
Una volta era vivisezione. Oggi è sperimentazione animale. La differenza? Non c’è differenza, ma suona forse meglio, soprattutto per chi non si è mai posto il problema.
E invece da qualche tempo, in Italia, il movimento animalista di base, quello non appartenente alle grandi associazioni, ha dato un vigoroso rilancio alla lotta contro la vivisezione, con iniziative che hanno avuto il grande merito di risvegliare le coscienze assopite di tanta gente. E’ un movimento sorto spontaneo qua e là, fatto di persone che impiegano il loro tempo e il loro denaro per ottenere risultati concreti nel minor tempo possibile. Non hanno tessere, non hanno presidenti, vice presidenti e spese di rappresentanza. Non manifestano per liberare animali mentre si mangiano panini alla mortadella.
Tra i protagonisti di questa nuova lotta di liberazione è il Coordinamento Chiudere Morini. Nato nella seconda metà del 2002, esso non si rivolge direttamente ad un laboratorio, ma si prefigge la completa e definitiva chiusura di un allevamento di animali destinati ad un tragico destino. In principio erano cani beagle, e in seguito, dopo che la Regione Emilia Romagna ha modificato le norme relative alla vivisezione, sono diventati roditori. Ovviamente non c’è alcuna differenza tra un cane e un topo e il Coordinamento continua imperterrito a lottare contro questa triste situazione. Con risultati eccellenti, dato che oggi in Italia molti conoscono questa realtà e non sono più disposti a chiudere gli occhi di fronte ad essa.
Sempre nel 2002 è nato anche il Coordinamento NoRBM. La RBM – Marxer è un laboratorio che si trova a Colleretto Giacosa, in provincia di Torino, che effettua da decine di anni esperimenti su animali per conto delle industrie farmaceutiche, chimiche, cosmetiche ed alimentari. Sembra che al suo interno vi siano roditori, conigli, cani, e anche scimmie.
C’è poi il Coordinamento Anti-Pharmacia, un colosso di 3000 dipendenti che produce più di 140 specialità medicinali diverse. Da qualche tempo, anche davanti ai suoi cancelli gruppi di attivisti realizzano picchettaggi per informare e protestare contro la vivisezione. All’interno di quei cancelli, infatti, topi, ratti, criceti, gerbilli, cavie, conigli, cincillà, gatti, scimmie, maiali sarebbero sottoposti ad esperimenti di vario genere.
Altri coordinamenti ancora sono in procinto di realizzarsi un po’ovunque.
Di fronte a questa situazione, che veramente ha contribuito non poco a risvegliare la coscienza della gente, è ovvio che queste grosse società cerchino in qualche modo di difendersi. Ci sono infatti prestigio e fatturati da proteggere.
La società Pharmacia, qualche tempo fa ha diffuso fra i suoi dipendenti un documento, in cui spiegava la posizione dell’azienda a proposito delle accuse che questo movimento animalista di base le stava rivolgendo. Questo documento è stato pubblicato anche nel sito del Coordinamento, dove lo si può leggere integralmente. E’ utile farlo, perché esso è veramente di grande aiuto, a nostro parere, per capire i limiti e le contraddizioni di chi cerca di difendere la vivisezione.
Esso affronta alcune delle accuse che il movimento animalista pone, e forse senza averle troppo comprese. Si difendono infatti dall’accusa di utilizzare un numero eccessivo di animali, senza capire che in realtà non è tanto il loro numero, ma proprio la pratica in sé ad essere inaccettabile: non si potrebbe sopportare neanche se a subire questi esperimenti fosse un solo topo.
E che dire quando l’azienda afferma di utilizzare sempre più specie meno evolute per i propri studi? Anche qui non si può fare una discriminante tra una specie e l’altra, dato che tutte hanno pari dignità. Chi lotta contro la vivisezione è antispecista!
Ma le contraddizioni più evidenti si leggono nel punto in cui l’azienda si difende dalle accuse rivolte dagli animalisti, di maltrattare gli “ospiti” degli stabulari. (Avete letto bene, “ospiti” vengono definiti da Pharmacia). Ed ecco un elencare di norme, idoneità, controlli, adempimenti che dimostrerebbero il benessere di questi poveri animali. Ma come è possibile parlare di benessere in una situazione del genere? Come si fanno a rispettare le esigenze fisiologiche ed etologiche di questi poveri esseri senzienti che sono costretti in uno stabulario? E se così fosse, perché l’azienda consiglia, sempre nello stesso documento, ai propri dipendenti di non dare informazioni sul laboratorio a terzi, di non discutere del problema, di non fornire numeri sugli animali impiegati e di impedire l’accesso agli estranei?
"Un grande valore per il Paese", così sì conclude il documento di Pharmacia, riferendosi al proprio operato.
Ma di perplessità a proposito delle affermazioni di questa azienda, mentre cerca di difendere il proprio operato, ce ne sono anche altre, e vengono facilmente evidenziate nel documento che il Coordinamento ha realizzato come risposta.
Ma anche in casa RBM si sta progettando qualche provvedimento per rifarsi un’immagine, messa in pericolo dagli animalisti che settimanalmente manifestano contro l’utilizzo di cavie nei loro laboratori.
Il nuovo direttore generale, Maurizio Mariani, in un articolo pubblicato su un giornale ha affermato: “Vogliamo aprirci al territorio e spiegare che cosa facciamo, perché, quale è il nostro livello di competenza e ricerca scientifica”. Per fare questo, prospetta tra l’altro varie iniziative, fra le quali anche l’utilizzo di testimonial scientifici.
Insomma, come un viso un po’ segnato dalle rughe del tempo, così i laboratori dove si fa sperimentazione su animali cercano di rifarsi l’immagine.
Ci riusciranno? No.
Marcello Paolocci
www.promiseland.it




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