Questo 2004 non sembra volere lasciare tregua alla nostra regione, che non solo deve registrare pesanti contraccolpi in merito a un'inflazione decisamente alta e alla generalizzata crisi del risparmio, ma anche la crisi di diversi suoi comparti industriali: l'Ilva, la Ferrania sono solo le punte di un iceberg che affonda anche nelle difficoltà in cui versa il distretto dell'ardesia in Val Fontanabuona, che solo fortunosamente non ha trascinato nel dramma l'Ocean San Giorgio di La Spezia. Potremmo poi interrogarci sulla situazione del turismo, che ci riguarda da molto vicino: le località marinare e balneari registrano ogni anno progressivi cali che compromettono attività alberghiere e commerciali, cali non compensati certo dall'aumento di presenze e soggiorni in quelle collinari o montane. Anche la nautica, dopo anni di buoni risultati, sta rallentando a causa del suo carattere "ciclico". Poi il porto di Genova: dopo anni di ripresa, i suoi traffici e il suo prestigio sembra essersi assestato su "standard" non ancora all'altezza delle potenzialità. Ora registriamo anche la fine del Banco di Chiavari, "colonizzato" nonchè spogliato della sua storia e di quel residuo "senso" territoriale che gli era rimasto.
Occasioni per ben sperare,tuttavia, potrebbero essercene. Pensiamo al futuro (speriamo) istituto per la ricerca che verrà realizzato nell'ex manicomio di Quarto, pensiamo al progetto di Piano in merito agli Erzelli, pensiamo a qualche infrastruttura che potrebbe migliorare i traffici con le regioni a nord, pensiamo anche alla riqualificazione del ponente mercè la pista ciclabile di 24 km, pensiamo che il 2004 ci regalerà comunque un capoluogo rivitalizzato e vivibile. La domanda è se tutto ciò basterà a creare una regione con livelli di disoccupazione più accettabili, in cui non si registrerà più emigrazione,una regione con prospettive di sviluppo autentico. Quel che è certo è che se la situazione non cambierà, tutti saranno moralmente chiamati ad abbandonare gli steccati ideologici per trovare soluzioni (politiche, economiche, sociali e CULTURALI) drastiche in merito al dovere di offrire a questa terra un futuro. Non potranno escludersi a priori soluzioni rivoluzionarie in merito alla gestione del credito,del risparmio, dei porti, delle imposte, dei network, e quindi la creazione di relativi gruppi di pressione pronti a sfidare i poteri marci, burocratici, speculatori, statalisti, che da quasi un secolo stanno distruggendo il SENSO stesso di Genova e della Liguria.




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